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L’Exit Strategy di Walter Siti, una “vendetta” contro lo Strega?

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(Fonte immagine)

di Leonardo Merlini

Come si sopravvive alla vittoria di un premio letterario nazionale? O meglio alla cerimonia di premiazione? Walter Siti, uno che può tranquillamente essere additato come il Grande romanziere italiano, tra le tante risposte date nella notte dello Strega 2013 ha anche usato l’espressione “modalità zen”. Encomiabile, rispettoso, ma al tempo stesso salubremente distaccato da quella ritualità immutabile dei premi – sulla quale ha scritto pagine virulente e definitive J. Rodolfo Wilcock – Siti si è goduto il trionfo con la bonomia che associamo al suo volto baffuto, ma, a leggere oggi Exit Strategy, il romanzo che esce per Rizzoli e che reca scritto in copertina (non una fascetta editoriale, proprio la sovracoperta) “Dal vincitore Premio Strega”, si ha la sensazione che lo scrittore modenese abbia, in qualche modo, consumato una sua segreta e fredda vendetta nei confronti dell’azzimata cerimonia e della liturgia del Sistema letterario-editoriale italiano. Perché Exit Strategy è un libro che sembra fatto apposta per non piacere a chi legge solo gli scrittori premiati, per disturbare, per fare arrabbiare, anche lettori di livello, e penso ai lamenti social di un altro scrittore importante come Giuseppe Genna.

Un attacco articolato e aulico, momenti digressivi a volte poco comprensibili, frasi ricorrenti in vari dialetti. Ma soprattutto una esposizione corporale del personaggio che nel libro si chiama Walter Siti – ricordiamolo, un personaggio – che farebbe impallidire quasi tutto Philip Roth (non Mickey Sabbath, lui no, ma chi potrebbe ambire a tanto), nella sua adolescenziale passione amorosa e sessuale per una serie di altri uomini, culturisti, a volte pure marchettari, oppure solo appassionati gerontofili. In questo contesto, che a volte è francamente debole, il bicchiere di liquore può andare di traverso a più di un lettore, e chissà che la buona società letteraria, in segreto ovviamente, non abbia avuto un briciolo di imbarazzo a posteriori, chissà che uno zelante maggiordomo non si andato a spolverare una seconda volta la sedia sui cui si era accomodato Siti, quello vero, pensando, “come tutti” (riprendete in mano l’attacco di Troppi paradisi, altro grande romanzo sitiano) che il personaggio e lo scrittore fossero la stessa persona.

Il poscritto alla fine di Exit Strategy ci ricorda che quella che abbiamo appena finito di leggere è un’opera di fiction e che non si tratta di un diario reale. La sensazione, a quel punto, è spiazzante: come quando Italo Calvino metteva, accanto all’ultima parola dei suoi romanzi sugli Antenati, l’anno in cui il libro era stato scritto, spezzando all’istante l’incantesimo di quei medioevi o età della Ragione immaginari. È la letteratura, baby, potremmo dire. È fiction, e l’assonanza con l’italiano (e borgesiano) finzione, è perfetta. Walter Siti, in questo romanzo, prova a tirare al massimo la corda di un gioco estremo, nel quale tutti crediamo che lo scrittore stia provando a strangolarsi, ma in realtà il cappio gira intorno al nostro collo e Siti sta solo facendo a pezzi, una volta di più, le tronfie certezze di chi crede, da lettore, di essere ormai vaccinato a tutto. Non è così, per fortuna, e in questa mimesi totale, che fonde il personaggio che ha nome “Walter Siti” con quello che ha nome “Silvio Berlusconi”, entrambi diventano un Corpo (il corpo del Capo verrebbe da dire e, allo stesso tempo, il Capo del corpo, immaginando la parola capo sia nel significato di “leader” sia in quello di “testa”), fino a non distinguersi più, fino a perdere quel nominalismo pruriginoso e diventare altro (a volte pura carne alla Francis Bacon, a volte semplice felicità). Mimesi, per l’appunto, ovvero la chimera auerbachiana del realismo in letteratura.

E dunque i limiti di questo romanzo, che ci sono, non sono gli atteggiamenti o le storie dei personaggi, ma piuttosto alcune divagazioni troppo lunghe e complesse (quando sei un grande scrittore i messaggi non servono, come dice l’islandese Jón Kalman Stefánsson “i grandi libri non si sa mai bene di cosa parlano esattamente”), o quelle frasi a effetto che chiudono un numero decisamente troppo alto di paragrafi. Non si può escludere che, in un libro che ha tanto di teorico, nella parte sommersa dell’iceberg, anche queste siano mosse volute. A livello estetico, però, la sensazione è che siano piuttosto deboli. La grandezza di Siti, comunque, si incontra più volte, nella crudeltà della descrizione del rapporto tra il narratore e l’anziana madre, nell’impietosa – ma non per questo priva di affetto – descrizione dei suoi appetiti e delle sue costanti contraddizioni. Nella distanza decisiva che riesce a porre tra la voce in prima persona e il racconto che questa voce fa di se stessa. L’effetto illusorio è quello di avvicinarsi alla “verità” dello scrittore, ma Walter Siti sa, come ha detto il personaggio di Giulio Andreotti nel film Il Divo di Paolo Sorrentino, che “la verità è la fine del mondo e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta”. E dunque lo scrittore, il grande scrittore, inventa una cosa che assomiglia tremendamente alla verità, ma questa – e il poscritto lo sancisce – resta altrove. Qui si tratta soltanto di letteratura.

Commenti
7 Commenti a “L’Exit Strategy di Walter Siti, una “vendetta” contro lo Strega?”
  1. alfredo queirolo scrive:

    Walter Siti è l’unico vero grande scrittore italiano vivente degli ultimi quarant’anni. Altro che gli Aldo Busi e i Massimiliano Parente!

  2. RobySan scrive:

    Non so che pensino gli altri lettori di questo blog, ma mi punge vaghezza che, al signor Alfredo Queirolo, Busi e Parente stiano sullo stomaco. Più Busi, pare.

  3. Lidia scrive:

    Busi e Parente sono il Nulla dell’editoria italiana: non so nemmeno con che coraggio li pubblichino. Walter Siti è un grandissimo.

  4. Francesco scrive:

    Walter Siti gigante della letteratura. Busi e Parente? Due pidocchi.

  5. RobySan scrive:

    Da una parte i giganti, dall’altra i pidocchi. Ohimè.

  6. roberta scrive:

    Cosa? Siti è l’ideatore del Grande fratello! Forse chi ha scritto i commenti precedenti non conosce questo particolare raccapricciante….

  7. Stefano scrive:

    Busi un pidocchio? Spero vi si impigli tra i capelli costringendovi a radervi a zero. Ma diamine!

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