Diritti civili, omofobia e clericalismo «anche» degli attuali contendenti del Pd in ballottaggio

di Aldo Busi

Io non ho mai dichiarato i miei gusti sessuali pensando così di legittimarli e di forzarli in una dignità che già non avessero di per sé, ho dato bensì voce altisonante al mio legittimo disprezzo ideologico, direi carnale, verso ogni forma di oscurantismo e di dispotismo, dunque, qui in Italia, verso la religione vaticana che mi proibiva biblicamente di avere preferenze e capricci dopolavoristici al di fuori della normativa sessista promossa, almeno a parole, per la sua sopravvivenza e trionfo.
Io odio la tenebra da senso di colpa e la morbosità da rimozione e la violenza a fior di pelle dei chierichetti e dei frustrati a vita, penso che l’omosessualità maschile e femminile, se sanata dai complessi di peccato e di abominio imposti dalle religioni monocratiche, sia il toccasana e il sale della vera civiltà universale a pari merito dell’eterosessualità, perciò soltanto la determinazione personale e individuale, la volontà, la responsabilità, il libero arbitrio non imposto ma mutuo e la dolce intesa alla luce del sole tra cittadini parimenti adulti e maturi mi eccitano e sono il mio lievito naturale da sempre (il che significa che la mia vita sessuale è stata modesta, e l’unico autentico godimento di cui serbo ricordo è consistito nel descriverne gli scacchi, le frane, i bidoni, l’ideale ostinato sempre più patetico e surreale man mano che vado invecchiando, la frenesia apatica in crescendo, la schizzinosa promiscuità e il senso di nausea galoppante che poi tutto ha travolto e annientato, dirottandomi ancora giovanissimo verso una vana e molto vanesia astinenza con tutte le sembianze esterne della foia più partecipe, un coinvolgimento più psichico da ricercatore che non emotivo da parte in causa, anche se ero e se sono a battere in un parcheggio, in una stazione ferroviaria, in una sauna, in un cinemino porno, tanto, come ho scritto, l’amore per me batte solo alle tempie, piattole a parte; adesso che faccio mente locale, non mi viene in mente nessun episodio in cui, non dovendomi una volta tanto accontentare, non abbia preso le distanze magari già con una cappella a tutto sesto nel culo e la mente architettata in uno pneuma altrove, all’esodo dall’immeritato e sproporzionato supplizio; infine, l’unico aggeggio di cui si può fare del tutto a meno in caso di omosessualità maschile è un secondo uomo a parte te; io poi, scrivendo, mi facevo anche da terzo, l’orgia era contemplata già nel privé della mia sintassi).

