Simona Pampallona6

Emidio Clementi: in questi giorni inquieti torno sempre a te

Simona Pampallona6

(foto di Simona Pampallona)

Emidio Clementi, voce e basso dei Massimo Volume, ha da poco pubblicato il suo settimo romanzo, L’amante imperfetto (Fandango-Playground): un piccolo quasi insignificante tradimento della moglie riporta in superficie debolezze e fragilità sessuali che il protagonista pensava ormai sepolte negli anni difficili della sua infanzia-adolescenza. Una storia autobiografica, intima, coraggiosa ed eroticamente esplicita che in qualche modo fa i conti con il passato dell’autore e l’eredità paterna ricevuta.

“Torno sempre a te / In questi giorni inquieti / Torno sempre a te”. È soltanto una suggestione mia, ma quei versi “cantati” da Mimì in Litio (canzone contenuta in Cattive abitudini, quinto album dei Massimo Volume pubblicato nel 2010 per La Tempesta) hanno iniziato a risuonarmi in testa subito dopo aver fatto questa intervista. Quella canzone parla di tutt’altro, però mi è impossibile non cogliere ora nel suo ipnotico e ossessivo “torno sempre a te” il viaggio indietro nel tempo che Emidio compie in quasi ogni suo libro, soprattutto quando sono fatti autobiografici ad essere raccontati, come avviene ne L’amante imperfetto. E si va sempre a finire lì, a quella vita di provincia che ha scandito la sua infanzia-adolescenza, alla famiglia, ma soprattutto alla figura paterna. Ecco a chi torna sempre Emidio nei giorni inquieti: al padre. Al quale è esplicitamente dedicato L’amante imperfetto.

Il libro comincia proprio da quegli anni imberbi fatti di scoperta di se stessi e curiosità sessuale. Emidio sceglie la seconda persona singolare per raccontare la crescita del protagonista, un ragazzo fragile e impacciato che somiglia a una femmina: “E per quanto tu non pensi ad altro, il sesso rimane per te una pratica solitaria”. Si masturba sfogliando riviste porno, trovate nell’armadio in camera dei suoi insieme a numerose foto in bianco e nero “orlate sui bordi” che documentano un’orgia nella quale è ben evidente il volto e il fisico di suo padre: scene esplicite che lo ritraggono vizioso ma allo stesso tempo a proprio agio, quasi indifferente. Una scrittura minimale e intensa che passa in rassegna velocemente quasi in maniera accelerata la maturazione del protagonista che “quando ormai ti sei rassegnato ai tuoi tratti efebici, ti scopri improvvisamente uomo”. Dalle prime esperienze sessuali si arriva presto agli appuntamenti a pagamento, fino ai club per scambisti. Insomma, dalla fragilità adolescenziale alla promiscuità più lasciva dei suoi trent’anni, tutto questo narrato in brevi capitoli nelle prime trenta pagine. Quando di colpo, troviamo il protagonista sposato con due figlie, in un rapporto contraddistinto da stabilità e fedeltà. Ed è lì che invece la confessione di un semi-tradimento della moglie Lucia gli crea un tracollo psichico che lo fa tornare fragile e insicuro come un tempo. Un’ossessione che lo accompagnerà fin quasi all’ultima pagina. “Torno sempre a te / Lo senti questo suono? / È il lamento del tempo? / O una nota rubata nella casa del sogno?”.

Un romanzo di ispirazione autobiografica basato sul tradimento e sulla fragile e ambigua sessualità maschile. Qual è stata la spinta che ti ha portato a scrivere L’amante imperfetto?

In passato non avevo mai parlato di sesso in maniera esplicita, anche se il sesso ha rappresentato una sfera fondamentale della mia esistenza. Sentivo che era venuto il momento di raccontarlo. E mi sembrava interessante, da un punto di vista narrativo, osservare la sessualità e l’amore dal punto di vista di un uomo in crisi, dopo un crollo. Un uomo viziato nei sentimenti, abituato a essere corteggiato e piuttosto sicuro di sé, che scopre però di colpo una fragilità antica, che pensava sepolta nel passato.

Com’è stato mettere così tanto a nudo nel romanzo te stesso e le persone che gravitano intorno alla tua vita reale? 

Non credo che uno scrittore possa preoccuparsi di questioni di decoro. Io scrivo storie che attingono dalla realtà. E la realtà può essere scabrosa, tragica, ridicola, appassionante. Censurarne una parte sarebbe, prima ancora che il sintomo di una mancanza di coraggio, un fallimento artistico.

E naturalmente l’autobiografia è filtrata dalla fiction, dal romanzo… Mi piace molto infatti il gioco di specchi che hai creato tra parole scritte e vita reale, soprattutto verso la fine del libro quando fai dire a Lucia, la moglie del protagonista: “Dovresti prendere esempio da me per rendere più avvincenti le tue storie” in relazione al tradimento su cui ruota il libro. 

Nella scrittura le persone reali si allontanano, diventano appunto personaggi. Sono nelle tue mani, puoi manovrarle a tuo piacimento, perdono i loro contorni autentici. Le storie che scrivo attraversano il mio vissuto, ma non sono il mio vissuto. Sono una creazione. Non fosse così non avrebbe senso scrivere romanzi. Basterebbe confidarsi con gli amici o affidarsi a un post su Facebook. La scrittura è fatta per trascendere i fatti, anche se muove dai fatti. Per questo ne L’amante imperfetto ho scelto la seconda persona. Avevo bisogno di un distacco prospettico, che mi permettesse una maggiore libertà di manovra.

