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Future Sex: Il sesso e il mondo a venire

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Pubblichiamo un’intervista uscita sul Mucchio, che ringraziamo.

L’intimità di massa, il poliamore, la sessualità liberata del Burning Man. Emily Witt aveva appena compiuto trent’anni quando ha iniziato a scrivere Future Sex, un’esplorazione di cosa è oggi il sesso e di come è cambiato. Uscito per minimum fax con la traduzione di Claudia Durastanti, è uno dei saggi più illuminanti sulle trappole e le mitologie del sesso.

Il tuo libro si chiama Future Sex e non Future Relationships. Dalla meditazione orgasmica al porno, nel tuo saggio parli di sesso-in-quanto-sesso e del desiderio di goderne, soprattutto per le donne, senza trasformarlo in una merce di scambio: è una prospettiva inedita.

Pensavo di essere una persona aperta, dopo mi sono resa conto di pensare al sesso nel modo in cui ne parlano i magazine femminili, con la loro tendenza a educare, a nasconderci in mezzo consigli sulle relazioni. È raro trovare dei testi sulle donne o per le donne che trattino il sesso come fine o come piacere; anche la pornografia femminile tende a mettere l’accento sulla storia o l’ambientazione, a enfatizzarne l’esperienza estetica piuttosto che la stimolazione erotica. Analizzando il modo che avevo io di pensare al sesso, mi sono resa conto che stentavo a pensarlo come esperienza fisica, ma sempre in termini di relazioni o dinamiche.

Scrive Kraus in I Love Dick: “Se le donne non sono state in grado di creare un’arte universale, perché intrappolate in un’arte personale, perché non universalizzare ciò che è personale e renderlo l’oggetto delle nostre opere?”. Metti a servizio del tema il tuo specifico punto di vista per diventare universale, eppure è proprio la tua esperienza a essere fondamentale per destrutturare le mitologie legate del sesso.

È divertente perché quando ho iniziato a lavorare sul saggio, mi sono imposta di non scrivere un libro personale, proprio per i pregiudizi di cui parla Chris Kraus, per cui la scrittura femminile non è considerata universale. E quando il libro è uscito molti giornalisti mi hanno chiesto se non avessi paura di non essere presa sul serio perché scrivevo di sesso e appuntamenti. Mi sono domandata se fosse così e sapevo che era vero, avevo timore che scrivere una storia personale su relazioni e sesso avrebbe fatto sì che questo libro venisse percepito come un manuale di auto-aiuto o qualcosa del genere.

Maggie Nelson ne Gli Argonauti dice di voler scrivere un libro senza pronomi e in generale oggi si tende a preferire il termine universale partner per riferirsi alla persona con cui ha una relazione. Quanto è cruciale avere nomi per le relazioni che abbiamo?

Il linguaggio è cruciale, perché, come scrivo all’inizio del libro, la sessualità non riesce mai a essere descritta completamente. Quando non avevo una relazione stabile non sapevo che parole usare per chiamare le mie frequentazioni sessuali; potevo dire hooking up [“farsi una scopata”, ndr] che non voglio dire che sia un’espressione stigmatizzata, ma significa sesso senza legami e questo termine non spiega il tipo di amicizie sessuali e relazioni erotiche che intrattenevo. Prendi poliamore, il concetto che descrive non è nuovo, cioè la condizione di avere più relazioni nello stesso momento già esisteva, ma aggiungere parole al vocabolario significa darne una nuova accezione, una versione inedita che può servirti per parlare della tua vita sessuale comunicandone un’idea precisa e pubblica; è il tipo di cosa che puoi mettere nelle tue preferenze sui siti di dating. Le parole nuove ci aiutano a concepire le nostre scelte di vita come intenzionali, a sentirci parte integrante di una cultura, a dare un senso di appartenenza al mondo.

Analizzi il poliamore, la libertà di Internet, il porno, eppure non sembri mai soddisfatta delle esperienze di cui scrivi. Uscire dalla propria comfort zone significa procedere per tentativi e rischiare di non trovare un equilibrio: forse la libertà sessuale è possibile solo entro specifici confini? Se avere dei limiti aiuta a orientarsi nel mondo, è per questo che la liberazione sessuale è così radicalmente complessa?

Quando sei single e hai tutta la libertà di questo mondo passi la maggior parte del tempo a sentirti sola e miserabile e non ti senti poi così libera, mentre quando hai una relazione, beh, ti puoi anche rilassare, senti di avere un posto nel mondo. Quello che ho capito lavorando al libro era che non riuscivo a valutare realmente la mia libertà per quella che era. Quando all’inizio dico che sono single, non ne sono felice, al tempo vedevo solo le cose che non potevo fare, capitava che Tinder mi deprimesse e mi facesse sentire ancora più lontana dalla relazione seria che desideravo. Il tipo di esplorazione che ho intrapreso mi ha insegnato a dare valore alla mia situazione, è stata un’attività più mentale e sottile che ha avuto a che fare con le fantasie o la relazione col corpo, con il modo in cui è presentata la sessualità nel mondo e la pornografia. Per la maggior parte del tempo è stata un’esperienza solitaria, senza sesso: questo tipo di libertà è stata nuova per me.

