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Gabriele Paolini, fuori dallo schermo

Conosco Gabriele Paolini da più di vent’anni. Posso dire che gli voglio bene. Eravamo nello stesso liceo, anche se in due classi diverse. Frequentammo un corso di teatro insieme “un paio di volte a settimana il pomeriggio” e ci conoscemmo lì; lo teneva uno dei più grandi maestri del teatro italiano, Pino Manzari (allievo a sua volta di Orazio Costa). Gabriele era istrionico e manierato già a quindici anni, sapeva rifare le scenette di Totò a memoria. Aveva talento, sapeva stare su un palco. In classe e a casa delle materie curricolari non studiava niente, passava molto del suo tempo nei dintorni del mondo televisivo; già allora. Faceva sega a scuola e stazionava davanti agli studi televisivi della Dear Film per ore per farsi riempire i quaderni di autografi e foto, li collezionava, ne aveva a centinaia. Si faceva accompagnare da altri compagni incantati anche loro dalla luce taumaturgica del piccolo schermo. Un paio di volte ci andai anche io, adepto alla Dea Tv come chiunque sia cresciuto negli anni ’80, a fare la posta alle comparse che entravano negli studi Dear, in attesa di qualche faccia più nota, una ballerina, Gigi Sabani.

Cazzeggiavo con lui con lo spirito con cui a quindici, sedici anni si fanno molte cose, si fuma la prima canna, si va a guidare i go-kart, si va a fare il puttan-tour con la macchina del primo che ha preso la patente. L’adolescenza in una qualunque periferia dell’era pre-internet. Per il resto, in modo molto conformista, continuavo a studiare, m’innamoravo, suonicchiavo in qualche gruppo, facevo teatro, organizzavo assemblee e cineforum, il solito. Gabriele invece no: vendeva una sua idea per svoltare ai quiz sulla patente a Gente motori e guadagnava – a suo dire – 10 milioni, denunciava a Forum la professoressa di greco e latino per averlo bocciato, ogni tanto spariva e raccontava storie incredibili: di persone che l’avevano rapito, di preti che l’avevano violentato. Era sempre schiettissimo sulle sue cose personali, oppure: millantava sempre.

Non si diplomò. Non s’iscrisse all’università, ma ci cominciammo a incontrare spesso la mattina sull’autobus; abitavamo a Casal De’ Pazzi, periferia Roma Nord-Est, e la mattina prendevamo tutti e due il 311 per arrivare alla metro. Io andavo a frequentare le lezioni di filosofia vicino Piazza Bologna, lui aveva deciso di seguire le dirette di quello che accadeva nel mondo. Avevamo entrambi i capelli lunghi e gli occhiali, lui aveva sottobraccio una pila di giornali, io un paio di libri fotocopiati di antropologia culturale. La mattina iniziava la giornata “lavorativa” informandosi su quelli che si presentavano come gli appuntamenti clou; poi si dirigeva verso Palazzo Chigi o il Centro Palatino o qualunque altro posto dove immaginava si potesse imbattere in una selva di telecamere. Aveva cominciato a fare quello che avrebbe fatto per anni: il disturbatore. Apparire in video e cercare di prendersi gli insulti se non i calci di chi ha il mano il microfono.

Mentre la mattina chiacchieravo sull’autobus con lui di cinema, la commedia all’italiana, Fellini, i nostri amici registi in erba, i nostri amici morti giovanissimi, pensavo che gli sarebbe durata qualche altro mese, magari qualche anno, non di più. Era durissimo, pensavo, fare il pendolare del presenzialismo, mantenersi fedele a questa figura di travet delle apparizioni televisive, autunno e inverno, sole e pioggia, solo contro tutti. Come sappiamo non ha smesso invece, mai. Anzi, nel tempo, è diventato leggendario, si è automitizzato. Ha messo su un sito, decine di persone in Italia e all’estero hanno scritto delle tesi su di lui, è stato il cocco degli studenti di Scienze della Comunicazione che si vogliono occupare dell’argomento strambo, è entrato in ogni tipo di Guinness, di enciclopedia, di vocabolario. Dire Paolini oggi vuol dire indicare qualcosa che prima di lui non esisteva. Ha inventato un tipo di esistenza.

