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Discorsi sul metodo – 22: Lorrie Moore

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Lorrie Moore
, tra i maggiori autori viventi di racconti, è nata a Glens Fals nel 1957. La sua ultima raccolta uscita in Italia è
Bark (Bompiani 2015).

* * *

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Invecchiando, sono diventata indisciplinata. Prima scrivevo tutti i giorni, sempre, era la regola, e se non facevo quattro o cinquemila battute ero molto scontenta. Adesso la vita è arrivata, tutta insieme, e le cose da fare sono così tante che è impossibile tenere una disciplina del genere… Oppure la verità è che posso finalmente permettermi di essere indisciplinata, chissà! In effetti quando leggo di scrittori di mezza età, affermati, che dicono di scrivere tutti i giorni, credo che mentano. Poi in realtà, se guardo bene, vedo che prendo appunti sul mio quadernino tutti i santi giorni, quindi in qualche modo ho continuato a scrivere tutti i giorni anche se non mi do più, come facevo fino a qualche anno fa, un minimo giornaliero di battute.

Dove scrivi? Hai orari precisi?

Mi piace scrivere alla mattina. Prendere il caffè e attaccare. Quando le cose vanno bene, dormo, mi sveglio, prendo il caffè, ricopio le note dal quaderno, scrivo un paio di pagine, le stampo, poi mi vesto, esco, pranzo fuori mentre riguardo le pagine stampate e le correggo, rientro a casa e trascrivo su file le correzioni. Questa è la mia giornata di lavoro ideale.

Fai preproduzione o scrivi di getto?

Faccio dei piccoli schemi, specie riguardo la collocazione degli eventi chiave. Questa cosa deve accadere alla fine, quest’altra in mezzo… Trovo che sia importante perché poi, quando ti lasci prendere dal flusso della scrittura, rischi di dimenticarli o comunque di dargli un peso diverso da quello predefinito. Il che non è per forza un male, anzi nei romanzi spesso bisogna proprio fare così, lasciare che la scrittura ribalti e sconvolga quanto previsto, ma nei racconti non ci si può permettere una simile libertà, nei racconti riusciti c’è sempre un meccanismo abbastanza preciso e lo devi rispettare.

Quante riscritture fai? Tendi giù a buttare giù prima tutto o cesellare passo passo?

Faccio tantissime riscritture in corso d’opera, diverse decine per ogni racconto. Mentre procedo riscrivo e poi ogni volta che rileggo, di fatto, riscrivo.

Scrivi più libri in contemporanea?

Se lavoro a un romanzo sì, perché quando arriva un’idea per un racconto va buttata giù. Le idee per i racconti sono scintille, sono veloci e brucianti e volatili, se non le trascrivi subito le perdi, e una volta che le hai trascritte è opportuno anche portarle a compimento perché puoi perdere comunque, se non l’idea in sé, lo spirito di quell’idea, la sua aura. Quindi in generale sto sempre scrivendo un romanzo e mentre lo scrivo appaiono questi racconti, che poi finiscono per organizzarsi in raccolte: di fatto sto sempre scrivendo due libri in contemporanea.

Carta o computer?

Prendo appunti su carta. Una volta facevo anche la prima stesura su carta. Adesso mi sono abituata a farla direttamente su computer.

Tic o rituali per favorire la concentrazione?lorrie

Evitare distrazioni, specie quelle di tipo informativo. Mai far entrare del rumore di fondo. Ad esempio, una cosa che mi piacerebbe fare ma non faccio è leggere il giornale al mattino. Pessima idea. Ti entra subito roba in testa che non vuoi. Bisogna andare puliti sulla scrittura a mente completamente libera e fresca, e fare il resto dopo. Si può, invece, rileggere quello che si è scritto il giorno prima o studiare e rivedere gli schemi strutturali.

Come hai esordito?

Scrivevo racconti e li pubblicavo in varie riviste, non molto importanti. Quando ne feci una raccolta e cercai un editore, ricevetti molti rifiuti. In effetti, ricevetti solo rifiuti. Ma continuai a scrivere racconti e pubblicarli in giro per riviste. A un certo punto me ne hanno preso uno sul New Yorker e da quando ho cominciato a scrivere lì ovviamente le cose sono cambiate.

Come è cambiato il tuo modo di lavorare da allora?

Non sono né più sicura né meno, per un po’ ho pensato di essere più brava di quello che sono, poi meno, e alla fine non lo sai proprio più, pensi solo a andare avanti. Di certo non apro e non aprirò mai più i miei primi due libri, penso che gli ultimi tre siano meglio – lo spero, almeno.

Le opere che più ti hanno influenzata per quanto riguarda la pratica e il mestiere della scrittura.

Non puoi leggere una cosa fantastica e dire “voglio farla”, perché è gia stata fatta… Non ho mai pensato “voglio scrivere Il grande Gatsby,” no. Credo che la strada giusta sia più pensare cose come “chissà se riesco a beccare questa certa sensazione, a beccarla precisa?”
Al di là di questo, mi piacciono le cose che contengono un misto di commedia e tragedia e tra i miei riferimenti principali, specie come autrice di racconti, ci sono il Decameron di Boccaccio e tutta l’opera di Alice Munro.

“Esisti” online?

Assolutamente no. Non ho capito bene cosa facciano Facebook e Twitter alla testa della gente, ma non mi piace: io le mie opinioni le tengo per me e mi trovo bene così. Già scrivere libri mi pare troppo. Va detto però che YouTube è pura magia. Lì ci passo le giornate, questa è la verità. Soprattutto a cercare canzoni, e poi a saltare da una canzone all’altra. Poi ovviamente c’è il lato della ricerca, i giovani che scrivono oggi non possono sapere che fatica infernale fosse fare ricerca – anche il solo, semplice, fact checking – una volta, prima di Internet.

~

[22 – continua; le precedenti interviste: Énard, Luiselli, Hasbún, Li, Cărtărescu, Tierce, Miller, Drndić, Nettel, Lahiri, Sorokin, Pauls, Brizuela, McCarthy, Eggers, De Kerangal, Gospodinov, Vida, Lethem, Carrère, Vásquez, Egan, McGrath, Greer, Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín.]

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
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  1. […] Segnalo, per i miei “Discorsi sul metodo”, le interviste a Mathias Enard e Lorrie Moore. […]



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