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Freelance story project

Riceviamo dagli amici di Doppiozero, e volentieri condividiamo con i lettori di minima&moralia.

Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così il National Story Project, presto composto da alcune migliaia di lettere tra cui Auster scelse quelle lette alla radio ogni domenica mattina. Dalla trasmissione lo scrittore trasse un libro, Ho pensato che mio padre fosse Dio, uno dei suoi più belli e meno noti, una raccolta di centoventisei racconti autobiografici di straordinaria forza espressiva e suggestione poetica.

Ispirandosi a questa vicenda, Doppiozero ha pensato di raccogliere storie narrate in prima persona che raccontino la vita quotidiana, i successi, le difficoltà, gli incontri imprevisti, gli inconvenienti e i colpi di fortuna di chi lavora oggi come freelance. Storie scritte dai lettori che vogliono condividere un episodio o un momento della propria esperienza. Una sola regola, austeriana: devono essere episodi realmente accaduti, raccontati in forma di racconto o di storia breve (massimo 6000 caratteri). L’intento non è comporre una raccolta di denunce sulla dura condizione del freelance, né idee o proposte per cambiarla. Non si tratta di un lavoro di inchiesta, ma un progetto narrativo che vuole rendere visibile l’intimità della vita dei freelance, esplorarne i momenti privati, gli episodi grotteschi o felici, sul confine tra casa e lavoro, tra famiglia e committenti, tra recupero crediti e sms d’amore.

Le storie saranno selezionate e pubblicate su www.doppiozero.com e poi raccolte in un e-book che sarà scaricabile gratuitamente da tutti i lettori.

Se volete partecipare a questo progetto collettivo l’indirizzo a cui inviare le vostre storie è redazione@doppiozero.com. Non ci sono premi, non c’è budget, non c’è gloria. È un regalo che chi vorrà partecipare farà a tutti i lettori e anche ai vostri committenti, che spesso non conoscono o non vogliono vedere le conseguenze del lavoro autonomo sulla pelle di chi lo pratica. Un esercizio per fermarsi a riflettere sulla condizione di molti lavoratori autonomi.

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