Per anni, come tutti, mi sono chiesto di cosa campasse. A quanto ho capito, molti soldi gli provenivano dalle querele che sporgeva contro chiunque lo insultasse. Si era trovato un avvocato bravo. Mi ricordo – ma tutto quello che ho raccontato finora è molto probabilmente falsato da una memoria lontana e deformata e dalle versioni dei fatti che Paolini inventava o trasfigurava – che aveva denunciato anche il padre e la sorella. Del rapporto col padre e con i suoi famigliari, ci sono dei suoi resoconti personalissimi, dolorosi, iperconfessionali sul suo sito: non so cosa ci sia di vero, fanno comunque male a leggerli. Comunque, pare, riusciva a farsi dare soldi da chiunque: querelava anche se lo apostrofavi con uno Stronzo! su un treno. Dopo qualche tempo al mestiere del disturbatore televisivo aveva affiancato quello di Profeta del Condom: per anni ha portato avanti una battaglia personalissima per la liberazione sessuale contro la Chiesa e le sue posizioni in materia di contraccezione. C’è su internet una foto famosa di lui che parla all’orecchio di Giovanni Paolo II per invitarlo a non condannare più il preservativo. Al tempo stesso aveva cominciato a girare porno, a farsi amiche le pornostar, a fare spettacoli porno dal vivo, a organizzarli, a organizzare orge. Aveva messo su un sito, Paolinihard.it, in cui si potevano vedere decine di sue foto nude, del suo ex-ragazzo a cui voleva far pagare con questo sputtanamento il dolore dell’abbandono, o di Gabriele stesso, spesso spalmato di merda. Mi dicono anche che abbia fatto una comparsa nell’ultimo film hard di Sara Tommasi.

Quando tornavo ogni tanto a Casal De’ Pazzi dopo aver cambiato casa, lo rincontravo al bar e parlavamo sempre delle solite cose (amici, cinema, tv, Enzo Jannacci, Walter Chiari, Alberto Sordi…) e poi di lui. È difficile avere a che fare con Gabriele senza parlare di lui. Ha sempre saputo di essere un narcisista patologico e ha semplicemente deciso di assecondare questa patologia, di usarla per le sue battaglie sociali e per farci i soldi. Parlare di lui voleva dire parlare di sesso, di film porno, di lui che dormiva letteralmente un’ora a notte, di sonniferi e psicofarmaci, di desiderio di suicidio, di un nostro amico caro che si era ammazzato. Parlare di lui voleva dire parlare di lui che stava male. Parlare di lui lo faceva stare, mi sembrava, un po’ meglio.

Ho sempre pensato che Gabriele Paolini sia stato, per certi versi, la mia coscienza sporca. Quello che avrei potuto o voluto fare ma non ho fatto, l’incarnazione quasi cristica – anche nel corpo non somiglia a uno strano Cristo un po’ vizioso un po’ nerd? – della fede per la televisione, per l’apparenza mediatica, per l’esserci sempre. Per la visibilità. Quell’esibizionismo simulato, quel narcisismo rivendicato, quel desiderio di fama da quindici minuti che tutti nell’era berlusconiana hanno seguito per poi allontanarsene o rimpiangere, Gabriele Paolini l’ha incarnato ogni giorno, sempre, più di qualunque Truman show mai concepibile: ha indossato una maschera che non si è mai tolto, rinunciando a un fuori, a un camerino, a una forma qualunque di realtà senza schermo.

Quando ho letto che ieri l’hanno arrestato per prostituzione minorile o per commercio di materiale pedopornografico (i giornali non si spiegano mai bene sui reati: basta che lancino l’onta definitiva e contenti così), ho pensato che mi dispiaceva molto. Per i ragazzini coinvolti moltissimo se questa accusa è vera, ma anche per lui. In milioni abbiamo riso o ci siamo incazzati per le sue apparizioni demenziali e disperate in mille telegiornali degli ultimi vent’anni. Nessuno ha pensato, nemmeno io che lo conoscevo prima che diventasse un’icona, che la sua incarnazione mostrava (non nascondeva) anche la nostra di solitudine, anche il nostro bisogno d’affetto.

