Skiantos 7 pag 32

Riflessioni sulla Giornata Demenziale

Skiantos 7 pag 32

È uscito da poco Skiantos, un libro pubblicato da Goodfellas e curato da Gianluca Morozzi e Lorenzo Arabia che racconta “la storia vera di un fallimento annunciato da quarant’anni”. Testimonianze e foto dei protagonisti del tempo. Di seguito vi proponiamo un estratto dal libro, firmato da Roberto Freak Antoni.

di Roberto Freak Antoni

Festeggiare gli Skiantos significa rendere omaggio al talento creativo di un’intera generazione: quella che nel 1977 si trovò costretta a rinunciare alle proprie ingenuità e alle fantasie preferite, per fare i conti con una realtà dal muso duro! “Saluto l’entusiasmo artistico della mia generazione!!”, ebbe a dichiarare Pier Vittorio Tondelli, in un breve discorso introduttivo alla festa dei fumettisti/disegnatori & sceneggiatori di comic strip [leggi strisce comiche = fumetti] del gruppo Valvoline, contraltare alternativo allo strapotere della geniale combriccola di Frigidaire.

Generazione quella del ‘77 che cavalcò come nessuna, se si esclude il ‘68 – il Maggio francese, l’utopia di una trasformazione possibile, l’ardire di un sogno rivoluzionario alternativo e positivo. E insieme a questo, contemporaneamente, decretò la fine dell’ideologia, la liberazione dalle catene dell’impegno demagogico obbligatorio, la morte del razzismo politico e dell’esibizione assembleare, l’estinzione definitiva del folklore extraparlamentare che si esprimeva nel variegato carosello delle sigle e dei simboli “super sovversivi” [cfr.: Lotta Continua / Potere Operaio / il Manifesto / MLS = Movimento dei Lavoratori per il Socialismo/ Stella Rossa/ Marxisti Leninisti / Falce e Martello… Questi ultimi ribattezzati ironicamente “Felce & Mirtillo”].

Fulmina_Skiantos

Il Convegno sul Dissenso dell’Autunno ‘77, a Bologna (dove il Movimento Studentesco era forte e organizzato), chiuse e concluse anche simbolicamente la stagione del Grande Delirio Utopico: nell’occasione presero corpo le due distinte tensioni/tendenze che no ad allora avevano malamente convissuto all’interno, guardandosi con reciproco sospetto: l’Ala Creativa [cfr. Indiani Metropolitani] e quella Combattente [“Dura & Pura” – Intransigente – Piombo e P38]. Ovviamente, il Movimento si spaccò, e fu rottura definitiva! Proprio allora comparvero gli Skiantos, figli degeneri dell’Ala Creativa, che da subito iniziarono a sfottere le contraddizioni più evidenti del “genitore” e della società circostante, adottando l’utensile di sintesi, e di acquisizione più recente: l’ironia. IRONIA che divenne da subito il genere, ovvero il linguaggio, prima ancora dello stile, del gruppo stesso. Ironia, ma anche e soprattutto, Autoironia (interessante esperimento ridere su e di sé).

Gli Skiantos elaborarono una formula comunicativa particolare, che loro stessi definirono col termine “demenziale”, in qualche modo già consapevoli – (pur nell’inesperienza dilettantistica degli inizi] – del bisogno di etichette, della necessità di logo / sigle che pervade il mondo dei Mass-Media: i giornali, la televisione, il cinema, ecc… hanno bisogno di sintesi e di semplificazioni. Serve un’etichetta che qualifichi e sintetizzi all’istante il prodotto in questione e le sue caratteristiche! A partire dal nome, gli Skiantos dichiararono immediatamente i capisaldi del loro progetto: a) filologicamente il titolo del gruppo presenta da subito un gioco di parole che scherza con l’anglofonia, l’idioma per eccellenza del mondo rockettaro.

Quella esse (S) aggiunta alla desinenza sta a significare una sorta di vorrei-ma-non-posso, un malcelato desiderio di appartenenza al mondo più autentico della musica pop-rock, un’incontenibile voglia di entrare nella “leggenda”, forse dalla porta principale, o – per lo meno – non sempre da quella di servizio della Provincia dell’Impero.

Ma la consapevolezza del gruppo impedisce di cadere nella trappola della retorica, soffrendo di un qualsivoglia complesso d’inferiorità: anche usando la lingua italiana, infatti, si può cogliere nel segno, si può costruire un linguaggio colorito ed espressivo, magari con l’utilizzo del gergo giovanile, dello ‘slang’, dell’argot [pronuncia: argò]. Dunque ecco la lingua della tua tribù, del tuo gruppo di appartenenza, fatta con i modi di dire dei tuoi amici/amiche; una lingua da complotto, per gli “intimi” del giro. Una lingua che strizza l’occhiolino, cercando connivenze e complicità. Una lingua volutamente “bassa” e sgrammaticata, usata contro la prosopopea dei cantautori “impegnati” politicamente, socialmente ed intellettualmente. Una provocazione che sceglieva deliberatamente argomenti “diversi” e distanti dall’amato buonsenso, trattando pastasciutte, caccole del naso, piedi spropositati, sesso & carnazza, sbarbine [ovvero: ragazzine adolescenti] e Kinotti [la risposta italiana alla Coca-Cola], flebo permanenti, formaggi & mozzarelle, fagioli e flatulenze [leggi scorregge] assortite, ecc… Il tutto realizzando in pieno la “trasversalità” del linguaggio tipica degli Anni ‘70 che anticipò il Post – Modernismo della decade successiva, la quale – vivendo di rendita creativa e culturale – non si vergognò di sfruttare tutte le intuizioni legate a quel suo periodo precedente.

Monello_Skiantos_1

Anche nell’ambito dello spazio elettromagnetico, il magico periodo degli Skiantos fu caratterizzato dalla nascita della prima emittente privata d’ispirazione collettiva e movimentista, antifascista e antirazzista, che iniziò a trasmettere su quelle onde non ancora monopolizzate, non ancora irreggimentate e dispoticamente regolate: Radio Alice, la prima emittente italiana del “Movimento”. A partire da quel momento la parola Alice e l’immagine onirica a lei collegata, divennero magiche gure in movimento, tanto che nell’Università della città, alla Facoltà più singolare di tutta la Penisola, il D.A.M.S. (primo, antesignano e autentico DAMS, dal fascinoso acronimo = Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo), all’interno del corso di laurea tenuto dal geniale insegnante-scrittore-affabulatore Gianni Celati, si approfondirono per anni (nel corso di molti seminari) le suggestioni emanate da quella emblematica essenza mitologica: Alice, la bambina [non ancora sbarbina!] che dall’underground surreale e metafisico, vola nell’aria, liberando coriandoli virtuali di se medesima, perenne viaggiatrice con mille possibili identità.

Tra queste possibili individualità il cantautore atipico [perciò ci piace] Claudio Lolli compose ritratti musicali di zingari felici, ballerini notturni sotto la luna nelle libere piazze [quando ancora in Piazza si andava per incontrarsi, conoscersi e discutere di tutto] e nelle strade dei sogni da disoccupare, rivendicando una sacrosanta porzione di Libertà, con la ‘elle’ (L) maiuscola! Maiuscolo o minuscolo il concetto di Libertà rimase centrale nella ricerca del Movimento.

Commenti
Un commento a “Riflessioni sulla Giornata Demenziale”
  1. Bandini scrive:

    Ci manchi, ci mancherai sempre.

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