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Fascisti di ieri e di oggi

Questo articolo è uscito per «Il Corriere del Mezzogiorno».

Nel 1961 Cecilia Mangini, insieme a Lino Del Fra e Lino Miccichè, realizzò il documentario “All’armi siam fascisti”. È un film importante nella storia del cinema italiano: per la prima volta viene raccontato il fascismo attraverso le immagini filmate negli anni venti, trenta e quaranta. Fino ad allora, ciò non era mai stato fatto con un tale livello di precisione e rigore cinematografici, come se del fascismo non si dovesse parlare, come se questo fosse un passato da rimuovere e non da analizzare. “All’armi siam fascisti” venne censurato. La pellicola fu sbloccata solo nel ’62, ma da allora ebbe un impatto enorme su almeno due generazioni di spettatori che erano nati “dopo”. Ora viene ripresentato in una edizione a cura di Bruno Di Marino per Raro Video. Ciò che colpisce del film è proprio il lavoro di montaggio a partire da un enorme vastità di materiali. Il fascismo viene interpretato come un fenomeno di lunga durata: i suoi germi non solo anticipano lo stesso ventennio, ma lo seguono, fino ad esempio ai fatti di Genova del ’60.

Caso singolare, gli autori non poterono utilizzare i materiali filmici conservati presso l’archivio dell’Istituto Luce. Questi erano di fatto inaccessibili, come se la memoria del ventennio dovesse rimanere sotto chiave. E allora, come racconta Cecilia Mangini nel documentario di Davide Barletti e Lorenzo Conte, “Non c’era nessuna signora a quel tavolo” (tra gli extra del dvd, è contenuto un suo estratto), e in una intervista raccolta nel libricino allegato alla nuova edizione, lei e gli altri due registi decisero di raccogliere il materiale d’archivio in giro per l’Europa. “Ci dividiamo: Lino Del Fra va in Jugoslavia e reperisce i filmati della guerra partigiana e una caterva di cinegiornali Luce; Lino Miccichè va nelle due repubbliche tedesche, a Ovest nella federale, a Est nella democratica, e lotta a vuoto contro una doppia e ferrea determinazione di occultare i filmati sul nazismo.” La Mangini invece va in Francia “e grazie agli amici di Marceau Pivert trovo tutto sul Fronte popolare; i ragazzi del governo repubblicano spagnolo in esilio mi consegnano tutto quello che hanno sulla guerra di Spagna, e sono migliaia di metri; recupero addirittura le immagini girate da Luca Comerio sugli arabi impiccati in Piazza del Pane a Tripoli nel 1911.”
Proprio quelle raccolte da Cecilia Mangini sono forse tra le scene più belle del film. L’impiccagione di una decina di arabi durante l’occupazione in Libia è una immagine che in pochi secondi restituisce la ferocia del nostro colonialismo, sebbene oggi sembri scomparso dalla memoria collettiva. Le oceaniche manifestazioni antifasciste del Fronte popolare in Francia, cui partecipano anche molti esuli italiani, tra cui i fratelli Rosselli e Di Vittorio, sono commoventi… E poi la guerra di Spagna, in cui il fascismo diede il proprio decisivo sostegno per reprimere il fronte repubblicano. Nel film ci sono scene raccapriccianti: decine di corpi accatastati tra le macerie, vittime civili dei bombardamenti della nostra aviazione e di quella nazista.
Anche i materiali di propaganda fascisti e nazisti hanno una loro valenza storica. Le immagini filmiche hanno una loro potenza espressiva che va al di là degli intenti propagandistici con cui sono state girate, e rivelano appieno la macchina culturale e subliminale, non solo materiale, delle dittature fasciste. È difficile non pensare ad altro che a un clown, che a un ciarlatano di piazza, vedendo la mimica facciale di Mussolini mentre pronuncia i suoi discorsi. Ma le immagini rivelano anche il consenso. E ci dicono qualcosa del mistero di quel consenso, rivelano come il fascismo sia stato una complessa vicenda collettiva, che non può essere ridotta alla sola figura del suo duce.
“All’armi siam fascisti”, le cui immagini sono accompagnate da un lungo commento scritto da Franco Fortini, venne censurato perché in maniera molto dura diceva che una parte del fascismo era sopravvissuto al 25 aprile, ed era pronto a rinascere in nuove forme.
È una riflessione che colpisce, proprio in questi giorni di dibattito intorno alla proliferazione di gruppi come CasaPound. Certo, nessuno pensa che possa ricostituirsi il Pnf, che possa rinascere una dittatura: eppure c’è un neofascismo che, di decennio in decennio, si riproduce seguendo dinamiche in fondo molto simili.
I senegalesi di Firenze sono stati i primi a dire che un gruppo come CasaPound, i cui militanti si definiscono “fascisti del nuovo millennio”, costituisce un pericolo. Gianluca Iannone, il  leader di CasaPound, dipinge il suo movimento come un’accolita di pie donne dedite al volontariato, e lo fa dai microfoni di una emittente chiamata Radio Bandiera Nera… Ma al di là della loro truce estetica, sono i loro stessi testi a parlare.
Molti dicono che i loro scritti non sono razzisti. E allora li si legga. Si legga nel loro programma la voce “Oltre la società multirazzista”, in cui si blatera di blocco totale dei flussi migratori, di difesa dell’identità nazionale e si scrivono frasi in cui gli stranieri vengono definiti presenze “allogene”. Molti dicono che i loro testi non sono fascisti. E allora li si legga. Si legga nel loro programma la voce “Per la riconquista nazionale”, in cui si auspica l’avvento di “un’Italia sociale e nazionale” secondo la visione “corridoniana, futurista, dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana”. E questi non sarebbero fascisti? Perché mai non dovrebbe preoccuparci che loro liste – sotto l’insegna del Blocco studentesco – siano dilagate nelle elezioni studentesche delle scuole superiori di mezza Italia? Perché oggi è così difficile ridire pubblicamente – come facevano Cecilia Mangini, Lino Del Fra, Lino Miccichè e Franco Fortini nel 1961 – “no al fascismo”?

