lauren groff

Fato e furia: intervista a Lauren Groff

lauren groff

Lauren Groff da alcuni anni si è imposta all’attenzione del pubblico mondiale come una delle scrittrici americane contemporanee più degne di attenzione, ben prima del clamoroso apprezzamento di Barack Obama che su People ha definito Il suo ultimo libro, Fato e furia (edito in Italia da Bompiani, traduzione di Tommaso Pincio) il migliore del 2015.

L’opera rappresenta indubbiamente uno sforzo creativo notevole, non solo per le centinaia di pagine profuse, ma per la costruzione complessa e non banale dell’impianto narrativo.

All’apparenza, il libro sembrerebbe narrare la storia di una coppia ricca e felice: Lotto e Mathilde, lui fascinoso e stimato scrittore di successo, lei moglie splendida, impeccabile, fedele e discreta compagna di tutta la vita.

Cosa c’entra dunque l’evocazione di due forze tragiche come il Fato e la Furia (plurale nell’originale)?

C’entra, eccome, perché tale è solo la superficie di un racconto ardito, falsamente speculare, giocato volontariamente su una dialettica sghemba e non riuscita, inseguendo le deviazioni impreviste del reale più che la perfezione fittizia e idealizzante dell’adattamento letterario.

Con la tipica disinvoltura dei letterati americani, Groff dichiaratamente compone il tessuto narrativo della sua complessa narrazione riprendendo trame e motivi propri della letteratura tragica classica.

Un adattamento contemporaneo per nulla ortodosso, all’inizio spiazzante, ma che diventa via via più convincente durante la lettura. Ecco, la lettura di questo libro è un’esperienza particolare: si parte quasi svogliati, soddisfatti dall’evidenza dei mezzi tecnici dell’autrice ma ben poco coinvolti dalle descrizioni ripetute dei selvaggi coiti adolescenziali che ritmano le prime pagine, non dissimili dalle tante pagine “trasgressive”, da tempo ormai convenzionali, di molta letteratura americana degli ultimi quaranta anni.

Eppure, Groff con astuzia avvolge progressivamente il lettore nella sua tela di rimandi interni, allusioni sfuggenti, messaggi quasi impercettibili, particolari sfumati che si riveleranno cruciali nell’economia del racconto.

Superata la prima metà, incentrata sul protagonista maschile, dopo l’apparente descrizione della vita felice di una coppia di successo, improvvisamente l’autrice ribalta completamente le carte, svela il bluff ed inizia, sostanzialmente, un nuovo racconto. Un nuovo racconto, però, della stessa storia. La lettura diventa frenetica, divorante, adrenalinica, in maniera inversamente proporzionale alla dinamica della protagonista: quanto più Mathilde appare chiusa in una suprema e inviolabile indifferenza, tanto più il racconto si fa coinvolgente e colmo di tensione.

Una Lady Macbeth oculata, paziente, non del tutto posseduta dal proprio ego, che utilizza la vendetta per proteggere la propria dignità, i propri ricordi, la propria libertà.

La struttura del libro è quella di uno specchio asimmetrico: non a caso il nodo cruciale del racconto è una verità nascosta. Al centro del volume, in bilico tra trasfigurazione metaletteraria e rottura degli equilibri narrativi, si trova una serie di estratti dalle opere immaginarie del protagonista, un’antologia ragionata e illuminante della sua carriera; oltre che una brillante prova di possesso stilistico da parte dell’autrice, si tratta di una felice soluzione strutturale per condurre il lettore “attraverso lo specchio” della vita dei protagonisti.

Non vorremmo rovinare il piacere della scoperta, dunque ci limiteremo ad accennare solo che il disvelamento (con un colpo di scena forse troppo forzato nel finale) non è per nulla prevedibile.

Non siamo di fronte alla solita lezioncina su “le apparenze che non sono come sembrano” o sul marcio nascosto sotto la coltre della felicità borghese.

L’epifania negativa non è spettacolare,né pirotecnica: è secca, plausibile e per questo inquietante.

Ciò che rimane a libro concluso è senza dubbio il riconoscimento di un talento reale, convincente, indiscutibile, che non evita di cadere nelle trappole del romanzo psicologico borghese grazie ad uno sguardo affilato sui rapporti umani.

In occasione della sua visita a Milano Book City, abbiamo avuto il piacere di conversare con l’autrice.

Qual è stata l’ispirazione per questo libro?

L’ispirazione è nata da un’esperienza personale: una notte mi sono svegliata di soprassalto e trovando nel letto accanto a me mio marito ho avuto la sensazione di non sapere chi fosse, di non averlo mai conosciuto. Ciò ha rappresentato per me l’intuizione di voler esplorare come anche nei rapporti che durano tutta la vita siano presenti zone d’ombra, segreti inconfessabili. Ho voluto affrontare l’essenziale ambiguità che è sottesa a tutti i rapporti umani.

