Digimax A50 / KENOX Q2

Ferguson a Napoli

di Adriano Chiarelli

Una sola notazione. Il Rione Traiano non è esattamente il quartiere Parioli a Roma. Molti legittimamente si chiedono: dov’è quella gente quando a uccidere è la camorra? Dipende. Molti sono conniventi, molti sono omertosi, la maggior parte ha paura. Siamo a Napoli, non a Cortina, e il Rione Traiano è un ghetto che fa impallidire Scampia. Quando il popolo del Rione Traiano afferma che lo stato è assente, lo è davvero, perché è stato sostituito dalla camorra, sia socialmente che economicamente. Il senso di abbandono è totale, la penetrazione della mentalità delinquenziale è ormai completata per generazioni. Lo “Stato” sopperisce alla propria assenza con surrogati di presenza: carabinieri e poliziotti spesso allo sbaraglio, impreparati, di primo pelo, in assetto da guerra. Non esistono scuole, spazi verdi, luoghi di ritrovo che non siano bische, sale giochi, piazze di spaccio o negozi abusivi. Non esistono alternative, non c’è legge perché il senso di legalità è stato spazzato via da secoli di ghettizzazione. Quale legge poi? Quali regole? Di quale stato degno di essere chiamato tale? Quei napoletani, i napoletani dei ghetti, sono vittime? Devono essere in grado di trasformarsi in artefici del proprio destino? Può essere vero tutto e il contrario di tutto. Ricordate il mito della caverna di Platone? Uomini rinchiusi da sempre in una caverna dove si proiettavano ombre a lume di candela: ebbene, quegli uomini erano convinti che il mondo fosse quella caverna, e che gli esseri umani fossero quelle ombre. Il Rione Traiano, Scampia, Forcella, La Sanità, i Quartieri, sono tutte caverne di Platone. Se hai visto solo miseria, degrado, squallore e delinquenza vivrai credendo che quello è il tuo mondo, e sarà la strada a educarti, non la famiglia. E lo sbirro è nemico, perché lo sbirro considera te un nemico. È una guerra. A chi afferma che il Rione Traiano non è accostabile alla questione razziale in stile Ferguson o Los Angeles del 1991, dico che si sbaglia. A chi di fronte alle gravi fratture di classe e di razza che vanno creandosi preferisce volgere lo sguardo altrove, dico di avere il coraggio di guardare e di capire a fondo quali disastrosi risultati la nostra società abbia prodotto, a suon di “se l’è cercata, Cucchi era un tossico, che ci faceva Aldrovandi in giro alle 2 di notte, immigrati di merda tubercolotici”. Stiamo creando le nostre favelas, e anche noi avremo le nostre centinaia di Ferguson sparse per l’Italia, i nostri Rodney King. Anzi, tutto ciò è realtà. E non serve essere neri o nordafricani. Basta essere napoletani di certi quartieri, romani di borgata, milanesi di periferia. Luoghi dove l’idea di coesione sociale è vagamente differente dall’aperitivo in centro. Le “nostre” forze dell’ordine si stanno attrezzando di conseguenza, a mano armata, non certo “con i fiori in mano”, come recita l’ultimo agghiacciante comunicato dell’Arma dei Carabinieri sul caso Bifolco. La deriva è iniziata da un pezzo e sta diventando inarrestabile. Pensiamoci bene prima di affermare con disinvoltura “all’alt ci si ferma, non si gira in tre su un motorino”. Riflettiamo a fondo su chi era Davide, e sulle colpe collettive che si riversano sui singoli e sulle classi di reietti che noi stiamo rendendo tali, sull’onda di razzismo e pregiudizi. Riflettiamo su quel proiettile sparato da un carabiniere senza cervello, senza esperienza, che non avrebbe mai dovuto correre con un’arma in mano e che ora va blaterando di colpi accidentali. Con l’aggravante che tutti gli credano a occhi chiusi. Il significato è tutto in quel proiettile. Un significato che va oltre le responsabilità dei singoli. Quel proiettile era pronto a essere sparato, perché il Rione Traiano era un teatro di guerra, Davide Bifolco un nemico da abbattere, il carabiniere un nemico dal quale fuggire. Detto ciò, mettiamoci qualche slogan “non si può e non si deve morire così” oppure “perché non accada mai più”. Slogan idioti, buoni per i cortei colorati. Di malapolizia si muore, accadrà ancora e sarà sempre peggio.

