cicchitto_sallusti

E mentre in televisione si consumavano ore di discussione su concetti astratti, come la #crisidigoverno… qualche giorno fa

cicchitto_sallusti

di Olga Mascolo

 

“Tu lo sai bene come la penso, io ho scritto un libro sulla strumentalizzazione politica dei processi”

“Guarda che stiamo facendo un favore alla sinistra”

Cicchitto a Sallusti, Ballarò 1-10-2013

Ogni giorno è una delusione in più per noi trentenni something che restiamo. Si parla dei cervelli in fuga, ma non nel modo in cui bisognerebbe: cosmetica pompata della notizia.

Se ne stanno andando tutti, cervelli e controcervelli.

Gli italiani se ne sono sempre andati dall’Italia, da che mondo è mondo. Mia sorella è partita una decina di anni fa: fu l’Erasmus. Nel suo caso si trattava di un vero e proprio esempio di cervello in fuga, ma per amore, che si è trasformato in poco tempo in esempio di donna in carriera. Ora è uno dei 200 cervelli promettenti della Shell. Donna o non donna.

Di questi tempi invece, andarsene non è quasi più una scelta, è un atto dovuto nei confronti della propria intelligenza, del tempo speso sui libri, del diritto a un forse. Di fughe amorose ce ne sono poche: anzi, è più comune che gli amori finiscano a causa delle nuove distanze. Se ne va chi sa l’inglese o chi non lo sa, chi non ha una famiglia che lo mantenga a vita, chi ha voglia di mettersi in gioco per ricevere una risposta rapida. Molto spesso alzando il dito medio, ma ancor più spesso portandosi dietro poca roba: chi se ne va non sbatte la porta. A voi altri la bega dell’eterna campagna elettorale, le discussioni eterne su #B, sui salvataggi di Alitalia, i talk show, ecc.

Di recente sono stata a Londra, città in cui ho vissuto per un po’. Londra è piena di italiani, mai come prima, di tutte le età. Uno dopo l’altro vedo i miei coetanei andarsene dall’Italia per trasferirsi nella swinging (o altrove). Ed è giusto così. Hanno studiato anni, si sono laureati a pieni voti, non hanno voglia di sentirsi giovani e precari a vita. Anzi, hanno voglia di fare una delle cose più belle che esista al mondo: godersi la giovinezza adulta con soldi, con un minimo almeno, senza chiedere ai vetusti ma e pa.

L’enciclopedia dell’abbandono del suolo italico è cominciata, per me, col mio ex fidanzato. Laureato in legge, 110 e lode, a Torino. Tipo brillante. Master a Bruxelles. Finisce il master e resta a Bruxelles. La pratica di avvocato in Italia è pagata 500-600 euro al mese. A Bruxelles, pratica o non pratica, se fai il lavoro di avvocato ti meriti lo stipendio di un avvocato agli inizi, ossia 2700 euro al mese.

Ma adesso, di questi tempi, le cose si fanno più gravi: se ne stanno andando anche coloro che hanno sempre contribuito alla res publica. Se ne vanno quelli della mia età che al liceo (o superiori, whatever) stavano in un partito, che poi a un certo punto si sono candidati alle comunali o cose, quelli che facevano politica. Se ne vanno gli “attivi”: quelli che leggono i giornali, gli editoriali, che si sparano qualcuno dei talk show di moda, che un po’ twittano o che comunque discutono. Insomma, se ne vanno quegli intellettuali che attivamente hanno sempre chiacchierato, blaterato, di quel blablabla dialettico necessario a.

Se ne vanno perché non c’è lavoro. Se ne vanno perché in Italia è tutta una delusione. Per molti, moltissimi di loro in prima istanza c’è stata una delusione politica: Forza Italia, PDL ecc. C’è tutta una destra giovane e illuminata, di miei coetanei, che fatica a trovare collocazione. Io al liceo stavo a sinistra. Per noi non c’è mai stata delusione, ma masochismo. E sbalordimento. E non c’è delusione se c’è masochismo. E sbalordimento.

