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Gabriele Paolini, fuori dallo schermo

Conosco Gabriele Paolini da più di vent’anni. Posso dire che gli voglio bene. Eravamo nello stesso liceo, anche se in due classi diverse. Frequentammo un corso di teatro insieme “un paio di volte a settimana il pomeriggio” e ci conoscemmo lì; lo teneva uno dei più grandi maestri del teatro italiano, Pino Manzari (allievo a sua volta di Orazio Costa). Gabriele era istrionico e manierato già a quindici anni, sapeva rifare le scenette di Totò a memoria. Aveva talento, sapeva stare su un palco. In classe e a casa delle materie curricolari non studiava niente, passava molto del suo tempo nei dintorni del mondo televisivo; già allora. Faceva sega a scuola e stazionava davanti agli studi televisivi della Dear Film per ore per farsi riempire i quaderni di autografi e foto, li collezionava, ne aveva a centinaia. Si faceva accompagnare da altri compagni incantati anche loro dalla luce taumaturgica del piccolo schermo. Un paio di volte ci andai anche io, adepto alla Dea Tv come chiunque sia cresciuto negli anni ’80, a fare la posta alle comparse che entravano negli studi Dear, in attesa di qualche faccia più nota, una ballerina, Gigi Sabani.

Cazzeggiavo con lui con lo spirito con cui a quindici, sedici anni si fanno molte cose, si fuma la prima canna, si va a guidare i go-kart, si va a fare il puttan-tour con la macchina del primo che ha preso la patente. L’adolescenza in una qualunque periferia dell’era pre-internet. Per il resto, in modo molto conformista, continuavo a studiare, m’innamoravo, suonicchiavo in qualche gruppo, facevo teatro, organizzavo assemblee e cineforum, il solito. Gabriele invece no: vendeva una sua idea per svoltare ai quiz sulla patente a Gente motori e guadagnava – a suo dire – 10 milioni, denunciava a Forum la professoressa di greco e latino per averlo bocciato, ogni tanto spariva e raccontava storie incredibili: di persone che l’avevano rapito, di preti che l’avevano violentato. Era sempre schiettissimo sulle sue cose personali, oppure: millantava sempre.

Non si diplomò. Non s’iscrisse all’università, ma ci cominciammo a incontrare spesso la mattina sull’autobus; abitavamo a Casal De’ Pazzi, periferia Roma Nord-Est, e la mattina prendevamo tutti e due il 311 per arrivare alla metro. Io andavo a frequentare le lezioni di filosofia vicino Piazza Bologna, lui aveva deciso di seguire le dirette di quello che accadeva nel mondo. Avevamo entrambi i capelli lunghi e gli occhiali, lui aveva sottobraccio una pila di giornali, io un paio di libri fotocopiati di antropologia culturale. La mattina iniziava la giornata “lavorativa” informandosi su quelli che si presentavano come gli appuntamenti clou; poi si dirigeva verso Palazzo Chigi o il Centro Palatino o qualunque altro posto dove immaginava si potesse imbattere in una selva di telecamere. Aveva cominciato a fare quello che avrebbe fatto per anni: il disturbatore. Apparire in video e cercare di prendersi gli insulti se non i calci di chi ha il mano il microfono.

Mentre la mattina chiacchieravo sull’autobus con lui di cinema, la commedia all’italiana, Fellini, i nostri amici registi in erba, i nostri amici morti giovanissimi, pensavo che gli sarebbe durata qualche altro mese, magari qualche anno, non di più. Era durissimo, pensavo, fare il pendolare del presenzialismo, mantenersi fedele a questa figura di travet delle apparizioni televisive, autunno e inverno, sole e pioggia, solo contro tutti. Come sappiamo non ha smesso invece, mai. Anzi, nel tempo, è diventato leggendario, si è automitizzato. Ha messo su un sito, decine di persone in Italia e all’estero hanno scritto delle tesi su di lui, è stato il cocco degli studenti di Scienze della Comunicazione che si vogliono occupare dell’argomento strambo, è entrato in ogni tipo di Guinness, di enciclopedia, di vocabolario. Dire Paolini oggi vuol dire indicare qualcosa che prima di lui non esisteva. Ha inventato un tipo di esistenza.

Per anni, come tutti, mi sono chiesto di cosa campasse. A quanto ho capito, molti soldi gli provenivano dalle querele che sporgeva contro chiunque lo insultasse. Si era trovato un avvocato bravo. Mi ricordo – ma tutto quello che ho raccontato finora è molto probabilmente falsato da una memoria lontana e deformata e dalle versioni dei fatti che Paolini inventava o trasfigurava – che aveva denunciato anche il padre e la sorella. Del rapporto col padre e con i suoi famigliari, ci sono dei suoi resoconti personalissimi, dolorosi, iperconfessionali sul suo sito: non so cosa ci sia di vero, fanno comunque male a leggerli. Comunque, pare, riusciva a farsi dare soldi da chiunque: querelava anche se lo apostrofavi con uno Stronzo! su un treno. Dopo qualche tempo al mestiere del disturbatore televisivo aveva affiancato quello di Profeta del Condom: per anni ha portato avanti una battaglia personalissima per la liberazione sessuale contro la Chiesa e le sue posizioni in materia di contraccezione. C’è su internet una foto famosa di lui che parla all’orecchio di Giovanni Paolo II per invitarlo a non condannare più il preservativo. Al tempo stesso aveva cominciato a girare porno, a farsi amiche le pornostar, a fare spettacoli porno dal vivo, a organizzarli, a organizzare orge. Aveva messo su un sito, Paolinihard.it, in cui si potevano vedere decine di sue foto nude, del suo ex-ragazzo a cui voleva far pagare con questo sputtanamento il dolore dell’abbandono, o di Gabriele stesso, spesso spalmato di merda. Mi dicono anche che abbia fatto una comparsa nell’ultimo film hard di Sara Tommasi.

Quando tornavo ogni tanto a Casal De’ Pazzi dopo aver cambiato casa, lo rincontravo al bar e parlavamo sempre delle solite cose (amici, cinema, tv, Enzo Jannacci, Walter Chiari, Alberto Sordi…) e poi di lui. È difficile avere a che fare con Gabriele senza parlare di lui. Ha sempre saputo di essere un narcisista patologico e ha semplicemente deciso di assecondare questa patologia, di usarla per le sue battaglie sociali e per farci i soldi. Parlare di lui voleva dire parlare di sesso, di film porno, di lui che dormiva letteralmente un’ora a notte, di sonniferi e psicofarmaci, di desiderio di suicidio, di un nostro amico caro che si era ammazzato. Parlare di lui voleva dire parlare di lui che stava male. Parlare di lui lo faceva stare, mi sembrava, un po’ meglio.

Ho sempre pensato che Gabriele Paolini sia stato, per certi versi, la mia coscienza sporca. Quello che avrei potuto o voluto fare ma non ho fatto, l’incarnazione quasi cristica – anche nel corpo non somiglia a uno strano Cristo un po’ vizioso un po’ nerd? – della fede per la televisione, per l’apparenza mediatica, per l’esserci sempre. Per la visibilità. Quell’esibizionismo simulato, quel narcisismo rivendicato, quel desiderio di fama da quindici minuti che tutti nell’era berlusconiana hanno seguito per poi allontanarsene o rimpiangere, Gabriele Paolini l’ha incarnato ogni giorno, sempre, più di qualunque Truman show mai concepibile: ha indossato una maschera che non si è mai tolto, rinunciando a un fuori, a un camerino, a una forma qualunque di realtà senza schermo.

Quando ho letto che ieri l’hanno arrestato per prostituzione minorile o per commercio di materiale pedopornografico (i giornali non si spiegano mai bene sui reati: basta che lancino l’onta definitiva e contenti così), ho pensato che mi dispiaceva molto. Per i ragazzini coinvolti moltissimo se questa accusa è vera, ma anche per lui. In milioni abbiamo riso o ci siamo incazzati per le sue apparizioni demenziali e disperate in mille telegiornali degli ultimi vent’anni. Nessuno ha pensato, nemmeno io che lo conoscevo prima che diventasse un’icona, che la sua incarnazione mostrava (non nascondeva) anche la nostra di solitudine, anche il nostro bisogno d’affetto.

Visto che da ieri è diventato, ancora di più se possibile, l’oggetto di un disprezzo generale e di uno stigma morale univoco, penso che posso permettermelo di dire che mi dispiace molto. Tra tutte le persone che non lo vorranno più sentire, che lo avranno già bollato come Mostro, dopo averlo etichettato per anni come Idiota, viene da dire soltanto che mi piacerebbe fare quattro chiacchiere, forse in qualche vecchio cellulare ho il suo numero, forse in qualche vecchio cellulare lui ha il mio.

 

Commenti
116 Commenti a “Gabriele Paolini, fuori dallo schermo”
  1. davide calzolari scrive:

    bah..perchè dover far sempre i bastian contrari?

    Spero Paolini abbia un processo equo,come per tutti,si auspica. Equo,non altro

    Ma davvero mi ispirava,gia prima,davvero poca simpatia,ora non ne penso nulla,nulla

    Peraltro di personaggi sopra le righe l’italia ne ha da sempre tanti,troppi,mica siam l’ islanda…:(…

  2. Valentina scrive:

    bravissimo Christian, come sempre.

  3. davide calzolari scrive:

    nb:se verrà rinviato a giudizio,si intende,sopra

  4. plutidrome scrive:

    tremo all’idea che possa succedergli qualcosa mentre è in custodia alle forze dell’ordine.
    ne sappiamo qualcosa…..
    non pubblicate questo commento
    tenetevelo per voi
    grazie

  5. davide scrive:

    cmq paolini ce l’ha piccolo.

