Foto_1966_Ginestra_Festa_dellautonomia_-_Emilio__Colombo

Funerali costituenti

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Michele Masneri racconta i funerali di Emilio Colombo, il più europeista ed elegante dei democristiani. Questo pezzo è uscito su Studio. (Immagine: Emilio Colombo nel 1966. Fonte.)

È – come si dice sempre – un’Italia che non c’è più, quella che assiste ai funerali di Emilio Colombo (1920-2013), senatore a vita, ultimo dei costituenti, presidente del parlamento europeo, presidente del consiglio, ventinove volte ministro; più di Andreotti, al cui funerale grande partecipò qualche settimana fa traballante ma fiero, salutando la folla sempre con quell’aria da primattore dei telefoni bianchi abbastanza unica nella classe politica italiana.

Ma è anche un’Italia diversa da quella di quei funerali grandi, da Democrazia Cristiana mainstream. Qui siamo nella nicchia: la corrente dorotea, dunque conservazione Dc in purezza – anticomunismo, attenzione alle ragioni delle gerarchie ecclesiastiche, del mondo industriale. Nacquero da una scissione contro il centro di Fanfani, coi ribelli adunatisi al convento di Santa Dorotea. “Eccoli lì, i dorotei”; fu la definizione-beffa di Andreotti, che ricordò poi come nel convento in questione venissero ospitate prostitute da rieducare. E di nicchia è anche il luogo: non la Roma medievale e turistica di San Giovanni Dei Fiorentini, ma una Roma novecentesca, al quartiere Africano, con le vie intitolate alle regioni della cosiddetta Africa Orientale Italiana, inizialmente con villini destinati ai dipedenti delle ferrovie dello Stato, poi coi palazzoni a otto piani di speculazioni successive (via Sirte, viale Eritrea, viale Somalia, via Mogadiscio…) in una Metropolis (il film) al sugo: oggi quartiere di borghesia media anziana, con targhe a caratteri grandi di ottone di odontostomatologi e urologi, e lungo viale Somalia, negozi di merceria con nome tipo “Regina”; pasticcerie anche mitiche, come Marinari, e poi odori strani non romani: di gomma, da negozio di scarpe da ginnastica, e di caffè, con diversi bar e baretti su questo viale Somalia che sembra un po’ la high street di un borough indipendente, e recentemente collegato con la city de Roma dalla recente metropolitana B1, già molto infiltrata e criticata, dove arrivando la mattina c’è Giorgia che canta, nelle casse, a palla (al ritorno, invece, Renato Zero).

Un’umanità anziana ma fattiva, che assiste al funerale di Colombo (pubblico, non privato come quello del Divo) come al secondo grande evento del 2013, qui. Il primo, a gennaio, fu quando proprio di fronte alla chiesa di Sant’Emerenziana scoppiò un tombino e un geyser di 20 metri spruzzò per un paio di giorni, rompendo la quiete del quartiere e superando in altezza i palazzi di otto piani che sono il vanto e la cifra della zona.

La chiesa: sembra un cinema-teatro americano di provincia con le sue balconate ai lati e poi un grande mosaico absidale, spiega Wikipedia, opera del francescano frà Ugolino da Belluno che negli anni Sessanta ha realizzato un’opera che rappresenta il trionfo della Chiesa, anche molto sincreticamente, ci sono Paolo VI e Martin Luther King insieme alla Madonna; sembra la sala riunioni di una sala Onu donata da un artista del socialismo reale. Sotto, un fiorire di corone: ci sono quelle del Senato, quella della Camera dei Deputati, quella di Lista Civica, quella degli “Amici dell’Udc”, e quella della presidenza della Repubblica, con due corazzieri alti che la scortano, e due dei Servizi con auricolare che scortano i corazzieri.

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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia, e poi si è esoticamente trasferito a Roma perché, come sostiene Alberto Arbasino, bisogna vivere nella capitale dello stato di cui si è cittadini. Scrive di economia, società e cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Studio. Per minimum fax ha scritto Addio, Monti (gennaio 2014), il suo esordio in narrativa.
Commenti
2 Commenti a “Funerali costituenti”
  1. Nunzio Festa scrive:

    e inventore, almeno in Basilicata, del clientelismo – spinto all’ennesima potenza,
    (pressuposto e inizio della nostra involuzione culturale).

    b!

    Nunzio Festa

  2. bah scrive:

    nonché pippatore di bamba in un partito ultraproibizionista – bellino, sì

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