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Dove succedono le cose

Questo pezzo è stato parzialmente pubblicato su D – la Repubblica. Illustrazione di Andrea Bruno.

Gli aerei come filo conduttore di una storia, e gli aeroporti come frontiera che separa o che avvicina. Dipende dalla prospettiva. Scritto dal cantautore Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e disegnato dal fumettista Andrea Bruno, Come le strisce che lasciano gli aerei (Coconino Press, verrà presentato il 5 ottobre a Ferrara al Festival di Internazionale) è un fumetto estremamente lirico e contemporaneo che accade in cinque giorni, tra febbraio e marzo del 2011, e nelle vite di tre ragazzi, Micol, Rashid e Rico. Ha dentro molto struggimento, e la capacità e il coraggio di affrontarlo, una sua strana bellezza (nei testi, nei disegni e nell’equilibrio dei due) e alcuni tentativi di amore che sono amore anche quando incompiuti o interrotti. A contestualizzare il tutto c’è la cronaca degli sbarchi clandestini, con la loro doppia natura di approdo e fuga, i phone center e gli aeroporti.

“M’interessava soprattutto l’idea delle partenze”, dice Brondi, “dei cambi geografici come se si cercasse di fuggire da un’epoca, del desiderio di delocalizzare la propria vita. È una cosa che c’è sempre stata e ha a che fare con i moti dell’anima. A me interessava raccontarla parlando di un fatto di cronaca e di cinque giorni reali, che in poco più di un anno semplicemente hanno smesso di essere attualità”.

Gli aerei sono nel titolo e nei disegni.

Sono il filo conduttore della storia. Cominciavo a vederne sempre di più. Se ci fai caso, in qualsiasi libro fotografico trovi immagini di aerei. E cominciano ad avere una quantità di significati. Così come gli aeroporti, che sono le nostre vere frontiere: ti perquisiscono, vogliono vedere i documenti, decidono dove puoi stare e dove no. Dicono che non ci sono frontiere in Europa, e non è vero.

A un certo punto del fumetto c’è Philippe Petit, in bilico tra le Twin Towers.

Mi piaceva l’idea che ci fosse quel fotogramma lì. È entrato a far parte dell’immaginario comune, e sposta la prospettiva da luogo urbano a dimensione dell’anima. L’arte del funambolismo in sé ti sposta la prospettiva. Il lavoro di Petit è difficile da spiegare, indecifrabile, ma lì in bilico tra i palazzi con il vento mi sembrava stesse nella stessa posizione scomoda che hanno i tre personaggi. Alla fine questa è una storia che ha a che fare con il realismo più quotidiano, ma anche con l’immaginario, e che ha i suoi momenti di surrealtà in un cielo pieno di aerei e nel metaforico equilibrio tra palazzi.

Micol alla fine delle storia si chiede dov’è che succedono le cose. Dove succedono?

Succedono dove sei tu in questo momento. Dove ti predisponi a farle succedere e ti metti allo sbaraglio. Dicevano i CCCP: ogni posto è quello giusto, non Berlino ma Carpi e l’Emilia, la situazione è eccellente.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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