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Bussola a Est: il libro di Mathias Énard ha vinto il premio Goncourt

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Questa mattina Boussole, l’ultimo romanzo di Mathias Énard, ha vinto il premio Goncourt, il più prestigioso tra i premi letterari francesi.  Già onorato in passato del Prix Goncourt des Lycéeen (attribuito da 50 licei francesi sulla base di una selezione della stessa Académie) con Parlami di battaglie, di re e di elefanti Énard (Rizzoli), Énard è stato guardato fin dall’esordio La perfection du tir come una delle voci più significative della nuova letteratura francese. Animatore di Inculte, collettivo di scrittori attivo soprattutto negli anni zero, salito agli onori delle cronache letterarie mondiali con Zona (Rizzoli), considerato il suo lavoro migliore, lo scrittore unisce in ogni suo libro uno stile alto e sofisticato a uno sguardo lucido sul presente, con un respiro europeo e mondiale. Già narratore delle primavere arabe (Via dei ladri – Rizzoli), studioso orientalista, ha dichiarato a proposito di Boussole: “Uno degli obiettivi era lottare contro l’immagine semplicistica e immaginaria di un Oriente mussulmano e nemico, mostrando tutto ciò che ci ha portato…”.

Pubblichiamo di seguito un pezzo di Carlo Mazza Galanti apparso su IL di ottobre, ringraziando l’autore e la testata. Il romanzo di Énard uscirà in Italia nel 2016 da e/o, nella traduzione di Yasmina Melaouah (fonte immagine)

Leggere Boussole mentre dilaga un folle e iconoclasta sentimento anti-occidentale è qualcosa che va ben oltre la semplice letteratura o l’erudizione storica, di cui pure il libro è stracolmo. Mathias Enard, probabilmente il più stimato e letterario tra gli scrittori francesi della sua generazione (è nato nel 1972), ha vissuto e studiato in Medio Oriente, traduce dall’arabo e dal persiano e nelle sue opere precedenti ha dedicato uno spazio non trascurabile al rapporto tra Oriente e Occidente, tra Europa e Asia, o Africa, insomma tra un “noi” piuttosto sfilacciato e un “loro” altrettanto fantasmatico. Questo rapporto diventa il cuore e il tema portante del nuovo romanzo, un romanzo che attraversa i secoli ma con i piedi piantati nel presente. Protagonista è Franz Ritter, un musicologo austriaco che ha dedicato la sua vita allo studio delle influenze reciproche tra musica orientale e occidentale; come già in Zona (Rizzoli) – insieme a quest’ultimo, il libro più ambizioso di Enard – il racconto si consuma nel monologo interiore del personaggio principale e nel chiuso del suo appartamento viennese (lì era un vagone ferroviario). Franz soffre di una malattia sconosciuta, forse mortale, e l’insonnia lo inchioda all’inesausta ruminazione di ricordi e riflessioni colte, riletture di testi compulsati tra biblioteca e pc, divagazioni culturali e sporadici scivolamenti nelle allucinazioni ipnagogiche di brevi dormiveglia. Al centro di tutto c’è Sarah, brillante collega universitaria e compagna di viaggi orientali (Siria e Iran soprattutto), cui Franz è spiritualmente e intellettualmente legato da un amore non corrisposto. Donna in fuga, luminosa e irrequieta ricercatrice di legami sotterranei tra culture e civiltà, Sarah è teorica, storica e fautrice di una “costruzione comune”, un mondo di diaspore e ibridazioni, immagine di un’Europa globale dove ogni città si presenta come potenziale “Porta d’Oriente”.

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Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
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