Commenti
49 Commenti a “Ferguson a Napoli”
  1. SiMonella scrive:

    Sto leggendo tutti gli articoli video e commenti su questa cazzo di tragedia annunciata che è successa a Napoli e non so che dire se non che mi dispiace. Io sono tornata a vivere quì da qualche anno, quì c’è il sole, il mare, però poi manca tutto, c’è poco lavoro fondamentalmente, per me, figuriamoci per chi sta messo peggio di me, manca l’istruzione, che quand’ero ragazza e non studiavo pensavo non mi servisse, e invece adesso penso solo a recuperare… I ragazzi fanno quello che capita, gli adulti non sanno che fare, la gente è rabbiosa al minimo incidente e la città, che resta una metropoli, come new york o bangkok, cade letteralmente a pezzi, non è una metafora. Non so che dire se non che mi dispiace. Io continuo a viverci, a invitare i miei amici che non la conoscono a visitarla, che è bella, piena di storia, viva, però cerco di andarmene ogni volta che posso. Vivo qui, e ci vivo meglio di chi sta peggio di me, ma riesco ad uscire di case, fare cose e vedere gente, solo perché ho ben incamerato l’idea che “oggi è un buon giorno per morire”, anche se mi dispiacerebbe. E proprio perché mi dispiace cos tanto, che almeno ci provo, a non morire ogni giorno, e quindi non mi sento neanche così cinica, anzi mi dispiace, è la sola cosa che riesco a pensare se penso a come stiamo messi qui

  2. Enrico Marsili scrive:

    Mi dispiace per la morte di questo ragazzo. Per tutti gli altri: se potete lasciate Napoli al suo destino.

  3. SiMonella scrive:

    io sono combattiva, e ho sempre detto che se c’era la guerra le barricate le avrei fatte nella mia città, e quindi resto, anzi resisto, d’altronde ora tocca a noi davvero..

  4. Enrico Marsili scrive:

    @Simonella: un buon caffe` vare il rischio di perdere la vita?

  5. SiMonella scrive:

    se oggi è un buon giorno per morire, il rischio vale sempre. però a mio fratello non ho mai detto di tornare..

  6. Enrico Marsili scrive:

    Capisco. In bocca al lupo!

  7. LM scrive:

    Ma di quale guerra state parlando? Napoli è un città che ha grossi problemi, lo sappiamo tutti, ma è una città dove si delinque nella norma. A Londra, per esempio, si commettono reati cinque volte di più che a Napoli. A Detriot, per fare un altro esempio, si uccide 30/40 volte più che a Napoli. Napoli, sembra assurdo dirlo, è una delle metropoli più sicure del mondo. Questi i fatti. Se poi vi garba la narrazione impauristica civil nazional lamentevole, posso pure capirvi.

  8. Enrico Marsili scrive:

    LM, mi sa che ero finito in una voragine spaziotemporale. Hai ragione, Napoli e` nella norma, mica come Roma, Milano, o tanti altri posti piu` popolati. A Milano mi capita spesso di incrociare un tassista abusivo con due compari su un motorino senza casco mentre tornano da un`ammazzatina e portano coca al boss di quartiere, per essere pagati in Euro falsi. A Napoli, mai succcesso :)

  9. LM scrive:

    Guardi Marsili, se vogliamo fare del qualunquismo facciamolo pure, ma Roma e Milano, quanto a delitti, stanno su per giù al livello di Napoli, che, le ripeto, confrontato con le altre capitali d’Europa e del Mondo, è per fortuna basso. Se poi la sua vita personale deve essere il termometro della delinquenza nelle metropoli… E non faccia tanto lo spiritoso, non lo sa fare: quanto a cocaina Milano non ha nulla da invidiare a nessuno, e lo stesso quanto a criminalità in generale, come potrà verificre da solo vercandosi le statistiche. Intanto si legga questo articolo di Gad Lerner, un tantino più affidabile dei tassisti che incrocia lei http://www.gadlerner.it/2013/05/24/banditi-a-milano-la-nuova-metropoli-criminale

  10. Enrico Marsili scrive:

    LM, nessun qualunquismo. Io a Napoli non ci vivo e non penso che ci potrei vivere, e` troppo splendente per me. Capisco che e` una citta` sicurissima e dove la legge e` rispettata da tutti, ci mancherebbe. Quelle poche decine di volte che sono andato a Napoli per lavoro e altro ho effettivamente gustato un ottimo caffe`. Tra l`altro sta migliorando moltissimo. Pensi che vengono da Singapore per imparare come mantenere la citta` pulita e con pochi criminali. Certo, c`e` il fastidioso rituale di contare i propri figli ogni sera per essere sicuri che siano tutti tornati a casa, ma sono dettagli.

  11. LM scrive:

    Le ripeto, non lo sa fare… a Napoli, metropoli di 3 milioni di abitanti, nel 2013 ci sono stati 43 omicidi, 1,4 ogni 100.000 abitanti, che è la media francese (quella italiana sotto 1) http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/italia-paesi-piu-sicuri-mondo-978280/

    Francamente, considerati i suoi interessanti gusti letterari, non la facevo così qualunquista. Commentano come lei su Libero e Giornale (non lo dico per insultare, vada a leggerseli i commenti in rete, non solo su Libero e Giornale)

  12. Enrico Marsili scrive:

    LM, ma sta parlando seriamente? Pensavo stesse celiando. Perche` non partiamo, se vuole parlare seriamente, dai dati sull` evasione fiscale e contributiva? La prima cosa che ho trovato (sono purtroppo in ufficio):
    http://www.economy2050.it/numeri-evasione-fiscale-italia-europa/
    http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/chi_siamo/audizioni/audizione_19_giugno_2013.pdf

    Immagino lei sappia dove vanno a finire questi soldi, vero?

