libro

Il disastro dei lettori in Italia non va sottovalutato. Quello che si fa per la promozione per la lettura è poco e sbagliato.

di Christian Raimo

In Italia si legge poco, sempre meno, ma questo non sembra essere un dato allarmante. Nella conferenza stampa di fine anno – e fine legislatura – il presidente del consiglio Paolo Gentiloni non ha fatto nemmeno cenno ai temi culturali.

Eppure il rapporto dell’Istat uscito il 27 dicembre è pieno di cattive notizie. Si dice che i “lettori sono passati dal 42 per cento della popolazione di 6 anni e più nel 2015, al 40,5 per cento nel 2016. Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali”: il che vuol dire che ci sono circa trenta milioni di persone alfabetizzate che non leggono nemmeno un libro all’anno.

Leggono più le femmine che i maschi: 47,1 per cento contro il 33,5 per cento. Si legge più al nord che al sud: 48,7 per cento contro il 27,5 per cento. Nel 2010 la percentuale dei lettori era del 46,8 per cento. In sei anni si sono persi tre milioni e mezzo di lettori. Cosa ha determinato questo crollo? “Nell’opinione degli editori”, dice sempre il rapporto, “i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia sono il basso livello culturale della popolazione(39,7 per cento delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7 per cento)”.

Il dato più significativo e preoccupante è infatti il calo di lettori tra i 15 e i 17 anni: dal 53,9 del 2015 per cento al 47,1 per cento al 2016. Praticamente meno della metà degli studenti italiani acquisisce l’abitudine a leggere libri.

Se si vuole fare un confronto di massima con gli altri paesi europei si possono prendere i dati della recente ricerca curata dal Forum del libro – l’associazione che da anni cerca diportare al centro del dibattito pubblico e politico questi temi: la percentuale dei lettori è superiore al 75 per cento nella maggior parte dei paesi del centro e del nord dell’Europa occidentale: Svezia (89 per cento, il dato più alto), Danimarca, Finlandia, Estonia, Olanda, Lussemburgo, Germania,Regno Unito. Mentre è inferiore al 60 per cento in Portogallo (il dato europeo più basso: meno del 40 per cento), Cipro, Romania,Ungheria, Grecia. E Italia.

La reazione che in genere suscitano questi rapporti Istat è una lamentela diffusa che dura al massimo una settimana, accompagnata magari dall’elenco di quello che invece in Italia tutti i giorni insegnanti, bibliotecari, librai, editori, genitori di buona volontà fanno per contrastare questa tendenza a diventare un paese che non legge.

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Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
12 Commenti a “Il disastro dei lettori in Italia non va sottovalutato. Quello che si fa per la promozione per la lettura è poco e sbagliato.”
  1. spago scrive:

    “In Italia si legge poco, sempre meno, ma questo non sembra essere un dato allarmante.” Io credo che si legga e si scriva di più. Considerare solo la lettura dei libri o dei giornali è fuorviante. La lettura si è semplicemente spostata altrove, ed è semplicemente difficile misurarla. Io ero un lettore da oltre 60 libri l’anno, ora leggo molti meno libri, ma passo almeno quattro o cinque ore al giorno a leggere sul web, post, articoli, blog, discussioni, etc.. non facciamo altro che leggere e scrivere online, messaggi, whatsup, facebook, blog, disqus, e così via. La lettura non appartiene per forza agli editori, ai librai e ai libri, prima aveva latre forme, dopo avrà altre forme. Fatevene una ragione.

  2. Franco scrive:

    Tra la lettura di Fenoglio e la lettura dei post su Facebook il rapporto è lo stesso che c’è tra mangiare un piatto di pasta e un piatto di merda. Se ne faccia una ragione chi preferisce la seconda al primo. I libri infatti restano. Diventano ricordi, film, immaginari. Dei post e degli sms non resta niente. E infatti si parla dei libri dell’anno, per esempio, non dei post dell’anno. Buona digestione.

  3. Spago scrive:

    Franco ci dà la prova del perché non è poi così preoccupante la non lettura di libri. Lui infatti deve essere un lettore forte e ciò nonostante non capisce un tubo di ciò che ha intorno. Pensare che su fb ci sia solo merda è una cosa assurda e ridicola. Informo chi vive autosegregandosi dal mondo digitale, e dai social network, che su Facebook non scrivono solo quindicenni rincoglioniti, aspiranti concorrenti del grande fratello e gattare, ma che su Facebook si trovano articoli, saggi, riflessioni, racconti e che Facebook, come altri social, rilancia verso tutti gli altri luoghi della rete, permettendo di scoprire blog, riviste, forum, magazine e quanto altro, pescando in tutto il web, cioè in tutto il mondo. Prima della carta c’era la pergamena, prima del codice c’era il rotolo, prima della scrittura c’era l’oralità, fino a poco tempo a molti media non esistevano proprio. Il mondo dell’informazione, della narrativa, della trasmissione del sapere, e della cultura non iniziano e non finiscono con la lettura e con i libri, il rapporto tra libri e lettura non è scontato e automatico, la lettura si sposta, fatevene una ragione, che se no siete gli equivalenti culturali di certi leghisti da barzelletta, che tutto ciò che supera i confini della loro regione e soprattutto del loro piccolo mondo e della loro piccola mentalità è male..