Adesso queste divisioni non esistono più. Non esiste il “stai facendo un favore alla sinistra” di Cicchitto. Esistono problemi strutturali, e le collocazioni politiche sono lussi, lussi nutriti  dai populismi europei. L’esempio che ha fatto traboccare il mio vaso: Francesco, mio compagno di classe al liceo. Francesco ha aperto una startup di software in Italia. Si è indebitato, i lavori sono andati lenti, non ce l’ha fatta più. Si è trasferito a Londra, dove per aprire una società ci vogliono 10 £. Sempre a Londra ti apri una p. iva e ci paghi le tasse se ci guadagni (devo dire che l’unico cerotto intelligente del governo Monti è stato la p. Iva tariffa superyoung, che, connessa al mio tesserino da giornalista, mi consente di pagare ZERO tasse. Zero tasse su avvisi di fattura, comunque).

Io e Francesco ci siamo visti in un pub di Notting Hill, e abbiamo parlato un po’ di cose varie così come si faceva quando eravamo giovanissimi: lui è un liberista che come in tanti si è affidato al PDL della prima ora (e quindi a Forza Italia), per poi virare su Giannino e per poi. Tra noi ci sono sempre state discussioni, ma da molto tempo io non brucio la sella del suo motorino, e lui non mi scaglia lo spigolo del banco contro la mia cellulite. Io non gli dico “stronzo” e lui non mi dice “terrona”.

Ora non solo lui mi ha offerto i drink e non siamo più in due partiti diversi, ma la pensiamo molto spesso allo stesso modo. Spinti unicamente dal buon senso. È un peccato che non ci offendiamo più. È un peccato essere d’accordo.

Gli chiedevo se avesse letto tale editoriale o sentito altra cosa. La sua risposta è stata “no, non seguo più le cose italiane. Arrivo a casa stanco e non ne ho voglia”.

Non vedo molta prospettiva per questo Paese. Senza nemmeno dilungarsi su quello che va, o su quello che non va a colpi di sigle iva imu service tax robin hood yourmothafucker. Basti questo a un livello culturale: giovani che non ce la fanno più (non ce la fanno più), mettono da parte questa loro coscienza civica autarchica – che non si sa bene dove si siano procurati – e se ne vanno. Perché, ok masochismo, ma a tutto c’è un limite.

Ma ancora di più deve bastare il motivo strutturale, semplice come bere l’acqua: non c’è lavoro. Non è la crisi della politica, la crisi dei supermercati, la crisi degli stabilimenti balneari. La crisi delle meches versus sciatush. La crisi del verso a gradino sconfitto dall’elenco. La crisi delle canzoni di Vasco Brondi. La crisi di governo. Non.c’è.lavoro. Detto come se fossi una nera in una sit com americana. Muovo il dito indice e dico: hey man, lemme tellya: N.O.N. C.È.L.A.V.O.R.O.

La disoccupazione è tale che bisogna farsi raccomandare per fare il guardarobiere in un locale notturno. “so il francese e l’inglese, posso parlare con gli erasmus” (mi spiace: c’è già una con cui faccio cose che mi ha chiesto di poter fare la guardarobiera, e sa lo spagnolo).

Corollario antropologico amoroso riproduttivo

Senza contare un aspetto pratico. I giovani se ne vanno tutti e noi femmine usciamo coi gli almenoquarantacinquennialCIALIS – e va bene eh, c’è una vasta bibliografia fino al Medioevo che ci autorizza, e autorizza le milf a farsi i giovinetti. La gerontofilia può anche essere una passione. Non posso dirlo della pedofilia perché non sta bene (ma metti, dai, metti sopra i 18). Sicché, due sono le facce della stessa medaglia. Quando esco a Londra e porto fuori un mio amico italiano, state pur certi che è un tipo carino, intelligente e ACialitico. E le mie amiche straniere si fanno un’idea fastidiosamente TROPPO positiva dell’italiano medio.

L’altro aspetto è che visto che anche noi trentenni abbiamo bisogno di giovinezza, fissiamo appuntamenti telefonici con i ventitreenni, i quali sicuramente ci smerderanno con considerazioni di un cinismo senza pari che i vecchi se le vedono col binocolo, ma che ci danno nuove speranze per le nuove generazioni di figli che non avremo. Non so come, ma loro ce la faranno. Sia nell’estinzione, sia nelle quantità minime.

