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Come distruggere un partito e una comunità di militanti, sbattersene delle regole democratiche e degli elettori, senza il minimo senso di responsabilità, e continuare a pensare di avere ragione perché gli altri non ti hanno capito

di Christian Raimo

Il paesaggio politico dopo il 4 marzo è quello di una partita a scacchi giocata con i soldatini. L’idea di aver liquidato ogni forma di riflessione politica nella comunicazione e la comunicazione al presenzialismo ha ridotto il Pd, il M5s e il centrodestra a un antagonismo muscolare ma in nome di non si sa che. Se ne rende conto anche chi ha creduto al bisogno di un rinnovamento radicale della classe politica.

Oggi, in nome di cosa uno dovrebbe stare dalla parte di Matteo Renzi? Di Luigi Di Maio? Di Matteo Salvini? In nome di cosa dovrebbe osteggiarli se non per l’antipatia personale? E faccio giustamente i loro nomi e cognomi, perché i partiti che dovrebbero rappresentare spesso non sono nemmeno le ombre che proiettano.

Matteo Renzi aveva una possibilità di salvare il suo partito dal lento suicidio verso il quale sembrava averlo accompagnato: lasciando che la direzione convocata per il 3 maggio per discutere della possibile alleanza di governo con il Movimento cinquestelle elaborasse quantomeno un pensiero che non fosse l’ennesima campagna elettorale in miniatura, condotta fuori tempo massimo in nome di risentimenti privati e rivalse personali. Con la sicumera di chi non solo non accetta ma nemmeno riconosce le sconfitte, e figuriamoci se comprende le ragioni, Renzi quest’ipotesi l’ha buttata alle ortiche.

Non si è reso conto che la struttura del partito non era il suo nemico, ma l’unica arma che aveva conto il populismo di Di Maio e di Salvini. E che i suoi nemici veri sono i suoi, i suoi accaniti sostenitori, i renziani, più realisti del re, che non lo avvertono di questo rischio evidente, a loro volta accecati dall’idea di essere legati a una guida e inconsapevoli di essere dei lemming, come già dovrebbero aver visto nella scelta delle candidature per il 4 marzo.

Il segretario reggente Maurizio Martina ha dichiarato, 18 ore dopo l’intervento di Renzi a Che tempo che fa nel quale sbugiardava ogni impegno e misconosceva ogni ruolo e ogni dialettica interna al partito, che in queste condizioni non si può guidare il partito. A ogni presa di coscienza, persino di chi subisce questo genere di umiliazioni pubbliche, continua sempre a mancare un pezzo: il senso della realtà. In queste condizioni non esiste un partito, la leadership renziana ha distrutto un partito che era una comunità politica, e insieme sta polverizzando anche la comunità politica di militanti e di elettori che si riconosceva nei valori persino minimali della sinistra: la democrazia, la solidarietà. Di fronte alle sconfitte – elezioni, referendum – Renzi e i suoi seguaci continuano a dire, di fatto: gli italiani si sono sbagliati a votare. La prossima volta ci penseranno meglio.

E per questo, per questi impulsi di affermazione fine a se stessa – i programmi sono fogli bianchi da poter riscrivere ogni giorno, e persino gli universi valoriali sono imperscrutabili ormai – che si riandrà alle elezioni a breve. E i prossimi mesi saranno saturati da dibattiti sfiancanti che sarebbero noiosi perfino come deja vu: la legge elettorale, le riforme istituzionali, impalpabili emergenze.

Si andrà alle elezioni, Renzi fonderà un suo movimento – chiamato Avanti o chissà come, sulla falsariga di En marche di Macron – oppure deciderà di restare ancora nel Pd. Tanto arrovellarsi strategico che alla fine dei conti non avrà nessun rilievo. Il centrosinistra prenderà meno del 15 per cento, sarà ininfluente. E anche se andasse al ballottaggio, in una nuova legge elettorale a dopo turno, come è successo in Francia, europeisti istituzionali contro le orde populiste, Renzi perderà, e perderà male. Come è successo al referendum.
Sembra che il cadavere che aspetta che passi è il suo. Il problema è che ha già fatto il giro tre volte.

