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Federico Falco, Silvi e la notte oscura

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Esiste un’altra Argentina, più distante più lontana da quella che conosciamo; un’Argentina diversa da quella che la letteratura ci ha più frequentemente raccontato. Un’Argentina al di fuori di Buenos Aires, non sfiorata dal Mar de la Plata. Un luogo fatto di ampi spazi e di chilometri da attraversare, un posto fatto di alberi e di piccole case. Un continente mappato da colline e pianure, e sullo sfondo le montagne. Sono i posti d’Argentina che non paiono essere stati attraversati dalle pagine tragiche della storia, perché sono spesso rimasti fuori dai racconti. Sono i posti in cui le persone sembrano fissate in un non tempo, uomini e donne non databili. Uomini e donne che esistono, ma nulla esiste al di fuori del racconto.

L’Argentina che scopriamo qui respira lontana dal realismo magico, ma non è estranea alla realtà né dimentica la magia. I racconti di Federico Falco sono un modo nuovo di guardare al reale, una moderna rappresentazione del magico; non ci sono bambini che volano come tra le pagine di Silvina Ocampo, ma vecchi che scappano da lussuose case di riposo, che è un modo diverso di volare.

Ho scoperto i racconti di Federico Falco, Silvi e la notte oscura, un paio di mesi prima che uscissero in Italia per Sur edizioni, nella bellissima traduzione di Maria Nicole; li ho letti mentre mi trovavo in Argentina in vacanza, i primi due sulla barca che fa la spola tra Buenos Aires e Montevideo. Le parole di Falco mi sono arrivate, dunque, mentre mi allontanavo da Baires, città che amo moltissimo, e mi hanno fatto capire subito che mi avrebbero portato lontano, molto più lontano di quanto possa fare qualsiasi traghetto.

Di che posti stavo leggendo? Chi erano quelle persone? Di quali anni stavamo parlando? Eppure, le domande nascevano e morivano all’istante perché contava il non tempo creato da Falco, una dimensione ideale per il lettore curioso, per il lettore disposto a incontrare persone con anime da leggenda e il passo da vita quotidiana. Era l’altrove argentino quello che stavo leggendo, era il mio viaggio non ancora cominciato o di nuovo da ricominciare.

Silvi è la protagonista di uno dei cinque racconti, sua madre – cattolicissima – somministra l’estrema unzione per conto del parroco. Silvi è un’adolescente e dopo la scuola accompagna sua madre, le fa da assistente. Silvi però come accade per tutti gli adolescenti si ribella, si professa atea, per la madre è una specie di fine del mondo, per il padre un lieve cambio di prospettiva e poco altro. Mentre lotta con sua madre e in pratica con tutto il paese, Silvi scopre l’amore, scopre sé stessa, e si perde in un tempo fatto di curiosità e domande, cresce in ogni istante per ogni no che pronuncia.

“Io non cerco la bellezza che si appende alle pareti, preferisco un altro tipo di bellezza, quella che conforta, che avvolge, che accompagna e consola”.

Un altro riuscito personaggio è Bagiardelli un geniale progettista di cimiteri, famoso in tutto il paese; viene convocato dal sindaco di una piccola comunità per costruire un nuovo meraviglioso camposanto, la cui funzione primaria, scopriremo presto, è quella di seppellire in maniera superba il padre del sindaco, che però di morire non vuol saperne. Bagiardelli è un solitario, lo è non solo per il lavoro che fa, lo è basta. Falco gli fa progettare cimiteri perché vuole che vediamo l’uomo ai piedi di una collina con un progetto in mano, con grandi idee e poco altro. Bagiardelli non ha amici, non ha amori, scappa davanti alla proposta di confidenza, ha paura di qualunque tenerezza.

Troveremo il re delle lepri un uomo che sta solo su una montagna, tra i boschi, in una grotta o chi lo sa. Un uomo che ogni tanto scende in quello che capiamo essere il suo paese d’origine, scende di notte come un ladro, è un uomo che ha fatto una scelta, una donna che va a trovarlo, e che se ne prende cura per qualche ora, ci fa capire che è un uomo che ha rinunciato a qualcosa.

E chi sono Mabel e suo padre che devono abbandonare il luogo in cui vivono da sempre perché la speculazione edilizia, il falso progresso che tutto si prende potrebbe prendere anche loro. Ma il padre non può andarsene senza sistemare la figlia, e arriveranno ricerche, proposte di matrimono, contro proposte, un lungo viaggio, una fuga, strani rituali e molti fiori.

