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Il futuro e la scomparsa della sinistra

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Mentre all’estero persino l’Economist dedica una copertina (con un articolo critico, certo) a “The rise of millennial socialism”, e mentre Bernie Sanders ufficializza la sua candidatura alle primarie del 2020 in Italia quella che sembra completamente sparita dal dibattito pubblico è qualsiasi prospettiva di sinistra, di una vera sinistra che non si rifaccia supinamente al modello neoliberale ma che provi a dare risposte risposte diverse a problemi vecchi e nuovi.

Ci troviamo sicuramente in una situazione politica molto grave a livello nazionale, con un governo composto da un matrimonio combinato tra due partiti che esprimono quelle che sono le peggiori ideologie in ambito occidentale: sovranismo, populismo e razzismo, misti a impreparazione e inesperienza. Sono ingredienti che non possono portare a nulla di buono, e se l’emergenza è quella di fare opposizione a questo governo è normale che ogni parola ad esso contraria sembri una boccata di aria fresca (si sono viste perfino accorate adesioni da sinistra alle dichiarazioni di gente come Guido Crosetto e Mara Carfagna), però si tratta anche di una prospettiva assolutamente miope per quanto riguarda il futuro, e forse è proprio nei momenti di crisi che si dovrebbe provare a immaginare scenari nuovi.

Quando questa ondata finirà, quali risposte saprà dare la sinistra? Il successo del Movimento Cinque Stelle sembra già in fase calante, dopo che a tante parole (che hanno saputo convincere gli elettori) hanno dato seguito mostrando soltanto confusione e incompetenza, e se la politica è fatta di cicli anche quello di Matteo Salvini è destinato a finire prima o poi – come già è stato per Craxi e Berlusconi, altri singoli politici che in momenti diversi hanno incarnato un partito e sono stati prima molto amati e poi molto odiati. In quali condizioni vuole farsi trovare la sinistra quando questo succederà?

Gli esponenti del principale partito di opposizione in Italia, fatto salvo per il discorso migranti al quale, a fronte di parole più civili rispetto a quelle della Lega, quando si trovano al governo dedicano provvedimenti discutibili per poi rivendicare risultati del tipo “con noi sì che erano calati gli sbarchi”, in una sorta di gara al “facciamo la destra meglio della destra”, vanno in televisione avendo come priorità quella di dire (oltre che quelli che in Francia spaccano le vetrine sono dei criminali, che la droga fa molto male – so che sembra assurdo ma è un tema che Renzi ha ritenuto di citare in chiusura della sua intervista a Che tempo che fa – che Maduro è un dittatore che toglie le medicine ai bambini e che la TAV si deve fare assolutamente) che il modello per i giovani non deve essere qualche misura assistenziale ma il lavoro, il sacrificio, i doveri, l’imprenditoria, le start-up, la Apple Academy di Napoli “di cui Tim Cook è tanto contento”.

Va tutto bene, sono posizioni in cui qualcuno sicuramente si riconoscerà: c’è solo il dettaglio che questa però non è la sinistra, è la destra liberale, e francamente sembra un po’ poco continuare a dirsi di sinistra semplicemente perché a differenza di “quegli altri” si è favore delle unioni civili.

La sinistra, storicamente, filosoficamente, come sua stessa ragion d’essere (o mission se vogliamo usare un termine caro agli evangelisti delle start-up) ha sempre messo al primo posto i bisogni, i desideri e le istanze delle persone, e il miglioramento delle loro condizioni di vita.

In questi peana al capitalismo della Silicon Valley, all’imprenditoria e alla voglia di fare, non ci si sta forse dimenticando – oltre a chi per qualsiasi motivo non ce la fa all’interno di quella continua competizione che è il capitalismo – una serie di temi cruciali?

Mentre là fuori trionfano i barbari che sperano di vedere scomparire chiunque non sia italiano da almeno quattro generazioni (perché in una spietata guerra tra poveri li hanno convinti che sono loro la causa di tutti i mali della contemporaneità), chiunque esprima qualche parola anche solo di vago buon senso viene considerato una valida alternativa. Ma non sarebbe intanto anche il caso che qualcuno all’interno della sinistra provasse, mentre fuori c’è la peste, a ricostruire una visione del futuro, in attesa di quello che verrà quando passerà questo momento – e forse per contribuire a superarlo?
Già oggi vediamo una disuguaglianza sociale mostruosa e un mondo del lavoro in crisi profondissima, e nei prossimi decenni le cose non faranno che peggiorare. Tutti gli indicatori ci dicono che se la tendenza dovesse continuare in questo senso ci sarà sempre più ricchezza nelle mani di sempre meno “padroni del vapore” (i vari Bezos, Musk, Zuckerberg e quelli che prenderanno i loro posti) e una povertà sempre più grave e diffusa, oppure come unica alternativa una diversa distribuzione della ricchezza. Questa è una delle sfide cruciali che aspettano l’umanità, e non dovrebbe essere una battaglia perfettamente tagliata per la sinistra?

