#DirettaSalone – Venerdì 11 maggio

Books about Books. Libri che parlano di libri: parola ai giovani – Spazio Sant’Anselmo

di Andrea Tafini

“Narrami o libro. Quando i romanzi parlano di editoria”. Un titolo epico/omerico, libri celebri che parlano di tutto ciò che riguarda il mondo dei libro, studenti di lettere miracolosamente non passivi ma diventati, per una volta, creatori di un’antologia letteraria. La mia scorribanda allo Spazio Sant’Anselmo (gremito, e gremito di giovani soprattutto) è stata degnamente ripaga dall’originalità del volume presentato. Un’antologia, frutto del lavoro di un gruppo di studenti della Cattolica di Milano, che accoglie una vasta selezione di brani della letteratura mondiale; questi meritevoli studenti di lettere hanno spulciato curiosamente (e con metodo) tra le pagine di alcuni celebri scrittori, scrittori che hanno trasportato su carta parte del loro mondo letterario ed editoriale. Cinque i capitoli tematici che raccolgono i vari estratti:

1) Sulla scrivania dell’autore: scrittura e riscrittura.

2) Negli scaffali delle biblioteche. Bibliofilia e affini.

3) La filiera dell’editoria.

4) Sul bancone della libreria. Vendere e promuovere.

5) Tra le pagine. Letture e riletture.

Gli scrittori scelti spaziano da Manzoni a Hemingway, da John Fante a Ruiz Zafón, passando da Umberto Eco a Dan Brown (si, pure lui). C’è tutto quindi, il classico e il best seller, uniti dal filo rosso del libro-nel-libro. A concludere l’incontro un reading di tre brani esemplificativi, scelti Jasper Fford, Roald Dahl e Vila-Matas. Applausi sinceri dal pubblico, applausi da 30 e lode.

Andrea Zanzotto – Sala Blu ore 12.30

di Maria Claudia Ferrari Bellisario

Versi dissotterrati dalla terra natale, parole scritte nel profilo dei monti, lessico contaminato e inventato, eccessi virtuosi e momenti di quiete fluente: Andrea Zanzotto nel ricordo di chi l’ha conosciuto, studiato e amato. Introdotto da Ernesto Ferrero, l’omaggio al poeta la cui voce dalle colline trevigiane si è estesa al mondo intero, ha visto la partecipazione sentita e appassionata del professor Beccaria, della studiosa Raffaella Scarpa e di Maria Teresa De Gregorio, direttore dei beni culturali del Veneto. Una sala composta e attenta che, mentre scorrevano sullo sfondo le immagini del paesaggio naturale e umano che circondò il poeta, si è lasciata coinvolgere dalle letture di Roberto Citran, già in altre occasioni interprete dell’ironia e della tenerezza dei versi dialettali di Zanzotto. Un poeta che ci invita a vivere con “ilare sofferenza”, perché l’uomo, oggi come in passato, seduce e delude, crea e distrugge, nella sua piccola grandezza.

Il valore dell’ebook. Pirateria o prezzo giusto? – Sala book to the future

di Giorgio Trasarti

Nicola cavalli (NuMediaBios) e Paolo Verri (Blonk) presentano una ricerca sull’utenza dell’ebook nel Bel Paese. Il questionario on line che hanno proposto sui social network ha rilevato che i lettori forti di e-book sono prevalentemente maschi del Nord Italia, giovani ma non giovanissimi. I due seguitano a snocciolare dati che dimostrano la sostanziale convivenza dell’e-book con il cartaceo: nessuna sostituzione della cellulosa dietro l’angolo. I dati dimostrerebbero anche come i lettori siano disposti a pagare lo stesso prezzo per il cartaceo e il libro digitale quanto più aumenta la familiarità con quest’ultimo. Le preoccupazioni sembrano allora provenire essenzialmente dalla “peerateria” e dal vero male che affligge da sempre l’editoria italiana: la mancanza di lettori. Ferma restando questa piaga apparentemente incurabile, il compito degli editori è allora quello di reinventarsi e reinventare la propria offerta, finché si parla ancora di “primavera” digitale.