Io né sono né non sono omosessuale o eterosessuale: fermo restando che sono filo-capitalista per fatalità storica e non per miope tornaconto, sono innanzitutto anticlericale, antifamilistico, antinazionalista, antirazzista, antifascista, antiberlusconi, antileghista, antiarcigay, antistronzista e basta, e, a parte che non mi piacciono gli orientali e che non saprei più che farmene di un arabo o di un monegasco, la mia sessualità esula da qualsiasi condizionamento fideistico e politico e classista ed economico e farmaceutico (del legislativo posso fregarmene alla grande: uno non mette a nudo il proprio pensiero per decenni nei suoi atti quotidiani e nella sua opera letteraria come me per poi dare a qualcun altro la soddisfazione di scoprire che l’intemerato era solo un fintone che nascondeva immonde libidini, e niente mi ha fatto schiumare di rabbia sanguinaria come la sovrapposizione omosessualità/pedofilia divulgata dai malati più ortodossi al potere, e più inartigliati ai cordoni della borsa custode della verità più rivelata e più ultima su cosa è e cosa non è la Natura, di cui hanno depositato il brevetto loro e guai a metterne in discussione le royalties; io ho sempre parlato della pedofilia altrui e di come mettere dei paletti all’età del consenso per limitare ai miei concittadini i danni da fanatismo sessuofobico-cristiano, perché i preti e i loro cani da guardia tutto perdonano ma non chi osa andare a caccia sul terreno loro per lascito divino, e ne ho parlato in termini alquanto blandi, geografici spesso o di seghe a due o a gruppetti di innocenti rionali del sottoproletariato che, non essendo mai stati in gita scolastica né a Milano né a Torino né a Venezia e men che meno con pernottamento presso i Piccoli Padri del Santo Prepuzio, non sapevano neppure che el büs del gnao poteva servire a altro che a essere pulito con una foglia di gelso; ho parlato di pedofilia separando i bambini dai cosiddetti minori, le vittime totali dalle vittime, se mai è il caso, parziali, ricordando magari che nel non remoto Stato di San Marino l’età del consenso è di quattordici anni da mo’, ma personalmente, e lo ribadisco sin da quando ero ragazzino, mi sembra ridicolo e noioso scopare con qualcuno che abbia meno di trent’anni, e anche in questo caso nove volte su dieci c’è tutto un tira e molla per convincerlo a togliersi il termometro al mercurio benedetto dallo sfintere o almeno il ciuccio dalla bocca).
Non ho mai pensato di dichiararmi gay (etichetta che negli anni Cinquanta neppure esisteva) bensì illuminato da filosofi, pensatori, poeti, scrittori, scienziati dalla Grecia in su escludendo l’Italia a parte me (faute de mieux, mi sono dovuto parecchio illuminare da me, con tutta la fatica che comporta fare prima luce agli altri che non la vogliono né intendono sospettarla) e progressista e assolutamente moderno (ben oltre Rimbaud, che è un reazionario cristologo ben prima che alla morte la sorella Isabelle possa manipolarne le carte che non dà alle fiamme), e se fossi stato un vigliacco di mondo o un anticonformista di maniera o un comune frocetto in carriera, e quindi un cattolico come tutti, che mi dichiarassi o non mi dichiarassi sessuato così o cosà non avrebbe fatto alcuna differenza, avrei dovuto versare pur sempre e vita natural durante lo stesso obolo al peccato e alla salvezza o dannazione di chi si decide per il «vivi nascosto», infernale sfumatura del quieto vivere, sarebbe stato come esporsi al sacro vincolo del matrimonio di giorno per poter essere più liberamente costretto a andare a puttane di notte, perché quello è il sistema e al sistema non si sfugge, il rito di un’ora è una cosa, la ritualità di prassi un’altra.
Dichiararsi gay non è una garanzia o una moratoria contro l’ipocrisia e il perbenismo e il servilismo, ci si può dichiarare gay quanto vegetariano e restare un ipocrita o quanto meno un imbecille per tutta la vita, una marionetta a servizio dell’amorale morale che le regge i fili e che è la stessa a fornirle gli slogan di omologata contestazione e passeggera insubordinazione. La maggior parte dei gay dichiarati (lasciamo perdere quelli ancora più disgraziati) non ha alcuna coscienza politica e civile, proprio come qualsiasi maritino che tiene famiglia e quindi l’alibi buono per qualsiasi nefandezza contro le famiglie altrui e soprattutto verso i celibi e le nubili che non condividono la sua isteria machista di invaginatore di successo, e a nessuno preme strapparsi il guinzaglio e usarlo per darlo senza pietà sulle orecchie di chi gliel’ha messo, si accontentano tutti di farselo allungare un pochino, anche se spesso l’allungarlo per sé significa vederlo accorciarsi ulteriormente al collo di qualcun altro più debole e indifeso, fosse pure solo un umile umiliato per sua propria convenienza, un defraudato di mestiere.
Come è intellettualmente e eticamente e urbanamente possibile che uno si dichiari gay o lesbica e poi resti un cattolico che foraggia il suo nemico per eccellenza da millenni nella speranza di trarne un qualche beneficio, materiale o immateriale che sia, un seggio parlamentare o un’assoluzione addirittura? L’ho straripetuto: un omosessuale cattolico è come un ebreo nazista. Che il gay cattolico pratichi critiche alle gerarchie porporine e suggerimenti buonisti al prevosto sfigato o la messa cantata e la confessione con tanto di penitenza, altro non fa che ingrossare lo stesso incensamento del più prono alla processione dei soliti mea culpa e intercedat, proprio come una bestemmia è un’invocazione a Dio al contrario e quindi una resa incondizionata ai ministri del Cotanto (per fortuna, dal fatto che è sempre più raro sentire una bestemmia come si deve, si può arguire che la defezione dalla Chiesa è ormai una conquista di massa).

L’unica conquista individuale e collettiva o esemplare pietra miliare che importa in questo processo di autodafé diciamo sessuale – per dire civile in senso antiricattatorio a lungo termine – è proprio il contemporaneo dichiararsi o no anticlericali militanti, non altro, soldati e sentinelle di uno spirito europeo aconfessionale e liberale nato con l’Illuminismo e la rivoluzione francese a segnare la fine dell’Inquisizione e della Controriforma e perfezionato in due secoli di guerre debitamente fratricide affinché all’assolutismo e alla restaurazione, all’anarchia e al comunismo e al terrorismo subentrasse la democrazia che, millantata e imperfetta quanto si vuole, deve restare l’unico faro verso l’unico orizzonte possibile.

Inutile, stupido e screditato prendere le parti degli uni o degli altri: finché esisteranno ebrei e musulmani, non ci sarà mai posto per gli israeliani e i palestinesi. La gran rottura di palle non è che continuino a ammazzarsi, è che lo fanno troppo lentamente, e sono gli unici al mondo cui sta bene così. Sbattezzare le sante menti per disarmare le santabarbare o, fino a nuova Genesi, ciccia – al sangue, va da sé.

