IMG_8365

Mathias Enard scrive la nuova odissea, tra migranti morti nel Mediterraneo, primavere arabe, indignados, crisi economica

Questo articolo è uscito su Europa, qui

In Italia Mathias Énard non è un autore molto conosciuto, nonostante il suo quarto romanzo, Zona, pubblicato in Francia nel 2008 e tradotto in Italia da Rizzoli nel 2011, sia stato considerato un piccolo capolavoro (il suo nome accostato, in una sorta di canone europeo contemporaneo, a Jonathan Littell o W.G.Sebald): un libro composto praticamente di un solo ininterrotto periodo (a parte due brevi inserti), un romanzo senza punti che in 500 pagine racconta un omerico viaggio in treno di sei ore – da Milano e Roma – in cui si fanno i conti con le memorie personali e collettive di un’Europa che ha vissuto le violenze delle guerre etniche della ex-Jugoslavia e di altri invisibili conflitti; così era prevedibile che anche il suo nuovo romanzo, Via dei Ladri (sempre Rizzoli, sempre tradotto da Yasmina Mélaouah), uscisse in sordina, mentre invece basta poco per accorgersi che VdL si presenti come un romanzo centrale, sfidante, con l’ambizione non celata di raccontare cosa sta diventando il mondo intorno a noi, la nostra società e la nostra lingua: una specie di romanzo di formazione oscuro – non a caso l’esergo recita, da Cuore di tenebra: “Ma quando si è giovani bisogna vedere il mondo, accumulare esperienza, idee, allargare la mente”. “Qui lo interruppi. “Non si può mai dire! Qui ho incontrato il signor Kurtz!” e non a caso a metà libro Kurtz ricomparirà in un’aggiornata incarnazione di un commerciante di cadaveri, il signor Cruz -, un roman d’apprentisage in cui però il protagonista, il ventenne marocchino Lakhdar, passa da una condizione all’altra, da un paese all’altro, il Marocco, la Tunisia, la Spagna, senza apprendere nulla, senza formarsi, in un processo di disillusione (per la religione islamica, per la letteratura, per la politica, per le relazioni umane) che lo porterà a diventare uomo solo quando forse avrà allontanato il fuoco delle speranze e avrà ammesso che la civiltà millenaria che abbiamo conosciuto si è trasformata in una fratellanza disumana: “Gli uomini sono cani, si strusciano fra loro nella miseria, si rotolano nella sporcizia e non sanno come uscirne, passano le giornate stesi nella polvere e leccarsi il pelo e il sesso, pronti a tutti per il pezzo di carne e l’osso marcio che qualcuno vorrà gettargli, e io sono come un loro un essere umano quindi un rifiuto immondo schiavo degli istinti, un cane, un cane che morde quando ha paura e cerca le carezze” (questo è l’incipit), “Gli uomini sono cani con lo sguardo vuoto, girano in tondo nella penombra, corrono dietro una palla, e si affrontano per una femmina, per un angolo di cuccia, se ne stanno distesi per ore, con la lingua penzoloni aspettando che qualcuno li finisca, con un’ultima carezza” (questo è un brano sul finire del libro); possiamo credere a Lakhdar solo se accettiamo di inoltrarci nel gorgo del disincanto: la Tangeri in cui all’inizio si rifugia dopo essere stato ripudiato dalla famiglia tradizionale per aver amoreggiato con la cugina è una marginale non-metropoli che non ha nulla del fascino marcio di Paul Bowles, di William Burroghs o del Jim Jarmusch di Only lovers left alive, Lakhdar è un semplice ragazzo sfruttato per vendere libri mediocri davanti alle moschee da un sedicente centro culturale islamico guidato da uno sceicco che con la scusa della moralizzazione e con il cappello ideologico delle primavere arabe appena scoppiate in Tunisia e in Egitto organizza un pestaggio di un bouquiniste che vende libri accusati di essere immorali; allo stesso modo quando Lakhdar sembra trovare un lavoro vero, si accorge subito di non essere altro che una specie di schiavo della nuova Europa:

