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Sfidando la paura: Giancarlo Siani

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Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani, cronista del Mattino, venne assassinato dalla camorra. Di seguito pubblichiamo un pezzo apparso sul quotidiano campano il 3 settembre 1984 (dal titolo In via Castello sfidando la paura) e raccolto nel libro Fatti di camorra – dagli scritti giornalistici, edito da Iod edizioni. Il volume è curato dall’associazione intitolata al giornalista napoletano, che ringraziamo.

Il libro riceverà oggi presso la sede del Mattino il premio Siani, assegnato quest’anno, in occasione del trentennale dell’assassinio, “a tavolino”, senza nessun bando, per omaggiare la memoria del giornalista a cui il premio è intitolato.

di Giancarlo Siani

«Finita la scuola ce ne andremo via, vivere qui è diventato impossibile »: un gruppo di ragazzi è tornato nella chiesa di San Francesco di Paola, a pochi passi dal luogo della strage. Una chiesa deserta. C’erano solo loro. Anche domenica scorsa erano lì: hanno vissuto quei terribili minuti di fuoco e di terrore. «I nostri genitori volevano farci stare in casa– dice Lorenzo, 15 anni, quarto anno all’istituto tecnico “Marconi” – c’è tanta paura in giro ma per noi è una domenica come le altre, con tanta voglia di lasciare questa città che non offre possibilità di lavoro, momenti di aggregazione».

La strada è deserta: solo quel gruppo di ragazzi: ad una settimana dalla strage cercano ancora di spiegarsi cosa accade intorno a loro, nel loro quartiere, cosa li aspetta.

«Come è possibile pensare di costruirsi una famiglia in un ambiente dove la presenza della camorra è soffocante, – è la preoccupazione di Crescenzo, appena 14 anni e già pensa al futuro – di sera non trovi più nessuno, alle otto i negozi e i bar sono già chiusi, non abbiamo un posto dove andare».

La chiesa è l’unico punto di ritrovo, un cortile, una piccola sala per giocare a carte, un tavolo da ping pong. «Per anni sono passato davanti a quel circolo, si sapeva bene da chi era frequentato, lo chiamavano il circolo dei pregiudicati – aggiunge Nicola, 16 anni – non sono mai riuscito a capire perché nessuno interveniva».

Gennaro ha tredici anni, frequenta la seconda media al “Parini”, ha già chiaro il quadro della lotta tra i clan: «Gionta si era allargato troppo, ecco perché volevano farlo fuori. Adesso dovrà rispondere a questo attacco altrimenti non conterà più niente». È quasi una certezza, Torre Annunziata sarà di nuovo al centro di episodi di violenza.

«Certo il nostro cuore è qui – dice pensieroso Lorenzo – ma cosa si può fare per cambiare le cose? Non ho ancora l’età per votare ma non saprei proprio chi scegliere. Non mi viene in mente proprio nessun nome, nessuna persona a cui dare la mia
fiducia».

Sfiducia, rassegnazione, la sensazione di sentirsi impotenti di fronte a fenomeni troppo più grandi ed ormai irrimediabilmente radicati.

«Andare via significa lasciare il terreno libero alla camorra – ribatte Nicola – restare e lottare è invece l’unica forma di contestazione». È l’unico che ha ancora forza di reazione. «Ma che possiamo fare, qui c’è molto marcio», gli ribattono gli altri. «L’anno scorso abbiamo occupato la scuola per due settimane – racconta Lorenzo – pioveva nei laboratori, i bagni inesistenti, eppure non c’è stato l’intervento di nessuno». E la droga? «È dovunque – rispondono in coro – la spacciano fuori al “Marconi” come al “Parini”».

«La strage di domenica scorsa ci ha dato uno scossone – ammette Crescenzo – ma solo per convincerci che appena possibile sarà meglio cercare un posto di lavoro fuori, è una scelta obbligata per chi vive in una area con una concentrazione di disoccupati record».

«Pertini è tra i pochi che si interessa anche dei problemi dei giovani – interviene improvvisamente Gennaro, gli è venuto in mente il nome di un uomo di cui si fiderebbe – gli abbiamo scritto una lettera, lo abbiamo invitato a Torre Annunziata, lui
verrà certamente».

In strada tra via Castello e via Roma c’è un vuoto pauroso, nessuno vuole parlare.

Nel resto della città è stata una domenica come le altre, il mercato del pesce di via De Simone affollato come sempre, Torre Annunziata si avvia a riprendere la vita normale. Una difficile ripresa.

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