    Allora, visto che questi numeri sono pubblici, se ne deduce che a chi vive in certi posti va bene cosi` (se no se ne sarebbero gia` andati).

    Chi rimane, volente o nolente, supporta lo stato delle cose.

  13. Stefano scrive:

    Già, ed è per via della sicurezza e pulizia di Napoli che una quantità enorme di napoletani emigra alla prima occasione utile. Tutta gente che non sa apprezzare il buon caffè, probabilmente.

  14. LM scrive:

    Tutta gente che cerca lavoro, probabilmente.

  15. Enrico Marsili scrive:

    LM, e perche` tutta questa gente cerca lavoro, se la citta` di Napoil e` un tale paradiso? Lo so, e` una domanda retorica, sarcastica e pleonastica (e anche un po` supercazzola), ma i fatti parlano da soli. Rispetto per chi resta, ma ha scelto una via quasi impossibile da percorrere. Soprattutto in tre in motorino.

  16. Enrico Marsili scrive:

    LM, ma sta parlando seriamente? Pensavo stesse celiando. Perche` non partiamo, se vuole parlare seriamente, dai dati sull` evasione fiscale e contributiva? La prima cosa che ho trovato (sono purtroppo in ufficio):

    [link censurati dal bot]

    Immagino lei sappia dove vanno a finire questi soldi, vero?

    Allora, visto che questi numeri sono pubblici, se ne deduce che a chi vive in certi posti va bene cosi` (se no se ne sarebbero gia` andati).

    Chi rimane, volente o nolente, supporta lo stato delle cose.

  17. LM scrive:

    Prima di tutto si dice supercazzora e non supercazzola. Se in una città non c’è lavoro si tende a emigrare, succede da sempre in tutto il mondo. Ha ragione, i fatti parlano da soli: un carabiniere ha ucciso un ragazzino disarmato, ricorrendo alla solita scusa del colpo accidentale, che contesta perfino il supersceriffo legge e ordine Roberto Saviano, che vive da anni una caserma dei carabinieri…

  18. LM scrive:

    L’evasione fiscale non c’entra nulla. Qui c’è un ragazzino morto assassinato.

  19. Enrico Marsili scrive:

    L’evasione fiscale non c’entra nulla.

    Invece la mancanza di legalita` a tutti i livelli e` proprio il cuore del problema. Se non ci arriva, e` inutile discutere.

    Qui c’è un ragazzino morto assassinato.

    Frequentava cattive compagnie, sembra di capire. Come la mettiamo con i ragazzini innocenti ammazzati per sbaglio dall camorra?

  20. LM scrive:

    Siamo alla rappresaglia: quanti ragazzini con cattive frequentazioni debbono essere uccisi per ogni innocente ammazzato per sbaglio dalla camorra? Davvero, non la facevo così qualunquista, direi addirittura fascista.

  21. Enrico Marsili scrive:

    Il calcolo che propone e` interessante. Penso che un rapporto 1:1 sia appropriato.

    Ovviamente mi emozionero` quando vedro` le famiglie di questi ragazzi andare a pestare i camorristi, e non i poliziotti.
    Come insegnante, mi dispiace davvero che un 17 enne sia stato ucciso. Ma a quanto pare a Napoli tutto cio` e` normale.

  22. LM scrive:

    Anche io penso sia appropriato per lei un rapporto 1:1, una parte fascista e una parte nazista.

  23. Enrico Marsili scrive:

    Suvvia LM, non si scaldi. Non sta combattendo contro un camorrista, ma solo conversando amabilmente su internet.

  24. LM scrive:

    Si deve accontentare, nella vita reale non converso con nazifascisti.

  25. Enrico Marsili scrive:

    Vorrei ben vedere, visto che esistono solo nella sua mente. Lo sa che siamo nel 2014?

  26. LM scrive:

    Lo so, ma purtroppo non si finisce mai di incontrare persone che in nome dei VALORI SUPERIORI DELLA RAZZA CULTURAL-ARIANA ritengono sia giustificabile l’omicidio di un ragazzino DISARMATO che aveva cattive frequentazioni.

    Comunque mi conforta aver capito che ho sbagliato persona, l’Enrico a cui pensavo è fortunatamente, per lui e per me, un altro. La lascio ai suoi deliri sulle cattive frequentazioni dei ragazzini disarmati vittime di omicidio da parte di un uomo delle forze dell’ordine.