Commenti
22 Commenti a “Come distruggere un partito e una comunità di militanti, sbattersene delle regole democratiche e degli elettori, senza il minimo senso di responsabilità, e continuare a pensare di avere ragione perché gli altri non ti hanno capito”
  1. leonardo ceppa scrive:

    minima moralia. titolo adorniano. blog di disinformazione faziosa.

  2. Sergio Falcone scrive:

    Vado subito alle conclusioni. Il male assoluto è l’egoismo.

  3. asd scrive:

    oltre alle colpe di Renzi però non dimentichiamo quelle di chi continua a votare PD, in 5 anni in Francia il Partito Socialista è passato dall’eleggere Hollande al prendere il 6%
    se il PD prenderà anche solo il 15% o giù di lì vuol dire che a quegli elettori Renzi va benissimo e meritano di finire nella fossa insieme a lui

  4. Sergio Falcone scrive:

    Ego per ego
    Corriere della Sera, Martedì 01 maggio 2018

    di Massimo Gramellini

    Di Maio accusa Matt-ego Renzi di avere un ego smisurato. Renzi non ha potuto rispondergli perché era impegnato a farsi un selfie davanti allo specchio. Eppure, quanto a ego, non scherza neanche il capo di Raggi di Sole e tutte le altre Stelle, che pretende di sottoporre contratti a chiunque senza allearsi con nessuno: al potere vuole andarci da solo, con gli amici della Casal-ego Associati. Poi c’è l’ego a lunga conservazione di chi, in un raro sprazzo di umiltà, prima di entrare in politica commissionò a una sua rivista il seguente sondaggio: è più popolare Berlusconi o Gesù Bambino? Gesù Bambino si dovette accontentare della vicepresidenza, lo stesso ruolo a cui adesso Matt-ego Salvini vorrebbe relegare lui. Il leader della L-ego, un apostrofo verde tra le parole m’amo, ha postato ieri su Facebook la carta del due di picche per illustrare l’alta considerazione in cui tiene gli avversari, alleati compresi.

    Un tempo l’ego arroventato era un prerequisito per entrare in politica. Ora lo è diventato per non uscirne. Appaio più indispensabile se minaccio di andare alle elezioni per avere il governo o se minaccio di andare al governo per avere le elezioni? Se resto zitto e li lascio parlare di me o se ricomincio a parlare di me proprio quando si erano illusi che restassi zitto? Però l’algebra politica ha regole ferree: Casal-ego per Silvi-ego diviso Matt-ego al quadrato uguale Gentiloni premier a vita. Qui lo dico e qui lo ego.

  5. Ada scrive:

    Perfetta analisi di una situazione tragica. Certo che si deve tornare al voto.
    Mai avrei immaginato di dover passare di qui, e si che ne ho viste nei miei 82 anni di vita.
    Comunque, BASTA. Q3uesta volta il mio voto non l’avrà nessuno
    E lo dico cuore che sanguina.

  6. Giorgio scrive:

    Mah,boh, e che ve devo dì. c’avete tutti ragione.renzi levete de mezzo mo tocca a qualcun’altro

  7. Simone scrive:

    Quando la minoranza cercava in ogni modo/mezzo di sovvertire le decisioni della maggioranza in quel caso le regole democratiche erano rispettate?

  8. disorganico scrive:

    però raimo,
    lei non è, a quel che sappiamo, un elettore del partito democratico. dichiaratamente.
    questo non le impedisce come è ovvio di intervenire in una discussione politica, è chiaro.

    ma capirà che l’ex segretario renzi persegue quella che ritiene la linea più adeguata per la SUA parte politica. e tra i militanti democratici l’avversione (politica) verso il partito di casaleggio (una formazione-azienda politicamente ai limiti del ridicolo, sui cui danni, purtroppo, e lo dico da lettore assiduo di questo blog, non ho letto molti approfondimenti. non qui) è molto diffusa e radicata.

    quindi per descrivere il suo intervento, raimo: è come se io – poniamo che sia un elettore dichiaratamente di sinistra con un blog o uno spazio dove esprimermi – scrivessi un articolo per criticare come la laeadership di berlusconi in forza italia sia carismatica e indiscutibile.

