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“Di chi è questo cuore”, nel nuovo libro di Mauro Covacich

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«La sonda spara ultrasuoni nel petto. Al primo contatto con la pelle la sua testa scivolosa mette i brividi, poi prevalgono le immagini. Sullo schermo una sagoma medusoide pulsa nell’oscurità. Si dilata e si contrae in mezzo a quel nero dove all’improvviso potrebbero comparire palombari. Oppure astronauti. Ma non c’è nessuno nel petto, ci sono solo le cose contenute in ogni essere umano».

Questo è l’incipit del nuovo romanzo di Mauro Covacich, Di chi è questo cuore (edito da La nave di Teseo), dove il protagonista, la cui esistenza ricalca da vicino quella dello stesso autore, viene fermato da un medico dello sport dall’attività agonistica a causa di un malfunzionamento cardiaco, fatto che lo costringe a rallentare la sua attività fisica e a limitarsi a corricchiare per le strade di Roma.

Questa nuova e più attutita forma di sport dà però al protagonista l’opportunità di compiere numerosi momenti di riflessione durante la corsa: il libro è contenitore di questi pensieri che si concentrano tanto sulla vita e le scelte del protagonista quanto sulle vite degli amici e degli altri personaggi che affollano il romanzo, instaurando anche un legame concreto tra lui e lo spazio che si muove intorno: «Cerco di godermi le acacie, gli olmi, gli eucalipti, anche solo riconoscendoli nell’universo alieno dei vegetali, cerco di tenere o sguardo lontano dall’orologio, che segna la distanza, l’andatura, le calorie, la frequenza con cui insiste a battere questo mio grosso cuore difettoso».

Gli altri personaggi di questo romanzo sono uomini e donne che vengono evocati dalla scrittura di Covacich e che galleggiano in questa zona liminare tra realtà e finzione, alcuni assumendo un carattere più concreto, altri rimanendo invece all’interno della narrazione come fantasmi che improvvisamente riaffiorano nella mente del protagonista. Tra questi personaggi c’è Susanna, la compagna del protagonista, figura sempre in bilico tra l’assenza, la presenza e il malinteso, ci sono gli amici, tra cui un medico che segue i suoi altri fastidiosi e preoccupanti problemi fisici, ognuno con il proprio prezioso carico di paure e gioie personali che spesso restano nel non-detto e sono solo suggerite, oppure c’è la madre che si crea un account su Facebook e inizia a vedersi e dialogare con una delle sue fidanzate dei vent’anni del protagonista.

Covacich, autore l’anno scorso dell’importante romanzo La città interiore, impressionante intreccio di storie intorno alla sua città di Trieste, tra ricordi di famiglia, personaggi illustri e splendidi semi-sconosciuti, prosegue qui il serrato confronto, cifra stilistica della sua scrittura, tra cultura e storia, ma scartando dai materiali friulani a lui cari e addentrandosi nella nuova realtà romana, la città dove vive e lavora. La vivacità della sua scrittura non perde nulla, né il calibro della sua parola, che però ovviamente finisce per trovarsi a dover mutare prospettiva: l’ambiente si trasforma e soggetto privilegiato diviene quindi Roma, attraversata durante le lunghe corse, con i suoi quartieri, le sue piazze e i suoi ponti, ognuno di essi luogo di evocazione di uno spazio altro che collima con il vagare del pensiero, uno spazio che con le sue storture e misteri finisce per trovarsi in perfetta sintonia con i battiti di un cuore malato come quello del protagonista.

La narrazione si sofferma su piccole cose, per esempio casi di cronaca di cui lo scrittore pensa di scrivere sui giornali, come la tragica morte di un ragazzo in gita, oppure sui numerosi senza fissa dimora che il protagonista incontra durante le sue corse, ognuno con la sua storia sconosciuta, come l’uomo che vive di avanzi e vino sotto un ponte e finisce per essere una figura amicale.

Sono tutti questi argomenti minimi, luoghi, persone, incontri, a costruire nel loro insieme un romanzo solido e che conferma l’abilità del suo autore, un libro nel quale ancora una volta Covacich elabora una personale declinazione dell’auto-fiction (termine abusato, ma certo qui calzante, anche se si asseconda ciò che recita la nota del libro, «i personaggi di questo romanzo sono persone. Anche i nomi sono gli stessi a cui rispondono nella vita» seppure non è del tutto assente uno smarcamento dal reale che ricorda un po’ l’operazione del Walter Siti di Troppi paradisi), che assume qui quasi la forma di un diario, una serie di confessioni dell’autore sulle relazioni tra gli esseri umani e il rapporto tra un uomo e il suo corpo che improvvisamente scopre malato. «Onde, se io non avrò forse il coraggio di dir di me tutto il vero, non avrò certamente la viltà di dir cosa che vera non sia» recita la citazione di Vittorio Alfieri che Covacich mette in esergo al suo romanzo e pare davvero che le pagine che si susseguono in un flusso che attira il lettore senza nessun calo di tensione, rispondano ad uno sforzo di dire la verità, uno scavo analitico profondo e ben strutturato.

«Si è sinceri solo quando la verità comporta un costo, non quando ci guadagni qualcosa» suggerisce al protagonista del romanzo uno strano uomo immaginario, un alter-ego dell’autore, un fantasma che pian piano comincia a conoscere e consultare, e sembra poter stare proprio qui la radice più profonda di questo romanzo.

Covacich ha alle spalle già una serie di importanti romanzi, dal già citato La città interiore ai racconti di La sposa al “ciclo delle stelle” (ristampato sempre da La Nave di Teseo), ma l’impressione è che Di chi è questo cuore segni una novità nel suo percorso di scrittura, con il suo farsi profondamente aderente al vissuto e con la scelta dell’ambientazione romana che apre forse anche una nuova pagina nella sua opera.

Matteo Moca si è laureato in Italianistica all’Università di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su Allegoria e Alfabeta2. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con Gli Asini, rivista di educazione e intervento sociale, con Blow Up per la sezione libri e con L’indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).
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