#DirettaSalone – Domenica 13 maggio

Stili di Gioco Speciale #DirettaSalone – Editoria in crisi e senza idee?

Nazionale Italiana Scrittori – Nazionale Italiana Editori : 0-0

di Daniele Manusia

Per Gianni Brera il calcio, come tutti gli sport di squadra, è una sublimazione delle energie sessuali. “La porta è il sesso della madre, d’una sorella o di una sposa: la difendiamo accanitamente se è nostra; la insidiamo per profanarla se è degli antagonisti”. Nel tempo e a seconda del contesto, però, le metafore possono cambiare di significato. Lascio all’intelligenza del lettore la riflessione sul “significato emblematico” (sempre Brera) della partita che vado brevemente a riassumere.

(Io ho giocato con gli Editori – mi hanno chiamato loro e ho un piccolo ruolo in una casa editrice di libri per ragazzi – parte del primo e del secondo tempo. Mi scuso quindi per la parzialità della cronaca e i pochi nomi che sarò in grado di citare. Il prossimo anno voglio la lista completa delle squadre.)

Al campo Cenisia di via Revello (il giorno in cui la Juventus festeggia il ventottesimo scudetto il Cenisia, in Promozione, si va a giocare la salvezza fuori casa), circondato da palazzine color pastello di sei, sette piani, editori e scrittori hanno dato vita a una partita maschia (più di quel che ci si sarebbe aspettati) e magra di emozioni, resa ancora più ruvida dalla pioggia cominciata a scendere dal momento del fischio iniziale. Squadre schierate entrambe con il classico 4-4-2. Fin troppo classico, dietro, quello degli Editori in maglia giallo limone: terzini contenitivi, libero staccato e marcatore a uomo sull’unica punta avversaria; ma anche gli Scrittori – che chissà perché hanno ribattezzato la loro squadra Osvaldo Soriano Football Club, in completo blu con tanto di nomi sulle maglie – seguendo l’italico istinto del non perdere innanzitutto, hanno impostato una partita prettamente difensiva: centrocampo muscolare e le due punte servite quasi esclusivamente da lanci lunghi.

La partita, va detto, l’hanno fatta gli editori. Più ordinati a metà campo, migliori nel fraseggio e disposti al sacrificio in tutte le zone. Dal duo d’attacco Antonio Sellerio – Emiliano Sbaraglia (minimum fax) arriva il primo brivido al 10° minuto: triangolo stretto al limite dell’area e conclusione dell’editore con base a Palermo, deviata sopra la traversa dal portiere avversario (l’unico tiro nello specchio di tutta partita). Con Sbaraglia finto-centravanti che viene tra le linee a giocare di sponda e inserimenti continui dalle fasce, gli Editori hanno accumulato 5 cross e 4 calci d’angolo nel primo tempo (ho smesso di contare quando il Mister Stanislao Bozzi, 3 presenze in serie A e 68 in B con 22 gol durante tutti gli anni settanta, mi ha intimato di posare l’iPhone ed entrare in campo). In sostanza, a mio avviso, è mancato un attaccante con esperienza in area di rigore, capace di finalizzare il lavoro dei centrocampisti (scrivetelo nei vostri curricula).

Alla metà del primo tempo gli Scrittori si affacciano per la prima volta nella tre quarti avversaria arrivando al cross dalla destra (colpa mia: dopo aver recuperato palla a metà campo l’ho persa gettandomi in avanti e lasciando scoperta la difesa). Il loro gioco è sembrato prevedibile fin dall’inizio, con la ricerca ripetitiva di un isolato Francesco Trento (autore di Venti sigarette a Nassirya). Pochi palloni giocabili per lui, attaccante tecnico e rapido ma leggerino, che ha sofferto per un tempo e mezzo l’asfissiante marcatura a uomo di Michele Dalai (fisico da rugbista, editore Add, non ha cambiato casacca nonostante un libro da scrittore con Mondadori). Il centrocampo Scrittori formato da Emilano Zannoni (Apnea) e Gianluca Lombardi (Lo Zen del pallone), muscoli e piedi buoni entrambi, è in costante inferiorità numerica grazie ai ripiegamenti difensivi di A. Sellerio (qualcuno, per le movenze eleganti sempre un po’ in equilibrio precario, azzarda un paragone con Nwankwo Kanu). Si capisce che gli Scrittori non si aspettavano una simile diligenza tattica e puntavano molto sulle qualità dei singoli.