  9. Rita scrive:

    La verità è che si usano sempre due pesi e due misure, a seconda della convenienza. Vediamo il fuscello negli occhi degli altri e mai la trave nel nostro. Simili analisi, come diceva De Andre’quando non si può dare cattivo esempio perché ridotti ad un prefisso telefonico, sono determinate, a parlare decentemente, solo dalla rabbia/invidia di aver perso il controllo di un partito che si riteneva “cosa nostra”. E come può l’usurpatore avere il coraggio di parlare? E come possono i militanti pensare di essere nel,giusto riconoscendo la leadership di Renzi? Stiamo scherzando? Muoia Sansone con tutti i filistei per far risorgere la sinistra “quella vera”. Qualcuno dica a tutti costoro che fare politica guardando il retrovisore fa andare a sbattere contro un muro.

  10. Virginia Less scrive:

    Sull’ego abnorme e l’incapacità di autocritica “non ci piove”.
    E non c’è dubbio che ieri sera Renzi abbia mostrato in che conto tenga la “democrazia interna” del partito.
    Di più: ha chiarito anche di ritenere assai stupidi gli elettori del PD.
    I quali, a suo dire, avrebbero dovuto mandare giù la mal(issimo)fatta riforma costituzionale (solo) per ottenere il ballottaggio nella legge elettorale collegata. Ma a questo fine, semplifico il discorso, non era neppure necessaria l’abolizione del senato, bastava attribuirgli ruoli specifici, come in altri paesi, e non il voto di fiducia al governo.
    Ciò detto, e molto d’altro tralasciato, la conclusione “operativa” anticipata/imposta dal ducetto mi sembra tuttavia l’unica possibile: il PD non può sostenere un governo guidato da Di Maio, controllato da Casaleggio , eccetera.
    Deve invece riflettere, e molto, per comprendere i suoi errori e rinnovarsi a fondo: uolo per cui Renzi non è di sicuro adatto.

  11. asd scrive:

    la sinistra del prefisso telefonico non arriverà da nessuna parte guardando all’indietro però pure quelli che guardano avanti continuano ad andare a sbattere contro i muri
    Renzi ha preso un partito al governo e l’ha portato al 18%, ma de che stamo a parla’?

  12. Luigi scrive:

    Quanti consigli non richiesti, quanta propaganda faziosa. Nemmeno i social li sapeste usare solo voi. Ciucciatevi il partito srl senza nemmeno votare il bilancio.

  13. sergio petrollini scrive:

    Sergio . Rimane aperto, il forno con il Pd, soprattutto dopo le dichiarazioni di Martina di qualche ora prima. “Le sue parole – ha detto Di Maio – vanno nella direzione di un’apertura, noi ci siamo sui temi per firmare un contratto di governo per il cambiamento del Paese, ma non rinunciamo ai nostri temi”. Il leader Cinque Stelle si è detto disponibile a incontrare i vertici del Pd quanto prima per capire se ci sono le condizioni programmatiche per mettere in piedi una trattativa che porti alla stesura e alla firma del contratto di governo. Contratto che, ha ribadito, “dovrà comunque essere ratificato dai nostri iscritti sulla piattaforma Rousseau”.