Fin dal titolo è evidente il richiamo alla cultura classica, anche il protagonista Lotto, uno scrittore di successo, nelle sue opere richiama esplicitamente figure della mitologia greca, fondanti della riflessione tragica.

Si, i due personaggi agiscono sotto l’influenza di due visioni filosofiche, opposte, appartengono potrei dire a due sfere d’influenza divina. Lotto è sotto la protezione delle Moire, personificazioni del Destino: Cloto che ne tesse il filo, Lachesi che lo avvolge stabilendone la durata e Atropo, che indifferente lo recide.

Lotto è un personaggio “destinato”: appare fin dall’inizio destinato alla gloria, al successo, al compimento dei suoi talenti. Tutti gli ricordano che il suo destino è il successo, lui ci crede ciecamente e lo ripete a se stesso fino a farlo divenire realtà. Mathilde, al contrario, è sotto l’influenza delle Erinni, ovvero le Furie del pantheon romano, personificazioni della Vendetta, le cui azioni sono ispirate e controllate da Nemesi. Per questo Mathilde, dietro il suo aspetto grazioso di moglie adorabile e protettiva, in realtà è gelida, feroce, implacabile. Ciò che però ho voluto mostrare è come nel loro matrimonio queste due nature e visioni diverse possano vivere in armonia.

Proprio parlando di questo equilibrio fra pulsioni contrastanti, ho notato nel libro la compresenza di un forte elemento razionale (la trasfigurazione letteraria dell’esistenza delle opere di Lotto, che fanno un po’ da cerniera ai due momenti narrativi) e il ruolo dominante giocato dai sensi: dalla sessualità, che invade il libro sotto varie forme, all’olfatto ipersensibile di Mathilde, facoltà fondamentale in una vicenda che esplora approfonditamente la dimensione intima.

Devo ammettere che in un anno e mezzo di interviste, sei il primo ad averlo sottolineato. Ciò mi fa molto piacere, poiché questa compresenza è un motivo fondante della narrazione che ho consapevolmente inserito. Il sesso è molto presente nel libro, come dicevi, in varie forme: come manifestazione di gioia dei sensi, in maniera quasi ossessiva e totalizzante, ad esempio all’inizio del rapporto di Lotto e Mathilde, ma anche come strumento di potere, nel suo aspetto più violento e squallido, in altre parti del libro.

Ho, quindi, inserito questo ulteriore gioco di forze nella narrazione, tra l’ordine e il controllo razionale e la pulsione di abbandono ai sensi.

Una variazione della contrapposizione nietzscheana tra dionisiaco ed apollineo…

Esattamente.

Altro aspetto preminente del libro è la varietà stilistica che padroneggi. Non solo nella descrizione di diversi ambienti e stati d’animo e nel capovolgimento psicologico dei personaggi, ma anche nella componente metaletteraria: la parte centrale del libro è la mimesi delle opere, diverse per stile fra loro, del protagonista. Alcuni hanno accostato la tua prosa a quella di Alice Munro. Accogli questo accostamento?

Desta in me orgoglio e imbarazzo essere accostata nella stessa frase con Alice Munro, poiché è una scrittrice che amo e alla quale per alcuni versi mi ispiro. Adoro, ad esempio, il suo senso dell’umorismo. Ma molti altri sono gli autori a cui mi ispiro. Quando scrivo un libro, leggo moltissimo, quasi ad evocare gli  spettri dei miei autori di riferimento come fonti d’ispirazione. Per Fato e furia, ad esempio, ho riletto molto Thomas Mann, ma sono moltissimi gli autori che ammiro, da George Eliot a Evans S. Connell, ai cui Mr.s Bridge e Mr.Bridge mi sono ispirata per il libro, da Jamie Quatro alla vostra Elena Ferrante.

L’ultima domanda è quasi obbligatoria. Sappiamo che Fato e Furia è stato considerato il miglior libro del 2015 da Barack Obama. Non posso non chiederti un commento sulla recente, sconvolgente elezione di Donald Trump a suo successore…

L’apprezzamento di Obama ha rappresentato un grande onore, è stato un evento totalmente inaspettato, all’inizio non riuscivo a crederci. Ricordo che mio marito la sera portò lo Champagne a casa per festeggiare! Detto ciò, voglio essere chiara: sono profondamente imbarazzata per il risultato delle elezioni, posso solo chiedere scusa al mondo, per quanto io possa contare, a nome dell’America. Credo che ci aspettino tempi molto difficili. Ma, allo stesso modo, credo che non sia il momento per abbattersi, al contrario dobbiamo rialzarci e lottare più di prima, sono convinta che da tutto questo emergeranno le forze più positive del paese.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Commenti
Un commento a “Fato e furia: intervista a Lauren Groff”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] L’intervista all’autrice, Lauren Groff su Minima & MOralia, curata da Adriano Ercolani […]



Aggiungi un commento