FRONTALE AMANTE IMPERFETTO

Spesso nei tuoi romanzi torni alla tua infanzia-adolescenza, alla vita di provincia, alla famiglia. L’amante imperfetto inizia proprio da lì, da quegli anni. È un modo per esorcizzare qualcosa che ti brucia ancora dentro? È nostalgia?

È il punto da dove tutto è partito. Anche riguardo la sessualità. Non a caso parlo di un’eredità paterna. Una sera ero in un bar insieme a due amici musicisti. Si sono messi a parlare di come avevano cominciato a suonare. Entrambi avevano seguito l’esempio del padre. Mi hanno chiesto se anche per me fosse stato così. Io ho risposto che a me mio padre non aveva insegnato nulla. Ma poi, ripensandoci, ho capito che non era vero. Mio padre – senza volerlo – mi ha indicato un modello erotico, che credo di avere inseguito per tutta la vita.

Scrivere un romanzo ti ha aiutato ad esorcizzare certe debolezze?

Sono sincero, non lo so. Ma raccontare è comunque una forza positiva. Se è impossibile cambiare il mondo, si può almeno tentare di descriverlo. Non è poco. La scrittura vive delle contraddizioni della vita, ha bisogno di esperienze anche negative per toccare certe profondità e in questo modo le rivaluta, le rende necessarie.

In un’intervista che hai concesso di recente emerge – chiaramente nel titolo dell’articolo il concetto che “scrivi di sesso senza veli”. Non sono molto d’accordo con questo (non penso che ne L’amante imperfetto la prima cosa ad emergere sia il fatto che tu scriva di sesso senza veli; il tuo è più un riuscito approfondimento psicologico legato alla sessualità, forse ancor più difficile da raccontare), ma mi dà l’occasione per chiederti cosa ne pensi tu al riguardo, ovvero di come oggi soprattutto la letteratura si approcci al sesso.

Nell’Ottocento i romanzi erano pieni di descrizioni. Servivano a mostrare un paesaggio o certi ambienti sconosciuti al lettore. Oggi non è più così. Il mondo ci è diventato familiare, e anche quello che succede in una camera da letto. La narrativa erotica deve ormai fare i conti con un enorme archivio di video porno, diviso per categorie, molto dettagliato. Forse per questo si sceglie un’angolatura diversa. Anche se a volte capita ancora di eccitarsi leggendo un romanzo. A me è successo con certe pagine di Silvia Ballestra, con Jodorowski e anche con Parise de L’odore del sangue.

E per quanto riguarda il tradimento? Che ruolo ha nella società attuale, dominata dalle dinamiche social, oltre che nel tuo romanzo?

Ogni tradimento è una storia a sé. Può avere un effetto salvifico o distruggere una coppia. Di sicuro procura sofferenza a chi lo subisce e in parte anche a chi lo mette in pratica. Si può decidere di tenerselo per sé, oppure di confessarlo, e attraversare insieme un’esperienza dolorosa, ma forse necessaria.

Quali scrittori ti hanno ispirato nella stesura del libro?

Difficile dirlo. Roth e Parise mi hanno indicato un modo convincente per parlare di sesso. Ma durante la stesura ho ripensato spesso anche a I Sotterranei di Kerouac, un romanzo molto diverso dal mio, ma mosso da una spinta simile, in cui il protagonista perde sicurezza in seguito a una sofferenza amorosa.

Invece, se ascolti musica quando scrivi, quale musica usciva dalle casse del tuo studio durante la stesura del libro?

Quando scrivo non ascolto mai musica, mi deconcentra. Ho bisogno di dare il giusto ritmo alla pagina, un affare sempre complesso, in cui non ci si può distrarre.

Come si divide la tua vita tra scrittore e musicista?

Dipende dai momenti. In generale tento di tenere separate le due attività, ma raramente ci riesco. Scrivere il testo di una canzone o una pagina di un romanzo è pur sempre scrittura, è vero; ma hanno un respiro diverso. Passare da un registro all’altro nell’arco di una giornata non è facile, almeno per me; ma spesso mi sono ritrovato a farlo.

Infine una domanda che è una mia curiosità fuori dal romanzo. Che ne pensi, da cantante e bassista di una band importantissima come i Massimo Volume, della musica italiana oggi? Mi riferisco a questo ritorno di un certo pop per così dire “facile”, cantato in italiano e proposto da giovani cantautori, che riscuote enorme successo di pubblico.

Credo che a un certo punto si sia scelto di tornare alla canzone italiana, più accogliente rispetto alle soluzioni aspre di certo rock alternativo, in cui spesso nei testi c’è un io a disagio col mondo e la propria esistenza. I cantautori di ultima generazione sembrano invece farsi portavoce di un sentire comune. Nei testi si predilige il noi, sentimenti e luoghi condivisi. Non si vuole più apparire diversi, si cerca il consenso. Faccio fatica ad immedesimarmi nella musica della maggior parte di loro. Rimango purtroppo un inguaribile snob, sempre alla ricerca, forse anche in maniera ingenua, della propria unicità.

Nasce a Livorno nel ’77. Da un po’ di anni vive a Roma. Giornalista-grafico editoriale. Scrive di musica, fumetti e altro (Mucchio, Prismo, The Towner, Dailybest, Rockit, Sentireascoltare…). Ha curato il libro Tiamottì (Arcana, 2010). È l’ideatore di This Is Not A Love Song, progetto editoriale che unisce illustrazione e canzoni d’amore. Gli manca il mare e vorrebbe che l’estate durasse 12 mesi.
Aggiungi un commento