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“È dura essere amati da dei coglioni”

Questo breve racconto è uscito ieri sul “Fatto Quotidiano”, che ringrazio. Non ha un gran valore letterario. Scrivendolo, mi auguravo che la forma narrativa potesse servire giornalisticamente a evidenziare qualche contraddizione di questi giorni. 

Siamo tutti Charlie?

Maurizio Bianchini, cinquantacinque anni, insegnante di matematica, vide il giovane magrebino sollevarsi dal sedile di fronte, allontanarsi e poi svanire verso la coda del convoglio. Alberi. Capannoni. Campi verde smeraldo sotto un cielo completamente sgombro. L’Eurostar attraversava il cuore della Lombardia come un bisturi di luce. Bianchini fissò il borsone di tela che fino a qualche attimo prima il ragazzo aveva tenuto sulle ginocchia. Il freddo improvviso alle tempie. Soltanto dopo la statistica veniva in tuo soccorso. Ogni giorno in Italia viaggiavano sui treni tre milioni e mezzo di persone. Negli ultimi vent’anni, in tutta Europa, i morti per attentati di matrice islamica erano stati trecento. Bianchini non riusciva a staccare gli occhi dal borsone. Peggio di quando vedeva Sasha Grey scopata da otto uomini sullo schermo del suo Mac. Considerò l’ipotesi che stessero per saltare in aria. È più facile che io vinca due volte di seguito al Superenalotto, calcolò. Ma che cos’erano il calcolo, la razionalità, se non il metodo della pazzia che in quei giorni contagiava tutti quanti?

“È  dura essere amati da dei coglioni”, disse Allah da una nota vignetta di «Charlie Hebdo».

“Che Allah protegga i nostri jihadisti”. “Con noi non si scherza. Chi nomina il nome di Allah e del suo Profeta invano merita questo e altro”. “I fratelli Kouachi erano degli eroi, pace all’anima loro”. #JeSuisKouachi. “Pazienterò nell’ombra della società e quando verrà il mio turno, lo giuro su Allah, non avrò misericordia per nessuno”. Dodici retweet. “Sono contro Charlie. Io amo il mio profeta. Condanno il terrorismo occidentale”. “Musulmani d’Italia unitevi”. Cuoricino cuoricino. “Quattro disegnatori uccisi non sono niente rispetto ai bambini bombardati della Libia, ai villaggi distrutti in Iraq, ai civili massacrati in Afghanistan. Se una vita vale una, la nostra vendetta sarà infinita”.

Gli ingegneri della Polizia Investigativa li avevano pescati in Rete negli ultimi quindici minuti. Altri sarebbero arrivati nei prossimi giorni. A centinaia. Conoscevano i nomi. Conoscevano gli imam e le moschee. Avrebbero mandato le schede in procura. Le informazioni sarebbero state girate ai Ros e agli uomini dei reparti speciali. Potevano sorvegliarli, non potevano arrestarli. Potevano forse espellerne qualcuno. Ma quelli poi rientravano.

“È dura essere amati da dei coglioni”, disse Beppe Grillo da una vignetta di «Charlie Hebdo» dopo aver letto che certi suoi sostenitori consideravano un fake il poliziotto ucciso in strada dal commando jihadista.

“Il problema sono queste leggi assurde”, si sfogò il comandante del Dis, “in Italia per il terrorismo non esiste il reato di incitement. Devono aiutarli materialmente. Ma se digitano su quei cazzo di computer, se plaudono semplicemente agli atti di terrorismo, allora non possiamo fare niente. Si sa quanti ne vengono reclutati in Rete”. Il sottosegretario lo guardava sconsolato. “Questa cosa in Italia esiste solo per l’apologia del fascismo”, riprese il comandante, “basterebbe copiare paro paro il testo di quella legge estendendolo al terrorismo. Chiunque inneggi pubblicamente al terrorismo, noi lo arrestiamo. I progressisti vogliono la prevenzione? È questa la prevenzione!”

“È dolce essere amati da dei coglioni”, disse Silvio Berlusconi da una vignetta di «Charlie Hebdo» guardando i suoi sostenitori che sventolavano la rivista satirica, gli stessi che, con simile entusiasmo, avevano lasciato precipitare l’Italia in fondo alle classifiche internazionali sulla libertà di stampa.

“Noi li espelliamo, quelli ricorrono al Tar”, disse il colonnello rivolto al primo nucleo di agenti del Gis. I ragazzi lo ascoltavano con attenzione. “Non c’è una legge che punisca chi di loro è arruolato per combattere all’estero. Non è punibile l’autoaddestramento. Non c’è neanche una norma che consenta al questore di ritirare il passaporto di un sospetto. Così sta a voi. Infilarvi silenziosamente nelle crepe, aspettare, essere sempre pronti, fino a quando la legge non consenta l’intervento”.