  6. marco perla scrive:

    senza offesa, ma che cazzo vuol dire questo articolo ? voglio dire, non si capisce niente, passiamo dal memoir patinato all’agiografia qualunquista, per concludere con una bellissima morale di paolini, paolini, cristo, che rappresenterebbe la nostra solitudine; mi sembra che proprio non ci siamo, “la sua incarnazione” vale forse per chi scrive, ma mica per tutti, altrimenti non staremmo in piedi

  7. giuseppe scrive:

    Nessuna simpatia. Ma quando uno contro, uno che dà fastidio, viene tolto di mezzo, beh, vengono dei pensieri strani.

  8. maestro mazza scrive:

    bel pezzo, Gramellini bravo come sempre.

  9. Guido Baldoni scrive:

    Gran blog, e gran pezzo. Ma che commenti di merda, tra il cospirativo, il troll e l’ignorante.

  10. bonaventura scrive:

    si è sempre più soli di fronte allo “spettacolo” della altrui vita

  11. Massimo scrive:

    Se le accuse sono vere, non c’è molto da dire. E’ ammirevole chi riesce a fare della propria patologia una scala verso il successo, ma ripeto, se le accuse sono vere, non ci sono scusanti. Al giorno d’oggi si è molto più consapevoli di una volta e i mezzi per curarsi ci sono, prima o poi nella vita un uomo dovrà pur fare i conti con sé stesso, dovrà pur capire se quello che sta facendo è giusto o sbagliato, dovrà pur affrontare il suo mostro faccia a faccia, non si può continuare a proiettarlo addosso agli altri. Posso capire che vai a molestare giornalisti, personaggi di spettacolo e chi altro, ma i bambini… quelli no. Quelli sono sacri e non si toccano, per un motivo molto semplice: non hanno la possibilità di difendersi, e perché far subire violenza a un bambino, vuol dire marchiare a fuoco la sua vita, per quanto potrà curarsi, non sarà mai un adulto pienamente felice.
    Fonti: un uomo che ha subito abusi da bambino, e che sta lottando da anni contro le conseguenze che la cosa comporta.

  12. stefano luigi scrive:

    beh la famiglia di provenienza di raimo e paolini fa la differenza

  13. andrea scrive:

    bello fare soldi denunciando la gente…anzi prima provocare, rendersi antipatico, poi prendere i vaffa e denunciare per lucrare..davvero una bella cosa…mettiamola come materia di studio alle università assieme ai corsi di marketing & management…

  14. p scrive:

    Mi ha sempre incuriosito e non ho mai veramente capito dove volesse arrivare… ma se ha subito da bambino delle violenze e abbastanza normale purtroppo che le reiteri sugli altri più piccoli, è un meccanismo perverso purtroppo. E poi c’è la sua storia di famiglia… insomma penso che andrebbe compreso cosa gli è accaduto anche se purtroppo la stampa fa sensazionalismo e la reazione istintiva verso “il pedofilo” è di rabbia e odio. P<

  15. luca scrive:

    proprio quello di cui sentivamo il bisogno…
    il ritratto sentimentale “à la recherche” di un coglione, fancazzista, disturbato, ossessionato dalla fama per la fama, che invece di affidarsi ad un buon terapista scassava il cazzo a chiunque.
    Citi en passant il fatto che vivesse di querele, rendendo, lo deduco, la vita impossibile a persone qualunque per rubargli dei soldi grazie ad avvocati senza scrupoli, come se fosse una specie di simpatica guasconata alla amici miei.
    Ne fai il ritratto di un sognatore, spostato, alla fine meritevole almeno di un moto d’affetto, solo perchè ti ricorda la tua infanzia, motivazione che come possibile (non credo succederà più) lettore del tuo blog considero esiziale.
    la tua malinconia di gioventù, molto personale, molto ombelicale, non salva le persone dal giudizio morale,

    Proprio non ce la si fa non cercare il distinguo a tutti costi…
    giuliano ferrara ha fatto scuola. e l’ha fatta male.

  16. anna scrive:

    Sì, sarà stato quello che dici, ma so che all’età di vent’anni ha chiamato a casa di un ex professore del liceo, ha risposto la figlia, una mia amica, che si è sentita minacciare il padre. Non credo sia il caso di cercare dei lati buoni in una persona disturbata, se ha fatto tanti danni – tra cui sfruttamento della prostituzione minorile e balle varie.

  17. Luca scrive:

    “la sua incarnazione mostrava (non nascondeva) anche la nostra di solitudine, anche il nostro bisogno d’affetto”
    Senza offesa eh, ma parla per te.

  18. jampa scrive:

    Il Gabriele Paolini di Christian Raimo, mi ricorda tanto un mio compagno di merende con cui si giocava quasi sempre a soldatini, diventato, da civile, uno stimato consulente militare (per il governo italiano).
    La storia è solo meno pubblica, hard e conosciuta. Ma anche più paracula e squallida, se non toccasse vette di assurdità documentata più che esilaranti.
    Io voglio bene a questo compagno di merende, benché sia chiaro che non condivido nulla del suo percorso e delle sue motivazioni. Ne ricordo le passioni, le frustrazioni e quel senso di inadeguatezza che ha trovato un approdo (che ripeto, non condivido e giudico sbagliato).
    Ma interesserebbe a qualcuno una storia in cui Christian Raimo dall’alto del suo piedistallo giudica l’ex-amico d’infanzia Gabriele Paolini?
    Ci avrà messo “del suo”, compiacendosi, immalinconendosi, agiografando e via così. Però io non leggo per giudicare, o avere verità. Leggo per sentire e capire.
    Se detestavo Paolini ieri (ed è così) lo trovo detestabile anche oggi, solamente caduto, nudo, colpito anche lui dal suo stesso male. In maniera esagerata come probabilmente avrebbe voluto. Ma in fondo, come tutti noi.

  19. Fruvallandona@gmail.com scrive:

    Mi era pure simpatico, perche’ spesso lo menavano e lui sorrideva.Ma i bambini non si toccano, poi sono vite buttate via-che si sappia bene. ! Fru.

  20. Elle Sonosempreio scrive:

    Bell’articolo, grazie!

  21. fulvia bandoli scrive:

    caro Raimo io apprezzo invece quello che hai scritto, di un amico d infanzia e non solo. Senza tacere le cose che non condividi ma senza nascondere il tuo affetto di allora e la tua disponibilita’ a capire di ora. chiediamo sempre agli uomini di partire da se stessi…tu l hai fatto e io l apprezzo. lui tra l altro e’ fratello di una mia cara amica e dunque so anxhe quanto sia stato difficile stargli accanto in questi anni e in quelli scorsi. ciao buon lavoro fulvia bandoli

  22. vincenzo scrive:

    Io lo farei santo ,poverino……………………..e visto che gli piacevano “minori”speriamo che una volta accertata la colpevolezza in galera sappiano punirlo a dovere……avrei voluto vedere se i figli molestati erano vostri.!

  23. Luca scrive:

    Io trovo semplicemente pazzesco che uno che sa scrivere bene (anzi, benissimo) come Christian Raimo possa utilizzare la sua meravigliosa dote, oltre che la sua intelligenza e la sua sensibilità, per fare di Paolini un affresco che alla fine risulta – QUASI – positivo! e mi fa piacere (mi dà sollievo…) di leggere di altri che come me restano semplicemente spiazzati (se non infastiditi) da questo inutile tentativo di “salvarlo”.

    Ovviamente ho sotto inteso che le accuse devono ancora essere provate, ma non è questo il cuore del problema. Anzi. E non sto neanche a dire “vorrei vedere se avresti scritto le stesse cose, se fossero stati i tuoi figli” perché oltre che banale è anche brutto da dirsi.

    Dico solo che, a parte che Paolini non era né bravo né simpatico in quello che faceva (e questo è il meno…), a parte che il lato hard di Paolini faceva semplicemente schifo (e non ve lo dice certo un bacchettone…), a parte che nessuno di è psicologo (io per lo meno…), a parte tutto… concludo con una ovvietà: non dobbiamo sempre cercare di difendere tutto e tutti.

    Se io sbaglio, DEVO pagarne le conseguenze. Ma non solo io povero pirla o voi che leggete. Tutti.

  24. Piero scrive:

    Io non faccio parte della tribù che si eccita al solo tintinnar di manette, ma certo che i fatti imputati se confermati in sede processuali non ammettono scusanti. Però riconosco che il pezzo è bello, molto personale, per niente conformista e quindi coraggioso

  25. Horacio Holiveira scrive:

    Ma andare a un po’ a lavorare invece di scrivere cavolate in quantità industriale?

  26. valentina scrive:

    si lo vedevo anche io, tutte le mattine, a scuola, su quell’autobus, poi in televisione, ovunque.
    non lo sopportavo, eppure aveva un sacco di fan. era strano, fuori le righe. pensavo anche io, all’epoca, che sarebbe durato qualche mese e poi avrebbe trovato una sua strada, forse più “normale”, come tutti noi. ma non lo conoscevo affatto, l’antipatia a pelle mi accecava. negli anni ho visto crescere la sua notorietà e mai mi è venuto in mente che non fosse tutto studiato a tavolino, tutto coscientemente voluto.
    ieri, vedendo le foto, leggendo i vari articoli, guardando i suoi siti, ho pensato, per la prima volta in tutti questi anni, che forse avesse qualcosa che non andava, che non fosse solo un pò eccentrico, che andasse aiutato già ai tempi del liceo. ho visto una persona disturbata, lasciata libera di agire secondo il proprio arbitrio. forse il punto è che tutti guardano, giudicano, si indignano o magari si divertono, ma nessuno si sporca le mani per intervenire. è più spassoso osservare il matto che aiutarlo. ma poi, quando il matto farà qualcosa di irreparabile, a quel punto, i responsabili non saremo anche noi, quelli che stavano a guardare?