L’IMU

Come se non bastasse, a Ballarò (8 ottobre) ancora si parlava della seconda rata dell’IMU. E pagaTELA ‘sta rata. Usiamo quei soldi per finanziare le piccolo-medie imprese che collassano, per tagli al cuneo fiscale, per creare lavoro, per incentivare i consumi. (Usiamoli per salvare Alitalia!!! Scherzo…)

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Commenti
18 Commenti a “E mentre in televisione si consumavano ore di discussione su concetti astratti, come la #crisidigoverno… qualche giorno fa”
  1. giul scrive:

    E così la giovine borghesia che ha studiato si ritrova unita nella tristezza di un locale a notting hill, nella swinging london che tritura gli esseri umani, a pagarsi un volo una birra eppure lamentarsi.

  2. olga scrive:

    Ciao Giul.

    1) La birra del locale di Notting Hill costa 2 £.

    2) Sono andata a Londra per lavoro. Sto da mia sorella, e quindi non pago (di mia sorella ho parlato mi pare).

    3) borghese non direi, visto che sono figlia di professori delle superiori, dipendenti statali.

    4) anche se le condizioni sopra non dovessero verificarsi, e fossi quello che dici tu (una giovane borghese che ha studiato e si ritrova triturata dalla swinging london) avrei diritto a) a lamentarmi b) di dire che il problema della disoccupazione esiste, e che se ne stanno andando tutti, cervelli e controcervelli.
    Anzi da un punto di vista strategico sarebbe meglio che di queste cose ne parlassero le élite, più che i poveracci (o poverelli, o quel che vuoi). Ciao grazie del commento

  3. Pincia scrive:

    Comunque confermo…..ma chi ce la fa a sentire i dibattiti Italiani, dove i discorsi girano sempre sulle stesse tematiche ma NULLA cambia. All’estero ci ridono dietro e commentano sulle fidanzate di Berlusconi.

    Un Italiano mediocre in Italia e’ di gran successo all’estero……
    le opinioni ed idee dei giovani ???!!…se non hanno almeno 50 anni non se li fila nessuno.

    Smettiamo di ammuffirci e usiamo i cervelli che abbiamo per crescere e creare opportunita nuove ed una Italia di cui essere orgogliosi a parte sole-pasta-e-pizza.

  4. manuel scrive:

    olga, fammi capire, tu non fai parte di quelli che se ne sono andati in silenzio, non fai parte di quelli che restano strappando con violenza un posto di lavoro, non fai parte di quelli che restano e si piangono addosso, di cosa fai parte visto che parli al plurale dei tuoi coetanei come se li conoscessi uno ad uno? A giudicare da quello che scrivi, ma mi potrei sbagliare, fai parte di quelli che si lamentano stando a bersi una birra a Londra, buon divertimento. Domanda per chi suo malgrado è costretto a lavorare in Italia: possiamo noi trentenni accostarci ad una tastiera solo per vomitare lamenti e frustrazioni e guarda quello che ce l’ha fatta a singapore e guarda quell’altro che ha aperto una startup a calcutta e con due euro si gode pure la sua vita? Perché non riusciamo a pensare davvero alla nostra vita diversamente? Perché non riusciamo a vederci, almeno per un istante, come un’alterità e rischiare di comprenderci meglio? Siamo così pigri e annoiati che manco la voglia di scrivere qualcosa di diversa dalla solita solfa c’è rimasta.
    Provengo da un paese di 600 (seicento) abitanti sull’appennino campano, ho studiato antropologia, e lavoro da più di due anni (porca puttana, è tutto vero) continuativamente. Nella stessa città del centro italia dove vivo in questo momento ci stanno altri due trentenni del mio stesso paese che lavorano e ti assicuro che non hanno genitori professori alle superiori o altre professioni medio-alte.

  5. pietro gori scrive:

    Una sola osservazione a margine: siamo sicuri che metterla nei termini giovani contro vetusti (e maschi contro
    femmine, e magari scapoli contro ammogliati…) sia il modo migliore per guardare e capire la realtà?