Di un militante di qualsivoglia fazione purché dichiaratamente anticlericale… mosche bianche, eh! al massimo sono zecche laiche, e tutte nessuna esclusa, ecco perché, passati un paio d’anni e tolte le relative medagliette sui revers, è stato poi impossibile distinguere un repubblichino da un partigiano e viceversa, Longanesi, Montanelli, Bocca, Fo sono lì a ricordarci la labilità di ogni recita a soggetto secondo il copione delle circostanze e, massimamente, dei cosiddetti errori di gioventù, e del resto chi ci parla oggi di pace dal soglio pontificio? Un ex pischello della Hitlerjugend! Chi l’avrebbe mai detto? Ma io!… di un militante di qualsivoglia fazione purché anticlericale, dicevo un’era fa, colgo la coscienza che si riprende la bussola politica e sentimentale nelle proprie mani e propugna che altri facciano lo stesso (e se sarà stato un militante di valore lo si saprà dal suo non essere diventato il solito capetto alla testa di un manipolo di psicolabili nostalgici e rincoglioniti), non mi lascio distrarre o attrarre in un verso o nell’altro dall’uso dei suoi organi sessuali, mi fa piacere per lui o per lei che ne abbia la sua spettanza e che li usi o non li usi come gli pare e piace anche se, come me, non gli pare e anche se non gli piace: LA SESSUALITÀ UMANA TRA ADULTI O COETANEI CONSENZIENTI DI QUALSIVOGLIA GENERE E NUMERO NON E’ SINDACABILE, e nemmeno interessante quanto basta per essere spettegolabile. Ai giri in su e giù per il cavallo delle mutande di un troione vip di regime preferisco un’indagine a fondo attorno all’elastico tra tenore di vita e basso reddito dichiarato del mio anonimo e castigato vicino.
Due militanti parimenti intelligenti e quindi impegnati sul fronte dell’anticlericalismo, base di ogni serietà d’intenti almeno civile, uno etero e l’altro omosessuale, e fossero pure uno di Sinistra e uno di Destra, hanno più punti di contatto e affinità elettive, e elettorali tout court, che non due etero o due gay tra di loro. La sessualità da sola (scelta o imposizione o deriva o compromesso sessuale che dir si voglia, e che per i più quasi sempre è o un’entusiastica rassegnazione al meno peggio di tipo ambientale e sociale o una contrattazione negoziabile di volta in volta, fosse pure all’interno di un patto per l’eternità) non accumula alcuno specifico collante relazionale, così come è assurdo pensare che due donne siano più avvinghiate di due muli in una solidarietà di genere solo perché entrambe usano la spirale o, se in minigonna, diano in improvvisi e furibondi sculettii per scacciare le mosche. A me basta busodorare la benché minima puzzina di cattolicesimo in uno di Sinistra per sapere all’istante che ho a che fare con uno di Destra alla prima occasione, basta che gli si presenti quella buona e grassa e non rischierà di essere coerente se al contempo deve rischiare qualcosa in proprio: se è laico («laicista» mai, per carità!) alla maniera di Bertinotti o di D’Alema o di Fassino o di Vendola o di Luigi Berlinguer (al quale, in fatto di istruzione per quel poco pubblica che resta, dà dei punti persino il sòlare ministro Gelmini), puoi stare certo che le parole saranno pure di Sinistra ma gli atti risolutivi sono già di Destra senza neppure aspettare ulteriore sviluppi o crocevia rivelatori. Sentire i tentennamenti e i distinguo e le cautele e le reticenze o omofobe o pretesche di Franceschini e di Bersani in materia di diritti civili per coppie di fatto e matrimoni tra cittadini dello stesso sesso e adozioni e inseminazione artificiale – per non parlare della vergognosa presa di posizione del Pd contro il Tar del Lazio per avere ricordato l’altro ieri che gli insegnanti di religione non hanno alcun titolo propriamente pedagogico-disciplinare per partecipare agli scrutini di Stato – già ti dice COSA NON SARA’ questa Sinistra una volta rifondata. Non si rendono conto i due prodi litiganti che se articolassero fino in fondo i loro cauti ragionamenti e querule sparate, solo per il momento a salve, e i malcelati pregiudizi e i bigotti distinguo salterebbe fuori che le stesse madornali baggianate in materia di cittadini A, di cittadini B e di cittadini C le avrebbero potute dire un Casini, un Borghezio, un Bossi, un Calderoli, una Binetti, uno Zaia, un Rutelli, un Prodi, una Bindi, un Mastella, un Buttiglione, uno Schifani, un Bagnasco, un Ratzinger? Valeva la pena di rifondarla, ‘sta Sinistra? Sfondata era, sfondata resta e resterà, e amen. Essa, mirabolante e vincente strategia a parte, mi ricorda tanto un mio conoscente della Bassa che, in grande anticipo su quel sesto senso eroticamente rabdomantico che poi diventerà la moda più sublime per rimorchiare, si spacciava per gay del tutto indifferente con le callipigie che gli facevano montare il sangue alla testa e, si sa, le donne vogliono salvarti: è andato a strage sicura, anche con qualcuna non già madre di famiglia (mi raccontava che le previdenti, per svezzarlo senza traumi dal suo vizio innato, gli concedevano sui due piedi quel contentino che di solito un uomo ottiene dalla donna solo se già abbondantemente tutelata in caso di richiesta di alimenti e di nuovo incinta, e lui contemporaneamente in zona tredicesima). Be’, quello del mio conoscente della Bassa collezionista di natiche femminili è e resta l’unico caso in cui dichiararsi gay e basta ha un senso, ma una Sinistra che ancora pensa che le basti dichiararsi di Sinistra per esserlo e essere creduta?
No, no: o resto come adesso in nessun posto proprio come lei o vado a farmi sinistrare altrove.

