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Delicatezza ed empatia: il songwriting di David Allred

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Una versione più breve di questa presentazione del nuovo disco di David Allred è uscita sul numero di gennaio di Blow Up.

La premessa dovuta è che il precedente “The Transition”, uscito poco più di un anno fa, è stato per chi scrive uno dei migliori album del 2018, una raccolta di dieci tracce con le quali David Allred ha proposto una forma di cantautorato assolutamente inedita, ipnotica, paralizzante nella sua bellezza, anche grazie alle partiture d’archi e ai synth di Peter Broderick, nome di punta dell’avan-garde folk contemporaneo.

Per il nuovo lavoro “Alone On Friendship Island” David decide di normalizzare il suo songwriting e, pur continuando a preferire atmosfere minimali e neoclassiche, di misurarsi con la forma canzone e tornare ai rivoluzionari dell’introspezione, Nick Drake su tutti. Il risultato è ancora una volta eccelso. Con tutta probabilità il nostro rimarrà un artista per pochi, eppure il consiglio per chi ha la sensibilità necessaria ad entrare in punta di piedi dentro certe gradazioni del grigio è di non perdere l’occasione di assaporare il brivido della sua raffinatissima musicalità.

«Mi pongo sempre l’obiettivo di muovermi sul confine tra familiarità, complessità e sperimentazione», ci dice il giovane musicista californiano, «perché non voglio che la mia musica suoni troppo strana, troppo distante ma nemmeno troppo familiare, come se tu l’avessi già ascoltata in precedenza. Mi sforzo di far sì che i testi si combinino e si bilancino nel miglior modo possibile con la musica. Mi piace lavorare con le parole ma voglio che le parti strumentali siano sufficientemente autonome da completare le idee espresse con i testi, da sentirle quasi respirare tra una strofa e l’altra. Voglio anche assicurarmi che i brani strumentali si distinguano e abbiano una storia propria».

Ed è proprio quello che accade. C’era uno strumentale in “The Transition”, For Catherine E. Coulson, senza il quale l’intero album avrebbe cambiato senso e direzione. Anche in “Alone On Friendship Island” ci sono splendide tracce senza cantato, come la solenne Confrontations e la liberatoria The Bridge Between Worlds che, sin dai titoli, lasciano intuire che nella poetica di David le diversità sono contemplate come forma di ricchezza. “Questi brani”, dice, “sono per me il modo di rappresentare l’eccitazione ed insieme l’ansia che ci assale quando cerchiamo di colmare la distanza tra il nostro mondo e quello di un’altra persona”.

Le relazioni umane sono centrali, con il loro calore ma anche con le miserie e le difficoltà che inevitabilmente le caratterizzano. La solitudine è un’ombra sempre presente, un sentimento quasi innato per David. «Ho deciso il titolo dell’album pensando alla solitudine che può assalire un gruppo di persone che cercano di socializzare. Non mi piace definire rigidamente la solitudine come “essere soli”, anche perché mi è capitato molte volte di sentirmi più solo stando con altre persone che soltanto con me stesso. Il tempo passato da soli non è e non deve essere per forza negativo, può anzi guarirci, prepararci ad entrare di nuovo in contatto con l’altro, può essere un potente strumento di chiarezza mentale ed emotiva, necessario per costruire relazioni più solide».

In un contesto drogato da socialità fittizie e maschere illusorie, il punto di vista offerto dalle canzoni di David è quanto di più onesto e salvifico si possa immaginare. “Alone On Friendship Island” è un disco di ponti, connessioni, mani tese, abbracci e lacrime, un disco di gioia sommessa, immaginata su un silenzio rotto appena dal suono di una nevicata.

Dalla bellezza liederistica di Our Troubled Love al commovente congedo di Quitters, passando per la luccicanza di We’re Gona Have Self Love, non c’è un momento che non possa dirsi perfetto. Giù il cappello di fronte ad un giovane artista che riesce ad entrare in empatia con l’ascoltatore con la stessa delicatezza del muoversi delle foglie.

Pierluigi Lucadei, marchigiano, è nato a San Benedetto del Tronto nel 1976. Giornalista, critico musicale e scrittore, collabora con «Il Mucchio Selvaggio», ilmascalzone.it e «Rivista Undici». Suoi racconti sono apparsi sulle riviste «Cadillac» e «Achab». Ha pubblicato «Ascolti d’autore» (Galaad, 2014) e «Letture d’autore» (Galaad, 2016).
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