Intermezzo: Howard Schultz, CEO di Starbucks, ha lasciato trapelare che forse si candiderà come indipendente alle presidenziali americane del 2020. La spinta a fare questa mossa, secondo quanto ha dichiarato, è stata la proposta della nuova sinistra “radicale” di aumentare le tasse utilizzando un sistema progressivo marginale che vedrebbe una tassa del 70% sugli introiti superiori ai 10 milioni di dollari annui e applicabile solo alle cifre oltre i primi dieci milioni.

Fine dell’intermezzo.

Il reddito di cittadinanza come progettato dai Cinque Stelle prende un’idea di sinistra e post-lavorista e la fa diventare un ricatto per i disoccupati, ma non è certo sputando sul reddito base universale e su qualsiasi idea di redistribuzione dei redditi che la sinistra si può preparare al futuro.

Viene da chiedersi perché la cosiddetta sinistra italiana abbia come priorità quella di parlare di sacrifici, doveri, imprenditoria, start up e del modello positivo della Silicon Valley invece che provare a immaginare nuovi scenari con prospettive realiste sulle questioni che riguardano il futuro.

Questioni che tutti gli studiosi inquadrano come cruciali come il cambiamento climatico, le migrazioni su scala globale, la fine del lavoro, l’automazione, la tassazione sulle nuove tecnologie e dei colossi informatici, la sperequazione sociale, l’intelligenza artificiale, la disoccupazione tecnologica, lo sviluppo sostenibile, la crescita della popolazione, la scarsità delle risorse, il futuro dell’alimentazione, la green economy, la lotta alla criminalità organizzata a livello sovranazionale, l’internet governance, l’allungamento esponenziale della vita e il superamento dei limiti biologici, le nuove sfide che si troveranno a fronteggiare i servizi pubblici come la sanità e l’istruzione… (o perfino la realizzazione personale degli esseri umani anche in termini di ozio e svago)?

Sarà gioco facile rispondere, con una retorica molto in voga, che questi sono discorsi da professoroni e che la gente che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena non ha certo l’urgenza di occuparsi di queste cose. Ma è proprio per questo che invece la politica dovrebbe farlo.

Ovviamente non è su questi temi che si vincono le elezioni (anche se è importante saper raccontare e interpretare il mondo, e di questo si tratta) però mi piacerebbe poter pensare che ci sia un dibattito in corso intorno a queste questioni, che nei think tank qualcuno se ne stia occupando, e che non ci faremo invece cogliere completamente alla sprovvista da quelle che saranno le sfide più importanti dei decenni a venire.

Si tratta di alcune tra le tematiche di cui tutti gli accademici stanno discutendo rispetto al futuro, ed è pericolosissimo (letteralmente in senso catastrofico) pensare che questioni del genere possano essere regolamentate dal libero mercato. Non è proprio per evitare che questo accada e che a dominare siano l’ingordigia degli esseri umani e la loro scarsa visione globale che esiste la politica? O meglio ancora, che esistono le politiche di sinistra?

Probabilmente è ingenuo muovere questo tipo di critiche al Partito Democratico e pensare che sia da lì che dovrebbe ripartire la sinistra in Italia, ma allora la domanda è: da dove? Quali sono le realtà che potrebbero farsi carico di queste tematiche? Da dove possono arrivare delle risposte che siano davvero di sinistra? Una risposta ovviamente non ce l’ho, ma forse sarebbe il caso che tra chi fa politica in questo Paese qualcuno, oltre che andare in televisione a ripetere giustamente quanto fa schifo questo governo, cominciasse a pensarci, prima che sia troppo tardi.

(Milano, 1985) Giornalista culturale, ha scritto per tre anni per Resident Advisor. Suoi scritti sono apparsi su moltissime testate, tra cui Prismo, Il Tascabile, Pixarthinking, NOT e Rivista Studio. Attualmente collabora soprattutto con Esquire e, da molti anni, con VICE.
È una delle voci principali di Radio Raheem.
Commenti
14 Commenti a “Il futuro e la scomparsa della sinistra”
  1. umberto scrive:

    non c’è alternativa.

  2. claudio scrive:

    anche lei sembra mettere sullo stesso piano sovranismo e razzismo / fascismo / leghismo. secondo me è un errore colossale, soprattutto perché sembra implicare che la vera sinistra non debba / non possa essere sovranista.

    just my 2 cents.
    c.