    Voglio dire, anche con mille centomila Renzi e… Meloni non è che si vada lontano, no?

  6. Eva scrive:

    Il vero problema dell’Italia consisterebbe dunque in qualche connazionale emigrato all’estero, figlio di professionisti delle classi “medio-alte” (i professori? Ma li conoscete per davvero?). che si ritrova a parlare davanti a una birra nella “tristezza” di Notting Hill con qualche altro connazionale, “casualmente” pure lui coetaneo, conterraneo e, persino, compagno di liceo?
    In epoche ufficialmente non sospette. parlo dei primi anni del 2000, ho visto partire praticamente tutti i miei compagni di studio: liceali e universitari, insieme a molti figli dei miei vicini di casa, e ho visto finire molte storie d’amore a causa del lavoro lontano da casa (e non venite a raccontarmi balle del tipo “se è vero amore…” e bla bla bla). I più temerari sono partiti subito verso qualche altro Stato, gli altri, molti, si sono accontentati del miraggio del Nord Italia. Per questi ultimi, ancora oggi, a distanza di diversi anni, è rimasto un roseo destino di precari, nella maggior parte non a norma di legge. Per chi è rimasto (pochi, davvero), la rassegnazione a una vita da moglie casalinga per le donne e troppo spesso la disoccupazione perenne per gli uomini o il ricatto eterno della busta paga al ribasso (che se non accetti, sai quanti ne trovo disposti a lavorare per molto meno al posto tuo?).
    Un occhio vagamente attento avrebbe saputo cogliere l’arrivo di una crisi che, ora come ora mostra solo la sua faccia più dura, quella che fa dire ai politici “thò, c’è la crisi, ma che disdetta”.
    Ho un posto fisso da ormai otto anni, l’ho “miracolosamente” ottenuto per merito, ma ho scoperto che per quel merito, ho dovuto lavorare molto più di altri che l’hanno ottenuto al pari di me, ma per motivi non propriamente “meritocratici” (non come intendo io la meritocrazia, almeno), ma adesso vedo sulla pelle dei miei fratelli, più piccoli di me di otto anni, quanto, quelle nere avvisaglie che portavano via i miei amici già dieci anni fa, non fossero che il preludio all’abisso attuale. Ora, io che ho sempre rifiutato l’idea di lasciare la mia terra senza combattere per migliorarla, mi scopro a ripetere spesso ai miei fratelli di 29 anni: “Per il vostro bene, vi prego: andatevene”.

  7. behemoth scrive:

    Ma che senso ha questo articolo?
    Ripete quello che tutti già sappiamo.
    In maniera meno efficace di goodbye malinconia.

    Ah e comunque io a Londra bevo la Leffe alla spina,
    esco con ragazze che hanno il bidet in casa
    e la Casta italiana è veramenta Brutta e Cattiva
    e ragazzi: Rimboccatevi le maniche.

  8. Eva scrive:

    E comunque, proprio non capisco perché,avere genitori di una certa classe sociale dovrebbe incidere in qualche modo sul futuro lavorativo dei giovani.
    E non capisco perché dovrei conquistare un posto di lavoro “strappandolo con violenza”: non sarebbero forse sufficienti la laurea, i diplomi, le specializzazioni, le esperienze di lavoro “mordi e fuggi”, ecc. ecc?

  9. olga scrive:

    Manuel: come scrivo, io faccio parte di quei trentenni diversamente disoccupati, la generazione partita iva, vivo in Italia

    Pietro: no, non volevo scagliarmi contro i vecchi. Volevo solo dire che nei talk show politici si parla di concetti astratti, quando il vero problema in Italia è, oggi come oggi, la disoccupazione. Che siano vecchi o giovani a risolvere la situazione, basta che si faccia qualcosa. Non è che una categoria debba per forza difendere esclusivamente gli interessi della propria categoria (anzi, sarebbe auspicabile che così non fosse….)

    Eva: Scusami, io non sopporto chi dice agli altri di andarsene.