  27. cdemajo scrive:

    mi spiace Chiarelli, ma per motivi urbanistici ed economici il paragone con Ferguson non regge proprio. Napoli è una città sostanzialmente aperta e priva di repressione, anzi con una polizia che spesso, per paura, lascia correre, oppure adotta metri di valutazione diversi a seconda di chi si trova di fronte. Non ci sono veri e propri ghetti e non ci sono fortezze. La classe criminale e il sottoproletariato che vive di espedienti sono padroni delle strade, di tutte le strade della città. L’economia si regge su illegalità e sommerso, la borghesia è stata quasi completamente cancellata dalla fine dell’industria e dalle successive emigrazioni, se si escludono i professionisti (medici,avvocati) e qualche residua sacca di impiego pubblico. Non si sa più chi siano gli oppressi e chi gli oppressori. Io sono abbastanza convinto che una delle ragioni per cui siamo arrivati a questo punto è una forma abbastanza grave di deresponsabilizzazione e di giustificazionismo nata purtroppo proprio dall’esperienza del pci e della sinistra in genere. Paragonare questo episodio, come fanno molti, a quelli di Cucchi o di Aldovrandi genera secondo me un’imperdonabile confusione. Se è una guerra, come dici tu, le guerre fanno naturalmente morti e feriti. Aldovrandi e Cucchi sono un’altra cosa.

  28. Gabriella scrive:

    Finalmente un articolo degno di essere letto!

  29. Maurizio Fratta scrive:

    Ferguson a Napoli? E mai nessuno al quale venga in mente che il paragone casomai da farsi e’ quello con i fucilieri di marina dal grilletto facile.
    Dopo i tanti casi di eccessi colposi da parte delle forze dell’ordine avvenuti in questi anni questa dovrebbe essere la prima considerazione da farsi.
    Ma in India e nel Kerala la pensano diversamente che da noi.
    Maurizio Fratta

  30. LM scrive:

    Ho pensato di scrivere questa cosa perché non vorrei si pensasse che ieri sono venuto qui solo per prendermela con il primo delirante a disposizione, senza avere in realtà nulla da dire sulla vicenda.

    I problemi di Napoli sono tanti, anche in termini di ordine pubblico, ma dire che c’è la GUERRA è a mio avviso sbagliato, è una NARRAZIONE che finisce per favorire il carabiniere omicida, la stessa NARRAZIONE IMPAURISTICA che fa Roberto Saviano, che peraltro in questo caso è immediatamente smontabile, perché scrive così: “… un tema che non è più possibile ignorare eppure viene costantemente, quotidianamente ignorato: Napoli è una città in guerra. Ad agosto del 2013 il conducente di una Smart inseguì e investì, uccidendoli, due presunti rapinatori… ” Ecco la prova fumante che non c’è nessuna guerra, dato che per descrivere la guerra, al Re degli IMPAURISTI Roberto Saviano, gli tocca ricorrere a un precedente episodio di agosto 2013, quando oggi siamo a settembre 2014, 13 mesi dopo: voi la capite una guerra con una battaglia ogni 13 mesi? Ma se non c’è nessuna guerra reale, non ho diritto di domandarmi la ragione di un certo modo di ragionare? Non ho diritto di pensare, appena appena maliziosamente, che allargando la faccenda al sociologico l’editorialista del Gruppo Espresso Repubblica, giornale divenuto negli ultimi tempi stranamente forcaiolo peggio di Libero (è per esempio totalmente colpevolista nel caso del muratore incarcerato per l’omicidio di Yara), vuole arrivare ad attenuare la colpa di un delitto, che è individuale? E infatti ci arriva poche righe dopo: ” Qualcuno dovrebbe domandarsi: cosa significa essere un cittadino al Rione Traiano? Cosa significa essere un carabiniere al Rione Traiano? “. Sarebbe insomma a dire che nel rione Traiano i cittadini normali che commettono reato vengono puniti come in ogni altra parte d’Italia (e anche di più. perchè scontano il marchio di infamità di essere puniti come camorristi anche quando rubano una mela), al contrario dei carabinieri, che vanno compresi… E qui, pur sapendo che faccio peccato, per cercare di azzeccarci non posso fare a meno di passare al pensar male, sapendo che Roberto Saviano vive da anni scortato dai carabinieri, in appartamenti interni alle caserme dei carabinieri.