Emblematica la sofferenza di Davide Longo (L’Uomo verticale), testa alta e calzettoni calati sulle caviglie, a trovare il tempo per ragionare. In fase di interdizione si fanno notare Marco Garavaglia (Cairo) e Stefano Losani, uomo marketing di Fazi all’esordio: capace di recuperare parecchi palloni in zone delicate di campo, e trasformare la fase difensiva in offensiva con grande rapidità. Quando al 20° gli Scrittori riescono a trovare per la seconda lo spazio per andare fino in fondo, questa volta sulla destra, ci pensa Carlo Carabba (Mondadori) con una strepitosa e pericolosissima scivolata in area di rigora (si tratta di un mancino fuori ruolo: il che rende ancora più strepitosa e pericolosa la sua scivolata) a far chiudere il primo tempo sullo 0-0.

Col passare dei minuti le squadre si allungano, gli Editori con una panchina lunghissima e forze sempre fresche continuano a dominare territorialmente, ma davanti manca sempre qualcosa. Oltre a un attaccante di ruolo, forse anche fantasia, coraggio, ambizione. La partita si innervosisce ed è bravo l’arbitro (l’arbitro vero e proprio non si è presentato e un Editore di cui non sono riuscito a rimediare il nome si è prestato con grande imparzialità) a non concedere un paio di rigori di confusione richiesti da una parte e dall’altra. Qualche Scrittore si lamenta anche dei cambi continui con cui gli Editori interrompono spesso il gioco: “Ma quanti siete, non eravate in crisi?”. Gli Editori rispondono: “Ma in Italia non c’erano più scrittori che lettori?”.

Dalla parte degli Editori comincia a serpeggiare la paura di subire la beffa negli ultimi minuti. Quando a dieci dalla fine F. Trento viene lanciato in dubbio fuorigioco, con un metro di vantaggio su M.Dalai e tutto il tempo per rientrare, effettivamente la partita sembrerebbe voler seguire un copione di quel tipo. Si pensa subito all’unico tiro in porta di Chelsea-Barcellona. Ma Drogba non ha velleità da scrittore, e nessuno scrittore, probabilmente, avrà mai la concretezza di Drogba. Entrato in area, a tu per tu col portiere, anziché piazzare comodamente la palla di piatto Trento prova un difficilissimo esterno destro: una carezza al pallone che forse avrebbe persino meritato di entrare, ma che scivola via a pochi centimetri dal secondo palo. Sarà l’ultima occasione della partita, e alla fine entrambe le squadre sembrano felici di non aver perso.

Spero di aver fatto capire, anche solo minimamente, le ragioni di questo squallido 0-0 (e dico squallido solo perché ci ho messo del mio affinché entrambe le porte restassero inviolate). Tutte le interpretazioni del caso, come detto, le lascio a voi.

La parola scritta ai tempi di Twitter – Sala Azzurra

di Arturo Robertazzi

Non sono ancora le 12 e sul palco della Sala Azzurra c’è già un gruppettino di lettori che circonda Massimo Gramellini, uno dei relatori de La parola scritta ai tempi di Twitter. Mario Calabresi arriva poco dopo, mentre Gianni Riotta scrive via Twitter di essere bloccato nel traffico di Torino.

Si inizia con un video in cui Giacomo Poretti, di Aldo Giovanni e Giacomo, legge da un iPad un testo su come cambiano le nostre abitudini da lettori al tempo di megabites, password e twitter, pubblicato su La Stampa online di oggi. Divertente, non c’è che dire, ma forse un po’ troppo nostalgico.

Subito dopo prendono la parola Mario Calabresi e Massimo Gramellini e, in attesa dell’arrivo di Gianni Riotta, in evidente ritardo, ci si lascia andare a battute e qualche banalità di troppo su internet e Twitter. Si ha quasi la sensazione che non abbiamo argomenti di cui parlare. Arriva in aiuto dal pubblico Beppe Severgnini, con la sua riconoscibile chioma argentata.

Si continua a ridere alle battute dei tre giornalisti, ma di cos’è Twitter, a cosa serve, come cambia l’informazione e di cos’è la parola scritta ai tempi di Twitter non si è ancora detto nulla. Finalmente arriva Gianni Riotta, si scusa con il pubblico e, bisogna dirlo, alza subito il livello della discussione affrontando alcuni dei temi che io mi sarei aspettato di ascoltare fin dall’inizio.