Due sfumature di noir – Il pop americano e il tartan scozzese – Spazio Autori B ore 14

di Marta Ciccolari Micaldi

In sala entrano dei giganti, dei rocker, dei centauri. Dichiarano che la loro stazza fisica piuttosto imponente risulterà forse un po’ strana sul palchetto che di lì a poco li dovrà ospitare. È così davvero. Prendono posto, da sinistra a destra: Matteo Strukul (curatore della neonata collana Revolver delle Edizioni BD), Luca Crovi (abilissimo e brillante moderatore), Victor Gischler (autore americano di “Sinfonia di piombo”), Marco Schiavone (traduttore dei libri presentati e interprete dell’incontro) e Allan Guthrie (autore scozzese di “Dietro le sbarre”). Tutti nella vita fanno molto altro, ma oggi sono venuti al Salone del Libro per portare un una sferzata di rock e pulp tra gli intellettuali a volte un po’ laccati e rigidi del Lingotto. Portano occhiali da sole e indossano magliette con personaggi dei fumetti. Entrambi gli autori hanno scritto due romanzi noir, in cui la violenza non sembra conoscere confini tra buoni e cattivi (i secondini e i criminali di una prigione) o tra i sessi (la spietata killer e l’ispettore che la insegue), e la scrittura è contaminata da fumetto e cinema. Si immagina una sceneggiatura, si partecipa all’orchestrazione per immagini di una scenografia dove l’autore può finalmente permettersi di fare a botte – letteralmente – con il suo personaggio, di perseguitarlo, di torturarlo. Lo scrittore scozzese si dilunga in modo inquietante su questo aspetto, mentre il suo collega americano preferisce sottolineare che ha scelto una protagonista femminile perché il sesso debole è una grandissima balla: quando le donne fanno a botte tra di loro non risparmiano di colpire  nessuna parte del corpo, arraffano capelli, scalciano, graffiano. E sono molto potenti. Non di questo parere, però, un’anziana signora dai capelli grigi imboccolati che, sedutasi in terza fila ad incontro iniziato, si alza incredula e scappa via picchiettando col dito sul programma del Salone come a chiedersi: “Dove ho sbagliato”?

Scappare dalla rete – Sala Rossa

di Andrea Tafini

“La prima cosa che mi è venuta in mente pensando alla rete è la possibilità di scapparne”. Così ha esordito il critico letterario Ermanno Cavazzoni. Un sottofondo silenzioso, quasi teatrale, ha accompagnato le cadenzate parole dell’intellettuale sull’uomo contemporaneo, sull’era dell’elettronica e sull’impossibilità alla disconnessione totale. La disconnessione totale dalla società appunto, la possibilità per l’individuo di diventare un eremita al tempo del web 2.0; questo tipo d’isolamento è quasi impossibile secondo Cavazzoni, il quale si addentra in un iperbolico e divertente racconto di un tentativo di scappare da tutto. Una serie di improbi ostacoli si parerebbero davanti al novello eremita: burocrazia implacabile, bollette che si accumulerebbero, totale – o quasi – mancanza di luoghi isolati sul pianeta  etc…etc… Siamo diventati simili alle formiche quindi?

Sempre connesse tra di loro nella rete biochimica che le contraddistingue. Gli individui attuali sono legati tra loro non da una rete biochimica ma da una rete elettronica, rete che ci avviluppa e ci fa tornare simili alle formiche, dalle quali l’evoluzione ci aveva separati centinaia e centinaia di milioni di anni fa. Ci distinguiamo da insetti e animali per la libertà che abbiamo di isolarci dalla società e dai nostri simili, secondo il Cavazzoni pensiero questa libertà è ormai morta; siamo soffocati da una burocrazia onnipresente e da una tecnologia che ci bombarda di messaggi e informazioni, spesso volatili. Un quadro cupo quello del critico letterario, eccessivamente apocalittico, ma il tutto è stato reso più digeribile (almeno per un fanatico dell’iper-connessione come me) dall’ironia e dalla leggerezza dei toni usati. Cavazzoni non ha lanciato i tradizionali strali anti-tecnologici, ha solo ammesso onestamente di essere un uomo di un’altra epoca, fattosi osservatore più o meno distaccato dei repentini cambiamenti che lo circondano.

