Fratelli

di Nicola Lagioia

Questo pezzo è uscito su Repubblica – XL

Senza lavoro, senza rabbia, senza futuro: sono i ragazzi di Alessandro Tota, il quale, giunto alla seconda graphic novel, fotografa mirabilmente la peggiore gioventù dei nostri tempi. Se i libertini di Tondelli affrontavano il rischio col paracadute della propria ingenuità e il Pompeo di Pazienza si concedeva il lusso di entrare in scena facendosi una pera dopo aver letto la Wasteland di T.S. Eliot, i protagonisti di Fratelli non hanno più difese a separarli dal vuoto che gli è toccato in sorte. Non una vera comunità, non un’ideologia, non più (quasi) nemmeno una cultura. La storia è ambientata a Bari alla fine dei Novanta, ma si potrebbe dire che Tota utilizza la provincia per il tutto perché l’apatia, la mancanza di progetti, il conseguente gettarsi via senza rimpianti disegnano l’identikit di una non-ammutinata generazione sul Titanic dell’Italia degli ultimi vent’anni.

Ecco allora Cosimo e Nerone, i fratelli che sembrano dare il titolo al volume: incapaci di un’azione più creativa che non sia vegetare in un bilocale da Trainspotting levantino, decidono di dare un senso ai propri giorni vagabondando per la città con l’obiettivo di vendere una serigrafia di Mario Schifano. Non è un caso che Cosimo abbia frequentato l’accademia delle belle arti e i due sottraggano il quadro alla loro mamma – come dire che l’istruzione è sfociata in un nulla di fatto e la famiglia rappresenta l’ammortizzatore e, contemporaneamente, la certificazione di un fallimento. Tra le vie della città (curatissimi e ben occultati i dettagli topografici) Cosimo e Nerone incrociano altri ragazzi, a cui passano la staffetta trasformando Fratelli in un racconto corale. Ecco i punkabbestia alla deriva tra il lungomare e i giardinetti del centro – più branco che gruppo, talmente alieni a ogni solidarietà da diventare il perfetto speculare del mondo dei consumi. Ecco Claudio, Nicola, Carmelo, Gattuso e la loro progressiva iniziazione all’eroina. Forse solo il primo riuscirà a salvarsi, non per le cure di un improvvisato fratello maggiore (un quasi adulto prodigo di buoni consigli per occultare un mr. Hyde dedito al metadone) ma grazie al proprio incondiviso amore per la letteratura.

In questo modo, a lettura ultimata, emerge il significato del titolo del libro. Non ci sono più “fratelli” a portata di mano. Il mondo è popolato da individui educati alla bruta legge della sopravvivenza o (nel migliore dei casi) da solitudini che per scaramanzia non credono al riscatto che nel profondo desiderano ancora. Alessandro Tota (che aveva già dimostrato il proprio valore col precedente Yeti) si dimostra un cantore molto bravo e credibile di questa nuova umanità. Usa le forme del fumetto underground, ma senza gli istrionismi o il cinismo dei suoi colleghi delle passate generazioni. I tempi sono cambiati. Una semplicità riccha di sfumature e la sobrietà come principio etico fanno sì che, nonostante tutto, dal naufragio delle nostre città riesca a sollevarsi una credibile e intensa forma di racconto.

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
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