waltersiti

Discorsi sul metodo – 24: Walter Siti

waltersiti

Walter Siti è nato a Modena nel 1947. Il suo ultimo romanzo è Bruciare tutto (Rizzoli 2017).

* * *



Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?



Quando lavoro a pieno ritmo, comincio a scrivere verso le dieci del mattino fino all’una, poi riprendo verso le 15,30 fino alle 19 circa. Di solito arrivo a 4-5 mila battute, a meno che non sia una parte molto difficile (per esempio, teorica o strutturalmente decisiva). Importantissimi comunque sono i venti-trenta minuti che passo a letto prima di alzarmi, quando il controllo cosciente è ancora lasco; è allora che la dose giornaliera mi si chiarisce in testa e qualche frase si forma già.

Dove scrivi? Hai orari precisi?

Scrivo sempre a casa mia, sdraiato sul letto a pancia sotto. Ho provato qualche volta a scrivere in posti belli e rilassanti, tipo un albergo panoramico o qualche casa di amici ricchi, ma non mi viene bene: mi sento in prestito.

Fai preproduzione o scrivi di getto?

Faccio lunghi lavori preparatori (letture, registrazioni audio, sopralluoghi), riempio quaderni di appunti; poi me li rileggo sottolineandoli con colori diversi a seconda del capitolo dove suppongo che ogni appunto mi sarà utile. Poi, per ogni capitolo, stendo delle sinopie su grandi fogli protocollo, coi numeri di pagina dei quaderni interessati; alla fine di ogni giornata di lavoro biffo sul foglio protocollo gli appunti che mi sono già serviti. Un po’ laborioso ma mi dà la sicurezza di non lasciare indietro niente di importante. Naturalmente quando il libro comincia a marciare coi suoi piedi sono molte le cose che invento scrivendo, smentendo le scalette preparatorie. Su una cosa in genere confermo le previsioni iniziali, ed è la lunghezza del libro: mi è necessario deciderlo subito per sapere il ‘passo’ della scrittura, cioè la sua metrica.

Quante riscritture fai? Tendi giù a buttare giù prima tutto o cesellare passo passo?

Non riesco ad andare avanti se le pagine precedenti non mi soddisfano, non metto ‘puntelli’ provvisori. Arrivo così a una prima stesura che mi sembra accettabile ai miei occhi (ma non ancora a occhi estranei). Poi ricorreggo e riscrivo un paio di volte prima di farlo leggere all’editore, e da lì comincia il normale lavoro di editing.

Scrivi più libri in contemporanea?

Scrivo un libro per volta, non ce la farei a mettere la testa su più cose; ho la superstizione di credere che i personaggi di un libro si offenderebbero se li costringessi a dividere la stanza con altri personaggi che non c’entrano niente con loro. Anche se poi, alla fine, tutti i miei libri sembrano capitoli di un mega-libro unico; ma è meglio che io non me ne renda conto mentre li scrivo.

Carta o computer?

Mentre sto a pancia sotto sul letto ovviamente scrivo su un quaderno, già così mi fa male alla schiena; verso le cinque del pomeriggio mi siedo al computer e ricopio il lavoro della giornata, correggendolo un poco.

Tic o rituali per favorire la concentrazione?

Solo spegnere il telefono. Qualche volta ascolto musica o guardo un quadro prima di cominciare. Mai musica durante la scrittura, per carità. Altre manie sono troppo imbarazzanti per parlarne in pubblico.

Come hai esordito?

Ho esordito mandando a Einaudi un romanzo manoscritto di seicento pagine a cui avevo lavorato per dodici anni. Dopo un mese Paolo Fossati mi telefonò per dirmi che gli piaceva; dopo circa un altro mese ho saputo che l’avrebbero pubblicato.

Come è cambiato il tuo modo di lavorare da allora?

Da allora, ho imparato a metterci un po’ meno tempo: sono più consapevole di quel che posso o non posso fare, davanti a quali ostacoli devo fermarmi e girarci intorno. Mi sembra che la mia prima stesura di oggi corrisponda a quella che allora era la terza o la quarta. Scrivo meno su di me e uso più controfigure; la vecchiaia è maestra di sotterfugi.

Le opere che più ti hanno influenzato per quanto riguarda la pratica e il mestiere della scrittura.

All’inizio, certamente Proust (per la struttura) e Dostojevskij (per i dialoghi). Ma anche Flaubert (per lo stile) e Balzac (per la follia). Molto più i classici che i contemporanei. Tra i contemporanei, forse Houellebecq e Easton Ellis. Adesso forse Carrère. Sempre i poeti, da Leopardi a Baudelaire, dalla Dickinson a Pessoa, e Montale e Penna e Saba e Yeats e Sereni e Caproni e Fortini.

“Esisti” online?

Ho un ‘profilo’ Facebook, credo si dica così. Ma mi limito a leggere ogni tanto quel che postano gli amici; non oso scriverci niente perché ho paura di pentirmene già il giorno dopo. Capisco lentamente e non mi piacciono le scritture deperibili.

~

[24 – continua; le precedenti interviste: Laferrière, Moore, Énard, Luiselli, Hasbún, Li, Cărtărescu, Tierce, Miller, Drndić, Nettel, Lahiri, Sorokin, Pauls, Brizuela, McCarthy, Eggers, De Kerangal, Gospodinov, Vida, Lethem, Carrère, Vásquez, Egan, McGrath, Greer, Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín.]

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
Commenti
Un commento a “Discorsi sul metodo – 24: Walter Siti”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Tornano i Discorsi sul metodo, edizione “venerati maestri”. Si comincia con Siti. […]



Aggiungi un commento