Due sfumature di noir – Il pop americano e il tartan scozzese – Spazio Autori B ore 14

di Paola Scalamogna e Nicole Mattei

Camicie a quadri scozzesi, chiome fluenti, “morbide movenze”: entrano in scena i protagonisti di questo incontro sul pop americano e il tartan scozzese. Victor Gischler e Allan Guthrie presentano, grazie alla mediazione del traduttore dei loro testi Marco Schiavone e dello scout Matteo Strukul (“La ballata di Mila”, ed. E/O, 2o11), che li ha proposti alla casa editrice BD per la nuova collana di genere “Revolver”; l’idea è di far conoscere e chiarire le varie sfumature del noir anche in Italia, dove “tutti ne parlano, ma nessuno lo fa” (cit. Strukul), ovvero hard-boiled, thriller, action continuano a essere (in)compresi all’interno dello stesso genere. A coordinare l’incontro Luca Crovi, (che omaggia l’autore nonché fumettista Gischler indossando una t-shirt di Daredevil) che approfondisce con gli autori le dinamiche del processo creativo che caratterizza le loro scritture: entrambi poco interessati alla ricerca di dati realistici, sono piuttosto concentrati sulla trasformazione di suggestioni in storie.

“Il peggio crimine è essere noiosi!”, afferma Gischler e i suoi personaggi, come quelli di Guthrie, lo confermano attraverso l’imprevedibilità dei loro comportamenti: nessun buono è solamente buono, nessun cattivo è solamente cattivo, Stevenson insegna. Usciamo dalla sala con un’immagine tratta da un fatto di cronaca che Guthrie ci regala: una Edimburgo periferica, teatro di scontri a suon di spade.

Come uccidere un poeta senza scrivere un giallo svedese Incontro con Björn Larsson – Grandi ospiti

di Giovanna Pisacane

Parla un ottimo italiano Björn Larsson mentre presenta alla folla accorsa alla presentazione del suo ultimo lavoro, “I poeti morti non scrivono gialli”, che lui stesso ha definito una “specie di giallo”.

Frutto della “proposta indecente” di una casa editrice francese, che gli aveva esplicitamente richiesto di scrivere un giallo in stile svedese – proposta inizialmente rifiutata e rivalutata in un secondo momento dopo “tre bicchieri di ottimo vino francese”- “I poeti morti non scrivono gialli”, verte sull’uccisione di un poeta che stava scrivendo un giallo appunto. Un giallo nel giallo, in cui elementi di poetica, letteratura
e politica si mescolano per dar vita ad un romanzo che sfata il mito di una Svezia socialdemocratica e “giusta”.

La storia si apre con l’uccisione del poeta, J. Nielson, un poeta che vive per la poesia. Ucciso dopo aver accettato di scrivere un giallo per il suo editore. Il personaggio, come lo stesso Larsson ha svelato durante l’incontro, è volutamente ispirato ad un suo caro amico, un poeta francese che scrive poesie dall’età di sedici anni.

Diversamente dagli esempi di letteratura gialla scandinava a cui siamo stati abituati, il giallo-non giallo di Larsson non è ispirato ad una realtà letta attraverso l’esclusivo filtro della criminalità, ma racconta una realtà a 360 gradi esplorando elementi come l’amore e gli affetti familiari, la politica, il lavoro.

Alla fine dell’incontro, Larsson, agganciandosi ad una delle tante domande che gli sono state poste da un pubblico visivamente interessato e preparato, svela il desiderio di raccontare attraverso un romanzo un tema più che attuale, l’immigrazione. Un tema che l’ha sempre affascinato, in cui, a suo dire, il coraggio l’entusiasmo e la speranza della partenza si scontrano con la drammaticità del superamento della
frontiera. Un progetto iniziato e lasciato diverse volte.