  27. Giorgio scrive:

    che articolo cattolico-buonista per difendere un disturbato narcisista che, come sottolineato, invece di farsi curare stava in giro ad accrescere il suo malessere e quello altrui. la riprova che non esiste un sistema sociale saldo, in grado di accogliere nella cura e contenere nel malessere tali realtà. forse solo in un paese dove i disturbati narcisisti vanno persino al governo, può accadere. Raimo l’avrà scritto in buona fede, con disponibilità evangelica, ma non funziona. l’Italia deve staccarsi da questo complesso del perdono che serve solo a chi fa del male indistrubato e poi si batte il petto: non è cattolicesimo, è paraculaggine.

  28. paolopatch scrive:

    Questo articolo è molto chiaro nel concludere: “mi dispiace… anche per lui”. E’ un tentativo di fornire una immagine di un personaggio televisivo visto da dietro lo schermo, e non si sovrappone in alcun modo alla dimensione della retribuzione penale, che non viene messa in dubbio. Se capisco bene, prova a indicare una prospettiva alternativa alla dicotomia forca! oppure assoluzione piena=beatificazione, che domina il dibattito pubblico e molti commenti. Di fronte a casi come questi, e altri analoghi, ormai si fatica a ragionare. Io dico che è un buon esercizio per il nostro giudizio, al di là di Paolini e delle sue scelte sbagliate

  29. pifo scrive:

    Luana era bellissima alle medie ma terribilmente sboccata, aggressiva e molto “mign…ta”.
    Eppure mandava sempre un profumo buono e sconosciuto, di pelle sana e pulita, quando scendeva per le scale del nostro condominio. Luana aveva la mia eta’ e con me, chissa’ perche’, era sempre assai gentile.
    Luana, 10 anni dopo, e’ finita sotto un metro di sabbia a Castel Fusano, per colpa di un pappone assai esigente.
    Peccato … se me chiamavo Raimo e avessi scritto pe’ “Minimum fax” oggi Luana sarebbe diventato un “personaggio letterario”.
    E invece fu solo una “mig …ta” ammazzata come tante.
    Non e’ mica giusto!
    Pe’ Luana, dico.

  30. Sergej scrive:

    Bel pezzo, Raimo, anche se personalmente (nonostante i tuoi ricordi ‘a difesa’, passami il termine) non riesco a condividere la pietas verso una persona che già mi ispirava poca empatia in partenza. Ma comprendo i tuoi sentimenti al riguardo.

  31. marco scrive:

    Se è vero che l’ha denunciato il laboratorio fotografico a cui aveva dato da stampare le foto ed i video, quelle foto e quei video, l’appellativo di idiota se lo merita tutto. A prescindere dall’abiezione dei suoi comportamenti: davvero squallidi.

  32. Massi scrive:

    L’articolo mi piace.Evoca nostalgia;più o meno tutti abbiamo avuto dei compagni di classe deficienti.

  33. Nicola Caristi scrive:

    Egregio sig. Raimo, confesso che sono curioso di sapere, nel caso che qualcuno dei ragazzini adescati fosse suo figlio, se avrebbe scritto lo stesso articolo.

  34. LM scrive:

    La testimonianza è parecchio interessante. Paolini, ci piaccia o no, è uno dei pochi contemporanei italiani a meritare il titolo di intellettuale, forse anche di artista, proprio perché irrita tutti facendo delle azioni che mettono in discussione ‘O SISTEMA EDITORIALE, utilizzando peraltro il suo corpo, assai correttamente, dal punto di vista estetico, quasi martirizzandosi. Penso sarebbe piaciuto parecchio a Pasolini (a sua volta adescatore di minorenni CONSENZIENTI). Siccome stupido non è, ed è pure esperto di aule giudiziarie, come ci rivela Raimo, non mi meraviglierei se avesse pilotato questa vicenda a fini di NARRAZIONE (nessuno manda a stampare in laboratorio materiale che costituisce prova di reato…). Insomma, può essere che questo sia solo il primo capitolo, se non la prefazione, di un bel romanzo. Nel frattempo teniamo accesi i riflettori, che il carcere, come suggerisce il commentatore plutidrome, è risultato in certi casi malandrino…

    PS: Pino Manzari (allievo a sua volta di Orazio Costa) uno dei più grandi maestri del teatro italiano? Ma di che secolo si parla? Orazio Costa mi pare del 1.200…

    PS: x Horacio Holiveira

    Ma andare a un po’ a lavorare invece di sparare bile in quantità industriale?

  35. Tragicomico scrive:

    Bell’articolo, peccato ti sia speso un pò meno per il finale. Sicuramente anche tu stesso, ti sarai fatto un’idea reale su questa situazione, e anche tu, penso, immagini che ci sia qualcosa che non quadra. La domanda è sempre la stessa: Se tutto è vero, perchè adesso

  36. lele scrive:

    caro Raimo questo stile retorico “patetico” con cui scrivi di ogni cosa – sfido, anche la lista della spesa – è francamente irritante. e in definitiva brutto. cambia mestiere

  37. Nebo scrive:

    Questo è davvero, davvero, davvero un bel pezzo.
    Grazie.

  38. marco scrive:

    Bell’articolo, veramente scritto bene. Non capisco il livore di chi si indigna davanti al dispiacere di Raimo provato all’apprendere la notizia. Siamo complessi e ad un evento possono corrispondere sentimenti diversificati: può coesistere il “mi dispiace moltissimo” nei confronti di chi ha subito, con il “mi dispiace anche per lui”. Non ci vedo nulla di riprovevole.

    Poi mi ha fatto molto piacere leggere di Pino Manzari, che ho conosciuto anche io personalemente e noi confronti del quale ho grandissima stima.

    Invece mi si sono torte le budella invece a leggere “incarnazione un pò cristica”: perchè?

  39. Viola scrive:

    La mia prima reazione sarebbe stata “Ah Christian, lascia perde, non me spiega’ gnente, rimettete le mani in testa”.
    La seconda è: credo che il tuo pezzo sia profondamente sincero, e per questo apprezzabile, però, ti prego, non parlare al plurale, perché a meno che tu non sia un regnante e/o affetto da sdoppiamento della personalità, il tuo sentimento non riflette e abbraccia tutto il genere umano.
    Io per esempio “Quell’esibizionismo simulato, quel narcisismo rivendicato, quel desiderio di fama da quindici minuti” non l’ho mai provato e, se permetti, la mia solitudine e il mio bisogno di affetto non saranno mai incarnati da Paolini.

  40. fanfarlo scrive:

    Credo che molti dei commentatori qui sopra abbiano frainteso un passaggio: Raimo non dice “mi dispiace che l’abbiano beccato” ma “mi dispiace che Paolini facesse quello di cui è accusato, che avesse bisogno di ciò di cui è accusato”. Mi sembra un ritratto personale, umano e assolutamente non assolutorio. Nè si vuole santificare o rivalutare la sua attività disturbatoria, mi sembra.

  41. Marco scrive:

    Articolo ben scritto e molto toccante, che non riabilita Paolini, ma lo descrive per quello che è stato all’interno della storia recente. Complimenti. Il resto dei commenti è pervaso da moralismo spiccio e ricerca di una falsa normalità. Ha ragione Valentina, quando dice che la follia ci diverte e quindi lasciamo fare, sino a quando il “bel pagliaccio” ci stufa e allora ci accaniamo contro di lui.

  42. Dalla maggioranza dei commenti, al di là delle considerazioni che possono essere più o meno legittime sull’articolo, ho l’impressione che ci sia una preoccupante disabitudine alla letteratura come punto di vista “altro”, alieno alla prosa tranchant e urlante da avvocato o pubblico accusatore, che poi alla fine è lo stesso.

  43. mario de santis scrive:

    a me paolini e quelli come lui fanno pensare a qualcuno che ha interpretato in modo romantico e bidimensionale – e quindi travisato clamorosamente – le indicazioni delle avanguardie del 900, che erano ironiche sottrazioni al dettato della lettera dei loro proclami.
    O aveva qualcosa del dandy-dada, un post-dannunziano applicato al post-moderno. uno che è entrato in una spirale di comportamenti (pubblici e peggio ancora privati, se tutto è confermato) che non trova giustificazioni, ma che può trovare pietas, sempre.
    è un “demòne” del circuito del visibile mediatico. I tempi moderni dell’industrializzazione facevano rotolare il corpo di Charlot dentro ingranaggi metallici.
    Oggi l’industria dell’ Informazione – cioè tutta la circolazione di Immagine e Presenza – vedrebbe il novello charlot nelal posizione di Paolini. Solo che quella di Chaplin fu un invenzione, Chaplin mai si sarebbe sognato di “essere charlot” invece a noi figli dell’autofiction non rimane che questo: Paolini che fa Paolini – edel resto come dice la publbicità della Nutella, per noi sei sempre “*****il tuo nome*****” (ovvero tu sei un brand del tuo nome)

    O forse, prendendo lo spunto dal suo fare teatro, quindi immaginandolo non del tutto inconsapevole, uno che ha preso troppo sul serio Artaud. O forse l’unico modo per prendere Artaud è prenderlo sul serio. La follia nemmeno tollera l’ironia.

