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Discorsi sul metodo – 20: Valeria Luiselli

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Valeria Luiselli è nata a Città del Messico nel 1983. Il suo ultimo libro edito in Italia è Volti nella folla (La Nuova Frontiera 2012)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Di solito sono contenta se faccio una pagina. Quindi circa duemila, duemilacinquecento battute, anche se non le conto così nel dettaglio. Dato che alla fine conta la qualità, a volte mi va bene anche fare sette righe, se sono buone. Poi ovviamente le attese cambiano a seconda di cosa si sta facendo. Ora sto scrivendo un romanzo per frammenti, e quindi la quantità diminuisce ulteriormente. L’importante è tenere un passo regolare, cercare di mettersi al tavolo tutti i giorni.

Dove scrivi? Hai orari precisi?

Comincio rigorosamente alle ventuno di sera e vado avanti fino alle tre o quattro di notte. A volte, se ho più energie o sono in mezzo a un momento particolamente importante, anche le cinque. Per scrivere ho bisogno di blocchi di ore considerevoli, ci metto molto a trovare il ritmo, a reinnescarmi. Se mi dai due ore non ci faccio niente, neanche comincio. Sei è il minimo per compicciare qualcosa.

Fai preproduzione o scrivi di getto?

Faccio preproduzione per molto tempo, anche un anno, prima di cominciare a scrivere un libro. Prendo dei piccoli appunti testuali, leggo libri adatti ai temi che penso di affrontare, e quando il momento di scrivere si avvicina faccio anche moltissimi schemi, sebbene poi non li rispetti: la loro funzione è quella di farmi pensare, di farmi vagliare delle ipotesi. Tutto questo però tende a inquadrare più le premesse e il primo sviluppo del libro che il finale o i temi centrali: se ‘‘sapessi’’ troppo del libro, mi passerebbe la voglia di scriverlo. Scrivere narrativa è un’attività che richiede molta forza di volontà, e quindi motivazione alla scoperta, altrimenti non ce la fai mica.

Quante riscritture fai? Tendi giù a buttare giù prima tutto o cesellare passo passo?

Per il libro che sto scrivendo, parlare di cesello sarebbe addirittura riduttivo. Riscrivo ogni parte mille volte, e mille volte ogni frase. È vero però che, per quanto la mia tendenza sia questa, le regole cambiano di libro in libro. Per un romanzo di frammenti è normale procedere così. Il precedente, Storia dei miei denti, l’ho scritto a puntate, come un feuilleton, nell’ambito di un progetto artistico finanziato da un’azienda di succhi di frutta… Sì, davvero: si chiama Zumex, ha una sua collezione d’arte per i dipendenti comprata con i profitti aziendali; uno dei loro curatori mi ha chiesto se potevo fare un testo per il catalogo di un’esposizione. Gli ho detto di no, ma mi sono offerta di scrivere un romanzo per i loro operai. All’inizio hanno fatto qualche resistenza di fronte a un’idea del genere, ma poi è passata: io scrivevo il romanzo a puntate, ogni puntata veniva stampata e distribuita a operai e dipendenti, che facevano un loro circolo di lettura, leggevano ad alta voce, commentavano e criticavano; il file mp3 mi veniva passato e lo ascoltavo prima di scrivere il passaggio successivo.
Mi piace fare in modo che ogni libro che scrivo sia un’esperienza completamente differente, perché trovo che la fase in cui devo impegnarmi per trovare il processo giusto possa concorrere in modo importante al risultato finale.

Scrivi più libri in contemporanea?

No, non ci riesco, anche se a volte scrivo piccole cose, o saggi, collegati al romanzo a cui sto lavorando. Ad esempio adesso, visto che il mio prossimo romanzo avrà come protagonisti dei migranti, sto scrivendo anche un saggio lungo sull’immigrazione.

Carta o computer?

Entrambe, di solito prima carta e poi computer ma capita che si scambino – di nuovo, a seconda del tipo di libro che sto scrivendo.

Tic o rituali per favorire la concentrazione?
Valeria-Luiselli
Una volta non ne avevo. Scrivevo sempre e comunque, ovunque. Ora sono diventata una maniaca. Devo essere per forza da sola e per forza di notte: bevò te’ verde macha, sia per stare più sveglia, che come antiossidante, visto che mentre scrivo fumo. Così tè e sigarette si bilanciano – almeno spero.

Come hai esordito?

Ho pubblicato il mio primo libro, Carte false, sette anni fa: non è che non credevo di pubblicarlo, non credevo proprio che sarei mai riuscita a finirlo. Quindi già finirlo mi ha tranquillizzato: se potevo finirlo, mi sono detta, forse potevo anche pubblicarlo. L’ho allora mandato in giro, come fanno tutti all’inizio. Ho beccato due rifiuti ma al terzo editore me lo hanno preso. Non un percorso troppo accidentato, dunque.

Come è cambiato il tuo modo di lavorare da allora?

Completamente. Come ti dicevo, prima scrivevo ovunque: nei bar,  in giro fermandomi su una panchina, in treno… Ora ho bisogno di stare sola e concentrata, con molte ore davanti. Spero valga solo per questo romanzo e che poi possa ricominciare a rilassarmi un po’.

Le opere che più ti hanno influenzato per quanto riguarda la pratica e il mestiere della scrittura.

Sicuramente La terra desolata, di T.S. Eliot. È il mio libro feticcio, torna sempre a galla in qualche modo, finisce sempre per collegarsi a quello che faccio… Poi direi anche Watermark di Iosif Brodskij, è un testo che quando ho iniziato a scrivere mi ha influenzata molto.

“Esisti” online?

Ho Twitter e mi piace, anche se non sono molto brava a usarlo.

[20 – continua; le precedenti interviste: Hasbún, Li, Cărtărescu, Tierce, Miller, Drndić, Nettel, Lahiri, Sorokin, Pauls, Brizuela, McCarthy, Eggers, De Kerangal, Gospodinov, Vida, Lethem, Carrère, Vásquez, Egan, McGrath, Greer, Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín]

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
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