Commenti
2 Commenti a “Diritti civili, omofobia e clericalismo «anche» degli attuali contendenti del Pd in ballottaggio”
  1. Annarita scrive:

    Cosa dire , ciò che ha scritto l’ illustre Aldo Busi si commenta da se ..posso solo affermare FANTASTICO! GRAZIE BUSI!!

  2. LUCA T. scrive:

    Strepitoso e acuto Busi. Però. Uno si mette nei suoi panni, accetta l’invito, prova ad andare fino in fondo e magari si trova da un’altra parte. Parto da un’idea. Farsi delle belle chiavate come atto di consapevole cittadinanza, questa è una boutade salottiera o una strada che si potrebbe percorrere, anche insieme agli adolescenti? Una semplificazione ai minimi termini del sesso è ciò che spesso molti guerrieri dell’apologia della libidine hanno provato a scovare, come fosse un tesoro sepolto da millenni di oscurantismo sessuofobico. Una semplificazione lontana dal martello del peccato e della legittimazione romantica. Che sia ludico, selvaggio o convenzionale innanzitutto l’adesione ad una esperienza gratuita e leggera del contatto con l’altro può diventare un primo corso di liberazione dalle ideologie. Perché sarebbe arduo trovare un’esperienza umana che sia stata caricata di giustificazioni ideologiche e di ansiose teodicee quanto l’incontro fisico tra due esseri umani. Anche coloro che hanno cercato per secoli di svestire la sessualità dei pesanti manti della religione hanno finito per consentire il serpeggiare di una reattiva controreligione del piacere e dell’anaffettività. L’edonismo odierno è in grado di annichilire ogni meraviglia mondana che non abbia a che fare o che non conduca direttamente o indirettamente all’unica onnipotente divinità della maggior parte degli uomini che calpestano questa terra: la fica. Se vivessimo in un mondo capace di valorizzare tutte le svariate e stupefacenti bellezze che esulano dal territorio di cacciatori e cacciatrici, chi di sicurezza emotiva e surrogati genitoriali, chi di orgasmi irriflessi e oblii nichilisti, forse smetteremo di accapigliarci sul corretto uso del corpo e delle sue libere attività. In questo mondo potremmo trovare la via d’uscita dall’alternativa dispotica che vede da una parte la trinità borghese e cattolica tirocinio-monoteismo matrimoniale-escursioni occasionali e dall’altra l’individualismo dei pochi che non si accasano per poter viaggiare capricciosamente di fiore in fiore. Potremmo smettere di stupirci o di rischiare l’infarto se dei dodicenni copulano più volte e con diversi coetanei, e magari vedremmo scemare sempre più l’importanza del sesso nella scelta delle persone con cui assaporare e condividere la vita. Potremmo infine lasciar cadere quell’illusione da figli mai usciti di casa che vuol far passare la goduria carnale tra adulti consenzienti per la migliore esperienza a disposizione sotto il cielo, ameno inganno che appesantisce di rivalsa e giusta ribellione ciò che sarebbe meglio se fosse più fine e meno mezzo, di beghe politiche e culturali, o di scalate al potere ed alla ricchezza. Sconcerta non la foia di chi quotidianamente sogna accoppiamenti e orge con passanti di ogni età e nazionalità, sconosciuti con cui non prenderebbe nemmeno un caffè, ma quella, quasi per-malista, di chi enfatizza la “ritualità di prassi” e la gioia dell’andare a “battere in un parcheggio, in una stazione ferroviaria, in una sauna, in un cinemino porno …”

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