    Stavo parlando di una cosa molto semplice: la fuga dei cervelli c’è sempre stata. Altro che 2000. Adesso se ne vanno anche gli insospettabili: quelli che facevano politica, quelli che seguivano l’attualità e che volevano contribuire al bene della società (diciamo). Ed è un peccato, perché significa delusione, estremo cinismo.

    Non capisco infine che cosa c’entri il mio background di famiglia. La disoccupazione e la fuga dei trentenni (e meno) sono dati certi. Ci ho elaborato la mia esperienza personale sopra. Non capisco: se avessi bevuto la birra vicino alla Stazione Centrale di Milano che cosa sarebbe cambiato in termini di sostanza di quanto scrivo?

  10. manuel scrive:

    Olga: io penso che prima di tutto l’estero bisogna poterselo permettere. Generalizzare sulla categoria “trentenni” è pratica inutile e capziosa. Io parlo dei trentenni miei coetanei che conosco e che in questo momento lavora fuori i confini italiani: 1. figlio di ingegnere edile, studi a bologna e poi a torino, lavora per la philips ad amsterdam 2. figlio di ricercatore chimico, studi a napoli e poi in inghilterra, lavora con la Esso sempre in inghilterra. Ah poi conosco vari miei amici che fanno i camerieri, aiuto cuoco, baristi, ecc ecc ecc. Ma per quei lavori mi sa che non bisogna avere né genitori benestanti né studi clamorosi. L’estero, quello buono, da immaginario superfighissimo bisogna poterselo permettere.

  11. olga scrive:

    E chi dice di no? E’ così, il punto non sono i geni che se ne vanno (cioè anche quello). Ma i baristi, i camerieri, la gente comune. Sai perché? Perché anche quello si fa fatica in Italia.

  12. Eva scrive:

    Olga: pazienza, saprò farmene una ragione: non si può essere simpatici a tutti. Del resto, fino a non molto tempo fa, la pensavo come te e mi sono ostinata a rimanere. Per giunta nel Sud.

  13. “borghese non direi, visto che sono figlia di professori delle superiori, dipendenti statali” e dunque sei borghese, non sei figlia di pescatore e casalinga, di spacciatore, di cassintegrato, di commerciante abusivo dei mercati rionali, di piccolo artigiano, di operaio precario, se vuoi continuo. si vede che non hai idea di cosa sia un certo spaccato di società. “borghese non direi”, @#§%!!! eri di quelli che parlavano di “proletariato universitario”? dio santo.

    “Anzi da un punto di vista strategico sarebbe meglio che di queste cose ne parlassero le élite, più che i poveracci (o poverelli, o quel che vuoi)”
    le élites hanno rescisso i legami territoriali da decenni.
    di che ci deve parlare gente che può andare dove le pare, quando le pare?
    il discorso sull’andarsene o restare è un discorso dei poveracci, non delle élites.
    fanculo alle élites, chi sono?
    i wanna be élite che fuggono a Londra e manco vedono quanti poveracci e disperati offre la “swinging”?

    è questa la logica che dobbiamo distruggere, quell’individualismo patetico che davanti allo specchio rende ognuno di noi un fottuto boss-di-qualche-cosa mancato, e perciò frustrato, ma pronto a buttarla nel culo al primo che ha di fianco per raggiungere il ruolo “che gli spetta”, o comunque a guardare in cagnesco tutti gli altri perchè “non capiscono un cazzo” “sono decerebrati dalla tv” e altra monnezza del genere; gente incapace di una minima visione POLITICA della situazione, di parlare agli altri e di ascoltarli.

    se questo è l’orizzonte intellettuale di chi vorrebbe parlare delle storture dei luoghi in cui abitiamo, beh, stiamo freschi. se non c’è lavoro vuol dire che c’è tempo libero per incontrarsi e organizzarsi, macchè, siamo wanna be élites, mica poracci del menga che scaricano le casse di verdure (nemmeno bio!) dal mercato.

    e sappi che il barista, il cameriere, la gente comune, il poveraccio, si fa a fatica ovunque.
    è solo l’aspirante élite che si fa a fatica in Italia più che altrove (forse, chissà come ridono e scherzano, chessò, in Bulgaria), era il tema dell’articolo, non ti salverai in corner con due righe di commento alla fine, dear Olga.

    combatti la falsa coscienza.
    decidi da che parte stare.
    e sappi che tua sorella lavora per il demonio.