  44. giuseppe scrive:

    Non posso giudicare ben scritto un articolo in cui leggo un incipit frase così:
    “Cazzeggiavo con lui con lo spirito con cui…”.
    Il problema è questo: premessa l’audacia della tesi sentimentale e difensivista, l’articolo avrebbe dovuto essere scritto in ben altro italiano e con ben altra forza

  45. Simone Nebbia scrive:

    Ciao Christian,
    ho ammirato il coraggio di questo pezzo. Dal lavoro intellettuale mi aspetto una renitenza al volere comune, al pensiero facile, mi aspetto che sappia prendere in mano la penna e rischiare come in questo caso. Trovo sia scritto con sincerità e senza il patetismo che qualcuno ravvisa. Non mi rivolgo alla “vicenda Paolini” perché non è affar mio la gogna e il giudizio, o non per ora almeno quest’ultimo, ma grazie al tuo articolo forse per la prima volta mi sono reso conto di quale sentimento sono stato invaso ogni volta che l’ho visto apparire e, con indifferenza, lo lasciavo in uno spazio che pensavo non mi riguardasse. Forse mi riguarda tutto, forse non posso dirmi nipote di Pasolini senza dirmi anche fratello di Lapo Elkann, forse non posso dirmi di essere stato partigiano senza ammettere di essere stato anche fascista.
    Ieri – lo ammetto – non ero uscito bene dal pezzo su Checco Zalone, che trovavo un po’ troppo involuto linguisticamente e in definitiva un po’ rattoppato, ma quando dai fondo al movimento emotivo secondo me tiri fuori il meglio.

    Abbracci
    Simone

  46. pifo scrive:

    E allora spiegamolo meglio a quelli come Borri che si preoccupano tanto per la nostra disabitudine alla letteratura come punto “alternativo”, spiegamolo che non e’ in discussione il giudizio morale (assolutorio o meno … chi se ne frega!) ma proprio il punto di osservazione che non poteva essere piu’ insoddisfacente. Spieghiamo a Borri che e’ proprio l’occasione persa che ci disturba tanbto.
    Ma come? Hai la possibilita’ di conoscere uno dei personaggi televisivi piu’ inquietanti e misteriosi degli ultimi anni e non sai far altro che produrti nel piu’ banale dei “mi dispiace”?
    E’ chiaro che ti dispiace, per lui e per le sue vittime, non sei mica un mostro!
    Ma chi se ne frega, con rispetto parlando.
    Il fatto di essere … “scrittore” non ti impone l’obbligo di raccontare in modo diverso questa vicenda?
    Non ti stimola ad aprire una via nuova per scalare questa parete morale del XI grado che si apre davanti a noi con l’arresto del Paolini?
    Dietro una insignificante e narcisa maschera di clown si nascondeva apparentemente un mostro. E tu ci racconti che lo incontravi sull’autobus da Ponte Mammolo? Ci fa tanto piacere!
    Vuoi farne un personaggio letterario?
    Bene, anzi … benissimo … ma lavoraci un tantino sopra, tenta di risolvere prima le questioni che ogni lettore ti mettera’ davanti.
    Sai chi se ne frega della tua coscienza sporca, quella l’abbiamo tutti!
    Il nostro bisogno d’affetto? La nostra solitudine?
    Ma a chi credi di stare a scrivere, alla tua professoressa di lettere delle medie?
    Hai un pubblico adesso, accidenti, sei uno scrittore!
    E questa tua modalita’ e’ quella con la quali ti presenti, ti accrediti ovunque, poni davanti a te per chiedere e meritare attenzione.
    Sai chi se ne frega del “Io lo conoscevo bene” quando, come ho cercato di scrivere sopra , di gente “patetica e maledetta” tutti noi ne abbiamo conosciuta a mucchi.
    Ma a nessuno (e questo e’ il punto caro Borri) e’ venuto in mente di scriverne, forse, forse … dico forse … perche’ consapevole del fatto che , avendo avuto a che fare con dei semplici sconsociuti, niente altro che banalita’ e “letteratura a perdere” avrebbe saputo scrivere.
    Saluti

  47. emanuele scrive:

    Senza voler salire sul carro degli inquisitori e attendendo il corso della Giustizia e non il verdetto della cronaca, certamente di un personaggio che delle querele portate avanti dal suo avvocato ha trovato di che campare ai danni di chi magari rispondeva come lui provocava, ne faccio volentieri a meno.

  48. Allora, affrontare il pezzo come “occasione persa” va benissimo. A me l’approccio “io lo conoscevo bene” interessa, installa in una posizione inedita nei confronti di un fenomeno tanto minimo quanto inquietante come le apparizioni “aliene” paoliniane: non mi pare si cerchi di fare di Paolini un personaggio letterario, ma un ragazzo e poi un uomo problematico che l’autore ha incontrato sulla sua strada, e di cui è stato amico, e su questa amicizia, e sulle sfumature di non detto, e di tenebra, fermentate negli anni, che contiene. Liberissimi di non trovarlo adeguato, ovviamente. Quello che contest(av)o è un certo schema mentale che mi pare emerga dai commenti, che vorrei tanto evitare di definire “grillino” (ma non ce la faccio a sottrarmi), di tagliare con l’accetta le questioni e non ammettere approcci più sfumati, ambigui, interrogativi. Letterari, appunto.

  49. Ilaria scrive:

    Stesso autobus, stessa scuola…trovavo il tutto anche allora, come oggi, drammatico. Ma gli anni ’80 insegnavano a ridere e a intrattenersi, non c’era spazio per alcun presagio possibile.

  50. SCRIGNO MAGICO scrive:

    L’articolo è molto bello.

    Peccato sia dedicato a un povero psicopatico che non merita neanche un briciolo di questa nostalgica simpatia.

    Felice di non averlo mai incontrato sul tram e di non essere mai stato suo compagno di scuola.

  51. enrico scrive:

    A me Paolini non ha mai dato fastidio. Anzi, trovo che il suo atteggiamento idiota, che dichiara esplicitamente il proprio narcisismo fino al ridicolo, metta in rilievo come il chiacchiericcio di quello o quella in primo piano nello schermo sia altrettanto vuoto, autoreferenziale e privo di senso. Paolini mi pare il piccione che caga in testa al retore, intento ad autorappresentarsi su un palco. Non un eroe, ma salutare, in un suo modo inconsapevole. La mia domanda su perché facesse così e l’ovvia risposta – non ci sta del tutto con la testa – sono infinitamente meno rilevanti della soddisfazione che mi ha dato Paolini forzando lo schermo per regalarmi in diretta l’aggressività, l’ignoranza, la protervia, il risibile senso di missione di chi si piazza con un microfono di fronte ai palazzi del potere per mestiere. Per questo, al di là della cronaca, ne’ più ne’ meno triste di tanta altra cronaca i cui nomi dimentico subito, ho letto d’un fiato e mi è piaciuto davvero il ritratto da vicino fatto da Christian Raimo, pieno di umanità e di urgenza di non sparare per l’ennesima volta su di Paolini, già alle prese con una sofferenza più che evidente; di come il suo disagio mentale sia e sia stato doloroso, al di là della figura dello scemo del villaggio che svela la verità, a cui per distrazione e tic intellettuale mi ero fermato.

  52. un testo profondo, delicato, intenso. Un punto di vista non scontato. Una scrittura precisa, con emozione ma senza sbrodolamenti.
    Un autore, Raimo, che sarei felice di avere nel mio webmagazine

  53. margherita scrive:

    se fosse un articolo di giornale, brucerei il foglio. purtroppo è un blog, e “ho pensato che mi dispiaceva molto” per te, christian raimo. ah, se hai “forse in qualche vecchio cellulare il suo numero, e forse in qualche vecchio cellulare Paolini ha il tuo”… mandalo a quel paese da parte dei minorenni che ha sfruttato utilizzando il preservativo. vergogna.

  54. roberto scrive:

    Mi piace molto questo pezzo. Ricco di umanità, affetto, nostalgia. E comprensione. Peccato abbia generato commenti di merda. complimenti all’autore

  55. Michael J. scrive:

    Un articolo onesto, raro per la sua semplicità.
    Magari le “grandi penne” delle testate giornalistiche
    Riuscissero a scrivere con tanta lucida pacatezza.
    Bravo Raimo, hai dato molti punti ad altrettanti
    Cialtroni che grufolano nei squallidi talk show

  56. Irene scrive:

    A parte il discutibilissimo punto di vista, omo convinta che uno scrittore ( e un insegnante) non possa scrivere una frase come: Penso che posso permettermelo di dire che…
    Lingua italiana, questa sconosciuta!

  57. Giovanni Muria scrive:

    giovanna nuvoletti che vuol dire delicato e intenso? o e’ delicato o e’ intensto.
    Non improvvisiamoci artisti della tastiera solo perche’ abbiamo letto qualche recensione su qualche sito hipster

  58. Ilaria scrive:

    Ma icona di cosa????? Va bene la liberta’ di opinione, di vita, di portarsi a casa la giornata come meglio si crede ma sinceramente ad essere rappresentati da un tale individuo non ci sto….e sinceramente credo che solitudine abiti in altre parti.
    Il pezzo e’ scritto cosi’ bene e con il cuore che alla fine credi di essere d’accordo….ma poi se ci pensi bene anche no…
    Sinceramente non riesco a provare empatia per chi abusa di ragazzini (di tutte le eta’), per chi compra cose che non dovrebbero essere in vendita e per chi si approfitta della sua indubbia notorieta’ per soddisfare le proprie deviazioni…
    Posso essere d’accordo che necessiti di un tipo di aiuto e supporto ma questo vale per tutti quelli che intrapendono strade sbagliate e posso essere convinta che i giornali etichettano immediatamente come mostri persone ancora sotto inchiesta….ma da quello che ho letto mi sembra che le prove siano abbastanza chiare…
    Alla fine quindi il mio pensiero e’ questo: va bene avere compassione ed essere dispiaciuto a livello personale per un vecchio amico ma far diventare questo un pezzo giornalistico facedo leva su una sdolcinata retorica lo trovo incomprensibile….ce lo ricordiamo ancora cosa significa PEDOFILIA?????
    l

  59. leo rotundo scrive:

    Mi viene spontanea una battuta: Dopo quello che è stato scritto in questo post Gabriele Paolini è veramente un uomo finito!