    Boh, non c’è lo spazio per scrivere tutto tutto quello che uno pensa, nel bene e nel male…. Ma il punto VERO è che la NARRAZIONE SOCIOLOGICA IMPAURISTICA finisce per farci deviare dal piano giuridico, di farci scivolare dallo Stato di Diritto allo Stato Etico, quello delle leggi speciali invocate anche ieri da Mario Borghezio, e quanto meno ci obbliga a chiudere un occhio sulla montagna di BUGIE diffuse dall’arma dei carabinieri che, scempio dentro lo scempio, ha avuto pure l’incarico di fare le indagini (come dire che se tu vuoi testimoniare, spontaneamente o meno, a favore della vittima, ti devi recare in una caserma dei carabinieri, magari la stessa in cui opera l’omicida, dove magari lo puoi incontrare, dato che non ci sono notizie di una sua sospensione dal servizio). In base alle note diffuse dai carabinieri succede che:

    1) tutti scrivono o dicono che la gazzella era da ore sulle tracce di un latitante (se il problema fosse stato quello, tutti e due i carabinieri sarebbero corsi dietro al terzo ragazzo, non vi pare?); invece non c’è nessun latitante (anche Saviano inizia il suo articolo, apparentemente contro il carabiniere omicida, dicendo che veniva inseguito un latitante…), si è presentato in tv il terzo ragazzo, piangente, un altro ragazzino, incensurato, giustamente timoroso di andare a testimoniare in una caserma dei carabinieri, perché tra le poche cose dichiarate ha detto che il carabiniere puntava l’arma (anche il secondo ragazzo dice così, come, pare, altri numerosi testimoni della difesa).

    2) tutti scrivono o dicono che i tre ragazzi non si sono fermati a un posto di blocco, quando non c’era nessun posto di blocco (si è fatto intendere che l’avevano fatta grossa, facendo peraltro credere a tutta Italia che non rispettare l’alt di polizia sia un reato grave invece che una semplice violazione del codice della strada);

    3) tutti scrivono o dicono che il poliziotto ha 22 anni, poco più del ragazzino morto (ne ha invece 32 e 11 anni di servizio alle spalle); ciò fa ovviamente scattare nell’opinione pubblica l’effetto empatia del poliziotto inesperto egli stesso vittima, fa credere che le forze dell’ordine agiscono in stato di inferiorità e che sono costrette a mettere in campo ragazzi alle prime armi;

    4) tutti scrivono o dicono che Davide Bifolco è morto in ospedale (questa è la bugia più grave), quando la testimonianza stessa del carabiniere omicida, rilasciata in procura, dice esattamente questo, secondo Repubblica, non smentita dallo stesso carabiniere (che anzi, il giorno dopo un lungo articolo che pubblica stralci della sua deposizione in Procura, mediante il suo avvocato fa avere al giornale una dichiarazione in cui chiede perdono): «Preciso che in quella circostanza esco dall’auto con la pistola nella destra e il colpo in canna per difendermi. A quel punto, con la mano sinistra trattenevo il soggetto che cercava di divincolarsi e con la destra tenevo l’arma. A quel punto sono inciampato sul marciapiede e stando per cadere, ho inavvertitamente fatto esplodere un colpo. Appena mi sono accorto dell’esplosione ho visto l’altro ragazzo che tremava, cadere». «Gli ho tastato il polso, con esito infausto». (che Davide è morto prima di essere prelevato e portato in ospedale, lo dicono sia la madre che Salvatore Triunfo, il ragazzino che l’ha scampata). Se verrà accertato che l’ambulanza ha portato via Davide già morto, dovrebbe scattare l’imputazione per intralcio delle indagini e falso a danno dei due carabinieri, ma si può stare pressoché certi che il personale medico o paramedico giurerà che il carabiniere si era sbagliato, che quando hanno portato via Davide era ancora vivo, che al massimo si trattava di morte apparente… Però vale qui la pena di analizzare un secondo la dinamica descritta dal carabiniere omicida. Mentre nella mano destra impugnate una pistola puntata a terra, provate a tenere con la mano sinistra una persona e a inciampare. Io l’ho appena fatto con mia moglie: vedrete che il braccio destro va meccanicamente indietro, no in avanti. Ma ammettiamo pure che il corpo del carabiniere omicida abbia delle regole tutte sue: sempre facendo la stessa prova vedrete che l’eventualità di un colpo accidentale in avanti mirato preciso al cuore del ragazzo a terra sono pressoché zero. Vale la pena osservare, a questo punto, che carabinieri e polizia, quando succede una cosa del genere, hanno due scuse sempre pronte: la mela marcia e il colpo accidentale. Il colpo accidentale (e l’inciampo…) fu usato in un caso analogo, avvenuto nel 2000 sempre a Napoli, da un poliziotto che sparò alle spalle a un ragazzino diciassettenne che non si era fermato all’alt: in tribunale si è pigliato 10 anni di carcere con sentenza definitiva

    5) tutti scrivono o dicono che Davide Bifolco guidava uno scooter non suo, forse rubato, ma non è vero, perché il motorino, secondo tutte le testimonianze che si possono leggere, lo guidava il terzo ragazzo e appartiene al padre del secondo, Salvatore Triunfo.

