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Evergreen (a whiter shade of pale, live in Denmark 2006)

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di Domitilla Di Thiene

Non cambiava. Avesse potuto contare il numero di volte che l’aveva cantata.

Rivedeva i vecchi video. Inizi anni settanta, palandrane colorate sulle spalle nei video in bianco e nero, occhi strizzati dal poco sonno e i molti acidi. Quell’espressione persa che aveva all’Isola di Wight, era il sonno, il freddo della brina della mattina o cosa?

Qualche romantico poteva pensare fosse l’ispirazione, il sentire la musica, ma si conosceva già abbastanza allora per sapere che doveva avere a che fare con qualche tiramento di culo del momento. Il freddo, il dormire scomodi, la perenne umidità inglese. E però cantava, con quell’espressione ispirata.

E non ricordava che sensazione avesse nel cantarla, in quelle parole. Forse solo pensava che era una canzone, fra le tante che cantava, che avrebbe cantato. Non la canzone.

Più di quarant’anni dopo, sempre lì, un’altra nazione in realtà, ma sempre le stesse parole, la stessa melodia. Un educato pubblico danese ascoltava l’assolo iniziale dell’orchestra. Eccola, ora ve la do, ora inizia. Mi ha nutrito per quarant’anni pensava. Questa canzone ha nutrito me e miei figli e le tre ex mogli. Le devo volere bene, si ripeteva. Eppure a ogni inclinazione di voce, a ogni appoggio del tono, a ogni acuto della chitarra a cui seguiva la sua voce arrochita dagli anni e dai quattro interventi alle corde vocali, a ogni suono si chiedeva se avesse senso, se dovesse continuare a cantarla. Non sopportava più i nostalgici di ogni età, le vecchie signore coi pantaloni scampanati e i vecchi attempati che venivano a vederli.

Ma quelli che proprio non sopportava erano i giovani, i ragazzi trentenni, più giovani dei suoi figli, che cantavano a squarciagola; loro li avrebbe voluti prendere a mazzate in faccia, gli suscitavano una violenza incredibile. Che ci fate qui imbecilli, gli avrebbe voluto dire, lo sapete che capita una sola volta, ve lo hanno detto o no, lo avete capito o no, una sola volta si è giovani, pochi mesi, una manciata di anni, poi basta. Andate a cercarvi una canzone vostra invece di rimacinare la mia; questa è già così usurata e consumata da tutti noi che ci abbiamo scopato, mangiato, pianto e ci siamo drogati per tutti questi anni. Lo sai quanti anni che rimorchio con questa canzone ragazzino? 46. La prima volta tua madre non aveva ancora le mestruazioni e a me già non me ne fregava un cazzo.

Questo pensava, davanti alle sedie ordinate del festival danese la vecchia gloria inglese, la barba ordinata sale e pepe, attento risultato delle alchimie del suo barbiere di Londra; altrimenti sarebbe bianca, bianca candida, bianca sepolcro ragazzi miei, come queste note vecchie che vi bevete ancora.

Commenti
3 Commenti a “Evergreen (a whiter shade of pale, live in Denmark 2006)”
  1. Giovanna scrive:

    Cruda e sagace, si concede e ci concede di guardare l’aspetto meno romantico, ma più vero. The dark side of the moon…

  2. sergio falcone scrive:

    Era il 1968, quando uscì per la prima volta su 45 giri. E non avevo soldi per comprarlo…

  3. lucio santoro scrive:

    la canzone della mia gioventu. cmicie a fiorin e sogni immensi

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