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Sono già cento anni… Saussure nel 2013

di Daniele Gambarara

Il 22 febbraio 1913, quando aveva compiuto 55 anni da pochi mesi, morì Ferdinand de Saussure.  In quel momento, nel mondo della cultura, l’avvenimento colpì poche persone, soprattutto linguisti svizzeri, francesi, tedeschi, che lo conoscevano dal suo capolavoro scritto a vent’anni – il Saggio sul sistema primitivo delle vocali in indoeuropeo -, e che rimpiangevano che non avesse scritto di più, altri articoli e monografie di linguistica storica come quelli degli anni giovanili.

Tre anni dopo, due allievi ginevrini che erano già studiosi affermati, Charles Bally e Albert Sechehaye, redigono un montaggio degli appunti degli studenti dalle sue lezioni di Linguistica generale, tenute dal 1907 al 1911 a Ginevra, e lo pubblicano a suo nome: è il Corso di linguistica generale. Prima edizione nel 1916, seconda edizione nel 1922, il libro conquista seguaci geniali a Mosca e San Pietroburgo, a Praga, a Copenaghen, a New York. Si apre la stagione dei Circoli linguistici, e quella degli strutturalismi: quello classico europeo, ma anche quello statunitense, e a loro modo anche i post-strutturalismi continuano a farvi riferimento. Tutto l’ambito delle scienze dell’uomo ne esce trasformato.

Così ai linguisti Benveniste e Martinet, Jakobson e Trubezkoy, Hjelmslev, si aggiungono anche Barthes e Levi-Strauss, Piaget e Foucault, Althusser e Balibar, Greimas e Lacan. Per l’Italia bastino i nomi di Prieto (che ha insegnato sulla cattedra di Saussure a Ginevra, ma scritto in italiano i Saggi di semiotica), Garroni, De Mauro ed Eco.

Negli ultimi anni, nuove edizioni di testi editi e inediti, e nuove ricerche e riflessioni, ci restituiscono un’immagine di Saussure più ricca e mossa di quella del padre nobile dello strutturalismo e precursore di Chomsky.  Lo si può vedere fra l’altro da un recente volume curato da Fadda ed altri su Saussure filosofo del linguaggio, o dal numero 115 di Versus, o dalla stessa monumentale biografia di John Joseph (Oxford  University Press, 2012). Sono in corso diverse nuove ricerche sui manoscritti –una cassa di manoscritti importanti è stata fortunosamente ritrovata di recente-, conservati presso le biblioteche di Ginevra e Harvard (D’Ottavi ha mostrato che a volte parte di un’opera è presso la prima, e l’altra metà presso la seconda), ed è in avanzata preparazione una edizione digitale on-line di tutte le opere (edite e inedite), predisposta grazie a un progetto italiano PRIN.

Non è un caso che in quest’anno tutte le iniziative che sono state prese nel nome di Saussure abbiano un carattere non celebrativo, di mera commemorazione, ma di discussione scientifica avanzata, e che vi prendano parte soprattutto giovani studiosi (le tesi di dottorato appena discusse o che si stanno per discutere su Saussure sono molte, ed estremamente interessanti per la connessione fra versante filologico e versante filosofico).

Claire Forel e il compianto Curzio Chiesa hanno organizzato da ottobre a dicembre un Corso Pubblico su Saussure presso l’Università di Ginevra; a Parigi a gennaio-febbraio hanno tenuto diversi incontri su Saussure Università come Parigi 3 (in particolare Christian Puech) e Parigi 7, con la loro scuola dottorale, laboratori come l’ITEM nella sezione diretta da Irène Fenoglio, e la Società di storia ed epistemologia delle scienze del linguaggio (SHESL).

In Italia il Cercle Ferdinand de Saussure, l’Istituto Svizzero di Roma (ISR) e l’Università della Calabria organizzano ora un ciclo di iniziative che si aprirà con un convegno ad Arcavacata su “Insegnare Saussure, studiare Saussure” il 14-15 marzo, seguirà una lezione magistrale di Tullio De Mauro presso l’Istituto a Roma il 12 aprile, una giornata di studi al teatro Valle occupato il 19 aprile, una discussione a ESC il 3 maggio e una tavola rotonda finale di nuovo presso l’ISR il 17 maggio. Il ciclo di iniziative è stato posto all’insegna di due nozioni forti: “Istituzione” e “Differenza”, su cui interrogare oggi il pensatore svizzero può essere particolarmente fruttuoso.

L’evento conclusivo di tutte queste manifestazioni sarà lo svolgimento a luglio a Ginevra del 19mo Congresso Internazionale dei Linguisti, in cui sono previsti due laboratori organizzati dal Cercle F. de Saussure, sulla tradizione e l’attualità del pensiero di Saussure.

Cento anni ben portati e che promettono nuovi e fertili sviluppi.

Commenti
9 Commenti a “Sono già cento anni… Saussure nel 2013”
  1. salvo saia scrive:

    Il cinema gli deve molto o tutto quasi.