    Pur riconoscendo che “M5s e Pd, così come M5s e Lega, sono forze tra loro alternative”, Di Maio ha sottolineato come le condizioni politiche impongano di trovare degli accordi per dare un governo al Paese. Infine ha chiarito che “se fallisse questo tentativo con il Pd, noi siamo per tornare al voto, non siamo disponibili a governi tecnici o istituzionali”.io credo che se il PD si adattasse alle esigenze di poltrone da parte di alcuni suoi dirigenti subirà come prevedibile la scissione da parte dei Renziani e la perdita di oltre metà dei rimanenti stoici e convinti votanti e tesserati.il popolo ha votato ed adesso se li tengano i loro beniamini illusionisti senza dottrina alcuna ma solo antitutto.no a compromessi suicidi.La sua analisi sig.Raimo è palesemente dettata dall’antirenzismo tipico de m 5s e si chiede buonsenso al PD di sostenere un governo di antagonisti politici che hanno trasformato la tenzone politica in una campagna infamante e denigratoria nei confronti di esponenti del PD ed altri che non siano della stessa opinione.il m5s della Casaleggio &associati srl èil possessore delle ricette e della verità e per tempo ha depositato la lista dei giusti presso il quirinale dicendo che avrebbe governato da solo.allora adesso lei che non ha espresso una sua opinione chiara in merito almeno in modo palese mi dica come deve svilupparsi il prosieguo della telenovela.grazie comunque del vostro blog.

  14. maurizio scrive:

    Di nuovo perfettamente d’accordo con Raimo. L’ultimo politico degno di questo nome, almeno per me, e cioè: Marco Pannella negli ultimi anni della sua vita politica e personale dichiarava che questi politici, questa classe politica era “capace di tutto” e lui conosceva meglio di chiunque altro la cosiddetta “prima repubblica”. Lascerei da parte le misurazioni dell’ego o altre valutazioni personali. Il degrado del concetto di politica è arrivato al minimo. Oltre questo minimo i pericoli sono seri e forse neanche immaginabili adesso. La politica deve essere , e non lo è mai stata, la” tecnica regia” come la definiva Platone e non questo avanspettacolo di sub-ego, siano politici, siano giornalisti e il sottobosco che gravita, come è sempre stato in questo paese, intorno al potere. Qui di smisurato c’è solo il disgusto che viene provocato.

  15. sergio scrive:

    raimo centra perfettamente il punto. l’antirenzismo, così come l’anti salvinismo o simili non c’entra nulla. in gioco c’è la tenuta di un modello democratico che se non è fondato sui partiti quali comunità democratiche rappresentative di istanze sociali e mediatrici di interessi, è un modello ormai superato, fallito. ma il superamento non è gratuito: sarà ricco di guai. renzi avrebbe potuto in parte evitarlo, ma ha deciso di proseguire per la sua strada: la demolizione della sinistra. tutta. nessuno escluso

  16. Marco Antoniotti scrive:

    In realtà uno dei problemi principali di Renzi è di trovare i soldi per rilevare il marchio “In Marcia!”. Al momento è di proprietà dell’associazione dei macchinisti ferroviari 3:) 3:) 3:)

  17. Marco Antoniotti scrive:

    Comunque anche Pannella fu capace di tutto. Ed anche la Bonino.

  18. Riccardo scrive:

    Solo Renzi era il problema del PD… Il partito erede di chi aveva privatizzato tutto e ci aveva fatto entrare nella gabbia dell’euro… Renzi mi pare che sia solo l’ultimo capitolo di un libro horror scritto già 40 anni fa.

  19. Teresa arias scrive:

    È incredibile, tutto quello che ha toccato, ha distrutto…..i

  20. rena scrive:

    L’articolo parte con una premessa, l’analisi di tre leaders che da soli rappresentano i loro partiti, tre leader perciò autoreferenziali, ma è solo una critica a Renzi, degli altri due non c’ traccia nell’articolo, cos’era solo un altro modo per depistare e fare solo un’informazione faziosa?

  21. Per tornare a compattare il partito e tornare a vincere ci vuole una fifondazione e vedo nel lavoro di Zingaretti , che ha portato al successo il PD nel Lazio , la via per tornare a essere il PD del futuro prossimo

  22. Persio Flacco scrive:

    Il PD era già maturo per un Matteo Renzi. Altrimenti non avrebbe accolto come suo duce uno con un pensiero politico fatto di slogan che come biglietto da visita presentava la Leopolda.

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