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Filomena ci racconta il BilBOlbul

Durante il festival del fumetto BilBOlbul, che si è chiuso domenica scorsa, tre associazioni da sempre attente alla ricerca di nuovi linguaggi nelle forme dell’arte contemporanea, Altre VelocitàInuit e nevrosi, si sono messe insieme e hanno elaborato una rivista, «Filomena», che ha scandito i giorni del festival offrendo una cronaca degli eventi e provando anche a porsi come osservatorio critico sull’opera degli artisti in mostra. Pubblichiamo stamattina l’editoriale della rivista e un articolo di Nicola Ruganti sul lavoro di Isabel Kreitz, fumettista tedesca in mostra a Bologna. 

Editoriale

a cura di Altre Velocità e nevrosi

Bologna, marzo 2012. Nel persistente crepuscolo che da qualche anno stiamo attraversando, ci sono luoghi, situazioni, città nelle quali le cose continuano ad accadere, certamente con meno clamore rispetto ai salotti più o meno televisivi che ci circondano. Nel crepuscolo, quello che si può fare è cercare qualcuno che ponga domande, che voglia condividere questioni aperte e che non impieghi il suo tempo a inseguire il consenso, l’autolegittimazione, la difesa di posizioni. Cercare qualcuno che mostri un dubbio, un’incrinatura, e che la apra al mondo attraverso l’arte. Questo stiamo tentando di fare da qualche anno, Altre Velocità e nevrosi, proponendo fogli di racconto e riflessione in contesti teatrali e musicali. Questo è quello che abbiamo tentato di fare a Bologna, durante le giornate del festival internazionale di fumetto BilBOlbul. Abbiamo prodotto una rivista, «Filomena», composta di testi e sguardi disegnati, che usciva ogni giorno in numeri unici ma componibili, da completare l’ultimo giorno di festival. Approfondimenti scritti e serigrafie per proporre chiavi di lettura, scegliendo nelle pieghe del programma alcuni esempi concreti che possano illuminare un intero complesso e multisfaccettato: i discorsi del fumetto e della graphic novel, il disegno animato, i “confini” delle discipline. Bilbolbul è punto di partenza credibile per rintracciare discorsi sul presente, a cui va applicato uno sguardo in movimento e d’insieme, che comprenda altri luoghi, città e discorsi. Sostiamo dunque su alcune “lenti” in grado di parlare a molti, non solo addetti ai lavori, da portarsi dietro in percorsi futuri.