  60. Gloria Conversano scrive:

    saper apprezzare un pezzo scritto bene -se proprio vogliamo trovare dei pregi- non dovrebbe farci perdere la capacità di giudizio e di indignazione. Della solitudine di Paolini onestamente non me ne importa molto. Sono più preoccupata per i danni che ha prodotto con i suoi comportamenti. Certamente è una persona molto disturbata. E allora trattiamolo per quello che è.

  61. Larry scrive:

    @Ilaria, tu sai cos’è la pedofilia?! Che piaccia o non piaccia, in Italia l’età del consenso sessuale sono i 14 anni, (gay o etero non fa differenza), purché l’adulto non sia un parente (ad esempio uno zio acquisito), un tutore (un patrigno) o un insegnante, a 16 anni cadono anche questi limiti. Quindi, un adulto che ha rapporti sessuali con un minorenne consenziente che abbia compiuto 14 anni non commette reato. Il problema sono i soldi, quando non si parla più di rapporti consenzienti ma di prostituzione, ma la pedofilia continua a non centrare assolutamente niente, si parla di pedofilia solo per i rapporti con pre-adolescenti. Pensa, non è neanche reato fotografare un minore o una minore nuda a meno che non stia avendo dei rapporti sessuali.

  62. Hyper scrive:

    A me l’articolo è piaciuto. Ho come la sensazione che Paolini sia stato incastrato, ma ovviamente aspetto la fine delle indagini per dare un giudizio. In ogni caso la colpa è anche dei minorenni (16 anni, oramai e nuove generazioni sono precocissime, il primo rapporto sessuale in alcuni casi si ha a 12 anni)
    “Per noi era l’uomo della della tv, il personaggio famoso. Quello che facevamo ci sembrava normale”: Così ai pm di Roma i due ragazzini identificati e ripresi in un video intenti in atti sessuali con Gabriele Paolini. Rispondendo alle domande del magistrato i ragazzi hanno descritto il rapporto con Paolini come “qualcosa di normale”, sottolineando che per loro Paolini era “un volto noto della tv”, la cui conoscenza era “motivo di vanto con gli amici”. Così hanno dichiarato i ragazzi “violentati” dal Paolini; a me sembra fossero pienamente consapevoli di ciò che facevano e, anzi, addirittura compiaciuti di ricevere denaro in cambio di una prestazione sessuale.

    P.S.: C’è un certo S.B. che ha fatto più o meno lo stesso con dellE minorenni e l’ha scampata (ovviamente fa più scalpore parlare di rapporti omosessuali)

    P.P.S.: il numero di Gabriele Paolini è 3386378328

  63. vittorio levi scrive:

    Giovanni Muria la tua (quasi) omonima Giovanna Nuvoletti (ma sai chi sia, prima di non darle credito?) sa bene cosa sia un ossimoro, tu evidentemente, no. Non è gravissimo, in quest’era di ignoranti ma,,.per piacere, risparmiaci i tuoi strali fuori bersaglio. Conosco due Paolini,uno bravissimo, veneto, animale da palcoscenico di gran classe ed un Paolini sfigato, icona di se stesso che esiste e si sente di esistere, solo perché appare in Tv, ancorchè e malgrado evidente fastidio di operatori e soggetti intervistati. Ho letto, on line a suo tempo, alcune rivendicazioni deliranti verso un suo ex amante e le ho trovate paranoie da psichiatria, ho letto la sorella che lo difendeva dipingendolo, con amore, come un mentecatto, ho visto i suoi porno gay (anche quello è un mestiere, retribuito, per cui trovo ingenuo ci si chieda come vivesse, allora) e francamente no riesco proprio a solidarizzare co un Narciso mancato che irretisce dei minorenni, non solo col sesso ma, più verosimilmente, col mito della sua personalità “pubblica”. In questi ultimi mesi ha fatto perfino scuola. Un suo non giovane epigono occhieggia in tutte le interviste volanti di politici, munito di penna e block notes. Una tristezza.

  64. Moreno scrive:

    Premesso che non ho mai nutrito molta simpatia per Paoloni, mi domando quanta differenza ci sia tra lui e Berlusconi, nell’atto pratico.
    Il post è molto bello davvero. Mi pare chiaro che parliamo di una persona che andrebbre aiutata, basta pensare alle sue iniziative contro la pedofilia. Si tende a perpretrare ció che si è subito, mi pare questo il caso…

  65. OSCAR scrive:

    SALVIAMO PAOLINI DALLA GALERA.

  66. devicerandom scrive:

    >>>ce lo ricordiamo ancora cosa significa PEDOFILIA?????<<<

    Evidentemente no, visto che "pedofilia" ha un senso ben preciso:

    "As a medical diagnosis, pedophilia or paedophilia is a psychiatric disorder in persons 16 years of age or older typically characterized by a primary or exclusive sexual interest toward prepubescent children (generally age 11 years or younger, though specific diagnostic criteria for the disorder extends the cut-off point for prepubescence to age 13)"

    Ora i ragazzi abusati da Paolini avevano sui 16 anni, se ricordo bene. Giovani, *troppo giovani* di sicuro, plagiati, sfruttati eccetera. Non è una bella cosa. Ma un conto è abusare di bambini, un conto è adescare adolescenti. Entrambe cose esecrabili, ma differenti, e di diverso tenore.

  67. giovanni scrive:

    Bravo Christian, pezzo stupendo che ci racconta di come i confini tra bene e male siano più labili e liquidi di quanto crediamo. I commenti violenti e lapidari dei duri e puri invece mi fanno paura almeno quanta me ne fa il Mostro.

  68. daniele spagli scrive:

    La memoria un po nostalgica dei passato è sempre molto umanizzate ed assolutoria nei confronti di chi, com’è normale che sia, è stato una persona diversa e più innocente di quanto lo sia adesso.
    Dietro ogni mostro c’è sempre un bambino innocente, è semplicemente la vita… per questo motivo evito, quando ci riesco, di dare giudizi e condanne in maniera netta ed assoluta. Ciò non fa di una pessima persona una persona migliore.
    Anche in questo caso proviamo pietà per il percorso sfortunato che ha mutato un’intelligenza vivace e curiosa in un adulto con manie patologiche e ci sforziamo di pensare cosa sarebbe successo se le “porte scorrevoli” si fossero aperte in un’altra successione… ma come tutti i giochi del “se”, questo non cambierà quello che adesso è.
    Il Paolini vittima ed il Paolini carnefice sono due facce di una stessa persona, al tempo stesso persona sfortunata da consolare ed essere spregevole causa di altri mali ugualmente grandi ai suoi.

    E’ la storia di un fallimento umano e sociale, forse non da mistificare ma da far monito per smontare ogni alibi per tutti quanti (e siamo tutti quanti) abbiano subito dei torti e non riescano a passare oltre.

  69. ukulele scrive:

    Ma che, è morto?
    E chi è quello dietro Paolini che sgomita? Mi pare l’autore di questo interessante articolo.
    Ah, con quale levità e con quanto affetto sono stati snocciolati i più beceri gossip riguardo il caro vecchio amico Gabriele come neanche a Domenica Cinque. No, del film con Sara Tommasi non siamo sicuri, ma non andiamo certo a indagare, perché queste cose noi duchesse non le facciamo. Noi andiamo a vedere Gravity e Zalone e ridiamo insieme del non trovarci dentro Herzog in filigrana. E poi vuoi mettere, noi scriviamo così bene. Con i punti e virgola. Addirittura i trattini. E come siamo fortunati a essere pochi, colti e fuori dal coro. Che bellezza. Meno male che non abbiamo fatto la fine di Paolini. Ma non è che ci è andata anche peggio?

  70. davide scrive:

    ci torno sopra dopo un giorno. questa cosa che hai scritto è vergognosa. hai davvero superato il limite.

  71. Suor Ubalda scrive:

    Perché usare Paolini per confessare le proprie fantasie pornomaniacali? Figliuolo non c’è niente di male a essere una persona mediocre.

  72. Francesco scrive:

    Ma è morto? Non male come necrologio, partecipato e commosso. E quindi era più fesso di quello che pareva?

  73. Dorje scrive:

    Pensavo che fosse un cretino, invece è solo un bastardo.
    Punto.

