lea-castanie-irQ74aUdmjY-unsplash

Come sono diventato scrittore: “Breve storia del mio silenzio” di Giuseppe Lupo

Giunto finalista all’ultima edizione del Premio Strega con “Breve storia del mio silenzio” (Marsilio), Giuseppe Lupo dopo aver sviscerato nei precedenti otto romanzi le storie degli altri, stavolta ha deciso di raccontare sé stesso, la sua famiglia, il passato, le parole imprigionate, senza dimenticare la terra d’origine, quella Basilicata arretrata ma molto meno di un tempo.

In questo suo “Lessico famigliare” ritroviamo il percorso formativo, il magma nascente del futuro scrittore, a cominciare dal bambino che alla prima difficoltà smette di parlare, al ragazzo che studia e dopo il liceo lascia i genitori per emigrare a Milano, non per lavorare nelle fabbriche come gli zii, ma per fare l’università. Prima di arrivare a questo ci sono momenti incancellabili dalla sua memoria, come ad esempio i “paradigmi olfattivi” dei nuovi prodotti provenienti dal Nord: il Dixan, il Victor, il Prep (in estate), il Vicks (in inverno), ma anche l’odore di scuola che “restava impresso sulle giacche di mio padre o tra i capelli di mia madre”. E quello della carta stampata, che il piccolo annusa entrando furtivamente nel bugigattolo di suo padre, lo “studio”.

Due le date imprescindibili nella sua crescita: il 21 luglio 1969, lo sbarco sulla Luna, seguito dalla tv con attenzione e incredulità. E il 23 novembre 1980, il terribile terremoto dell’Irpinia, quando l’Appennino ebbe “un’improvvisa fretta di svegliarsi, scuotersi dal sonno e mettersi a tremare”. Da quel momento termina l’epoca del ragazzo e comincia quella dell’uomo. Un anno dopo si ritroverà da solo nella piccola stanza di un collegio, alla periferia di Milano, per studiare alla Cattolica, ma anche per battere forsennatamente su una vecchia macchina da scrivere e accarezzare il sogno di diventare scrittore.

Chiunque ci ha provato, ha sperimentato l’asfalto duro della strada e l’aria soffocante, le attese lunghe come treni che non giungono mai, e quando arriva una risposta è laconica, inesorabile, poche righe standard che lasciano la bocca amara, e una risposta più dettagliata è solo una magra consolazione.

Charles Bukowski scrisse una mirabile poesia in proposito, in cui invitava tutti gli aspiranti scrittori a non farlo, non provare, “Don’t Try”, con l’intenzione precisa di non generare illusioni nei ragazzi che sognano di diventare scrittori. Moltissimi credono che scrivere un romanzo sia facile come bere un bicchiere d’acqua, e invece è la cosa più complicata del mondo. Puoi avere in testa la storia più bella e tradurla sulla carta in maniera orrenda, oppure il contrario. Scrivere con grande finezza, ma non avere una storia da raccontare.

Ecco il nostro autore che s’imbatte in questo mondo folle di pazzi e mecenati, e nonostante le difficoltà incontrate, non molla. Ammirevole la sua caparbia ostinazione nel cercare un editore o chiunque possa aiutarlo nella realizzazione del suo sogno. Muovendosi in una città che non conosce bene, grigia per gran parte dell’anno, indifferente ai suoi abitanti, animata da tram, cartelloni pubblicitari e dove un canalone d’acqua può diventare il Mississippi.

Ogni giorno compra il giornale e s’informa sulle presentazioni dei libri, non se ne perde una e di solito si mette in ultima fila, aspettando la conclusione. Poi svelto e anche un po’ rozzamente, si avvicina ai relatori di turno. Riesce così a entrare in contatto con molti scrittori affermati della sua epoca: Giuseppe Pontiggia, Alberto Bevilacqua, Carlo Castellaneta, Daniele Del Giudice, Gianni Celati, Sebastiano Vassalli.

A ciascuno chiede se ha voglia di leggere un suo scritto, ma ognuno trova un pretesto per scansarlo: chi sta male, chi non ha tempo, chi sta morendo.

Ma lui non demorde e un giorno ha la faccia tosta di importunare perfino Giulio Einaudi, che gli dice a bruciapelo e anche in tono scocciato: “Lo sa che per ottenere un colloquio con me occorre fare anticamera?”

Solo un vecchio scrittore e critico letterario, Raffaele Crovi, che all’epoca possedeva una piccola casa editrice, Camunia, accetterà il corteggiamento, ma passeranno degli anni prima di riuscire a convincerlo con un “progetto” interessante. Alla fine, dopo innumerevoli telefonate e rinnovate bozze di romanzo, riuscirà a pubblicare.

Con la pioggia in sottofondo, a corto di parole per la commozione, confesserà a suo padre: “Ne è valsa la pena”. E il padre confermerà quelle sue parole, lui che non ha avuto le stesse possibilità e nell’affermazione del figlio avverte una specie di risarcimento, tipico della generazione del dopoguerra, riversare sui figli desideri inappagati e sogni delusi.

Molti i punti toccati dal romanzo: la solitudine, l’incomunicabilità, le radici, la lontananza. E due elementi chiave, a fare da colonna sonora all’intera vicenda: il silenzio e l’acqua.

Il silenzio rappresenta tutto quello che rimane chiuso dentro ciascuno, impedisce qualunque avanzamento e simboleggia il fallimento. Dapprima l’incapacità di parlare, poi l’impossibilità a pubblicare e quindi a comunicare al mondo le proprie storie.

L’acqua offre invece una prospettiva di miglioramento, una spinta in avanti, la speranza, il raggiungimento dei propri scopi, e anche una sorta di portafortuna. È sull’acqua la sede della sua casa editrice, è sui Navigli di Milano che cercherà la via giusta da seguire, e sarà con la pioggia che annuncerà a suo padre di esserci finalmente riuscito.

Insomma, oltre a un romanzo di formazione, ci troviamo davanti a un manuale pratico di iniziazione alla professione di scrittore, dove il protagonista ci svela candidamente i suoi autori preferiti, i libri che legge e anche quelli che non legge, i film che vede al cinema, i luoghi di Milano più vicini all’America e i posti in cui scorre più “acqua”.

(Foto)

Pierluigi Lupo (Napoli 1971), vive a Roma dall’età di sei anni. Appassionato di scrittura e letteratura, negli ultimi anni ha pubblicato storie d’amore su “Confidenze” e “Confessioni Donna”. Attualmente collabora con “Donna Moderna” occupandosi di cultura e spettacolo, recensisce libri per “L’Indice dei Libri del Mese”, “Minima&Moralia” e sogna di pubblicare un romanzo.
Aggiungi un commento