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Essere genitori e figli: “Lontano dagli occhi” di Paolo di Paolo

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Sei personaggi. Tre donne incinta agli sgoccioli di una gravidanza. Luciana, che lavora nella redazione di un giornale è innamorata dell’irlandese, sparito, forse a Dublino – subito dopo aver saputo che diventerà padre. Valentina, adolescente, inchiodata ad un banco di scuola rifiuta Ermes che l’ha messa incinta; Ermes giovanissimo che non sa dove mettere le mani, e le famiglie dietro, come un muro di ostinata negazione.

E infine Cecilia, che vive tra la strada e una casa occupata, che gironzala con il suo cane Giobbe: testimone silenzioso, ombra, compagno di vita, alla quale la ragazza si affida come fosse lui, un padre. Lei aspetta il figlio di Gaetano, il più “disponibile” dei padri di questa storia, con il quale però manca l’affinità. L’amore non è una faccenda scontata.

Donne giovani, giovanissime che sembrano essere inciampate nella gravidanza (affidata al destino, al fato, all’imprevisto) per caso – perché una notte d’amore – non rappresenta certo un desiderio compiuto. Sono borghesi, proletarie, titubanti, chiuse e ancora – irrimediabilmente – figlie. Ascoltano il corpo come artefice della procreazione ma la loro mente non è allineata al pensiero della maternità, avanzano incerte a caccia di consapevolezza, obnubilate dagli ormoni in circolo.

È il 1983 (anno di nascita dell’autore) e le protagoniste si muovono a tentoni in una Roma a tuttotondo. Suona il motivetto di Tropicana mentre sui muri sono affissi i manifesti con il volto di Emanuela Orlandi e tra le pagine incontriamo Fellini, Andreotti, Jack Lametta. La Democrazia cristiana sta per crollare e la moneta corrente è la lira, le chiamate scorrono nelle linee telefoniche di una volta: esiste ancora il telefono a gettoni – è lontana la frenesia della nostra contemporaneità.

La distanza dell’irlandese è abissale: nessun telefonino, mail, social: è disperso, lontano, introvabile. Le storie si intrecciano mentre Di Paolo le accompagna con uno sguardo affettuoso e registra alla perfezione, i movimenti del corpo e della mente delle sue protagoniste: l’insonnia, il battito cardiaco accelerato, lo sfarfallio dell’embrione; il pensiero onnipresente di non poter tornare indietro, il rimpianto per una giovinezza appena sfiorata che non sarà più. Anche se un bambino non è ancora nato, una donna è già coinvolta nel futuro, consapevole dell’irreversibilità.

Diverso è il destino del maschio. “Un uomo che sta per diventare padre non lo riconosci da niente”: se la nascita in sé rappresenta un evento sconvolgente per la donna, su l’uomo non incide; solo la sua partecipazione emotiva lo può mettere al centro dell’evento e i personaggi maschili di Lontano dagli occhi, rifuggono la paternità, sono impreparati, impauriti ed estranei – eppure li comprendiamo, senza indugio.

Le vicende si srotolano con naturalezza e piccoli colpi di scena. Di Paolo si affida a una scrittura piana e intima: da del tu al lettore e lo trascina pagina dopo pagina in una storia universale, dove i suoi stessi personaggi nella loro specificità, sono semplicemente il mezzo per raggiungere il cuore, il significato del divenire, sottolineando incessantemente che siamo tutti irrimediabilmente figli ma non per questo genitori.

Fino all’epilogo finale, in cui lo scrittore scende in campo in prima persona e innalza il romanzo, a una narrazione necessaria, autentica e di vitale importanza. Le ultime pagine di Lontano dagli occhi sono una testimonianza preziosa di un percorso – per nulla scontato – di comprensione e adesione alla vita. Un testamento emotivo al quale è impossibile rimanere indifferenti e che ci lascia incantati di fronte alla potenza eversiva della letteratura.

 

Federica De Paolis è nata a Roma nel 1971. Dialoghista cinematografica, è stata candidata al Premio Agave nel 2003 per i migliori dialoghi e nominata al Gran Premio Internazionale del Doppiaggio, nella categoria Miglior Adattamento 2019 con il film «Il Viaggio di Yao». Ha insegnato allo IED sceneggiatura e scrittura creativa e nel 2018 ha scritto la trasmissione “Grande amore”, condotta da Carla Signoris e andata in onda su Rai 3.
Ha pubblicato per Fazi i romanzi «Lasciami andare» (2006) e «Via di qui» (2008). Successivamente sono usciti per Bompiani «Ti ascolto» (2011, Premio Pavoncella – Secondo finalista premio Biblioteca italiana) e «Rewind» (2014). Nel 2018 ha pubblicato per Mondadori «Notturno salentino» (Premio internazionale di letteratura Città di Como).
Ha curato l’antologia «Pensiero Madre» (NEO Edizioni, 2016).
Suoi racconti e articoli sono stati pubblicati da “Nuovi Argomenti”, “minima&moralia”, “la Repubblica”, “Liberazione” e “Vanity Fair”.
I suoi romanzi sono tradotti in diverse lingue.
Commenti
Un commento a “Essere genitori e figli: “Lontano dagli occhi” di Paolo di Paolo”
  1. Marisa scrive:

    Certo, ha ragione chi trova che gli articoli di minima&moralia brillano per la quantità di refusi che vi si possono trovare… sempre che siano refusi e non banalmente errori. Per esempio: “gironzala”, “su l’uomo”, sono certamente refusi: ma “tre donne incinta”? Per non parlare di virgole messe un po’ a casaccio…
    Infine: che le donne “incinta” siano “obnubilate dagli ormoni in circolo” lo dobbiamo a una convinzione di Federica De Paolis o di Paolo Di Paolo?

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