  14. PS sta solfa che serve L A V O R O al sud la sentiamo da decenni, come credi che tiri avanti una cosa come l’ILVA?

    un tempo si diceva “vogliamo il pane e le rose”, non il lavoro.
    il lavoro per il lavoro, così, senza alcuna contestualizzazione, invocato come l’acqua nel deserto, con fare emergenziale, è la gara a chi cala più in fretta e più a fondo le brache.
    è così che arrivano le shell, le eni, e ti devastano spietatamente un territorio, portando il L A V O R O.
    i profitti miliardari per alcuni, le briciole e i tumori agli altri. L A V O R O.

    ci serve indipendenza, non L A V O R O.
    e l’indipendenza non s’invoca, si prende.

  15. Andrea scrive:

    Articolo pessimo, quoto Manuel.
    Il vero problema culturale oggigiorno è questo continuo chiacchiericcio lamentoso verso noi stessi trito e ritrito.
    Noi italiani siamo l’unico popolo che parla di sé in terza persona plurale (non a caso Berlusconi fu uno dei primi a parlare di sé in terza persona) addossando la colpa all’esterno.
    Siamo solo cocciutamente e sterilmente lamentosi per via che la nostra personale macchinetta (Italia) inserita nel gioco globale del libero mercato+società dei consumi non funzioni bene come in altre paesi. Ma siamo soggiogati dai nostri stessi stili di vita per attuare una vera forma di cambiamento. (ha ragione Sorrentino a rispondere alla domanda “Come è stato possibile questo ventennio Berlusconiano?” con “A tutti piacciono le feste”. La maggior parte dei giovani “intellettuali” si indignano ma sono inseriti dentro a questo meccanismo nichilista e consumistico alla stregua dell’ultrà di calcio e il nerd con la Playstation. Lamentarsi e andare da EATALY o andare a ballare o andare ad un vernissage per una mostra fotografica vuol dire non avere capito niente del nocciolo del problema e negare la parte costruttiva del proprio spirito critico.
    Quindi le cose possibili da fare sono:
    1) FREGARSENE (e NON lamentarsi più) e andare a vivere dove il giochino funziona meglio cancellando ogni residuo di concetto (per altro obsoleti sotto certi punti di vista) di senso della nazione e patria. In fondo siamo cittadini del mondo del XXI sec, no !? (tutti quelli che hanno votato PDL o FI e ora vivono all’estero e hanno avuto il coraggio di lamentarsi sui social network sono stati personalmente bannati,è inammissibile)
    2) rendere consapevole questa schizoide ambivalenza del nostro comportamento (indignazione vs. stile di vita consumistico) e tentare di dedicare completamente la propria esistenza a cambiare davvero le cose in nome del proprio paese, della propria comunità, ma non in vista che il giochino funzioni anche da noi, perché il giochino stesso è la falsa coscienza che ci porta a non muoverci (e su questo noi italiani possiamo per assurdo ritenerci fortunati per come la nostra situazione contingente porti con forza alla luce i limiti di questo modello imperante)
    3) continuare a lamentarsi e alimentare da spettatori 2.0 la fede (e dico fede non per caso) di una nuova grande narrazione magari catastrofista (ogni riferiemento a post o movimenti è puramente casuale) che riempa in modo semplicistico di speranza il nostro buio orizzonte.
    4) non lamentarsi più e crogiolarsi nei nostri ancora alti privilegi (su scala mondiale) nella consapevolezza che l’unica forma di sincerità che in occidente è rimasta è il cinismo.

  16. Andrea scrive:

    Naturalmente la parte sui divertissement dei giovani intellettuali è uno sfogo non diretto a Olga ma che tenta di allargare la questione di fondo su altri aspetti.

  17. zil scrive:

    Finalmente posso spedire la mia storia alla tv… http://sconosciuti.tv/

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