  3. Mattia scrive:

    Quelli di sinistra sono andati nel movimento cinque stelle.
    Se ne faccia una ragione. E ci staremo per molto a lungo si fidi.

  4. Stefano scrive:

    “E ci staremo molto a lungo si fidi”
    Non credo. Dopo le prossime elezioni Salvini vi scaricherà per governare con Berlusconi e la Meloni (e forse pure Renzi) e voi, terrorizzati all’idea di rimanere all’opposizione, abbandonerete i Cinque Stelle come i topi una nave che affonda per sostenere compatti e entusiasti il governo del Capitano. Si fidi, vi conosco.

  5. paola scrive:

    Credo che da quanto detto, per chi è di sinistra, al momento non si apra altra porta che non sia quella dell’astensionismo. Spero di trovare una formazione politica di sinistra (la sinistra di cui parla l’articolo), anche piccola, ma credibile, cui affidare il mio voto per le europee.

  6. sergio falcone scrive:

    Non credo più a nessuno e a nessuno mi affido. E facciamola finita di pensare che il PD sia di sinistra.

  7. andrea scrive:

    Ritengo che la sinistra, per poter tornare a a far vacillare le ideologie devastanti del mercato, debba tornare a porre al centro delle sue battaglie e rivendicazioni quella che un tempo si definiva la “lotta di classe”, con tutte le peculiarità ottocentesche che, paradossalmente, il nuovo secolo ha portato con sé.

  8. luigi bertuzzi scrive:

    Del futuro che vi aspetta io, che quel futuro non lo vivrò, per raggiunti limiti di età, credo che dovrebbe preoccuparvi la scomparsa del passato.

    Vi propongo il titolo di un eventuale documento da scrivere collettivamente, riscoprendo prima di tutto la visione del Web appena nato:
    Bozza di tiolo:
    Dalla [politica – dimenticata – per la] Prevenzione del Rischio di Frammentazione Cognitiva
    al [la politica – da adottare – per il] Superamento della Incapacità di Coesione Sociale
    Bozza di sottotitolo:
    Cogliendo l’opportunità offerta dalla RI-decentralizzazione del Web

    Di riferimenti utili per cercare d’immaginare come scriverlo e cosa scriverci ce ne sono tanti, troppi.
    La cosa più difficile è fermare quelli che si possono mettere in relazione tra loro, per individuare un percorso e, soprattutto, i primi passi che sul quel percorso sono stati fatti, in passato, prima di perdere di vista “la visione” che lo guidava.

    Ne trovate alcuni, con l’indirizzo di un abbozzo del documeto proposto, sul dominio sperimentale casarayuela punto eu, che prende il nome da un romanzo di Julio Cortàzar: Rayuela, il gioco del mondo

  9. Giorgio Morandini scrive:

    Sono parzialmente d’accordo, il distinguo mi viene dal constatare che le mille voci che si stanno muovendo nell’area della sinistra reale fanno fatica a trovare spazio nei media mainstream. Negli ultimi mesi sto seguendo molte iniziative, sia autonome legate a liste civiche che, un po’ più ampie, promosse da Diem25 o Possibile e altri. Io credo che la possibilità di un terzo spazio, di vera sinistra, senza arrivare ad estremismi utopistici ci sia. Ci vorrebbe un po’ più di generosità da chi ha maggiore esposizione sui media, una definitiva chiarezza sul fatto che con un PD che non ha fatto una riga di autocritica non c’è alleanza possibile, consapevolezza che di fronte ad un pericolo reale di perdita di diritti acquisiti, non possiamo perderci in distinguo tomistici.

  10. marco scrive:

    bhe i cinque stelle hanno esaurito la loro funzione storica.
    Certo riuscendo molto meglio dei loro antenati (movimento uomo qualunque e terza posizione) riuscendo a creare quel governo di estrema destra eversivo che sognavano i vari sbardella, cossiga, rauti.
    Oltre che essere un’ottimo sfogatoio per rendere innocue le rimostranze popolari.
    Ora però è cominciata la fase di decomposizione.
    Una parte verrà assorbita dall’estrema destra finalmente assurta alla stanza dei bottoni.
    Il resto, quello che viene da sinistra, verrà sbatacchiato qui e la fino alla sua totale dispersione.
    é infatti il primo obiettivo del PD e dell’estabishment evitare che si crei una forza competitiva alla sua sinistra.
    Si vedano i patti berlusconi-veltroni per la legge elettorale anti rifondazione e in ultimo la riesumazione di cofferati, non appena de magistris ha lanciato l’idea di un fronte di sinistra social-comunista e fuori dallo schema blairiano.
    Se prima non ci rendiamo conto di questa semplice verità, non riusciremo mai ad attrezzarci per la ricostituzione di un soggetto portatore delle istanze popolari

  11. Roberto Battistoni scrive:

    Credo che il più grande errore della sinistra sia stato quello di alimentare una cultura operaista che non teneva conto di tutte istanze della società avanzata. Una volta andato al governo emisuratosi con i problemi veri ha visto la defezione della massa che, crasciuta con quella cultura, ha abboccato alle fantasmagoriche promesse dei due dioscuri.

