1_Henri Cartier-Bresson-Magnum Photos, Domenica sulla riva della Senna (1938)

“Europa. What else?” Fotografia e identità europea a Rotterdam

1_Henri Cartier-Bresson-Magnum Photos, Domenica sulla riva della Senna (1938)

La mostra Europa. What Else?, al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, attraverso un allestimento sobrio ma originale riflette su un tema di scottante attualità come l’identità culturale del continente, sottoposta oggi a enormi spinte centrifughe. Sotto il cappello di un titolo prelevato ironicamente da una famosa campagna pubblicitaria, infatti, le tre serie fotografiche presentate e messe in relazione reciproca (Les Européens di Henri Cartier-Bresson; NATION di Otto Snoek e Parliaments of the European Union di Nico Bick) suggeriscono un percorso mentale non banale lungo la difficile e traumatica storia collettiva del Novecento europeo, le sue celebrazioni civili e le architetture politiche (gli spazi dei singoli Parlamenti nazionali).

Questa riflessione, elaborata dagli autori nel corso del tempo ma affidata in gran parte allo spettatore e percezione, ha il pregio di non offrire versioni scontate e consolatorie, ma di porre a ogni passaggio, a ogni immagine, domande scomode su chi siamo, chi siamo stato e – soprattutto – chi vogliamo essere: esiste un’identità comune, un sistema di valori condiviso che lega popoli così lontani, o si tratta solo di una fragile costruzione immaginaria? Che cosa ci dicono gli spazi fisici di quelli mentali? Che cos’è un rito collettivo? E in che modo la dimensione culturale influenza e trasforma il tessuto civile?

La monumentale serie di Cartier-Bresson, realizzata nell’arco di quasi un trentennio, dal 1929 al 1955 (con aggiunte e integrazioni nei decenni successivi), testimonia di un viaggio profondo e personale alla ricerca di “Europa”: l’obiettivo si sofferma su dettagli in apparenza insignificanti e altri molto rilevanti che incrociano la grande Storia (momenti di svago e di riposo; figure simboliche di intere società; momenti del lavoro; pezzi di esistenza quotidiana), che ci rivelano con un’energia clamorosa proprio perché discreta il carattere di un Paese, di una tradizione, di una comunità.

Le feste civili, le celebrazioni e i cortei catturati da Snoek ci restituiscono invece tutta la potenza del coinvolgimento popolare nel processo di costruzione della nuova Europa. Con uno stile immediato e spontaneo, l’autore descrive fedelmente – attraverso il comportamento dei gruppi e degli individui – il crescente senso di identità nazionale che in molti paesi europei si accompagna di recente alla riemersione del nazionalismo.

3_Otto Snoek, Parigi, festa nazionale, 14 luglio

Infine, i parlamenti nazionali dei 28 stati dell’Unione indagati pazientemente da Bick nell’arco di cinque anni (2011-2016), visti insieme e invariabilmente vuoti fanno uno stranissimo effetto. Più dei tratti in comune emergono efficacemente – dall’architettura, dall’arredamento, dalla decorazione, dai colori e dall’illuminazione di questi spazi apparentemente funzionali – le differenze sostanziali, che a loro volta veicolano sottilmente l’identità: il rigore per esempio di quello tedesco e di quello austriaco; l’aria da club maschile di quello inglese, di contro all’inconfondibile atmosfera da pub di quello irlandese; l’aspetto luminoso e allegramente pacchiano di quello greco, e quello indubbiamente teatrale e pomposo dell’italiano.

2_Nico Bick, Bundestag, Berlino

Europe. What Else? rappresenta dunque un contributo importante al dibattito in corso sul presente (e sul futuro) continentale, e su come sia possibile integrare e tenere insieme le differenti vocazioni in un sistema complesso e organico. La mostra è un invito a considerare attentamente il contesto – fatto di sfumature, di radici, di sotterranei tratti comuni e di diversità arricchenti – prima di affidarsi a conclusioni sbrigative e consolatorie. L’Europa che viene fuori dall’ampia visione offerta da questi tre progetti fotografici è un’entità articolata, misteriosa, contrastata ma sicuramente vivace e piuttosto concreta. Il contrario di una fredda astrazione burocratica.

Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea e studioso di Cultural Studies. Insegna “Media e narrative urbane” presso l’Università IULM di Milano. Nel 2006 ha vinto la prima edizione del Premio MAXXI-Darc per la critica d’arte italiana. Ha pubblicato La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83 (Mondadori Electa 2008) e Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011), scritto con Pier Luigi Sacco. Sempre con Pier Luigi Sacco, ha curato l’edizione italiana di: Simon Roodhouse, Cultura da vivere. I centri di produzione creativa che rendono le città più vivibili, più attive, più sicure (Silvana Editoriale 2010). Dal 2003 al 2011 ha collaborato con “Exibart”, dirigendo le rubriche Inteoria e Essai; dal 2011 collabora per “Artribune”, su cui dirige le rubriche Inpratica e Cinema. Collabora regolarmente con Il Corriere del Mezzogiorno, alfabeta2, minima&moralia, doppiozero.
Aggiungi un commento