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Una Giraffa in città. Big Action Money mette in scena Tiago Rodrigues

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(fonte immagine)

Tiago Rodrigues è profondamente convito del potere salvifico della parola. Lo si era capito già vedendo «By Heart», lo spettacolo performance interpretato dallo stesso drammaturgo portoghese, che ha fatto tappa in Italia nel 2016. Lo capiamo in modo ancora più convinto in questo nuovo lavoro, «Gioie e dolori nella vita delle giraffe», portato in scena a Modena e Bologna da Big Action Money, per la regia di Teodoro Bonci del Bene. Perché al centro di questo spettacolo non c’è solo una storia, ma anche un modo di raccontarla. Se Tiago Rodrigues è convinto del potere della parola, altrettanto lo è il suo teatro, tanto da costruire un piccolo mondo attraverso di essa.

Il piccolo mondo in questione è quello di Giraffa, una bambina di nove anni. Giraffa non ha più la madre, mentre suo padre, uno scrittore che non se la passa bene economicamente, non sembra davvero in grado di occuparsi di lei. Giraffa deve fare una ricerca per la scuola, che riguarda proprio la vita delle giraffe, le loro gioie e i loro dolori. Forse Giraffa non si chiama davvero nemmeno così: è solo un soprannome per una bambina di nove anni più alta di quanto sia normale alla sua età. Quello che sappiamo di lei ce lo racconta lei stessa, parlando si sé in terza persona, come se esponesse una ricerca che riguarda la propria vita. E quella delle persone che le stanno attorno, come “l’uomo che è mio padre” o “la donna che era mia madre”.

E così apprendiamo la storia di Giraffa come se stessimo difronte a un trattato di etologia. Le sue parole disegnano i confini delle sue emozioni, con un distacco che è solo apparente, perché questa narrazione – e qui sta la genialità del testo di Rodrigues – risulta più intensa e credibile di qualunque forma di naturalismo.

Giraffa poi vagabonda per la città. Assieme al suo peluche – un orsetto con la sindrome di Tourette che si chiama Judy Garland, che si esprime intervallando quello che dice con una scarica di parolacce – decide di scappare da scuola. Vaga per Lisbona (ma potrebbe essere qualunque altra città) e come una novella Zazie – l’eroina di un famoso libro di Queneau – incontra una serie di personaggi surreali in una deriva urbana che si trasforma in un’avventura: un vecchio arrabbiato, una pantera, un poliziotto, Anton Cechov, il direttore di una banca. Vaga perché cerca i soldi che le servono per l’abbonamento a Discovery Channel, con cui poter proseguire la sua ricerca. Sa che i soldi li danno delle macchine chiamate bancomat, ma lei non ha modo di prenderli. Riesce a farsi dare 50 euro dal vecchio arrabbiato, ma poi capisce che quei soldi non può usarli: “i soldi o sono arrabbiati o sono felici”, e comprare qualcosa con soldi arrabbiati renderebbe arrabbiata anche quella cosa. Anche Discovery Channel.

L’epopea di Giraffa alla ricerca del denaro che le consentirà di avere un abbonamento per tutta la vita – 53.507 euro, calcola Judy Garland, se vivrà fino a cento anni – diventa una lettura acuta, per quanto paradossa, di come funziona il mondo in termini di rapporti economici. Che fare per avere quella cifra? Rapinare una banca? Non si può fare, è contro la legge. Allora servirebbe che qualcuno scrivesse una legge che la autorizza a rapinare banche per la cifra esatta che le serve. A quel punto potrei persino aiutarti, le dice il poliziotto. E allora perché non cercare davvero di realizzare questo progetto? Ecco allora che Giraffa si lancia alla ricerca del Primo Ministro, per farsi scrivere una legge che risolva il suo problema. Una legge che le permetta, forse, di essere felice.

Rodrigues, attraverso la lingua della ricerca fatta di definizioni formali che applicate alla quotidianità e alla storia di una bambina, costruisce un racconto intimamente teatrale, in grado cioè di ribaltare la distanza in vicinanza, la finzione in realtà, attraverso la sua evocazione. Come i perimetri delle case disegnate sul pavimento in Dogville di von Trier – altro espediente più che teatrale – l’astratto rimanda al concreto, il vuoto rimanda al pieno. Ma come per ogni evocazione degna di questo nome, la qualità della sua magia dipende dall’intensità di chi la evoca – ovvero dagli attori. Carolina Cangini dà vita a una protagonista dura e fragile allo stesso tempo, che va in giro con una mazza da baseball e una giacca jeans senza maniche, attorniata da un trio di attori – Martin Chishimba, Dany Greggio, Jacopo Trebbi – di grande intensità. Il suo look e quello degli altri personaggi rimandano a diverse subculture metropolitane, una scelta di Bonci del Bene che ci proietta da subito in una dimensione da avventura metropolitana.

Dal parallelismo con la deriva urbana surrealista di Queneau si potrebbe passare allora a quello con un classico cinematografico dell’odissea metropolitana, «I guerrieri della notte», se non fosse che i toni di Rodriguez ci riportano immediatamente alla dimensione della fiaba (o dell’anti-fiaba). Ma questa caratterizzazione riesce a rendere la storia universale, astraendola dalla Lisbona onirica del testo – va ricordata la bella traduzione di Vincenzo Arsillo –, un’ambientazione che comunque sia rimane sempre abbastanza sottotraccia. Il resto lo fa una scenografia apparentemente vuota ma di forte impatto, che ricrea l’asfalto di un parcheggio, con un televisore nel mezzo che, quando non proietta dei video, rimanda all’immagine di ciò che c’è dietro di sé. La regia, in accordo col testo, riesce a orchestrare con ritmo e precisione l’alternarsi del pieno e del vuoto, di ciò che vediamo e ciò che sentiamo raccontare. Un’operazione non facile, per un testo non facile, ma ricco di fascino e che a suo modo apre nuove strade di scrittura per una drammaturgia del presente, emancipata dal naturalismo ma anche da uno sperimentalismo fine a se stesso.

Graziano Graziani (Roma, 1978) è scrittore e critico teatrale. Collabora con Radio 3 Rai (Fahrenheit, Tre Soldi) e Rai 5 (Memo). Caporedattore del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha collaborato con Paese Sera, Frigidaire, Il Nuovo Male, Carta e ha scritto per diverse altre testate (Opera Mundi, Lo Straniero, Diario). Ha pubblicato vari saggi di teatro e curato volumi per Editoria&Spettacolo e Titivillus. Ha pubblicato l’opera narrativa Esperia (Gaffi, 2008); una prosa teatralizzata sugli ultimi giorni di vita di Van Gogh dal titolo Il ritratto del dottor Gachet (La Camera Verde, 2009); I sonetti der Corvaccio (La Camera Verde, 2011), una Spoon River in 108 sonetti romaneschi; i reportage narrativi sulla micronazioni Stati d’eccezione. Cosa sono le micronazioni? (Edizioni dell’Asino, Roma, 2012). Cura un blog intitolato anch’esso Stati d’Eccezione.
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