L’attenzione di tutti è spesso troppo rivolta alla tecnologia, allo sviluppo della tecnologia e alla paura che questo può genere, sostiene Riotta. Eppure, dovrebbero essere i contenuti – content is king, dice il giornalista – il centro della discussione. E qui arriva uno dei punti più interessanti: la rivoluzione non è usare la nuova tecnologia con i vecchi contenuti, ma far in modo che la tecnologia alimenti lo sviluppo di contenuti nuovi. Questa è la vera rivoluzione.

L’altro punto affrontato è quello dell’autorevolezza – o mancanza di – del giornalista. Su Twitter, ma questo vale anche nei blog, l’autorevolezza, la credibilità, non viene dall’alto – dal fatto per esempio che uno scrive per La Stampa -, ma dal riconoscimento degli altri utenti. Così Riotta, rivolgendosi a un “twitter scettico” come Gramellini, dice: “per recuperare la tua autorevolezza dovresti andare su Twitter e misurarti con il mezzo”.

Tra battute e un altro paio di spunti interessanti – i valori del giornalismo classico da trasferire nei nuovi mezzi di comunicazione, per esempio -, l’incontro scivola verso la fine, quando Riotta racconta l’aneddoto del “citizen journalist, citizen dentist”. Come a dire, se tutti vogliono improvvisarsi giornalisti, allora io mi improvviso dentista, con un trapano in mano, pronto a operare al molare.

È gratis, chi si fa avanti?

Scrittori di Spagna – Incontro con Arturo Pérez-Reverte – Sala Azzurra, 16.30

di Marta Ciccolari Micaldi

C’è sempre una consolazione che qualsiasi lettore sa di potersi aspettare dalla letteratura: l’essere accompagnato, in qualche momento della vita, spesso non programmato, da scrittori che illuminano un pezzo di strada. Scortato da Bruno Arpaia e Concita De Gregorio, Arturo Pérez-Reverte entra in una Sala Azzurra affollatissima di studenti spagnoli in Erasmus, di studiosi di Letteratura Spagnola, di insegnanti di storia medievale, di appassionati di buona narrativa. La vicinanza culturale tra Italia e Spagna si coglie subito da un eloquente segnale: pochissimi indossano le cuffie per la traduzione, ognuno parla la sua lingua e l’interazione reciproca non è mai fuori sync. Arpaia presenta Pérez-Reverte, la sua attività giornalistica e poi letteraria, il suo carattere di scrittore saggio tuttavia vulcanico, maturo senza mai essere stato acerbo.

La De Gregorio evidenzia invece un carattere peculiare della narrativa dell’autore spagnolo: l’aver sempre ritratto momenti storici reali facendo muovere al loro interno personaggi di finzione, inventati. Dunque, da un lato piacere affabulatorio, dall’altro principio educativo, che lo rende un po’ insegnante. Pérez-Reverte non sa se questa definizione gli piace: “No puedo osesionarme por éso”!

Grandi temi, profonde idee iniziano poi a muoversi in sala. Il significato del rapporto vita/morte, la struttura contraddittoria dell’eroe contemporaneo, l’importanza del dover sopravvivere anche per mezzo di un’innocenza definitivamente perduta, il credo nell’orgoglio culturale europeo.

Quando, più o meno a metà incontro, Pérez-Reverte descrive le due cose che più lo colpiscono dell’Italia, lascia tutti un po’ spiazzati: il nostro patriottismo culturale e la grazia che ci porta a saper aggiustare sempre tutto. L’indubitabile grazia intellettuale della De Gregorio coglie e rilancia la riflessione portandola sui concetti di onore e responsabilità: nella letteratura, per la patria, nella mafia, nel Nord Europa, tra i soldati, in amicizia. Le parole acquistano valore. Anche nelle domande del pubblico che, a fine incontro, sembra essere pervaso da quella stessa grazia: cosa insegnare agli studenti italiani della storia spagnola, per favorire una più consapevole interazione tra le due culture? C’è un rapporto ereditario nella narrativa di un autore come Salgari, ormai non più letto in Italia, e Pérez-Reverte, invece molto amato? Certo, dice lo scrittore, ma quello che è cambiato è il giovane lettore: non più innocente, vuole eroi più problematici, più complessi, più soddisfacenti perché ambigui.