Ma pezzo di imbecille, pensò il sottosegretario agli Interni mentre il capitano continuava a protestare, non capisci che si tratterebbe di un reato d’opinione? E quelli che in Rete vogliono radere al suolo la Palestina? Quelli che incitano a uccidere i tifosi della Juve o del Milan? Quelli che vorrebbero bruciare vivi i preti o le puttane, gli zingari o i napoletani? Le fissate con la castrazione chimica? Chi si augura che un commando armato faccia fuori i politici italiani? Che facciamo? Li arrestiamo tutti quanti?

“È ganzo essere amati da dei coglioni”, disse Matteo Renzi da una vignetta di «Charlie Hebdo» osservando i suoi fan che inneggiavano alla tolleranza e ai frutti dell’integrazione e dell’agricoltura biologica, ma che mai avrebbero accolto nelle loro case un algerino di venticinque anni, povero, vestito male, ma soprattutto convinto che le giornaliste di sinistra che andavano in tv senza velo a parlar male di certi colleghi maschi fossero in fondo delle troie.

Rischio Uno significava che gli agenti dovevano lasciare quello che stavano facendo, qualunque cosa fosse, e intervenire. Rischio Tre, potevano astenersi solo se stavano effettivamente salvando un’altra vita umana. Rischio Quattro (in questo caso il pericolo era blando), potevano ignorare la chiamata se altre vite umane correvano pericoli altrove.

“Prevedere con esattezza nuovi attacchi, rispetto ai rischi potenziali, è statisticamente impossibile”, disse il portavoce dell’intelligence al Ministro dell’Interno.

Quindici agenti dei Ros erano in procinto di salire sull’Eurostar in partenza da Milano. A bordo c’era un magrebino sospettato di avere militato in uno pseudo gruppo jihadista di Lambrate. Nessun precedente. Rischio Quattro. Poi arrivò la notizia che gruppi di tifoserie di Inter e Milan si stavano picchiando a un’ora e mezza dall’inizio del derby. Il comando chiedeva un rincalzo di duecento uomini. Picchiavano con le spranghe. C’era il pericolo che ci scappasse il morto. Così gli agenti scesero dal treno e si diressero a passo svelto verso San Siro.

“È entusiasmante essere amati da dei coglioni”, disse Matteo Salvini da una vignetta di «Charlie Hebdo» mentre alcuni suoi elettori volevano l’Islam fuori dal paese, cioè la religione senza i cui fedeli le loro aziende sarebbero subito fallite per i costi della manodopera da sostituire.

Maurizio Bianchini continuava a osservare il borsone nella carrozza cinque. Spingeva lo sguardo in fondo allo scompartimento. Niente. Il ragazzo era scomparso. Statisticamente impossibile che questo treno esploda, continuava a ripetersi angosciato. La matematica non mente. Le leggi fisiche nemmeno. La luce arrivò prima del rumore. Pum.

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
6 Commenti a ““È dura essere amati da dei coglioni””
  1. SoloUnaTraccia scrive:

    Per essere stato scritto in dieci minuti di una pausa pranzo è carino. Correttamente ambigua l’ultima frase:
    Pum! sbatte la testa sul bracciolo in curva e si sveglia
    La luce della fine della galleria prima della testa sbattuta, Pum! il borsone casca per terra, eccetera.

    La prima cosa che viene in mente, tuttavia, è che nel caso di bomba il treno non avrebbe più ritardo del caso ghiaccio sui binari e Trenitalia si rifiuterebbe, come da contratto, di rimborsare parzialmente il biglietto.

  2. S.G.F. scrive:

    Carino e interessante, con un titolo efficace.
    Segnalo tre refusi (dai tre quarti del testo in poi, dopo le righe in corsivo): colonello (colonnello) – debry (derby) – svento (svelto)

  3. Vera scrive:

    Coraggioso scrivere sul “Fatto” e coraggioso da parte del “Fatto” pubblicare un pezzo in cui si dà addosso in quel modo anche all’elettorato di Grillo.

  4. Dinamo scrive:

    Pure secondo me un racconto interessante ed efficace… Non mi ha convinto in due punti però dove forse l’autore doveva impegnarsi un attimo di più (ché va bene che è andato sul giornale ma sempre uno scrittore è): il treno bisturi di luce e quello “pseudo gruppo jihadista di Lambrate” che non vuol dire niente niente.

  5. matteoZ scrive:

    “È ganzo essere amati da dei coglioni” disse Matteo Renzi
    al ganzo mi sono quasi ribaltato

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