    Vabbuò, non la faccio più lunga ancora. Volevo sostanzialmente dire che la guerra che c’è, e qui condivido l’indignazione di Chiarelli, è quella combattuta contro l’antropologia dei brutti, sporchi e cattivi che vanno in tre sul motorino senza assicurazione, quella combattuta contro i ragazzini poveri che invece di mettersi a imitare i borghesi e stare a studiare per cercare di entrare nel circuito infernale del merito, attendendo l’arrivo dell’ascensore sociale, passano la notte a scorrazzare per il quartiere o in una sala giochi di periferia (la sintesi finale è che gli si imputa la colpa di essere nati in una famiglia povera invece che in una famiglia ricca… e, come pensano tutte le destre del mondo, è in definitiva colpa loro se sono poveri, perché a diventare ricchi non ci vuole nulla, basta la volontà ecc ecc). La MALAPOLIZIA, azzardo a questo punto, non è altro che una delle espressioni di un mondo borghese piccolo piccolo che non vuole essere scocciato dai poveri e dai rozzi, dai loro gusti kitsch, dai loro comportamenti asociali e devianti, descritti come illegali anche quando si tratta di semplice infrazione del codice della strada (ribadisco che l’espressione più grave di questo atteggiamento è in ogni caso la MALANARRAZIONE prodotta e diffusa da ‘O SISTEMA politico-editoriale italiano, SISTEMA ai limiti del criminale, di proprietà, in gran parte, di un oligopolio formato dalla famiglia di un condannato in via definitiva a capo di un partito, dal mondo finanziario-bancario e dallo Stato).

    Finisco davvero, riportando un commento che ho letto in rete, di un tipo assai arguto: ” Sicuramente è stato un incidente. Ma qui la discussione è tra chi pensa che il carabiniere abbia fatto bene ad inciampare e chi pensa il contrario ”

    Larry Massino

  31. Enrico Marsili scrive:

    Tutte queste parole per dire che a Napoli non valgono leggi e criteri che valgono altrove? Napoli e` speciale?

  32. A. Luna Serrano scrive:

    Sì, è speciale, in bene e in male, se ne faccia una ragione. Qui la maggior parte della gente è peggiore che in altri posti, la vuol mettere così? Va bene, basta che parli chiaro, può darsi che non abbia torto, dopotutto. Certe cose vanno dette senza l’ipocrisia che si intravede alle spalle dei suoi pacati commenti.

  33. RobySan scrive:

    @LM:

    ” Io l’ho appena fatto con mia moglie: vedrete che il braccio destro va meccanicamente indietro, no in avanti.”

    Non aveva una pistola “vera” nella mano destra (e la Beretta d’ordinanza è un’arma pesante, quindi il braccio NON è rilassato). Il suo test, ahimè, non prova nulla.

    “Se verrà accertato che l’ambulanza ha portato via Davide già morto, dovrebbe scattare l’imputazione per intralcio delle indagini…”

    L’ambulanza e suoi addetti non potevano certo stare lì a fare i sofistici: dovevano fare in fretta. Ha mai avuto bisogno urgente di un’ambulanza?

    “…ma si può stare pressoché certi che il personale medico o paramedico giurerà che il carabiniere si era sbagliato…”

    Questa è un’illazione, non certo utile a discutere circa la verità dei fatti.

    Secondo me la cosa è riconducibile a questo: un individuo, delegato all’uso della forza, ha impugnato l’arma – senza sicura e col colpo in canna – quando non ve ne era la necessità (nessuno minacciava, i ragazzi erano disarmati e se qualcuno ti minaccia, per dire, a cazzotti non puoi rispondere con gli spari). Quel che poi è capitato è conseguenza di questa errata scelta iniziale. Ora, che un carabiniere (che si suppone persona allenata alle situazioni critiche, altrimenti non si capisce perché sia lì) perda la testa e abbia reazioni fuori del proporzionato non è in alcun modo accettabile. Quindi, nella logica dello Stato di Diritto, si tratta di un fatto la cui responsabilità è individuale. Non si scappa. Tutte le considerazioni circa la “difficoltà di essere carabinieri al Rione Traiano” c’entrano come i cavoli a merenda. Allo stesso modo non possiamo affermare, a livello di congetture, che il carabiniere avesse l’intenzione di colpire con l’arma da fuoco. Se aveva intenzione di colpire è un assassino intenzionale. Se il colpo gli è “scappato” è un assassino preterintenzionale. In entrambi i casi è un inadeguato al ruolo. L’eventuale argomentazione “vorrei vedere te al suo posto” non ha alcun valore: io so che le mie reazioni, in un simile frangente, non sarebbero adeguate e per l’appunto non faccio il “tutore dell’ordine”. Chi lo fa, deve sapere tutto ciò che ne può conseguire. E torniamo dunque al concetto di responsabilità individuale.

    @Marsili:

    per quanto prolisso e a tratti, secondo me, impreciso per irruenza, il commento di LM non sostiene affatto quel che lei vi ha letto, bensì l’opposto. Non vedo come lei tragga la sua bizzarra conclusione.