  4. Beatrice scrive:

    In alcuni paesi, come Francia e Stati Uniti, o la Germania, il numero dei lettori negli ultimi anni, è salito. La lettura e altri consumi culturali come il cinema, il teatro ecc., misurano bene o male lo stato di salute intellettuale di un popolo. Aspetto comunque (perdonatemi l’ironia, è per stemperare i toni) il primo film di Paul Thomas Anderson tratto da un post di Facebook.

  5. Teresa D'Errico scrive:

    Leggere libri genera cultura e sensibilità. Frequentare i social può, forse, consentire di essere informati. Ma si tratta di cose diverse. Non sempre tutto ciò che è “tecnologia” costituisce un’evoluzione. Facebook è specchio del mondo e della società. Da un libro, invece, non ti aspetti questo, un libro fa immaginare mondi diversi, migliori di quelli che i post su fb mostrano! Fb ti appiattisce sull’esistente, un libro ti fa sognare. Ma se le leggi scolastiche, come la 107/2015, favoriscono anche a scuola gli apprendimenti attraverso gli strumenti digitali, se, cioè, anche la scuola abdica al suo ruolo formativo, per la lettura e le sue rivoluzionarie possibilità, non ci sarà più spazio. E, concordo con Raimo, iniziative ipocritamente proposte dal MIUR per incentivare la lettura, risulteranno fallimentari, perché solo collaterali…

  6. Tiziano scrive:

    Quando leggo un libro entro in un mondo ” pensato ” , quindi sofferto , meditato , vissuto per essere
    regalato a qualcuno . Un libro è un atto di responsabilità : mi faccio responsabile delle conseguenze ,
    a volte indelebili , che posso recare alla mente e al cuore di una persona .
    Tra un libro e un messaggio via internet c’è , secondo me , la stessa differenza che esiste tra un matrimonio d’amore e una scappatella .
    Detto questo , anche le mail e i messaggini possono rappresentare un buon viatico per la lettura …

  7. Riccardo B scrive:

    Ma leggere minimaetmoralia.it è merda?

  8. Tiziano scrive:

    Al netto di tutti i toni polemici , quello che conta davvero , per me , è il contenuto di ciò che scriviamo
    e leggiamo . Certo , se tutto si riduce a dei ” wow ” , delle faccine e simili banalità , meglio dirottare
    altrove . Lo ” scontrarsi ” su queste cose è proficuo se aumenta la nostra consapevolezza , il nostro
    bagaglio di umanità .

  9. Francesco scrive:

    Se il bonus docenti risulta per 200 milioni speso in hardware&software e solo per 38 milioni in libri, il problema è anche del corpo docente. Non sia mai naturalmente che si abbia il coraggio di metter sotto accusa il corpo docente e il sistema che lo ha formato, meglio prendersela con i contributi a pioggia, che poi, a ben vedere, a pioggia non sono, visto che ne beneficia una categoria professionalmente determinata.

  10. Mr.Loto scrive:

    Trovo questi dati molto tristi. Purtroppo la passione per la lettura non si può imporre, si può soltanto trasmettere. E chi non ama leggere non potrà certamente mai coinvolgere i propri figli o amici.
    Perfino le imposizioni della scuola mi sembrano sbagliate. io ho sempre amato molto leggere ma i libri che dovevo portare a termine per la scuola erano una vera tortura.
    Oggi sono tutti abituati all’immediatezza, alla velocità delle conclusioni. Il cinema regge ancora con i suoi effetti speciali ed emozioni a basso costo. Eppure nessun film potrà mai portare giustizia al libro dal quale è tratto… perché lì gli effetti speciali sono dati dalla nostra immaginazione e dalla nostra esperienza di vita….

  11. Tituccio scrive:

    @spago Commento interessante il tuo. Il punto non é quanto si legge, ma cosa si legge e come lo si legge.

    @Beatrice Perlustrando blogs, gruppi di discussione e il TuTubo mi sono imbattuto in scritture e discussioni illluminanti. Inoltre la rete mette a disposizione innumerevoli testi classici con ottimi apparati interpretativi, rivelandosi inaspettatamente amica e nutrice del latino, del greco antico, per non dir del tibetano. Non credo che passare ore su Perseus (http://www.perseus.tufts.edu) renda meno, culturalmente, che leggere Thomas Clancy in versione cartacea.

  12. Marilena scrive:

    Aggiungerei che oltre a leggere poco si legge anche male e di scarsa qualità.
    Eppure i libri li trovi in qualunque supermercato anche se non rientrano nei miei gusti e se devo essere sincera nonostante la mediocrità degli stessi hanno un prezzo eccessivamente alto.
    Abbassassero i prezzi, facessero delle promozioni più alte si comprerebbe di più…
    Ma quello che più mi mancano sono le vere librerie dove veramente trovavi di tutto e anche la qualità dei prodotti, manuali introvabili ed il piacere di sfogliarli prima di portarteli a casa come se fosse una ricompensa per il tempo dedicato.

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