  74. Roberto Nessuno scrive:

    E’ sempre così. Le colpe finiscono per sembrare meno gravi se conosci il colpevole. Se puoi andare oltre la sconfitta esteriore di un essere umano, se puoi raccontare della sua famiglia, degli affetti, degli amici. Magari di un bar dove, a colazione, viene salutato con rispetto.
    Non entro nel merito della accuse, peraltro gravissime per un uomo degno di questo nome, ma non riesco a condividere il punto di vista signor Raimo. Un uomo che ne sfrutta un altro, in qualunque forma questo avvenga, è una colpa da punire severamente. Sempre. E non con una tiratina d’orecchi e una risatina bonaria. Mi perdoni, ma non riesco a vedere quell’umanità che cerca di farmi scorgere. Non riesco ad avere uno sguardo compassionevole, in questo caso.
    Perché ognuno di noi si deve assumere la responsabilità sociale del proprio comportamento, con il quale influenza le persone che frequenta, trasmettendo loro il proprio insegnamento di vita. Benché nel suo accorato amarcord lo definisca “icona” (ma immagine di cosa non comprendo, del suo stesso degrado, forse), personalmente non considero Paolini un esempio da cui prendere lezione. Mi domando quanti, invece, possano considerarlo, come lei che l’ha conosciuto, un’icona e ne ho paura.
    I ragazzi coinvolti hanno probabilmente imparato da lui che il sesso è una cosa che si compra e non un atto d’amore tra due persone, e temo avranno questa visione per sempre. Passa il messaggio che l’amore non è sacrificio, impegno, dedizione e il sesso, sua naturale conseguenza, l’atto con cui due persone si riconfermano l’unione non solo dei cuori. Questi ragazzi cresceranno e a loro volta trasmetteranno la loro conoscenza sull’amore e sul sesso ai loro figli. Temo deviata dalle esperienze adolescenziali. In un mondo in cui Vasco (altro bell’esempio) e Ligabue sono profeti e filosofi, non mi meraviglio più di niente. Quello che conta sono le parole, non i fatti. Solo l’esteriorità, il godimento immediato.
    Se Paolini ha creato qualcosa che prima non c’era, considerato come sono andate le cose, era qualcosa di cui potevamo senz’altro fare a meno. Se Paolini è malato, che venga trattato come tale, ma che venga anche messo in condizione di non fare più danni di quelli che, a mio avviso, ha già prodotto.

  75. Liliana scrive:

    Che bell’articolo! Ma davvero sembra impossibile che ancora esistano menti sensibili, delicate se pur lucide ed intelligenti come la Sua. Grazie, e’ stato un piacere profondo leggerLa. È questo l’atteggiamento nei confronti delle cose del mondo di cui tutti abbiamo bisogno. Forse ne scaturirebbe uno scatto verso un’esistenza migliore. Il suo senso dell’ascolto, la sua capacità d’interrogarsi ci conducono in via assolutamente naturale a scorgere delle vie d’uscita. Grazie, grazie mille!

  76. Mau scrive:

    Questo articolo è scritto molto bene, molto delicato e dolorosamente amorevole.
    Non ho titoli per commentarlo.

    Tuttavia.

    Il dolore dell’ anima, fratturata, scomposta, morente, spesso non lascia spazio alla fatica ed al ‘lusso’ della resistenza e dell’ attesa infinita di una guarigione. Anche perchè il dolore segna tutto, ed i comportamenti narcisistici, le invenzioni improbabili, sembrano gli unici simboli con cui urlare il male, in realtá disperatamente assecondandolo.

    Nell’ oscuritá di queste esistenze, aldilá di quanto profondamente sia finito in basso, e di quanto tutto questo desti giustamente orrore, è tuttavia solo grazie a persone come lei, e a quelle che condividano la sensibilitá e l’ amore del suo articolo, se mai quell’ uomo avrá una possibilitá di guarire, tornare, se ci sia mai stato tra gli umani. E per altrettante persone come lei ci sará forse anche una speranza di prevenire il distacco, la frattura di queste persone da se e dal mondo. Ed evitare il male sofferto cosí come quello inevitabilmente generato.

    Io, senza titolo alcuno, la ringrazio perchè lei mostra in quest’ articolo quella speranza che si chiama umanitá.

  77. marione scrive:

    bell’articolo, ma non è riuscito a farmi cambiare idea su Paolini. E’ e resta una merda, come quella che mangiava nelle foto del suo sito paolinihard. Libero di mangiarla se gli piace tanto, ma darne sfoggio e vantarsene per me resta un fatto da dementi.

  78. gmn scrive:

    ma paolini, si è mai occupato veramente del benessere di qualcuno che non fosse lui stesso?
    (uno così o gli dai una mano, o si fa dare una mano, o finisce male)
    il resto è letteratura
    la vita è altro

  79. Bianca scrive:

    Raimo è ben peggiore di Paolini! nella sua parodia a difesa dell'”amico” ne divulga appetitosi particolari della vita privata (veri o falsi?) , e non vi sembra strano?
    Scrive questo splendido pezzo ritagliandolo sapientemente su se stesso e non su Paolini.
    Doppiamente esibizionista, e , in fondo :Chi s’assomija se pija!
    Ma…. vorrà forse raggiungere il salotto della D’Urso?

  80. luca scrive:

    pifo sei un grande. Dovresti scrivere tu per minimun fax…

  81. Michele scrive:

    … l’articolo é molto toccante e dimostra tutta la sensibilità di chi l’ha scritto. Indubbiamente chi Paolini l’ha conosciuto ha una visione differente rispetto a chi Paolini lo conosce unicamente per le sue diciamo cosi’ “malefatte” (non vorrei che querelasse anche me). Ma mi chiedo una cosa … perché, sopratutto in Italia, c’é sempre qualcuno che, di fronte ad esempi negativi, ha il desiderio di rivederli in una luce malinconica e, più o meno incosciamente, tende a riabilitarli ? Perché abbiamo tanta paura della “pena” da dover addolcire il “giudizio” ? In Italia per fortuna non si condanna a morte nessuno e non capisco perché debbe esserci questa vigliacca sensazione intelletuale di rifiuto delle colpe, proprie e altrui, e della conseguente espiazione delle stessa.

  82. manuele scrive:

    Se il signor Paolini ha fatto realmente sesso con dei minorenni allora è da condannare.
    Tutto il resto sono chiacchiere che sanno solo di contorno, l’articolo è di per se scritto davvero bene, ma non cambia la sostanza.
    Vorrei vedere se i ragazzini coinvolti fossero figli vostri…..la PEDOFILIA VA CONDANNATA SEMPRE!!!!!
    …….e cmq se qualcuno considerava Paolini un idolo beh mi dispiace per lui ma è davvero messo male, se per essere un idolo basta fare il disturbatore in tv allora questo dimostra ancora di più il perchè la nostra società è ridotta in questo stato.

  83. Un bel pezzo, chissà magari preludio di una narrazione più lunga, perché non ci pensi Raimo? Ho letto da qualche parte che ti piace Carrere che ha scritto su Limonov… secondo me un avanguardista come Paolini a Limonov esteticamente parlando (ma anche politicamente) se lo mette in saccoccia.

  84. Lucia scrive:

    Mi sconvolge leggere quelli che forse sono commenti di gente che ha problemi con la pedofilia anche lei. A me non importa un cavolo se in questo paese un uomo adulto può portarsi a letto un ragazzino o una ragazzina di 14 anni, se è consenziente (se per questo ci sono paesi dove possono portarsi a letto anche le bambine o i bambini di 9 anni), il punto è che chi lo fa crea una lacerazione, una ferita (più o meno riconosciuta dal soggetto che la subisce) in un essere umano che sta crescendo e che si sta formando, quindi compie una violenza, compie un atto di potere violento su un altro essere umano. Se poi paga per questo, fa ancora più schifo, perché corrompe ancora e ancora un essere umano, che quanto soggetto in formazione, avrebbe il dovere di proteggere. Il pezzo è ben scritto, ma ci parla di una cosa che a noi non dovrebbe interessare, la vita privata di una persona che ha commesso dei reati abbastanza disgustosi (poco importa che andare con i/le minorenni qui sia un sport nazionale a quanto pare). Non ci interessa da dove viene la situazione di Paolini e neppure i perché e i per come delle sue scelte, figuriamoci se ci interessa delle sue amicizie e dei suoi affetti. Ci interessa, se la cosa sarà provata, se ha commesso dei reati e questo soltanto andrebbe detto. Dopodiché non posso certo piangere se i media fanno a pezzi una persona che nella vita non ha mai voluto altro che stare sui media. Chi di media ferisce, di media….

  85. andrea scrive:

    …’E i cattivi non sono cattivi davvero. E i nemici non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero, proprio come me e te.’…

  86. alphons scrive:

    è sempre così….vi è mai capitato di sentire magari al telegiornale che un tizio dall’altra parte del mondo è morto magari durante una rapina o schiacciato da un lastrone di metallo mentre faceva il suo lavoro?certo dispiace sempre ma……se quel tipo lo conoscevate o era un vostro concittadino non dispiace di più?se il giornalista amico di Paolini se non l’avesse mai conosciuto ne avrebbe scritto di ogni ma siccome lo conosce…..poverino è dispiaciuto…(ammetto che comunque il pezzo è scritto molto bene d’altra parte è un giornalista)ma…come si può manifestare tanto dolore per un conoscente che è accusato di prostituzione minorile e che è a tuti gli effetti(con tutte le attenuanti del caso) un deviato sessuale?…è sempre così…..

  87. @Lucia

    La pedofilia non è un reato e ad ogni modo con questo caso non c’entra niente.

    Paolini non ha ricevuto nessuna condanna e non è accusato di aver molestato bambini.