“Lei mi ama? gli chiese. Molto disse Sakoiti. E mi amerà sempre? Spero di sì, se lei me lo permette. Mabel sorrise, senza guardarlo. Il parabrezza del camioncino tagliava il vento gelido. Fuori, le poche erbe della pianura si inclinavano sotto le raffiche. Erano già vicini alla valle dei vivai. La prossima volta mi rilasso, glielo prometto, disse Mabel. Sì, disse Sakoiti. Staremo bene, disse. È solo questione di tempo”.

E Kim, una donna sola, persa in una struggente nostalgia per la perdita del marito che contempla la neve dalla finestra, che con quella neve quasi parla, la neve è la sua compagnia, è il modo per non farsi portare via.

Eccoli i personaggi di Federico Falco, qualcosa o qualcuno disperso in fondo a un bosco, vorrebbero essere trascinati lontano ma anche restare, sono mossi da curiosità o nostalgia, sanno stare in silenzio, non disdegnano i colori, sarebbero pronti a parlare con gli alberi, non hanno paura di subire ma sanno reagire quando sarà il momento. Non sanno stare nel loro tempo ma non ne conoscono uno diverso. Guardano diritto negli occhi, per loro la commozione sta in luogo diverso dal pianto, in un posto caro al lettore, sospeso tra una frase e l’altra. Capiamo i luoghi descritti dall’autore argentino e ne ammiriamo la bellezza, luoghi che fanno da bilancia ad ogni accenno di disperazione. Falco scrive di gente che pare perduta ma che si ritroverà, o che sa muoversi in quel senso di perdita, lo fa con una prosa eccellente e si pone come uno degli scrittori sudamericani più attrezzati per resistere alla tradizione letteraria di quelle terre senza farsi schiacciare. Falco che è anche un poeta ci mostra l’ennesima variante dell’universo del racconto, una variante che ci piace molto.

Gianni Montieri ha pubblicato: Avremo cura (Zona, 2014) e Futuro semplice (2010). Suoi testi sono rintracciabili nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) della rivista monografica Argo e sui principali siti letterari italiani e nel numero 19 della rivista Versodove. Sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). Scrive di calcio su Il Napolista e di letteratura su Huffington Post. Collabora con, tra le altre, Rivista Undici, Doppiozero e Minima&moralia. È redattore della rivista bilingue THE FLR ed è nel comitato scientifico del Festival dei matti.
Commenti
3 Commenti a “Federico Falco, Silvi e la notte oscura”
  1. Cristian scrive:

    Il primo paragrafo di questo testo mi ha fatto venire in mente subito un film argentino presentato al Festival di Torino nel 2008, si chiama “Historias extraordinarias” di Mariano Llinás e si avvicina molto al mondo di Federico Falco raccontando delle storie dell’Argentina dell’entroterra, quella Argentina non conosciuta e dimenticata, ma che è capace di rivelare storie di valore.
    Per gli amanti della lettura penso sia il film che più si avvicina alla sensazione di leggere un libro, dura 4 ore, ma le storie sono veramente straordinarie e la narrazione scorre veloce come un racconto di Borges.
    Non credo ci sia una versione in italiano del film, su youtube trovate il film intero diviso in parti.
    Qui trovate una recensione in italiano: https://quinlan.it/2008/12/02/historias-extraordinarias/

  2. gianni montieri scrive:

    Ciao Cristian, grazie, quando uscì il film non riuscii a vedermelo, ora me lo hai fatto ritornare in mente, me lo cerco.

    Gianni

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  1. […] Esiste un’altra Argentina, più distante più lontana da quella che conosciamo; un’Argentina diversa da quella che la letteratura ci ha più frequentemente raccontato. Un’Argentina al di fuori di Buenos Aires, non sfiorata dal Mar de la Plata. Un luogo fatto di ampi spazi e di chilometri da attraversare, un posto fatto di alberi e di piccole case. Un continente mappato da colline e pianure, e sullo sfondo le montagne. Sono i posti d’Argentina che non paiono essere stati attraversati dalle pagine tragiche della storia, perché sono spesso rimasti fuori dai racconti. Sono i posti in cui le persone sembrano fissate in un non tempo, uomini e donne non databili. Uomini e donne che esistono, ma nulla esiste al di fuori del racconto. [continua a leggere su minimaetmoralia] […]



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