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Dritto al cuore di Luca Di Bartolomei: guardarci indietro per andare avanti

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Photo by Velizar Ivanov on Unsplash

di Federico Vergari

Si intitola Dritto al cuore. Il sottotitolo è Armi e sicurezza: perché una pistola non ci libererà mai dalle nostre paure, ed è uscito per Baldini + Castoldi. La libreria Feltrinelli della stazione di Firenze Santa Maria Novella lo tiene (e rimpolpa le copie quotidianamente) nella sezione “Politica” ma – ci fosse – dovrebbe trovarsi di diritto in prima fila nello scaffale “Da leggere, senza storie”. Si tratta del libro di Luca Di Bartolomei edito da Baldini + Castoldi che proprio in questi giorni è andato in ristampa.

Ho pensato molto, mentre lo leggevo, a come avrei definito Dritto al cuore e alla fine ho maturato la decisione di dire che è un libro che obbliga. Anzi, che ci obbliga. Tutti.

Ci obbliga prima di tutto a voltarci indietro e a fare i conti non col nostro passato, ma con la nostra storia. Perché è conoscendo la nostra storia (di individui, di cittadini e di popolo) che possiamo guardare avanti se non con fiducia almeno con spirito critico verso il domani. Leggi come: per provare a cambiare qualcosa.

E poi ci obbliga a osservare da lontano (quindi con la calma e la tranquillità del caso) il nostro paese e la nostra realtà. A prendere – con le equilibrate distanze che un libro di poco più di cento pagine sa dare – le misure della realtà. A capire che chiuso quel volume, si apre davanti a noi un Paese reale ed enormemente complesso.

Due momenti privati che non c’entrano nulla, almeno apparentemente, con il libro ma ai quali ho pensato ininterrottamente durante la lettura. Il primo. Fu su Twitter, attraverso un messaggio privato, che parlai con Luca per la prima volta. Non ricordo bene come andarono le cose, ma finimmo col parlare di suo padre, Agostino. Mi ricordo che gli dissi questo: che l’unica volta che ho visto mio padre tradire un’emozione, con gli occhi lucidi – almeno davanti me – fu il giorno della morte di Agostino Di Bartolomei.

Il secondo momento riguarda mia nonna e un mio cugino. Mia nonna è morta meno di un anno fa e mi raccontava spesso, ogni volta che l’andavo a trovare, di quando entrò nella camera ardente di Rolando, suo nipote. Mio cugino era un poliziotto e cadde in un attentato delle BR (era il 14 febbraio 1987, Via Prati di Papa, Roma). Nonna Lucia mi diceva sempre la stessa cosa, indicando la cornice con la foto di Rolando.“Non era lui. Era diverso. Gli avevano ricostruito la faccia. Era finto. L’ho pure toccato. Vedi Federì, il mondo è brutto, la gente si spara, si vuole male, s’ammazza”.

Tutto questo lo sto raccontando perché credo che ogni famiglia funzioni, in certi momenti della sua storia, come uno specchio retrovisore; e come questo abbia un angolo cieco. Un punto preciso in cui perdi il contatto con quello che arriva da dietro e se c’è qualcosa che ti sta raggiungendo rischi di non vederla e di rimanerne travolto. Ecco, Dritto al cuore è per me uno strumento per vedere meglio dietro di noi, per riconoscere il proprio passato e usarlo per costruire un futuro migliore.
Ci obbliga a voltarci indietro, come scrivevo all’inizio.

Luca Di Bartolomei scrive in maniera semplice e veloce. Direi quasi smart se non fosse un termine – seppur bello e indicativo – fin troppo abusato. L’autore fa una cosa che la discussione civile e politica non fanno (o fanno troppo poco). Porta dei numeri. Ne parla, li usa e li comunica. Fino a prova contraria, il saper capire i numeri e il saperli spiegare rappresentano l‘unica grammatica con cui poter leggere e interpretare il mondo. E di dati sulle armi, soprattutto in Italia, Luca ne dice tanti. Cita fonti, analizza e commenta. Insomma fa tutto quello che ci si aspetta di trovare in questo libro. Ma non solo, lo fa dannatamente bene. Così bene che al lettore non potrà non salire la rabbia a immaginare ridotto così il Paese in cui stiamo vivendo e in cui diventeranno adulti i nostri figli.

Di Bartolomei si fa anche tante domande e si chiede e ci chiede: Voi ve la sentireste di diffondere più armi in un Paese che ha già una criminalità organizzata radicata sul territorio? E vi sentireste più sereni circondati da giustizieri della notte? E poi snocciola crudissimi dati che sviluppano una fotografia indecorosa della situazione attuale. Uno su tutti, quello che mi ha disgustato di più: in Italia c’è una pistola ogni 8,7 abitazioni.

Ecco, adesso fate un esercizio: pensate a quanti appartamenti ci sono nel vostro condominio, oppure nel palazzo dove lavorate o quante abitazioni si trovano sopra la testa della casa di vostra madre che vive al primo piano. Ora rispondete ad alta voce a questa domanda: quante pistole ci sono a pochi metri da me? E mi sento più al sicuro conoscendo questo numero? Se la risposta è negativa e se adesso siete spaventati e impauriti, sappiate che non siete i soli.

Il punto attorno a cui ruota tutto il lavoro è estremamente attuale ed è questo: rendere più permissiva la legge sulla legittima difesa rischia di alimentare una spirale di giustizia fai da te, favorendo la comparsa di tanti giustizieri, soldati mancati, pronti a sparare alla prima occasione utile, se non in cerca (particolare più pericoloso e raccapricciante) della prima occasione utile. E soprattutto nasconde la preoccupante perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato quale garante e custode della nostra sicurezza.

Luca Di Bartolomei dimostra in queste pagine come la realtà sia spesso molto diversa da come la percepiamo, anche sull’onda di quello che i media ci propongono. Si parla – nel libro – di paura aumentata grazie all’utilizzo manipolatorio di notizie false. Quello che dovremmo fare è invece capire le nostre vere paure e smascherare l’inganno che ci spinge a dare una risposta sbagliata a un problema reale.

Non risolverà il problema, ma Luca Di Bartolomei questa battaglia la combatte in prima persona, mettendoci la faccia, mettendoci la sua storia e senza aver paura di usare l’arma più potente a sua disposizione. La parola.

Commenti
Un commento a “Dritto al cuore di Luca Di Bartolomei: guardarci indietro per andare avanti”
  1. Pietro scrive:

    In svizzera di armi, non contando i fucili mitragliatori nelle mani dei riservisti di leva dai 20 ai 30 anni, ce ne sono 28 ogni 100 abitanti, quasi 1 ogni 3.
    Eppure in svizzera dormono sonni tranquilli
    E hanno un tasso di omicidi INFERIORE a quello dell’italia (trova tranquillamente i dati, non sono certo un mistero).

    Il libro di Di Bartolomei asserisce che in italia i porti d’arma starebbero aumentando ma al contempo gli omicidi calano, quindi, per primo, contraddice l’assunto che “più armi da fuoco, più morti”.

    Di Bartolomei non risolverà il problema semplicemente perché scegliendosi solo i dati che confermano una tesi preconcetta non si va lontano.

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