Kreitz e Timm, della debolezza

di Nicola Ruganti

Isabel Kreitz è l’autrice di un trittico di libri a fumetti che raccontano, sotto aspetti diversi, alcuni degli snodi cruciali della Germania del Novecento. Haarmann. Un serial killer degli anni venti è appena uscito (il co-autore è Peer Meter) e racconta del “macellaio di Hannover” tristemente famoso per aver ucciso e macellato decine di giovani adescati nella stazione della sua città. Il senso di nausea che si prova leggendo non è però legato alla ripulsa per quelle mosche che ronzano intorno alla carne umana, ma per qualcosa di ben più interessante e sotterraneo.
La polizia ha infatti dotato, ben prima della scoperta dello scandalo, Fritz Haarmann – segnalato con una “deficienza mentale congenita incurabile” dal manicomio di Hildesheim – di un distintivo della questura. L’obiettivo era quello di farne un infiltrato nel sottoproletariato, ma il piano di usare un polizitto malato di mente” per i propri scopi ha creato una spirale di orrore. Nessuno ha fermato il “macellaio” se non troppo tardi: la polizia ha insabbiato a oltranza e organizzato la condanna del “mostro” – quello di Düsseldorf di Fritz Lang trae spunto anche da questa vicenda – e la propria autoassoluzione. Haarmann, maniaco omicida e venditore di carne umana e vestiti usati, è attore di efferatezze rivoltanti davanti ad una società inetta. Le strade di Hannover del 1924 sono il labirinto del mostro, ma gli abitanti della città stanno su percorsi paralleli non vogliono vedere e quando iniziano a capire è la polizia che cerca di sciacquare in acqua i panni sporchi.
Il confine tra la debolezza connaturata dell’uomo e il progetto con cui si cerca di dare senso alla propria sopravvivenza è il cuore del lavoro di Isabel Kreitz. La storia di Sorge. La spia tedesca di Stalin è un libro intessuto dell’autodistruzione a cui si viene condotti quando si persegue una doppia vita: spiare e tradire. Richard Sorge è la spia che ce la fa a fare la spia, ma quando annuncia, in anticipo, l’attacco della Germania alla Russia, Stalin non gli crede. Per una volta la soffiata è giusta e arriva a destinazione, ma un potere più grande non crede alle “voci” e, sul lontano confine orientale, in Giappone, viene scoperto e giustiziato nel novembre del 1944. La paranoia sembra essere l’unica sonda per sfuggire agli automatismi indotti dal potere di turno, ma non basta.
Sorge insegue il proprio sogno comunista a prescindere: i suoi capi del Servizio Segreto Militare sono stati richiamati da Tokyo a Mosca e mai più rintracciati, Stalin non lo ascolta eppure nonostante tutto ciò, senza prendere in considerazione né le istituzioni né le persone segue l’ideologia. La determinazione è mal riposta e fallita in partenza perché l’azione è segnata dall’individualismo connaturato alla spia. La solitudine è padrona sia di Sorge che di Haarmann, a Tokyo come ad Hannover.
Le vicende di Haarmann e di Sorge hanno una dimensione individuale, mentre nel primo libro della Kreitz La scoperta del Currywurst l’avventura che si racconta è la storia di una città e della capacità di reagire dopo la “tempesta di fuoco” voluta da Churchill per le città di Dresda e Amburgo. Il fumetto è tratto dal libro omonimo di Uwe Timm, scrittore tedesco che, come e più della Kreitz, scrive cercando radici e prospettive nella storia del popolo tedesco. Quella di Lena Brücker è la storia della donna del chiosco che Timm ricerca per farsi raccontare come nacque il currywurst (sostanzioso take away di wurstel, curry e ketchup) in quel baracchino in mezzo alle macerie di Amburgo. Metà delle abitazioni sono andate distrutte, solo in una piccola percentuale sono rimaste intatte, la Brücker è una donna come tante in mezzo a un milione di persone che vivono di stenti nella primavera del quarantacinque. L’intreccio corale della storia è il cuore dell’avventura, non la vicenda personale con il disertore e neppure l’intuizione del currywurst, ma il respiro vitale dell’arrrangiarsi collettivo.
Il coro, nel libro di Timm come nel fumetto della Kreitz, è il popolo del mercato nero che costruisce relazioni nella povertà, ma che ha un forte portato mutualistico. Non è economia di sussistenza, è la capacità di organizzarsi secondo un principio di sopravvivenza comune che non ha nessun respiro mitico, ma dal quale si impara a conoscere una relazione con il prossimo non cinica, ma schietta.
La follia di Haarmann nell’Hannover degli anni venti insieme alla paranoia bipolare di Sorge la spia ci offrono una lucida visione su cosa avviene quando si intrecciano – spesso – le strade della follia e del potere. Uwe Timm con Rosso rivela i sessantottini visti da un oratore funebre, reduce pure lui, ma lucido; con L’amico e lo straniero racconta di Benno Ohnesorg, ucciso dalla polizia durante una manifestazione contro lo Scià di Persia a Berlino ovest nel 1967, la storia di un’amicizia in un’atmosfera sospesa sulle orme dello Straniero di Camus.
La scoperta del currywurst è un punto di intersezione di questi due narratori della Germania del novecento: Isabel Kreitz e Uwe Timm non hanno timore di svelare le debolezze del proprio popolo, ne indagano le incongruenze e le pieghe più oscure, insegnamento da non posticipare, e delineano la possibilità che una bussola, per muoversi negli anni dieci, sia rendere credibile un pensiero e un’azione che partano dalla povertà e da un serio rapporto con la nostra fragilità.

Nicola Ruganti (1979) insegna materie letterarie nelle scuole superiori. Collabora alla rivista Lo straniero ed è redattore de Gli asini, rivista di educazione e intervento sociale. Collabora con Altre velocità, redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee. Con Lorenzo Maffucci ha ideato il progetto Nevrosi, dedito all’archiviazione e alla produzione di emergenze artistiche e all’organizzazione di iniziative culturali, tra cui il festival “Arca Puccini. Musica per combinazione”. Anima numerosi progetti di sperimentazione pedagogica promossi dall’associazione Arcobaleno di Pistoia e collabora da tempo con il Centro territoriale Mammut di Napoli, favorendo l’intreccio di pratiche ed esperienze tra periferie.
Commenti
Un commento a “Filomena ci racconta il BilBOlbul”
  1. Nicola Villa scrive:

    Bella la recensione di Ruganti che mi ha fatto scoprire il lavoro della Kreitz, davvero notevole.

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