  34. Enrico Marsili scrive:

    @RobySan: il nocciolo del problema e` che Napoli e` una citta` pericolosa PERCHE` non si rispetta la legge. Non rispetta la legge chi evade le tasse, va in tre in motorino, e spara con troppa leggerezza (con o senza divisa). Non e` una citta` in guerra, solo piu` pericolosa di altre, per la mancanza di rispetto verso la legalita`.

    Il carabiniere aveva il colpo in canna e la pistola senza sicura come prevedono le regole di pubblica sicurezza. Ci sono molti forum tecnici sull` argomento.

    @A. Luna Serrano: nessuna ipocrisia. Se non le piacciono i commenti onesti e pacati, me ne faro` una ragione. Se Napoli e` davvero speciale, dovrebbe chiedere di essere zona franca, niente leggi, niente stato, e cosi` via. Non le pare?

  35. a. luna serrano scrive:

    No, non mi pare si possa “chiedere” di esserlo, eviti di scrivere ingenuità così disarmanti. La disgraziata città si è già (e non da ora) posta di fatto come zona franca e ciò, anche ciò, è all’origine della sua orrenda decadenza. Di fronte a questo spettacolo c’è chi pretende di impartire lezioni di educazione civica, in modo più o meno fariseo, chi intona la famosa canzonetta che fa “Vesuvio lavali col fuoco” e chi tace, cercando di mantenere intatta la propria interna pietas per l’essere umano. Si tratta di capire a quale categoria si appartiene.

  36. RobySan scrive:

    “… il nocciolo del problema e` che Napoli e` una citta` pericolosa PERCHE` non si rispetta la legge…”

    No, il nocciolo del problema – di questo problema – è l’adeguatezza delle risposte (della forza pubblica) rispetto all’ingaggio. Sennò va a farsi friggere ogni tentativo di mantenere uno Stato di Diritto.

  37. Enrico Marsili scrive:

    @ a. Luna serrano: la citta` non si pone da sola come zona franca, mi scusi. Lo fanno i suoi abitanti. Non do`lezioni di educazione civica, non e`la mia materia. Faccio solo notare che Napoli e`abitata (pare) dai Napoletani. Il resto e`logica.

    @RobySan: quale sarebbe la risposta adeguata? Andare in giro disarmati? Non far rispettare la legge e le regole del vivere civile? Certo, si salverebbero alcune decine di morti ammazzati, ma ho come il sospetto (lo dico senza sarcasmo) che la societa`civile non ne trarrebbe un grande vantaggio.

  38. A. Luna Serrano scrive:

    Napoletani, certo. I tamil qui sono ancora troppo pochi. Vedo che anche l’ovvietà l’attrae.

  39. Fred scrive:

    Più agghiacciante del carabinierie omicida, sono i trilioni di commenti di miei connazionali, che dicono:
    non si è fermato allo stop
    erano senza documenti
    erano senza assicurazione
    erano tre poco di buono, insomma gentaccia
    QUINDI hanno fatto bene ad ammazzarne uno (una sorta di sanzione cumulativa)
    I tre potevano essere i pù stronzi del mondo, ma ciò non può giustificare quello che è successo.

  40. RobySan scrive:

    Marsili; nessuno, qui, ha detto o scritto che la polizia e i carabinieri debbano essere disarmati. E io ho scritto che il problema, per rimanere nello Stato di Diritto, è che le azioni della forza pubblica debbono sempre rimanere adeguate, cioè proporzionate, all’ingaggio: se mi dai del cretino di denuncio per oltraggio a pubblico ufficiale, se provi a muovere le mani ti fermo con la forza fisica (sono un marcantonio e sono allenato al combattimento), se accenni all’uso di armi sparo anche io, ecc. E in più: il rappresentante della forza pubblica, cioè colui che per convenzione sociale (scritta, non tacita) abbiamo delegato all’uso della forza (fisica o delle armi) mille diritti ha, ma NON quello di perdere la testa e il controllo della forza che deve usare. Tutto qui.

  41. Fred scrive:

    Un´altra cosa considerazione interessante dei mie connazionali piteci è:
    se ammazza uno la camorra tutti zitti
    se ammazza uno un carabinere tutti a protestare

    Cioè l´omicidio di una persona da parte di una organizzazione criminale e da parte dello stato sono equivalenti,
    come dire che la camorra e lo stato sono due organizzazioni simili…

  42. Enrico Marsili scrive:

    @Roby San: la responsabilita`personale del carabiniere si discutera`nel processo. Intanto fai un po`di prove in una citta`piu`civile. Passa col rosso in tre sul motorino senza casco e prova a scappare senza rispettare le regole della strada.

    Se sopravvivi, ti invito alla prova di reciprocita`di cui parla Fred. Che centra il punto, direi :)

  43. RobySan scrive:

    Se scappo rispettando le regole della strada mi risparmiano?

