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I genitori raccontati dalla letteratura per ragazzi

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Questo pezzo è apparso su Robinson – la Repubblica.

Quella mattina desiderai più di ogni altra cosa avere un padre come quello dei miei compagni di scuola. Un padre normale che mi lasciasse tranquillo perché uno a dodici anni certe cose è meglio se non le sa, non le deve sapere e deve pensare che tutto è bello e che tutto va bene. A dodici anni uno mica può stare a rompersi la testa. L’avete pensato anche voi? Allora non capite niente: auguro a tutti un padre come il mio.”

Nino ha dodici anni ed è il protagonista di Papà sta sulla torre (Giunti), il nuovo romanzo di Francesco D’Adamo, in cui un padre sale sulla ciminiera di una vecchia conceria per protestare contro la crisi e la chiusura delle fabbriche, è un uomo severo, ostinato e giusto, un sindacalista che non molla mai, conosciuto come Testadipietra.

Nino è orgoglioso di essere suo figlio, ma come tutti i figli è anche imbarazzato, mentre i coetanei parlano con i padri di calcio e figurine il suo ripete in continuazione che il lavoro è un diritto inalienabile, e pazienza se un bambino non conosce il significato di quell’aggettivo, bisogna che lo impari, insieme alla parola “dignità”. In una primavera di vento freddo, mentre Nino, il suo amico Goffy e l’affascinante Cassandra Vu vanno a un appuntamento con gli alieni (pensavate che nei libri cosiddetti impegnati non ci si potesse sbizzarrire con la fantasia?), per ventotto giorni Testadipietra si trasferisce sulla Torre a protestare.

Di padri bislacchi – cocciuti, tossici, infantili, esagerati, assenti, alcolizzati, depressi – è piena la letteratura per ragazzi, che sa bene quanto la presunta normalità non sia di questo mondo: la regola non è che i genitori si prendano cura dei figli, bensì il contrario.

In Mio papà sa volare! (Salani, illustrazioni di Polly Dunbar, traduzione di Alessandro Peroni) David Almond racconta la storia di un uomo che è l’opposto di Testadipietra Poletti, ovvero non ha più voglia di far niente; da quando la moglie è morta, la mattina fatica ad alzarsi e si presenta sulle scale in vestaglia sporca, ciabatte bucate, capelli aggrovigliati e barba incolta. Per fortuna c’è Lizzie, la figlia, a preparargli la colazione e tirarlo per la manica, e lo guarda con un misto di rimprovero e accudimento: “Devi avere cura di te, non puoi andare avanti così, non ti pare?” (Lizzie è matura come un adulto, cioè è matura come un bambino).

Finché un giorno non viene bandita una Grande Gara di Uccelli Umani e il papà, che da un po’ si è messo a mangiare insetti e costruire il nido, capisce finalmente a cosa gli serviranno le magnifiche ali di piume, scampoli di camicie, bambù, fildiferro, cartone e spago che si era costruito da solo e giacevano nell’armadio in attesa di essere usate. In questo libro Almond è di nuovo alle prese con i suoi temi più cari: i mostri, i volatili, il buio, ma declinati per bambini più piccoli rispetto ai lettori di Skellig o Il diario di Mina.

Nelle storie di papà strani un finale lieto è utile agli scrittori, non per appiattire la bizzarria ma per raccontare come si può usarla in un modo che non nuoce più a sé e agli altri. Nell’ultimo capitolo della saga di Polleke, di Guus Kuijer, La poesia sei tu (Feltrinelli Kids, illustrazioni di Alice Hoogstad, traduzione di Valentina Freschi), il padre dell’amatissima eroina ormai tredicenne ha ormai ritrovato la sua strada. Spik è un PPP, Padre Particolarmente Problematico, con diverse mogli e qualche problema di droghe alle spalle, ma è anche un poeta e per questa ragione Polleke gli ha sempre perdonato tutto.

Ora è lei che deve affrontare la sua strada, dare un nome alla perdita del nonno, al di là delle religioni, e imparare a credere nell’amore senza dimenticare, come le ha insegnato suo padre, che la poesia si nasconde ovunque, ma soprattutto dentro un paio d’occhi.

Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha scritto diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo, 2012; edizione economica, 2015) e Casca il mondo (Mondadori, 2016), e il romanzo Gli anni al contrario (Einaudi Stile Libero, 2015; Super ET, 2016; vincitore di numerosi premi tra cui Bagutta Opera Prima, Fiesole, Brancati e del premio americano The Bridge Book Award). È tradotta in francese, spagnolo, polacco, lituano e in corso di traduzione negli Stati Uniti. Collabora con la Repubblica e altre testate.
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