  12. Agnelli luca scrive:

    Non avete capito nulla del movimento 5 stelle..ancora a parlare di destra e sinistra..avete una visione estremamente limitata del mondo é ne avete pagato le conseguenze con voti da partito dei Verdi..
    Le amministrative non sono un valido termometro politico in quanto infatti sono state praticamente disertate le votazioni come in Abruzzo (non ha “vinto”nessuno dato la bassissima affluenza) ..
    Il m5s é forte alle politiche e quel 20% fisso che non se ne va fa parte di quella parte di italiani che non tornerá mai piú indietro per votare la vecchia politica ideologizzata perché ha smesso di credere alle ideologie e sopratutto che debbano esistere solo due fronti destra o sinistra, democratici o repubblicani..é una completa idiozia pensarlo nel 2019 e fortunatamente sempre piú italiani ad ogni turno elettorale lo comprendono. Sono fiduciosissimo.

    Fare una scuola , un ospedale , avere acqua pubblica potabile, sicurezza NON é ne di destra e ne di sinistra, é semplicemente una buona cosa.

    Il pd fará la fine del partito comunista; qualche misero milione di italiani (ormai sempre più vecchietti over 60) che eleggono il loro CAPO POLITICO (che loro chiamano ingenuamente segretario) a ruota tra i soliti 4 che controllano le redini o almeno cercano dato che sono anche incapaci nel farlo..dimostrando tutta la loro inettitudine nel governare un paese a agli occhi dei cittadini che poi votano altro..

    Ci vediamo il 26 maggio dopo le elezioni Europe su questo post così magari potete smentire tutto ció……….o forse no.

    Saluti

  13. luigi bertuzzi scrive:

    Certo Agnelli Luca! Non è questione di destra, sinistra,o capo politico. La questione è “la piattaforma”.
    Anzi, “chi” gestisce la piattaforma.
    La piattaforma determina il modo di comunicare.
    Se la piattaforma è gestita da interessi di mercato si comunica come vuole il mercato.
    Se non si dispone di una “interfaccia”, fra chi gestisce un sistema tecnico e chi vive in un sistema sociale gestito con quel sistema tecnico, il sistema sociale sarà sempre un sudddito di chi gestisce il sistema tecnico.
    Questo modo di ragionare avrebbe potuto iniziare a farsi strada durante gli anni 80, quando avevamo un’industria in gradi di competere nel settore dell’informatica
    Purtroppo l’universtà ha perso un colpo.
    Quello che è successo dopo nessuno lo ha mai raccontato.
    AMEN

  14. Ingmar scrive:

    Chi parla di astensione, fa il gioco dei reazionari, che vincono per abbandono del campo avversario. Lo so, come libertario per me è un problema, votando si gioca nelle mani del potere, ma penso altruisticamente a chi sta peggio di me, alle conquiste sociali, non voto Pd e l’alternativa c’è anche se non è radicalissima, che non ha appoggiato Renzi, una parte non ha nemmeno appoggiato Monti, ma non glielo riconoscete. Noi a fare le pulci, mentre per la lega, tabula rasa, tutto può passare, ora assolvonno Belsito, pure. Se ci sono scandali nel circuito del Pd renziano, per la magistratura, perde voti tutta la sinistra, se ci sono nella Lega, li guadagna comunque perchè è un accanimento dei poteri forti. Trovarsi in una situazione di infalsificabilità è assolutamente pericoloso.
    Landini, l’ha detto, questo governo non ha parlato nè interloquito con i sindacati, proprio come Renzi, questo non è ascoltare il popolo, questo è sondarlo e stuzzicarlo nei social, senza nessun rapporto con le parti sociali, senza nessun corpo intermedio, proprio quello che rimproveravano a Renzi e ora lo votano.
    Con Renzi una parte della sinistra identitaria, che voleva vedere vincere la propria squadra non più un progetto, e su questo lui fece leva, su questa pulsione bassa, ha accettato di giocare sporco e di usare mezzi molto dubbi, pericolosi, poteri economici finemente intrecciati. Ora con la lega avviene lo stesso.
    Bisogna dialogare con chi non si crede fascista, con chi crede la sinistra un covo di radicalchic, forse capire che la strafottenza appartiene anche a loro, l’essere convinti di essere la ggente che il potere ci temono.

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