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Luchino Visconti e la piaga delle fondazioni

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Questo articolo di Tomaso Montanari è uscito sul Fatto Quotidiano. L’autore di Le pietre e il popolo e Salvatore Settis oggi sono ospiti del Festivaletteratura di Mantova per l’incontro “Articolo 9: Arte e Costituzione”. 

Se c’è una vicenda-simbolo del disastro morale e materiale che opprime il patrimonio culturale nell’Italia del 2013, ebbene è quella del pignoramento giudiziario degli arredi della «Fondazione La Colombaia di Luchino Visconti» ad Ischia, rivelata ieri dal «Mattino».

Personalmente nutro qualche dubbio sul fatto che la storia dell’arte di Giotto, Caravaggio e Tiepolo continui oggi in un Maurizio Cattelan: ma non ne ho nessuno sul fatto che il cinema di Luchino Visconti sia uno degli ultimi veri capitoli di questa altissima vicenda figurativa. Non solo ovviamente i film, ma anche i luoghi e gli oggetti di Visconti vanno dunque difesi, preservati, tramandati come frammenti preziosi del meglio dell’Italia del Novecento.

Dal 2003 le ceneri del regista riposano nel giardino della sua amatissima villa Colombaia, ad Ischia. Visconti aveva restaurato e arredato con grandissima passione quella dimora, trasformandola in qualcosa di non dissimile da alcuni dei celebri interni dei suoi film, e trascorrendovi momenti importanti (è lì, per esempio, che scrisse la sceneggiatura di “Senso”).

Dopo la morte del regista (1976) la villa conobbe un lungo periodo di decadenza,punteggiato da veri e propri episodi di vandalismo: distrutti i vasi delle celebri ortensie azzurre che incorniciavano la vista del golfo di Napoli, strappate le mattonelle colorate che Visconti aveva acquistato in mezzo mondo, divelte perfino le vasche da bagno. Nel 1994 gli eredi vendettero la Colombaia al Comune di Forio d’Ischia, che dal 2001 la affidò all’immancabile fondazione di diritto privato che federa enti pubblici (Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Forio) e che viene retta da politici locali (in questo momento l’ex sindaco di Forio, Franco Regine).

Come dimostra anche il sito web (in completo disarmo,  non aggiornato da anni), da tempo la Fondazione ha cessato di essere attiva, perché dilaniata da una feroce guerriglia intestina. E proprio da queste miserabili e vergognose liti di provincia nasce l’incredibile epilogo degli ufficiali giudiziari che si presentano a casa Visconti, aizzati dai creditori. Delirio nel delirio, quei creditori altri non sono che l’ex direttore della fondazione, Ugo Vuoso e l’ex direttore editoriale Daniele Morgera (così il «Corriere del Mezzogiorno»). Ora, ci si chiede come sia possibile che un ex direttore arrivi a far portare via dalla fondazione che ha diretto le serie di fotografie che arredavano le sale, e perfino i proiettori che facevano andare i film di Visconti. E ci si chiede anche cosa insegnerà Vuoso ai ragazzi che ne seguono le lezioni di professore a contratto di Demoantropologia al Corso di Turismo dei Beni Culturali al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Misteri italiani.

A questo punto che si può fare per la Colombaia? Il codice dei Beni culturali, permette di vincolare anche «le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere» (articolo 10, comma 3, lettera d). Il Codice riconosce ciò che la storia culturale già aveva affermato: non importa il pregio, la rarità o l’antichità dei singoli oggetti. Ciò che può renderli degni di essere tutelati dalla Repubblica può essere anche la relazione spirituale e culturale che li unisce tra loro e alla vita morale della nazione italiana. Spetterà alle soprintendenze di Napoli e alla Direzione generale campana del Mibac stabilire se, nonostante, che non si tratti più degli arredi originali (ma in molti casi di oggetti comunque appartenuti al regista, comprati o donati alla fondazione) il memoriale funebre di Luchino Visconti meriti di essere tutelato. Se così non fosse, d’altra parte, ci sarebbe da chiedersi perché Regione, Provincia e Comune vi abbiano investito tanto denaro pubblico, prima di abbandonare indecentemente la Fondazione al suo destino, come oggi denunciano i vertici attuali.

Proprio questo è il vero messaggio della vicenda della Colombaia. Affidare il patrimonio pubblico a questo sistema di fondazioni private (che si chiamino Ravello, Maxxi, Egizio o in mille altri modi) che sfugge al controllo dei cittadini, significacreare le condizioni perfette per una lottizzazione politica sfrenata e per la sistemazione di un personale incompetente culturalmente, e spesso indegno moralmente, e in non pochi casi espone il patrimonio stesso a rischi non solo morali.

Peggiore fine, le ceneri di Luchino Visconti non potevano fare. Ma è tutto il patrimonio culturale italiano che rischia di finire così.

Tomaso Montanari (1971), storico dell’arte, ha pubblicato per Einaudi i saggi A cosa serve Michelangelo e Il barocco; per Skira, il pamphlet La madre di Caravaggio è sempre incinta. È editorialista per la Repubblica. Con minimum fax ha pubblicato Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane (2013) e Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (2014).
Commenti
3 Commenti a “Luchino Visconti e la piaga delle fondazioni”
  1. Franco Pancotto scrive:

    Prendendo spunto da questo splendido articolo a firma di Tommaso Montanari, vorrei sapere anche quale fine abbia fatto la casa di Gore Vidal a Ravello chiamata “La Rondinaia”, che ho avuto piacere di visitare – diciamo così – in pellegrinaggio (mi ha stupito, infatti, la similitudine con “Villa Colombaia” di Luchino Visconti ad Ischia.
    Se l’autore Montanari o altri frequentatori di minima&moralia ne avessero notizie, li pregherei cortesemente di pubblicarle.

    Cordialmente e con gratitudine,

    Franco Pancotto

  2. Spazi Docili scrive:

    Gli artisti e gli intellettuali in Italia sono ormai da tempo ‘docili’ nei confronti del Potere. Assai spesso in vita, di sicuro post mortem. Opere, luoghi e autori si dissolvono in una poltiglia informe di citazioni a sproposito, eventi senza senso, pubblicazioni irrilevanti, vacuo chiacchiericcio pseudo-culturale da parte di coloro che restano, i quali hanno sempre ragione.
    Il livello di una classe dirigente si determina valutando QUANTO si è costruito o sperperato nell’unità di tempo prescelta.
    Visto come è cambiato (ovviamente in peggio) il paesaggio e il patrimonio storico-artistico in Italia dal dopoguerra ad oggi, tale valutazione è alquanto semplice a farsi.
    La Colombaia perciò NON è più una creazione di Visconti, ma è ormai la diretta emanazione, la materializzazione dell’etica/estetica di coloro che l’hanno ridotta in tale stato. Ennesimo spazio ‘docile’ al Potere.

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

  3. Franco Pancotto scrive:

    Sono molto lusingato di aver sollecitato una risposta al mio commento su “Luchino Visconti e la piaga delle fondazioni”. Vorrei cogliere l’occasione per replicare al suo autore, che sì !, gli intellettuali in Italia sono “docili al Potere”, ma, per esempio ci sono delle persone che contestano l’osmosi tra Potere Spirituale e Potere Temporale, pur non essendo degli intellettuali, ma semplici cittadini.
    E’ questo che vorrei dire e sottolineare.

    Grazie!

    Franco Pancotto

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