    Che infine a lei non faccia né caldo né freddo che un semplice indagato sia massacrato a livello mediatico e fatto passare per mostro (più per fargli pagare le sue performance situazioniste che altro) mi fa pensare solo al cieco giustizialismo che oggi va tanto di moda. D’altronde è proprio quel quadretto perbenista e borghesuccio formato esterna televisiva che Paolini si metteva sotto i piedi colle sue incursioni da disturbatore…

  88. Daje de Tacco scrive:

    Raimo ha scritto un articolo su una persona, non sul reato.
    Se lo dovete giudicare – e ho visto una cifra di critici – giudicatelo sullo stile.
    Se è necessario un giudizio, poi,

  89. Daniele scrive:

    Ho letto con piacere l’articolo di Raimo. L’ho letto con piacere per il gusto stilistico, per la leggerezza con cui scivola senza riempimenti ridondanti e inutili, tipici di chi vuole accecare per distogliere l’attenzione dai fatti.
    Ho letto con meno piacere molti commenti tipici di una italietta povera di contenuti, miope e incapace di discernere. Si parla di pedofilia quando pedofilia non c’è, si accusa di atti esecrabili dimentichi che, sebbene l’idea di un rapporto con minorenni personalmente mi sia sgradito, esso è deprecabile QUI e in QUESTA società laddove in altri ambiti socio-culturali non lo era (presso gli antichi greci per fare un esempio). Non sta a me dire se questo cambiamento sia segno di evoluzione o involuzione: è un cambiamento e come tale va vissuto, ci si deve adeguare, ma mi sorge spontaneo chiedermi quale differenza sussista tra u Paolini e un S.B., volendo essere meno politicizzato mi interrogo sulla differenza fra un Paolini e un qualunque ultra cinquantenne che la sera si accompagna a prostitute poco più che diciottenni. Cambia la maggior età? Per me è una pura convenzione visto che la Maturità vera e propria è soggettiva e ognuno la raggiunge in base alle proprie esperienze. Conosco persone estremamente mature a 16 anni, altre immature al punto da sfiorare l’infantilismo superati i 50 anni. Allora dov’è il danno? A mio avviso in un eccessivo divario di età che, seppur non indicativo di maturità, dà un bagaglio di esperienze tale per cui vi è una sorta di sottile vantaggio perlomeno nel sapere come porsi e che parole usare.
    Cosa rende un mostro Paolini, nelle sue deviazioni, nei suoi deliri narcisistici, nel suo sfruttare il prossimo, quando ognuno di noi ha le stesse colpe? Basti guardare a quante ragazze vorrebbero essere veline, quanti ragazzi vorrebbero essere tronisti, quante persone hanno buttato in pasto alla platea cannibale i propri drammi personali per pochi minuti dietro un teleschermo. Nessuno di voi ha mai sognato anche solo per un attimo di essere in un qualunque reality? Nessuno di voi, transitando in prossimità di una ripresa in corso, ha tentato di entrare nell’inquadratura? Se rispondeste “io no” sareste inguaribili bugiardi perchè il vostro narcisismo, la vostra sete di notorietà esonda da ogni social network, intasato da stati, riflessioni e foto personali nei momenti più disparati.
    E lo sfruttamento non è solo pagare qualcuno per rapporti sessuali, ma è anche andare a mangiare al ristorante dell’amico sapendo che ci farà lo sconto, portare l’auto dall’amico meccanico sapendo che ci farà pagare di meno o perlomeno potremmo pagargli il dovuto poco per volta e non tutto insieme. Sfruttare è anche restare a casa da lavoro fingendosi malati perchè per quelle otto ore di malattia non dovuta, c’è un collega che avrebbe avuto bisogno e non può prendersi un permesso dovendo coprire la vostra assenza, c’è un collega che deve sobbarcarsi il vostro lavoro perchè voi non siete lì a farlo.
    Innocenti? Non lo è nessuno di noi. La sola differenza è che alcuni lo sanno e tacciono, altri fingono di esserlo e urlano improperi al prossimo solo per nascondere le proprie mancanze.

  90. Enrico Marsili scrive:

    La legge di Darwin e`purtroppo spietata. Non giudica, semplicemente seleziona chi ce la fa e chi no. Siccome ho alcuni (ex-?) amici cosi`, provo solo un po`di tristezza. Va detto che l`Orazio era una fucina di talenti, quando eravamo pischelli :)

  91. nick scrive:

    Leggo di persone che non danno giudizi, salvo, nella stessa riga, parlare di pessima persona…
    Paolini per me (frequentavo lo stesso liceo, non ci ho mai parlato ma il “personaggio” già si affacciava) è sempre stato, e oggi di più, una percezione più che una rappresentazione o un’autorappresentazione. La mia percezione Paolini (non “di” Paolini) è la capacità di mettere a frutto la consapevolezza dello stereotipo che ci viene assegnato, e che spesso alimentiamo; la capacità di sfruttare lo stereotipo, cercato o subito, che fa parte della meschinità e dell’opportunismo di ognuno di noi, più o meno deboli.

    La mia percezione “di” Paolini è invece quella di un, e sottolineo un, Pa(s)olini la cui “biografia televisiva” sia stata rimasticata da un mostro metà Guzzanti che fa la parodia di Enrico Ghezzi e metà Minoli, e scelto come testimonial di un programma di MTV che fa “satira di costume” come Pippo Franco faceva “satira politica” al Bagaglino.

  92. Giorgio scrive:

    A parte che dall’attacco verrebbe voglia di dirti: “Guarda che l’hanno arrestato, mica è morto!”, tutto il resto è veramente imbarazzante. Per me, pure usare M&M per una porcheria simile dovrebbe essere considerato reato.

  93. Luca scrive:

    Tralascio il commento su un testo che definirei quanto meno evitabile (Paolini un icona? come siamo caduti in basso!), per soffermarmi su alcuni dei commenti che ho letto qui sopra. Mi spiegate, di grazia, che minchia vuol dire “è scritto bene” e commenti affini? Christian mica è Manzoni che si è inventato una storia e “l’ha scritta bene”. Paolini non è Don Abbondio, pieno di difetti ma bonario e finanche simpatico perché frutto della penna di uno dei maggiori romanzieri italiani. Qui stiamo parlando di una persona vera, incarcerato di un’accusa più che riprovevole (per la quale persino in carcere non ci sono scuse che tengano) e che ha passato la sua vita a fare cosa? Gonfiare preservativi come palloncini e dire in favore di camera che il Papa è gay? Lo scritto di Christian, per quanto toccante nella descrizione di un contesto sociale degradato come la periferia capitolina, non migliora la figura di Paolini. Però tende a redimerla attraverso dettagli e apologie che nulla hanno a che vedere con le sue anzioni pubbliche. In buona sostanza, anche io ho avuto modo di conoscere picchiatori neofascisti che si riempivano la bocca di Jannacci, Fellini e De André; questo li ha resi ai miei occhi persone migliori? Ma non diciamo castronerie!

  94. Marta scrive:

    Caro Christian,
    Anche io incontravo Gabriele sin da ragazza sul 311. Oggi da medico posso dirti che è un ragazzo malato, non una personalità ma un vero malato psichiatrico, che se curato adeguatamente non sarebbe arrivato a fare i danni che ha fatto.
    Qualcuno avrebbe dovuto firmare un Tso.
    Null’altro.
    Tu sei un grande scrittore, ma qui di poesia, purtroppo ce ne è poca…

  95. M. scrive:

    Paolini , sebbene forse (bisogna comunque attendere l’esito delle indagini) abbia infranto la legge, nella sostanza non ha commesso alcun male. I ragazzi in questione non sono bambini, hanno tutti superato i 14 anni e, a quanto risulta dalle notizie, erano tutti quanti consenzienti e contenti di partecipare a quelle attività. Nessuno che non abbia già questa predisposizione personale si fa immortalare in pose pornografiche per poche decine di euro. Quindi non capisco perché tutto questo scandalo e indignazione.
    D’altra parte la maggior parte dei personaggi televisivi sono molto più vuotamente istrionici, narcisisti ed autoreferenziali di Gabriele.
    E poi in generale non posso concepire che qualcuno venga incarcerato per una cosa del genere. Il carcere dovrebbe essere riservato ai reati violenti.

  96. ugo scrive:

    hai dimenticato di dire che l’articolo è scritto molto bene

  97. Davide scrive:

    A me Paolini non da fastidio certo per i porno o per la campagna pro condom. mi da fastidio perché:

    1) E’ un parassita che vive di cause legali: prima porta la gente all’ esasperazione e poi denuncia. E’ FRODE.

    2) Da oggettivamente fastidio. Se è malato sono affari suoi, non se ne deve fare carico l’ Italia intera.

    Per il resto può’ fare tutti i porno che vuole, sono affari suoi. Sulla pedopornofilia non mi pronuncio, si vedrà DOPO le indagini se effettivamente è colpevole. Fino ad allora è solo indagato.

