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Lettere rubate: Francesco De Gregori

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Questo pezzo è uscito sul Foglio. (Fonte immagine)

di Annalena Benini

Guarda che non sono io
Quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo,
e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Quello che non ti frega e che non ti tradisce

Francesco De Gregori, “Guarda che non sono io”

C’è una sequenza fotografica bellissima, dal backstage di “Banana Republic”, era il 1979: Francesco De Gregori a torso nudo, con una bottiglia di birra in mano, e davanti a lui Francesca, sua moglie, con una camicetta a righe e i capelli sciolti. Sono due ragazzi, e lei gli sta dicendo qualcosa, forse è arrabbiata, lui si tocca il naso, lei continua a parlare, seria, poi lui la guarda e lei gli sorride. È un sorriso immenso, anche se piccolo, ha dentro l’amore, la musica, lei che crede in lui e lui che guarda lei, c’è la storia di un  bambino che al compleanno si faceva regalare sempre un’armonica a bocca, e poi di un ragazzo con la chitarra.

Quella fotografia è dentro un libro grande e prezioso (“Guarda che non sono io”), pubblicato da SVpress, e curato da Silvia Viglietti e Alessandro Arianti, e ci sono molte altre foto, anche private, dal 1970 ad adesso, di giorni felici e di sere sul palco, di prove in camerino e di scalette di concerti, c’è Lucio Dalla con lui, nel 1979 e nel 2010, e ci sono anche le parole e gli appunti di Francesco De Gregori. Che racconta pezzi di storia, la sua, la nostra, gli inciampi, la parola “Natale” che ricorre nelle canzoni e gli evoca sempre un momento di strana felicità, dice che “Buonanotte fiorellino” è una canzone triste, loro si lasciano e l’anello resta sulla spiaggia, e racconta l’estate in cui tutto cambiò, nel 1975: nei locali la gente andava per ballare, e a un certo punto arrivava l’attrazione (“che poteva essere De Gregori, Cocciante, Venditti, Renato Zero”), chi ballava si faceva da parte e gli altri ascoltavano il concerto, ma quell’estate quasi nessuno andava più per ballare (era uscito “Rimmel”), volevano ascoltare lui, che aveva ventiquattro anni e scriveva prima le parole, poi la musica, ed era l’inizio di una storia che non si è mai fermata e non è mai rimasta identica.

Anche la voce è cambiata e dice De Gregori che gli piace molto cantare le vecchie canzoni con questa voce che ha adesso, e che è soltanto sua: uscirà un nuovo disco, infatti, a novembre, con dentro “Alice”, “Finestre rotte” e molte altre canzoni incise di nuovo, come se le avesse scritte un altro. Perché le persone cambiano, non restano mai troppo a lungo le stesse, e allora è come “Guarda che non sono io”, la canzone che sembrava scritta soltanto per sé, il cantante che non ama essere riconosciuto per strada o corrispondere all’idea che un altro si è fatto di lui, ed è invece la canzone di tutti noi, del mistero che ci accompagna: non sapremo mai tutto di una persona, anche se crediamo di conoscerla, e nessuno saprà mai tutto di noi.

C’è un’ambiguità, dice De Gregori nell’intervista a Steve Della Casa dentro questo libro, una sfasatura fra come crediamo di essere e come sembriamo agli altri, anche a quelli che ci stanno più vicini. Non siamo una sola persona, non abbiamo un solo segreto, una sola debolezza, un solo modo di andare sotto la pioggia con le buste della spesa. C’è sempre un lato nascosto, qualcosa che non ti aspetti, soprattuto se si decide di non fermarsi. Con la voce, con la curiosità per le cose del mondo, con la voglia di capire e di trovare mondi nuovi, e di cantare ancora “Alice”, per esempio, ma come se l’avesse scritta un altro. Perché è così: è successo un minuto fa, ma non sono già più la stessa persona.

Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975. Giornalista, scrive sul Foglio e altrove di libri, persone e di quello che succede.
Commenti
Un commento a “Lettere rubate: Francesco De Gregori”
  1. scrive:

    Bel pezzo, e bella l’idea di un libro così, e bello anche che incida canzoni vecchie con la voce nuova; unico appunto: perché Ligabue nel nuovo album? Già, siamo un mistero anche per quelli che ci stanno vicino

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