Continua a leggere su Europa

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
4 Commenti a “Mathias Enard scrive la nuova odissea, tra migranti morti nel Mediterraneo, primavere arabe, indignados, crisi economica”
  1. Wif scrive:

    Non ho ancora avuto “il coraggio”, (Zona non mi è più uscito di mente, Zona è un punto di riferimento, ormai, per ogni tipo di confronto , di analisi politica e sociale, di ogni tipo di reportage di guerra , ecc) il coraggio, dicevo, di iniziare a leggere VIA DEI LADRI. Nel frattempo, leggendo, leggendo altri libri, spesso penso con piacere assoluto al magnifico piccolo libro di Enard PARLAMI DI BATTAGLIE, DI EROI E DI ELEFANTI, Rizzoli 2013, tradotto sempre da Yasmina Melaouah, una specie di poema dove la fantasia del grande autore mathias Enard , rende al lettore incantato uno stato di grazia e tutta la magnificenza della poesia e dell’arte, pur nella crudeltà e nell’ingiustizia del mondo di sempre, con un Michelangelo che si incarna in un uomo del suo tempo, fragile e umanissimo. E questo mi spinge a decidermi a leggere VIA DEL LADRI, con una certa temarella..Grazie del bell’articolo. Davvero grazie..

  2. Wif scrive:

    Ho finito di leggere VIA DEI LADRI. Nessuna delle fatiche imposte da poderoso ZONA e nemmeno la sua totale e atroce “disperazione”, incapace persino di parole , un racconto della ferocia e della follia della violenza come unica possibilità.
    Via dei ladri è molto diverso :Lakhdar è un ragazzino simpatico,come ne conosciamo tanti, uno pieno di speranze e di voglia di vivere. Uno che vuole imparare tutto quello che può, impara le lingue leggendo libri gialli di poco conto ma sui unici “amici” di ventura..Soffre come un uomo adulto e consapevole per la sorte toccata alla giovane cugina, e i suoi incubi sono pieni del suo sangue giovane buttato via per i pregiudizi ancora totali delle regole della religione, lontana dalla coscienza dei più giovani eppure potente e determinante per il loro equilibrio psichico. La storia di Lakhdar è narrata con la maestria straordinaria di Enard, e il finale del libro , inatteso e ineluttabile , è un sacrificio fuori del tempo per impedire un altro, annunciato, massacro terroriistico , proprio lì,nel quartire povero di Barcellona, nella misera abitazione di via del ladri, in mezzo agli scampati, ai non adattati, ai giovani miserabili che sognano , come tutti, l’amore, la voglia di ridere, gli affetti. Sono , forse, i progenitori di un mondo futuro, multiculturale e multietnico, dove le lingue si studiano (bellissime le lezioni di arabo che Lakhdar , con cura e sapienza da alla sua Judith e alla madre,eagli amici di lei), si rispettano e si parlano, tante lingue, tante culture, E intanto il ragazzo trova pace e voglia di studiare nella sua piccola biblioteca del carcere. Scritto da dio, commovente e bellissimo.A mio modestissimo parere. Grande scrittore.

  3. Fausto scrive:

    Questo Via dei ladri è un gran bel romanzo. E’ un viaggio nella violenza, con un finale veramente sorprendente.
    Era da un sacco di tempo che non mi capitava di leggere qualcosa di così forte e di così veramente “letterario”.
    Personalmente credo che, allo stato attuale, i romanzi di Énard siano una lettura imprenscindibile.

Trackback
Leggi commenti...
  1. diet Pills scrive:

    diet Pills…

    Mathias Enard scrive la nuova odissea, tra migranti morti nel Mediterraneo, primavere arabe, indignados, crisi economica : minima&moralia…



Aggiungi un commento