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
6 Commenti a “Fascisti di ieri e di oggi”
  1. Squisi scrive:

    perchè nel nostro stupido paese sono tutti dotati di memoria troppo corta. i fascistelli che si riempiono la bocca di motti nostalgici non hanno nemmeno la lontana idea di come sarebbero stati probabilmente trattati durante il fascismo..

  2. Mariateresa scrive:

    Sono contenta che esca finalmente il dvd; circa due mesi fa infatti ho assistito al Comune di Bari a una cerimonia in cui si incensava Cecilia Mangini, anche intervistata per telefono, ma in cui tutti i relatori si soffermavano per oltre mezz’ora a spiegare a una platea di antifascisti lì convenuta per ricordare una vittima del fascimo di 30 anni fa, Benedetto Petrone, come e qualmente loro fossero antifascisti, sichhé il film della Mangini, per me inedito, si è cominciato a proiettare alle 14 e dopo il primo tempo si è scelto di andare a casa, ovviamente….Inoltre sono davvero amareggiata per il fatto che la Rai quasi ogni settimana, invece di mandare in onda questo prezioso e raro film, si dilunghi in filmati “Correva l’anno” che talvolta sono davvero esaltatorii del ventennio, senza un minimo di corredo critico se non per i commenti finali di Paolo Mieli che storico non è e non ha nemmeno un bell’eloquio…Corro in libreria a prendere il film!

  3. domenico di tullio scrive:

    Già, li si legga, quelli di Casapa’, ma non fermandosi ai titoli. Si legga il loro sito http://www.ideodromocasapound.org. Si legga il saggio di Adriano Scianca, «Riprendersi tutto», autoprodotto e distribuito in proprio. E non se ne scriva più per sentito dire. Baci.

  4. zelea scrive:

    gli arabi impiccati a Tripoli nel 1911? ma il PNF non fu fondato nel 1919?

  5. lucia scrive:

    L’italia e’ affondata moralmente e materialmente e voi ancora a giocare. Fare gli anti fasci? Casa pound e’ una flebile voce fuori dal corodi un popolo con i cervelli all’ammasso che ancora gioca a fare i buonisti con gli immigrati e i piccolo borghesi ed e’ innamorato delle sue poche certezze piccolo borghesi e delle sbarre che si e’ costruito. Gli amanti della liberta’ hanno gia’ alzato i tacchi signori sveglia.

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