Visto che da ieri è diventato, ancora di più se possibile, l’oggetto di un disprezzo generale e di uno stigma morale univoco, penso che posso permettermelo di dire che mi dispiace molto. Tra tutte le persone che non lo vorranno più sentire, che lo avranno già bollato come Mostro, dopo averlo etichettato per anni come Idiota, viene da dire soltanto che mi piacerebbe fare quattro chiacchiere, forse in qualche vecchio cellulare ho il suo numero, forse in qualche vecchio cellulare lui ha il mio.

 

Commenti
116 Commenti a “Gabriele Paolini, fuori dallo schermo”
  1. laura scrive:

    Paolini, come tutti i criminali, ha una storia, un passato, una vita che lo ha visto un tempo “innocente”. Questo che cosa significa? Che cosa ci dice di nuovo?
    Scrivere di Paolini, oggi, forse fa molto audience. Questo “leggo” io tra le righe.

    Articolo ben fatto? Normale, direi, a parte qualche strafalcione che è stato già fatto notare, non ci trovo niente di speciale, di bello o di brutto. Trovo le emozioni, e questo è forse l’intento dell’autore, e queste provocano sempre una certa empatia.

    Ma stiamo parlando di Paolini: non era compagno di scuola di tutti e quello di cui viene accusato (ancora da verificare, per carità) non è in nessun modo giustificabile moralmente.

    Certi commenti mi hanno decisamente spiazzato.

  2. Il giusto scrive:

    Che brutta gente ,mi ricorda quando ai suoi tempi quel depravato maiale da arresto immediato andava per le borgate a reclutare ragazzini anche 13 enni il porco si chiamava pasolini.Per quale motivo nessuno lo ha mai arrestato?

  3. Il giusto scrive:

    Basta aggiungere una esse e tutto si ricollega . questi maiali vanno controllati e indagati non e’ piu’ possibile far passare per santi i finocchi.I finocchi sono malati e quando arriva loro l’impulso malato debbono fare le porcate.

  4. Il giusto scrive:

    Paolini .. Pasolini… mazza mmmazza le” tutta na razza!!! Sono depravati sono depravati SONO DEPRAVATI DEPORAVATI!!!!!!!! lO VOLETE CAPIRE O NO? LA GIUSTIZIA DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI no che uno e’ un grande regista e poteva permettersi di girare indiusturbato nelle borgate e avvicinare ragazzini di 15 anni . questo MAIALòE!!!

  5. Valerio scrive:

    “questi maiali vanno controllati e indagati non e’ più possibile far passare per santi i finocchi.I finocchi sono malati e quando arriva loro l’impulso malato debbono fare le porcate”………………… che vergogna scrivere una cosa del genere nel 2013. Ancora confondere omosessualità e pedofilia? finirà mai questa ignoranza? Se Paolini ha commesso questo reato gravissimo merita una punizione davvero grave!!!!!!! Ma per favore non confondiamo la pedofilia (che è malattia) con l’omosessualità!!!!!!!!!!! Paolini ha sempre disturbato… ed apprezzo l’appello del suo amico che cerca di spiegare i motivi di quel disagio che hanno portato il disturbatore a disturbare… ma neppure questo va confuso con il fatto delittuoso di cui lo stesso è accusato!!!!!

  6. ilse scrive:

    x errore sono capitata sulla Barbara D’Urso che nel suo programma pomeridiano parlava di Paolini. Tutta la mia solidarietà x la maleducazione con cui è stato trattato Christian Raimo nella telefonata in diretta: scenetta disgustosa

  7. Marcello Marani scrive:

    Vorrei ricordare ai tanti censori indignati che si professano cristiani, quel comandamento del loro Cristo che dice; “Non giudicate per non essere giudicati”, assieme all’altro del: “Chi è senza peccato…”
    Infatti un conto sono la pedofilia e la violenza, da condannare sempre ed un altro sono le libere scelte sessuali condivise
    .