  98. abaddhon scrive:

    A parte i giudizi su Paolini (che, ricordiamolo, non è comunque un Carmelo Bene de noartri, ma un disturbatore di professione e attore porno) e il fatto che svolazzare sulle sue attività quasi fossero una lotta di liberazione culturale (vai a capire poi di che tipo: non credo che un giornalista che cerca di portare a termine un collegamento sia per forza un protervo rappresentante del “potere”, specie reporter di Chi L’ha visto? o altri programmi che trattano argomenti delicati, quando non tragici), a parte il rispetto che è dovuto ai sentimenti che può o non può provare un amico, e a parte il fatto che rivoltare (come in alcuni commenti) il peso della colpa sui minorenni troppo “svegli” mi pare semlpicemente delirante oltrechè vergognoso, a parte un sacco di questioni che nascono da un articolo che mescola confusamente il genere neo melò al bio pic agiografico, alle lettere da “angolo della posta” e via discorrendo, a parte una marea di elucubrazioni da intellettuale che “deve” e vuole a tutti i costi essere controcorrente rispetto al sentire comune (e questo, ammettiamolo, è anche uno dei compiti dell’intellettuale), ma siete davvero sicuri che l’articolo sia una quintessenza di classe, stile, levità e sensibilità?
    Personalmente ho un’altra idea dello scrivere bene (e non intendo riferirmi a pulizia stilistica di stampo “classico”: non dico che Borges avrebbe saputo fare di meglio; dico che Hunter Thompson avrebbe tirato fuori dal suo cilindro sicuramente un articolo più graffiante, più profondo e atto a far emergere molte più domande e non solo di dividere i lettori tra pro e contro. Hunter Thompson e mille altri.)
    I commenti che si sdilinquiscono in complimenti verso l’autore, onestamente – ma la ritengo una questione di stile personale – li trovo piuttosto volgari (tipicamente “italiani”) nel loro atteggiamento prono verso chi ha la penna in mano. E non penso che chi sottolinea che Paolini, se verranno confermate le accuse, non è una bella persona, sia per forza un moralista. Forse è solo morale (se parlare di morale in questo paese ha ancora un senso).
    Immorale ritengo frasi già precedentemente stigmatizzate quali: Penso che posso permettermelo di dire che…
    E poi l’ultimo periodo, che cito per sommi capi sul cellulare che forse ho ancora io da qualche parte e forse ha ancora lui da qualche parte, che è oggettivamente osceno nel suo sentimentalismo alla Tamaro.
    Scrivere male lo ritengo sempre immorale…

  99. enrico scrive:

    Dovrebbe cancellare i commenti violenti delle persone insensibili, rovinano la delicatezza del suo racconto. Nel suo articolo non c’è giustificazione degli atti, ma un tentativo di comprensione. Continui a scrivere e censuri (non pensavo l’avrei mai scritto). A presto.

  100. laura scrive:

    Paolini, come tutti i criminali, ha una storia, un passato, una vita che lo ha visto un tempo “innocente”. Questo che cosa significa? Che cosa ci dice di nuovo?
    Scrivere di Paolini, oggi, forse fa molto audience. Questo “leggo” io tra le righe.

    Articolo ben fatto? Normale, direi, a parte qualche strafalcione che è stato già fatto notare, non ci trovo niente di speciale, di bello o di brutto. Trovo le emozioni, e questo è forse l’intento dell’autore, e queste provocano sempre una certa empatia.

    Ma stiamo parlando di Paolini: non era compagno di scuola di tutti e quello di cui viene accusato (ancora da verificare, per carità) non è in nessun modo giustificabile moralmente.

    Certi commenti mi hanno decisamente spiazzato.

  101. Il giusto scrive:

    Che brutta gente ,mi ricorda quando ai suoi tempi quel depravato maiale da arresto immediato andava per le borgate a reclutare ragazzini anche 13 enni il porco si chiamava pasolini.Per quale motivo nessuno lo ha mai arrestato?

  102. Il giusto scrive:

    Basta aggiungere una esse e tutto si ricollega . questi maiali vanno controllati e indagati non e’ piu’ possibile far passare per santi i finocchi.I finocchi sono malati e quando arriva loro l’impulso malato debbono fare le porcate.

  103. Il giusto scrive:

    Paolini .. Pasolini… mazza mmmazza le” tutta na razza!!! Sono depravati sono depravati SONO DEPRAVATI DEPORAVATI!!!!!!!! lO VOLETE CAPIRE O NO? LA GIUSTIZIA DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI no che uno e’ un grande regista e poteva permettersi di girare indiusturbato nelle borgate e avvicinare ragazzini di 15 anni . questo MAIALòE!!!

  104. Valerio scrive:

    “questi maiali vanno controllati e indagati non e’ più possibile far passare per santi i finocchi.I finocchi sono malati e quando arriva loro l’impulso malato debbono fare le porcate”………………… che vergogna scrivere una cosa del genere nel 2013. Ancora confondere omosessualità e pedofilia? finirà mai questa ignoranza? Se Paolini ha commesso questo reato gravissimo merita una punizione davvero grave!!!!!!! Ma per favore non confondiamo la pedofilia (che è malattia) con l’omosessualità!!!!!!!!!!! Paolini ha sempre disturbato… ed apprezzo l’appello del suo amico che cerca di spiegare i motivi di quel disagio che hanno portato il disturbatore a disturbare… ma neppure questo va confuso con il fatto delittuoso di cui lo stesso è accusato!!!!!

  105. ilse scrive:

    x errore sono capitata sulla Barbara D’Urso che nel suo programma pomeridiano parlava di Paolini. Tutta la mia solidarietà x la maleducazione con cui è stato trattato Christian Raimo nella telefonata in diretta: scenetta disgustosa

  106. Marcello Marani scrive:

    Vorrei ricordare ai tanti censori indignati che si professano cristiani, quel comandamento del loro Cristo che dice; “Non giudicate per non essere giudicati”, assieme all’altro del: “Chi è senza peccato…”
    Infatti un conto sono la pedofilia e la violenza, da condannare sempre ed un altro sono le libere scelte sessuali condivise
    .

  107. Dall D’Urso Raimo è stato trattato con educazione, non ve la accomodate come vi pare. Il problema è che davanti al buonismo a buon mercato e ai luoghi comuni della conduttrice e del suo pubblico casalingo Raimo non è stato capace di controbattere niente se non qualche incomprensibile farfuglio e una mezza idea assolutamente mediocre… Ad un certo punto ho pensato che tra i due l’intellettuale fosse la D’Urso. Madonna, ma dove sono finiti i Troisi, (que)i vecchi Benigni, il Carmelo Bene che mettevano a soqquadro qualsiasi trasmissione dove si appoggiavano?
    PS: Raimo, se vuoi davvero bene a Paolini come dici, lascialo perdere pure tu (o reclamavi dalla D’Urso il monopolio d’informazione su Paolini per te solo?), e se la D’Urso ti richiama, ma non credo, facci il piacere di dargli il numero di Abbate… Ciao.

  108. A.U. scrive:

    Ho il latte alle ginocchia. Per come la vedo io, tirare a campare, crecare di trovare eco, provare a scucire i propri 15 minuti di notorietà sulla figura di Paolini (…) è veramente agghiacciante. Che a farlo poi sia Barbara D’Urso o Christian Raimo poco mi cambia – anche se da Barbara D’Urso me lo aspetto mentre da Christian Raimo no. Il fatto che si stia qui a parlare di come/se/perché l’articoletto (a tratti patetico nel suo tentativo di rendere à la page una Nullità quale è Paolini) sia scritto bene dà la misura del tempo in cui molte persone non hanno nulla da fare e, invece di leggersi un libro, cincischiano davanti a uno schermo. Mi ci metto in mezzo pure io. In conclusione, vorrei proporre una standing ovation per quel genio che ha paragonato Paolini a Pasolini per via di una “S” di differenza. Hai del talento, non è da tutti sparare boiate simili ed essere in grado di dormire la notte. Io andrei a farmi giudicare dalla De Filippi, Scotti e Zerbi. Secondo me, il picco di ascolti come “Il momento più basso raggiunto dalla Tv italiana dal dopoguerra a oggi” non te lo leva nessuno.

  109. gio scrive:

    Incastrato nel suo personaggio e dalla sua voglia di verità che esclude l’ipocrisia di quei personaggi che, invece ,fanno un gioco pulito sapendo invece di giocare sporco. Rischia ora di essere travolto da tutto questo,soprattutto se pensiamo ai quindici anni ,anni in cui si pensa che la sincerità paghi.
    Ti ho conosciuto nell’ambiguità di questo gioco ,molto pericoloso .
    Ho conosciuto il gioco anch’ io a quindici anni per le strade ,scuola di vita ,con verità diverse la droga il terrorismo ,ma che per fortuna non ho scelto di scoprire le loro ipocrisie.
    Ti posso solo augurare auguri qualsiasi sia la tua voglia di una verità che però purtroppo è per lo più solo nostra.
    Ciao gio

  110. aldo scrive:

    Mi sembra proprio che la maggioranza di commenti esprima i due poli opposti di una critica culturale e moralistica. Non credo proprio che il Paolini meriti tutta questa attenzione nel bene e nel male. In breve, il suo è un comportamento asociale, che vorrebbe fare intendere l’esistenza di un disagio profondo, difficilmente comprensibile ai mediocri , un messaggio insomma di una mente elevata che si rivolge ai poveri di spirito. Pasolini non è fra i personaggi a me più cari fra quelli che comunque hanno qualcosa da dire. Ma Pasolini aveva qualcosa da dire e lo esprimeva in forma perfetta col tormento di una persona che viveva la sua angoscia esistenziale. Paolini è solo un mediocre fallito, mentore di una teatralità fasulla che nasconde il NULLA. Geneticamente sfortunato, ha avuto anche la sfortuna di non possedere armi intellettuali per dare alla sua nullità la parvenza di una dignitosa illusione.

  111. Roberto scrive:

    Con le dovute differenze, quanti sanno che anche Giacinto Canzona era del Liceo Orazio? Periferia è più o meno Casal de Pazzi, ma periferia fluida. L’Orazio è a Talenti, che non è periferia o è cmq qualcosa di trasversale. In questo Talenti era già proiettato nel futuro.
    Paolini è una persona colta che non ha integrato certi aspetti di sè, direi :(.

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  1. […] Christian Raimo Gabriele Paolini, fuori dallo schermo […]

  2. […] Eppure mi trovo molto più vicino all’articolo che ne ha scritto il suo amico Christian Raimo qui, che ai commenti che l’articolo stesso ha generato. Non perché semmai non siano gravi quei […]



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