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Forza Gramsci! Le tentazioni di Santanchè e il destino de “L’Unità”

di Sara Ventroni

“L’Unità non deve morire”, il thriller dell’estate. La trama? C’è uno storico quotidiano di sinistra che rischia di chiudere. Migliaia di lettori mandano messaggi di solidarietà ma nessun capitano coraggioso corre in soccorso. Intanto, il più grande partito di centrosinistra volge altrove lo sguardo. A quel punto un’imprenditrice di destra – con molta mascella e senza scrupoli – minaccia di comprare un pacchetto azionario: già sogna, la perfida cuneese, di stappare un Dom Perignon accavallando i tacchi sulle edizioni rilegate delle annate clandestine.

Ma non siamo in un romanzo, e la realtà sa essere più amara dell’immaginazione.

Perché l’Unità rischia di chiudere davvero, anche se la redazione è viva e il giornale – come è accaduto lo scorso febbraio, con l’inserto per il novantesimo compleanno – è ancora capace di andare a ruba.

Sull’orlo di un esaurimento nervoso, l’Unità va esaurita nelle edicole: così, con un paradosso di fine luglio, rischia di finire in malora la storia di un quotidiano che ha ancora molto da raccontare.

In questa faccenda manca la logica. Se fosse un romanzo, diremmo che la trama non tiene.

In questi mesi sono stati detti e scritti mille e uno motivi per cui l’Unità non deve chiudere. Sono tutti motivi giusti. Ed è giusto ricordarli. S’è evocato lo spirito di Antonio Gramsci, e s’è ricordata – come testamento politico – la sua lettera del 1923: “Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale”.

Si sono raccontate storie, ricordi e memorie: non per nostalgia, ma per far sapere ai potenziali futuri acquirenti che la testata non è una scatola vuota. Un brand cool. Un marchio registrato con l’apostrofo.

Se oggi il nome de l’Unità ha valore di mercato è perché sotto il logo non c’è il nulla, ma un valore storico capace di attrazione sul presente. Bisogna diffidare delle contraffazioni. L’Unità ha un sapore riconoscibile. Se alteri la chimica perdi il gusto, come la Coca-Cola. Diversamente dalla Coca-Cola, però, l’Unità ha una formula segreta che tutti conoscono. Tutti sanno di cosa è composta: l’Unità, per sua natura, è di sinistra. E a novant’anni non si cambia.

Si sono raccontate, in questi mesi, le ragioni della ragione, ma non si sono dette le ragioni del Cuore, inteso come organo cartaceo, glorioso inserto della nostra adolescenza, l’I-Ching di conforto per trovare un nonsenso a questo mondo che un senso, purtroppo, ce l’ha.

C’è chi si è formato su Benedetto Croce, chi sul Manuale delle Giovani Marmotte; la mia generazione non ha fatto la guerra, ma si è inventata una coscienza clandestina sul “settimanale di resistenza umana” partorito dall’Unità.

Noi che in meno di quarant’anni abbiamo visto il Partito cambiare quattro nomi come fosse un taglio di capelli; noi che abbiamo visto morire due Repubbliche e non abbiamo fatto niente per salvarle; noi quasi-coetanei involontari di Capezzone, eravamo destinati a diventare ottimisti come dei funzionari di partito e malinconici come dei clown. Abbiamo la battuta facile e la memoria lunga. Oggi possiamo scandire i titoli come fossero decasillabi: “Scatta l’ora legale: panico tra i socialisti”. Oppure: “Il PCI cambia nome: da oggi si chiama Mario”. Parliamo di pagine indimenticabili. Perché ci vuole coraggio a ridere nel pianto, sperando di ritrovare, nel buon umore, anche il buon senso.

Ridere della propria fine imminente è sintomo di salute. È segno che si ha ancora la forza di scongiurarla, la fine. Se dunque l’Unità ha i giorni contati, è ora di passare alla satira come prosecuzione della lotta con altri mezzi. Il romanzo de l’Unità non è un noir: non c’è spargimento di inchiostro, e nessuno muore alla fine. Nemmeno il giornale. La storia dell’Unità è un’opera aperta.

Nel primo finale Daniela Santanchè si reca nella più vicina edicola e compra l’Unità per un euro e trenta. Poi passa all’abbonamento annuale.

Nel secondo finale Daniela Santanchè visita in carcere Marcello Dell’Utri portandogli in dono un quaderno vuoto dove scrivere un falso “quaderno dal carcere” di Gramsci.

Nel terzo finale Daniela Santanchè si fa la permanente e irrompe a piazza Affari gridando: “Opa e sempre, Resistenza!”

Questo articolo è uscito su “L’Unità”. Ringraziamo l’autrice.

Commenti
3 Commenti a “Forza Gramsci! Le tentazioni di Santanchè e il destino de “L’Unità””
  1. Mc Nulty scrive:

    Foto: Sallusti sta per tirare fuori la Luger

  2. Flores scrive:

    Un pre-coccodrillo, in pratica.

  3. John Blacksad scrive:

    Non ho nulla da dire,perchè tutto quello che volevo dire è stato mirabilmente riassunto qui
    http://www.keinpfusch.net/2014/07/seriously.html

    Cosi’, in un mondo razionale, se qualcuno ti lascia la linea editoriale e ti fa andare in attivo, mentre tu non sai come mangiare il mese prossimo e rischi il licenziamento in un periodo infelice dell’economia italiana, dovresti almeno tirare un sospiro di sollievo.
    Invece, leggo delle cose che non hanno senso:

    «Abbiamo immediatamente chiesto chiarimenti ma i liquidatori ci hanno rassicurati – racconta la giornalista (Bianca Di Giovanni , ndU) – ci hanno detto che è arrivata una semplice richiesta di informazioni sui dati economici ma che non avrà alcun seguito, per loro la questione è già terminata perché incompatibile con la storia del giornale».

    “I liquidatori ci hanno rassicurati.”
    E’ come dire che il boia ti da’ prospettive future. Non ha nemmeno senso.
    Il liquidatore e’ li’ per liquidarti, cioe’ per venderti (intero o a pezzi) a qualcuno, farci soldi per pagare i debiti,
    e se questo implica la tua scomparsa, amen.
    Come diavolo fa una persona ad essere “rassicurata” da un “liquidatore?!”
    E’ come essere di fronte al boia in Texas e dire:
    Ehi, ma non e’ che quella stronza mi da’ la grazia, vero?
    Ma va! Domani ti friggo che e’ una bellezza. Ti impano pure, se vuoi.
    Grazie, mi sento piu’ tranquillo. Puoi usare del pane bio, per favore?
    Certo, ti si ammazza con l’energia solare, pure.
    Fantastico!
    capite che se leggo una cosa del genere sul Daily Mash, ci sta tutto. Ma questa dovrebbe essere la realta’. E’ il pianeta terra. E lei si sente “rassicurata dal liquidatore”. In che modo un liquidatore puo’ rassicurare una persona, segue nell’intervista:
    ” ma che non avrà alcun seguito, per loro la questione è già terminata perché incompatibile con la storia del giornale».
    In pratica gli sta dicendo: ehi, tranquilla, e’ un disastro. Ma un disastro serio, un disastro impegnato. Un disastro di sinistra, eh.

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