  2. Lorenza Manneschi scrive:

    Gentile Daniele Gambarara,
    nel suo articolo trovo il nome di ” Ferdinand de Saussure” mozzato, amputato.
    Il cognome è ” de Saussure” , il ” de ” non è un optional ; è come se lei scrivendo del nostro grande Francesco de Sanctis, affermasse che “il nostro più grande critico letterario Sanctis è stato Ministro della Pubblica Istruzione”.
    Ritengo un’ inutile confidenza l’amputazione scorretta di un cognome, e anche se altri lo facessero, motivo in più per sottolineare e disperdere l’analfabetismo di ritorno. Non ne abbiamo bisogno.
    Cordialmente
    Lorenza

  3. filippo scrive:

    @Lorenza Manneschi

    Nel caso dei cognomi con la particella “de”, in francese l’uso è di ometterla qualora il cognome non sia preceduto dal nome di battesimo, dal titolo nobiliare o da Madame, Monsieur ecc. Fra l’altro, delle particelle non si tiene nemmeno conto nell’ordine alfabetico dei nomi. Alla Bibliothèque Nationale, D’Alambert viene posto sotto la lettera A, non sotto la lettera D. In francese si dice Saussure, Sade, non de Saussure o de Sade.

  4. filippo scrive:

    E, aggiungo, in italiano è logico fare altrettanto quando si tratta di nomi francesi. Scrivere “de Sassure” in un testo italiano sarebbe come scrivere “Sanctis” in un testo francese. Assurdo.

  5. Lorenza Manneschi scrive:

    Pensavo di essere in Italia, con la logica delle regole della lingua italiana che sono le nostre e non della Rivoluzione francese.
    In Italia, proprio perché omesso il nome , il cognome deve contenere anche la particella “de” che seppur proveniente da origine nobiliare, ne ha perduta la connotazione di rango o status sociale a favore del cognome di cui diventa segno distintivo come parte integrante di questo…vedi “de Sanctis “.
    Quando all’Università studiavamo “ de Saussure “, il docente o i testi usavano sempre la particella nobiliare “ de “, (anche i testi in lingua francese ), nei convegni i semiologi non si sono mai permessi di chiamarlo diversamente…ma questo accadeva qualche anno addietro, quando ancora si usava dare del “lei “ persino ai nostri docenti e i docenti ai nostri studenti.

  6. filippo scrive:

    @Lorenza Manneschi
    La Rivoluzione francese non c’entra nulla, si tratta di un uso invalso almeno dal Seicento. Ho l’impressione che lei non sappia bene di cosa stia parlando. Comunque, la lascio volentieri ai suoi de Sade, de La Fontaine, de Montaigne, de Richelieu, de Balzac eccetera eccetera. Buon fine settimana.

  7. Marta Maddalon scrive:

    Per favore, si ritiene che chi legge questi articoli in questa sede, abbia certi interessi! Deve essere un’epidemia, visto che il successo di programmi sulla norma linguistica. Da linguista, generale e non, di formazione e da docente all’Unical, come Daniele (de) Gambarara, penso a quanto la linguistica da Saussure indirizzata su un cammino di rigore terminologico e analitico, sia caduta preda di un filone di studi che, partendo dalla Storia della lingua, altrettanto rigorosa quando era fatta da maestri come Dionisotti e Folena, per citare miei maestri, diretti e indiretti,sia finita in mano agli esegeti del libro di grammatica o di “una parola al giorno” di bolelliana memoria! Se si sente che sono arrabbiata, allora ho raggiunto il mio scopo.
    M. Maddalon linguista, Dipartimento di Studi Umanistici, Unical

  8. Domenico Russo scrive:

    Il PRIN a cui accenna Gambarara andrebbe premiato, sono serio, dalla Presidenza della Repubblica. Se infatti calcoliamo che solo la pubblicazione di Bally e Sechehaye ha prodotto quel che ha prodotto, è facile prevedere che poter tutti leggere presto tutti i testi di Saussure avrà effetti ancora più vasti e profondi.
    Già il Corso è uno dei libri più belli e importanti della storia, sotto ogni profilo (la potenza e vastità del quadro diacronico, il rigore temerario del quadro sincronico, in controllo fin quasi millimetrico delle innovazioni scientifiche e artistiche coeve) formativo incluso. E tuttavia, quel che si riesce a percepire dai lacerti dei Manoscritti di Harvard o degli Scritti inediti di linguistica generale, supera di gran lunga ogni possibile ottimistica previsione quanto alla rigorosità, vastità, novità e bellezza di quel che Saussure è riuscito a pensare.
    C’è un particolare interessante in tutto questo. De Mauro riferisce che prima della sua edizione le copie del Cours in Italia non arrivavano alle due decine. Vengono in mente, allora, le poche decine di copie che circolavano in Europa tra il 1500 e il 1600 di un altro libro non male: Delle rivoluzioni dei corpi celesti.
    Se tanto mi dà tanto, c’è caso che l’immagine di Saussure risulti ben più che più ricca e mossa…, con buona pace dei linguisti e dei filosofi del “con il de o senza il de”.

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