All’ultimo abbassarsi del microfono l’applauso finalmente si esprime e tutti lasciano la sala un po’ sollevati: alla presenza di un grande e vero scrittore la querelle e-book/libro perde tutta la sua importanza e la letteratura, senza altro supporto che non sia la parola, ci risveglia a schiaffi dal torpore della retorica.

Dal web all’ebook alla carta – Book to the future, ore 13.15

di Marta Traverso – Ledita

Il digitale non è solo un supporto attraverso cui leggere gli stessi testi di narrativa, poesia o saggistica che potremmo trovare anche su carta. Il digitale può trasformarsi in un nuovo modo di fare, vivere e fruire l’informazione giornalistica: senza dubbio l’ebook dà meno visibilità rispetto a una grande testata, ma può offrire nuovi modi di approccio a inchieste, reportage e tutto ciò che contribuisce a raccontare ciò che accade nel mondo, soprattutto riguardo zone e vicende meno coperte dai media tradizionali.

La casa editrice digitale Quintadicopertina presenta tre proposte fra citizen journalism, reportage e diari di viaggio: gli ebook “L’altra faccia della Calabria. Viaggio nelle navi dei veleni” di Sara Dellabella e “Fukushima e lo tsunami delle anime” di Paolo Salom, e la collana Ping the world realizzata in collaborazione con Global Voices.

Ciò che accomuna queste tre proposte è la sperimentazione che attraverso il digitale le ha rese possibili. L’ebook permette di integrare una serie di materiali che su carta non avrebbero avuto spazio ma che al tempo stesso sono troppo lunghi per essere pubblicati su un sito web, che ha logiche di lettura che non consentono un approfondimento adeguato: video, audio, materiale messo a disposizione in Creative Commons e così via.

Il lettore può scegliere se limitarsi alla lettura del testo o consultare i materiali che gli autori hanno utilizzato per scrivere il loro ebook. Adattare all’ebook un’inchiesta o un reportage giornalistico ha un duplice significato: da un lato arricchisce l’offerta dell’informazione grazie alla possibilità di inserire vari percorsi di lettura e integrare con contenuti di vario genere, dall’altro permette all’autore di lavorare sul testo in maniera più approfondita e fino all’ultimo secondo possibile, senza le scadenze proprie della pubblicazione su carta.

Il museo immaginario, lectio magistralis di Philippe Daverio – Sala Gialla, ore 19

di Monica Zecchino

Daverio si presenta coi suoi immancabili occhiali rotondi ed una morbida sciarpa rosa ad una platea gremita e silenziosa. Il primo argomento affrontato è la retorica che andrebbe riscoperta e insegnata a scuola poiché, oltre ad avere un potere reale molto forte, presuppone coraggio ed autoconvincimento, facendo guadagnare in credibilità ed autostima.

Altro punto nodale della lectio è la necessità di coltivare punti di vista diversi nell’approccio dello studio dell’arte e della vita in generale: è una pratica che si può affinare imparando a guardare da un’ottica diversa, mettendo in dubbio ciò che è noto. Partendo dall’assunto che si può decriptare tutto, è indispensabile continuarsi a chiedere puerilmente il perchè di ogni cosa, per arrivare poi a guardarla in un nuovo modo e, quindi, a spiegarla.

Daverio infine, dopo aver invitato allo studio della storia dell’arte in quanto storia della specie, precisa che il sistema internet non può sostituire l’esperienza dal vivo con le opere d’arte perché è proprio il rapporto coi materiali veri ad illuminarci.

l saluto è affidato ad un monito chiaro e rassicurante: “Siamo all’inizio dell’era dell’incrocio infinito, dobbiamo solo avere l’intelligenza di guardarla e l’umiltà di affrontarla.”

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2 Commenti a “#DirettaSalone – Domenica 13 maggio”
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  1. […] Chiude la #DirettaSalone la cronaca di un incontro Book To The Future: Marta Traverso di Ledita ha introdotto la casa editrice digitale Quintadicopertina, che propone testi «fra citizen journalism, reportage e diari di viaggio» sottolineando il vantaggio della forma ebook: […]

  2. […] #direttasalone organizzata da minimum fax sulle pagine (pardon, le schermate) di minimaetmoralia, qui e qui. Essendo molteplici – questa è a forza di Ledita – abbiamo partecipato a tanti […]



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