Scrivi che la tecnologia non ha promesse da mantenere: ci ha avvicinato alle persone, ma non ci ha detto cosa fare con loro. Partecipiamo e godiamo dell’intimità di massa, sollevati dal fatto che sia virtuale. Forse la solitudine resta e l’empatia è complicata, ma luoghi come Chaturbate o altre realtà virtuali possono trasformarsi in spazi di libertà e di accettazione? Quando racconti l’estrema varietà del porno e delle sue categorie, dici che ti fa sentire meglio con te stessa.

Scrivere delle Live Cam mi ha dato la misura di quante comunità sessuali esistano. In quel caso, il fatto che l’esperienza sia mediata dà, in particolare alle donne, la possibilità di sperimentare con una sicurezza che non avrebbero in un cinema a luci rosse o in un parco. Le live cam sono pubblicizzate più o meno come un peep show, ma le persone hanno finito per usarle in un modo più personale, un modo che ha a che fare con l’esplorazione di sé… sono una piattaforma per imparare a conoscersi. È sorprendente, pensiamo di sapere come verranno usate le tecnologie e poi le cose vanno in un altro modo. Del porno avevo una visione conservatrice: pensavo fosse solo per uomini, che a me non interessava e soprattutto pensavo fosse perlopiù una monocultura. Invece mai come oggi c’è una produzione vastissima di immaginari sessuali. Questo significa che puoi farti idee diverse di cosa sia e di come possa essere il sesso.

Il porno mi ha insegnato che ciò che è sexy non è per forza bello. Questo è importante soprattutto per le donne, dato che ci insegnano a vergognarci del nostro corpo e di quello che gli succede. La pornografia, al contrario, mostra che quello che tu ritieni disgustoso, può essere in realtà eccitante per un altro.

È illuminante come parli di contraccezione, di come inquadrarla come scelta e non come diritto abbia fatto sì che ci accontentassimo di una tecnologia mediocre, ma soprattutto che ci ha implicitamente fatto credere che dovessimo avere figli. È possibile separare la tecnologia dalla morale?

Non penso che si possano separare, ma credo anche che nessuno direbbe che la vita era migliore prima degli spazzolini da denti o dell’acqua corrente o di qualche altra tecnologia. Invece tra i conservatori c’è una specie di nostalgia per un mondo senza contraccezione, perché pensano che sia contro natura usare uno strumento che ti permette di avere una vita sessuale più sana e felice. In America l’accesso alla contraccezione è una battaglia costante: spesso anche i politici di sinistra parlano di “pianificazione delle nascite”, se ne parla sempre in termini di scelta e mai di sesso così com’è, di come ce lo si possa godere, senza essere terrorizzate di rimanere incinta. E anche le donne di sinistra, in politica non vogliono mai discutere pubblicamente delle loro esperienze con la contraccezione, eppure la usiamo tutti.

Hai iniziato a scrivere questo libro nel 2011, cosa è cambiato da allora? Se stiamo procedendo verso un’idea più libera di sesso, politica e società non sembrano viaggiare allo stesso ritmo.

È un momento strano, prendi Trump. Non è un modello di morale, ma è anche deciso a limitare la libertà sessuale di tutti. Non c’è censura, ma ad esempio hanno cancellato la legge che prevedeva che le scuole avessero bagni per transgender o unisex: è così che il governo influenza la cultura, muovendo alcune cose qua e là per farti sentire che la tua sessualità è deviata o che per qualche motivo meriti di essere malato perché nessuno coprirà le spese mediche. Gli scandali dei politici che fanno sexting o tradiscono le mogli sono solo ipocriti, perché dovrebbe interessarci la loro vita sessuale? E poi: non è tanto più assurdo in una società in cui chiunque ha mandato almeno una foto dei propri genitali? Siamo circondati da immagini di coppie sposate e felici, dagli Obama a Chelsea Clinton e suo marito, mentre Hillary è questa specie di matrona asessuata, che, nonostante sia stata la prima donna candidata alla Presidenza, non ha mai voluto discutere di contraccezione in termini personali. In politica o sei una donna matura e la tua sessualità è accuratamente cancellata o sei questa specie di predatore sessuale alla Trump, dove sesso e potere si intrecciano in questo modo disgustoso: è deprimente in un mondo così complesso e così vario dal punto di vista delle scelte sessuali.

Sara Marzullo è nata a Poggibonsi (SI) nel 1991. Si è laureata in Arti Visive all’Università di Bologna con una tesi sul rapporto tra città e romanzo. Collabora con varie testate, tra cui il “Mucchio Selvaggio”.
Commenti
Un commento a “Future Sex: Il sesso e il mondo a venire”
  1. Andrea Brantomio scrive:

    Non siamo mai all’altezza della sessualità che desideriamo.
    Oppure: non sono mai all’altezza della sessualità che desidero.

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