Un’ora con… Carola Susani In occasione della pubblicazione di Eravamo bambini abbastanza – Proposte
degli espositori

di Giovanna Pisacane

Carola Susani parla del suo nuovo libro “Eravamo bambini abbastanza” (minimum fax). I protagonisti, bambini, quelli che spesso incrociamo ad elemosinare ai semafori e nelle metropolitane, sfruttati. Nessuno prima aveva raccontato questa realtà dell’infanzia di oggi. Una realtà anomala, su cui non siamo abituati a riflettere. La Susani insiste sul fatto che, però non si tratta di un libro sociologico. La componente che racconta la condizione di questi bambini è relativamente ridotta rispetto al resto del romanzo.

Ispirata dal mondo delle favole, a cui ha prestato voce con i suoi racconti per l’infanzia “Licantropo” e “Colapesce” (Feltrinelli), racconta di un “orco” che ha rapito dei bambini. Il rapporto che si instaura tra vittima e carnefice è complesso. I bambini ad un certo punto lo cercheranno litigando tra di loro per ricevere attenzioni speciali, affetto. L’orco è un individuo magrissimo, soprannominato “Raptor” – dal
dinosauro del famoso Jurassic Park di Spielberg. L’uomo impone loro delle regole, di cui una durissima.

L’uomo ha il denaro. E pone al centro la ricerca del denaro. L’uomo ha una meta. Ne sappiamo qualcosa all’inizio. Non sapremo mai perché li rapisce. Il sesso c’è ma da parte dell’uomo è molto ambiguo. Perché li rapisce? Per segnarli. Per imporre la propria impronta. L’andamento del racconto è dato dalla realtà.

Ambientato a Roma. Principalmente attorno alle stazioni. Questo è grosso modo il libro. Ispirata dalla tradizione letteraria cinquecentesca del Lazzarino, è un racconto sulla famiglia. Sulla scarsa incisività che la famiglia ha sull’educazione dei bambini. Ciò che più preoccupa è che i bambini si rendano conto, ad un certo punto che la vita vera era quella che avevano fatto con il Raptor, mentre la vita con la famiglia era
soltanto un esercizio per finta. Uno dei tanti temi di questo racconto è infatti e soprattutto l’Indebolimento dell’istituzione familiare. La catastrofe era già iniziata in casa, con le proprie famiglie, ma nessuno se n’era accorto.

“Eravamo bambini abbastanza” è anche un racconto sulla paternità, come spiega l’autrice. Il “Raptor” in qualche modo diventa padre delle sue vittime. È un personaggio complesso, magrissimo, si ciba di sola fede, è un ricercatore, di qualcosa che anche a lui è ignota. Il romanzo esplora anche una delle angosce più grandi per una madre: l’autosufficienza del proprio figlio. Anche se le madri vengono spesso chiamate,
cercate. E la Baba Ginevra, un’anziana maestra che a volte incontra per strada questi ragazzi parla loro, li riconosce, li aiuta, ma sostanzialmente ne è anche lei indifferente. È il simbolo della società in cui viviamo.

Ispirato alla tradizione letteraria picaresca, questo romanzo esplora la realtà che in un certo qual modo, come spiega Carola Susani, è già picaresca. È la fortuna che domina le nostre sorti. Non c’è più sicurezza, nessuno ci aiuta. L’angoscia per la propria condizione incombe su tutti.

La passione della scrittrice per Dickens è facilmente rintracciabile nelle pagine del suo libro. I bambini sono figure attive.
La realtà in cui viviamo è complessa, personaggi come il Raptor ne fanno parte, uomini che conservano caratteristiche animali che spesso hanno la meglio e ne condizionano i gesti, le decisioni. Carola a proposito di questo si è detta più che interessata a questo tema che si augura di esplorare ancora di più nella sua prossima opera. Aspettiamo fiduciosi.

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