  8. Dall D’Urso Raimo è stato trattato con educazione, non ve la accomodate come vi pare. Il problema è che davanti al buonismo a buon mercato e ai luoghi comuni della conduttrice e del suo pubblico casalingo Raimo non è stato capace di controbattere niente se non qualche incomprensibile farfuglio e una mezza idea assolutamente mediocre… Ad un certo punto ho pensato che tra i due l’intellettuale fosse la D’Urso. Madonna, ma dove sono finiti i Troisi, (que)i vecchi Benigni, il Carmelo Bene che mettevano a soqquadro qualsiasi trasmissione dove si appoggiavano?
    PS: Raimo, se vuoi davvero bene a Paolini come dici, lascialo perdere pure tu (o reclamavi dalla D’Urso il monopolio d’informazione su Paolini per te solo?), e se la D’Urso ti richiama, ma non credo, facci il piacere di dargli il numero di Abbate… Ciao.

  9. A.U. scrive:

    Ho il latte alle ginocchia. Per come la vedo io, tirare a campare, crecare di trovare eco, provare a scucire i propri 15 minuti di notorietà sulla figura di Paolini (…) è veramente agghiacciante. Che a farlo poi sia Barbara D’Urso o Christian Raimo poco mi cambia – anche se da Barbara D’Urso me lo aspetto mentre da Christian Raimo no. Il fatto che si stia qui a parlare di come/se/perché l’articoletto (a tratti patetico nel suo tentativo di rendere à la page una Nullità quale è Paolini) sia scritto bene dà la misura del tempo in cui molte persone non hanno nulla da fare e, invece di leggersi un libro, cincischiano davanti a uno schermo. Mi ci metto in mezzo pure io. In conclusione, vorrei proporre una standing ovation per quel genio che ha paragonato Paolini a Pasolini per via di una “S” di differenza. Hai del talento, non è da tutti sparare boiate simili ed essere in grado di dormire la notte. Io andrei a farmi giudicare dalla De Filippi, Scotti e Zerbi. Secondo me, il picco di ascolti come “Il momento più basso raggiunto dalla Tv italiana dal dopoguerra a oggi” non te lo leva nessuno.

  10. gio scrive:

    Incastrato nel suo personaggio e dalla sua voglia di verità che esclude l’ipocrisia di quei personaggi che, invece ,fanno un gioco pulito sapendo invece di giocare sporco. Rischia ora di essere travolto da tutto questo,soprattutto se pensiamo ai quindici anni ,anni in cui si pensa che la sincerità paghi.
    Ti ho conosciuto nell’ambiguità di questo gioco ,molto pericoloso .
    Ho conosciuto il gioco anch’ io a quindici anni per le strade ,scuola di vita ,con verità diverse la droga il terrorismo ,ma che per fortuna non ho scelto di scoprire le loro ipocrisie.
    Ti posso solo augurare auguri qualsiasi sia la tua voglia di una verità che però purtroppo è per lo più solo nostra.
    Ciao gio

  11. aldo scrive:

    Mi sembra proprio che la maggioranza di commenti esprima i due poli opposti di una critica culturale e moralistica. Non credo proprio che il Paolini meriti tutta questa attenzione nel bene e nel male. In breve, il suo è un comportamento asociale, che vorrebbe fare intendere l’esistenza di un disagio profondo, difficilmente comprensibile ai mediocri , un messaggio insomma di una mente elevata che si rivolge ai poveri di spirito. Pasolini non è fra i personaggi a me più cari fra quelli che comunque hanno qualcosa da dire. Ma Pasolini aveva qualcosa da dire e lo esprimeva in forma perfetta col tormento di una persona che viveva la sua angoscia esistenziale. Paolini è solo un mediocre fallito, mentore di una teatralità fasulla che nasconde il NULLA. Geneticamente sfortunato, ha avuto anche la sfortuna di non possedere armi intellettuali per dare alla sua nullità la parvenza di una dignitosa illusione.

  12. Roberto scrive:

    Con le dovute differenze, quanti sanno che anche Giacinto Canzona era del Liceo Orazio? Periferia è più o meno Casal de Pazzi, ma periferia fluida. L’Orazio è a Talenti, che non è periferia o è cmq qualcosa di trasversale. In questo Talenti era già proiettato nel futuro.
    Paolini è una persona colta che non ha integrato certi aspetti di sè, direi :(.

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