Dalla parte del personaggio

Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo dal dopoguerra a oggi, anche dopo l’uscita, l’anno scorso, di Holden, Lolita, Zivago e gli altri. La foto è di Eleonora Stassi.

di Fabio Stassi

Bärlach, commissario (1953)
Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia

Dalla finestra di questa clinica per ricchi, su una collina, vedo la luce acida dell’alba illuminare i contorni borghesi del mondo. Zurigo è una città senza odore. La Bahnofstrasse non sa di pioggia nemmeno quando piove. È eternamente pulita, con i suoi negozi di orologi, le banche, gli empori d’alta moda. Eppure qui è pieno di fiori, e stanno sbocciando tutti. Certe ore, il dolore allo stomaco è così forte che faccio fatica a sollevarmi anche dai cuscini. Sento addosso una stanchezza spettrale e ho freddo. Immagino, allora, le friggitorie del Bosforo, e di fumarci davanti un sigaro, come all’inizio della mia carriera di criminologo. Mi ricordo di quando incontrai la prima volta il male, in una bettola ebrea di Costantinopoli. E dello schiaffo che diedi a un funzionario tedesco, nel trentatré, al distretto di polizia di Francoforte sul Meno. Ma più di ogni altro posto, è Berna che mi torna in mente. La mia città di sonnambuli. I suoi uffici ammuffiti. L’acqua sporca e gialla del fiume lungo il quale mi è sempre piaciuto camminare. Sarà che qui dentro ricevo solo la visita dei miei fantasmi.
Anche la morte avrà con me una puntualità svizzera: meno di un anno. Eppure ho ancora una voglia matta di tutto. Per la verità, prima fumavo gli Ormond, adesso preferisco i Little Rose di Sumatra, ma di nascosto dalle infermiere, e sempre dopo la loro zuppa d’avena. Patetico finale di partita per uno che amava la cucina turca.
Ora mi chiamano il Vecchio, sono un gatto nero scheletrito e in pensione, un ex commissario alla fine dei suoi giorni. Ma non ho perso l’abilità di scoprire le cose più semplici e credo ostinatamente che la giustizia abbia sempre senso. Continuo a indagare, per mio conto e senza anestesie, gli alibi degli uomini e l’inaudito tempo di cui sono stato testimone, ma ho il sospetto che sia il labirinto di me stesso il tema della mia ultima inchiesta.

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