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Discorsi sul metodo – 29: Sandro Veronesi

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Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. Il suo ultimo libro è Cani d’estate (La nave di Teseo, 2018)

* * *

 

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non funziona così, per me. Io prendo quello che viene, quando viene e quando posso permettermi di raccoglierlo.

Dove scrivi? Hai orari precisi?

Scrivo in soggiorno, come ho sempre fatto, principalmente di mattina, quando i bambini sono a scuola. Ma quando è necessario anche al pomeriggio, mentre loro fanno i compiti, o giocano alla PlayStation o guardano la TV.

Fai preproduzione o scrivi di getto?

Né l’uno né l’altro, mi viene da dire. Lascio incubare. Lascio che le cose da scrivere si segnalino da sole con la loro perseveranza, che a un certo punto diventa urgenza.

Quante riscritture fai? Tendi giù a buttare giù prima tutto o cesellare passo passo?

Nessuna riscrittura. Passo alla pagina successiva solo quando quella corrente va bene. A volte sembra che stia fermo, ma non è così, sto solo aspettando la parola giusta per andare avanti.veronesiape_2613632_304633

Scrivi più libri in contemporanea?

È già tanto se ne scrivo uno alla volta.

Carta o computer?

Computer.

Tic o rituali per favorire la concentrazione?

Nessuno.

Come hai esordito?

Sono passati trent’anni, non me lo ricordo neanche più. Ho mandato manoscritti in giro, questo lo ricordo, che non sono stati accettati. Finché Theoria, qui a Roma, ha accettato il mio primo romanzo, che poi era il terzo con cui ci provavo.

Come è cambiato il tuo modo di lavorare da allora?

Be’, allora scrivevo a macchina. Correzioni a penna, riscrittura, un casino. Ora scrivere è più facile, per cui è più difficile – nel senso che facendo meno fatica si rischia di rilassarsi. Cosa che non va d’accordo con la ragione stessa per la quale io scrivo. Io scrivo per agitarmi, non per rilassarmi.

Le opere che più ti hanno influenzato per quanto riguarda la pratica e il mestiere della scrittura.

I libri di Samuel Beckett e quelli di Thomas Pynchon. Poiché una sintesi tra questi due autori è impossibile, sono i garanti della mia originalità.

“Esisti” online?

Esisto su Twitter. Ma ora me ne andrò. Inoltre c’è un mio sito perennemente in costruzione, che non verrà finito finché non avrò capito a cosa possa servire.

[29 – continua; le precedenti interviste: Magrelli, Mari, Moresco, Maraini, Siti, Laferrière, Moore, Énard, Luiselli, Hasbún, Li, Cărtărescu, Tierce, Miller, Drndić, Nettel, Lahiri, Sorokin, Pauls, Brizuela, McCarthy, Eggers, De Kerangal, Gospodinov, Vida, Lethem, Carrère, Vásquez, Egan, McGrath, Greer, Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín.]

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
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