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Frida Kahlo: a New York rivive la Casa Azul

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Fino al primo novembre opere e vita di Frida Kahlo reinventano gli spazi del New York Botanical Garden del Bronx con la lussureggiante mostra inaugurata lo scorso maggio “Frida Kahlo: Art Garden Life”.

A curare la rigorosa e bella esposizione è la storica dell’arte Adriana Zavala, che insieme a Karen Daubmann (direttrice delle esposizioni del New York Botanical Garden e già ideatrice di progetti simili su Emily Dickinson e Claude Monet) e allo scenografo Scott Pask ha trasformato spazi e giardini dell’orto botanico newyorkese reinventando lo studio e il giardino di Frida Kahlo della sua leggendaria e bohèmienne Casa Azul di Coyoacán, appena fuori Città del Messico (la casa dove l’artista è nata, ha lungamente vissuto ed è morta, e che attualmente ospita il Museo Frida Kahlo).

Esposte insieme a una dozzina di sue opere e ai ritratti realizzati da fotografi e amici sono le piante coltivate e poi raffigurate dall’artista in disegni e dipinti così da permettere ai visitatori di entrare nel suo mondo botanico immaginato ma realistico, fatto di cactus, piante grasse, agavi, jacarande, oleandri, filodendri, rose, girasoli, fucsia, calendule, palme, felci, alberi da frutto. E di capire quanto Frida Kahlo fosse innamorata (e lo fosse come in ogni sua cosa in modo appassionato e passionale) della natura messicana, ricreata per necessità e malattia in miniatura e a portata di mano nel colorato e vivo giardino della sua casa-studio.

Il risultato è un impeccabile remake degli spazi di lavoro e ispirazione di Kahlo che dentro una serra dell’orto botanico di New York ospita pareti dello stesso blu cobalto della Casa Azul, le riproduzioni del tavolo da lavoro e del cavalletto dove l’artista dipingeva, e la colorata piramide ridotta in scala che nel giardino della casa-studio messicana rendeva tributo alla cultura azteca e ospitava la collezione di manufatti pre-ispanici del marito Diego Rivera. Tra le opere di Kahlo esposte ci sono due eloquenti ritratti dell’orticultore e botanico americano Luther Burbank, pioniere nelle scienze agrarie e uno degli eroi dell’artista, di cui insieme a Rivera andò a visitare il giardino privato a San Francisco. C’è il bel dipinto realizzato per l’attrice e probabile amante Dolores del Rio “Due nudi nel bosco”. E c’è l'”Autoritratto con collana di spine e colibrì”, realizzato per l’amato fotografo ungherese Nickolas Muray, autore a sua volta di alcuni dei migliori ritratti dell’artista inclusi nella mostra.

Ad arricchire il tutto, allestita nell’adiacente Britton Rotunda della biblioteca dell’orto botanico, c’è un’installazione di abiti di carta realizzata dall’artista (ospitato in residenza dentro gli spazi del New York Botanical Garden) Humberto Spíndola. Gli iconici vestiti di Frida (in particolare quelli dipinti nell’autoritratto “Le due Frida”) sono stati ricreati con pigmenti naturali e un effetto trompe l’oeil che li fa sembrare di stoffa. Nell’Haupt Conservatory sono infine esposte le preziose poesie di Octavio Paz in una luminosa “Poetry Walk” realizzata dall’artista Jenny Holzer. Per dare luce, parola e ulteriore sentimento al mondo di natura e d’arte di Frida Kahlo.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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