  44. Enrico Marsili scrive:

    @RobySan: Scappare rispettando le regole della strada non e`facile. Probabilmente verrebbe arrestato ma in maniera molto piu`civile. Diverso e`il discorso dei posti di blocco della camorra. Le regole di ingaggio sono un tantino meno definite, e manca un tribunale efficiente a cui far ricorso. Ma anche questo fa parte della magia di Napoli, non trova? :)

  45. LM scrive:

    Insomma, Marsili, ce lo poteva dire subito che lei è ossessionato dalle persone che infrangono il codice della strada.

    @RobySan

    io sto tranquillo, l’esperimento con l’arma in mano, mi raccomando carica, lo fa lei con sua moglie (occhio al cane!). Nel mestiere che faccio io la biomeccanica è una precisa disciplina che conviene studiare: le assicuro che non si danno casi di corpo che. inciampando in avanti, protenda il braccio lo stesso in avanti se prima dell’inciampo lo teneva perpendicolare al corpo. L’ambulanza non può affatto prelevare un cadavere dal luogo di un delitto senza l’ordine di un magistrato. L’altra non è un’illazione, come segnala il tono ironico del periodo, ironia purtroppo dovuta a esperienze personali. Per il resto siamo più o meno d’accordo, compreso il prolisso.

  46. RobySan scrive:

    @LM:

    “… non si danno casi di corpo che. inciampando in avanti, protenda il braccio lo stesso in avanti se prima dell’inciampo lo teneva perpendicolare al corpo.”

    Non ne discuto: ma questo non prova che lo sparo fosse intenzionale. Il braccio non era rilassato, il dito era sul grilletto: di quanto s’è mosso quel braccio, con quell’arma, e dove era posizionato il ragazzo colpito? Sono particolari tecnici che non possiamo approfondire qui, semplicemente perché non li conosciamo.

    “L’ambulanza non può affatto prelevare un cadavere dal luogo di un delitto senza l’ordine di un magistrato.”

    Sì, ma la certificazione di morte può essere fatta SOLO da un medico e NON dagli addetti all’ambulanza. Dunque, se un medico non c’era, gli ambulanzieri si sono sbrigati a portare il ragazzo in ospedale e questo era esattamente ciò che dovevano fare. Avessero deciso, propria sponte, che il ragazzo era morto e l’avessero lasciato lì avrebbero commesso un reato.

    L’altra, se non è un’illazione, è una sua ipotesi su ciò che qualcuno “presumibilmente” dirà, LM. Che sia basata su di una esperienza personale o meno, tale rimane dato che non sappiamo cosa effettivamente diranno. Io non sto parlando “in generale”. Mi sto riferendo solo a quel caso. Che poi vi sia anche – e ovunque – chi spergiura per pararsi il culo è cosa nota.

    P.S.: che io faccia l’esperimento con arma carica con mia moglie è acrimonia che, mi permetta, poteva risparmiarmi dato che mi pare di avere argomentato senza animosità alcuna.

    @Marsili:

    le regole d’ingaggio saranno più o meno bene definite, mancherà un tribunale efficiente a cui fare ricorso ecc.,
    ma tutto questo che c’entra con Napoli e la sua “magia”? In questo Paese le regole di polizia non sono suddivise per provincia. Sui tribunali potremmo forse discutere. Sapendone di più, nel particolare, ovviamente.

  47. Enrico Marsili scrive:

    @LM: si, ha ragione. Si figuri che dormo con il libretto per l esame della patente sotto il cuscino. E quando i colleghi stranieri mi dicono che a Napoli non si rispettano le leggi, comprese le regole del codice della strada, allargo le braccia e declamo le doti del baba` al rum.

    @Robysan: ohibo` , mi sa che le e` sfuggito il sarcasmo. Provi a rileggere per favore: “Diverso e`il discorso dei posti di blocco della camorra. Le regole di ingaggio sono un tantino meno definite, e manca un tribunale efficiente a cui far ricorso. Ma anche questo fa parte della magia di Napoli, non trova? :)”

    I posti di blocco della camorra bloccano i controllati riducendoli in posizione molto ferma e parecchio orizzontale (aka morti).

  48. RobySan scrive:

    Ho letto male, confondendo un “della” con un “per la” camorra (nel senso intuibile). Ma questo suo sarcasmo non ha, purtroppo, altro effetto che farmi credere che lei pensi a una sorta di “pena di morte preventiva”. Non mi aspetto “correttezza” da parte dei camorristi. Da parte dei carabinieri invece sì. In quel caso i carabinieri non avevano di fronte degli efferati banditi, bensì dei ragazzi disarmati: pestiferi, se si vuole, ma disarmati. Di qui la mia tediosa insistenza sulla proporzionalità dell’azione di risposta. E sul non voler generalizzare con sortite pericolosamente vicine a un nefasto giustizialismo. E con ciò chiudo, ché si va avanti ad libitum senza libidine alcuna!

  49. Enrico Marsili scrive:

    La saluto anch`io, senza sarcasmo.

Aggiungi un commento