giuseppe bertolucci

Bernardo Bertolucci racconta il fratello Giuseppe

giuseppe bertolucci

Dal 18 al 24 maggio si terrà a Roma la prima edizione del festival “Giuseppe Bertolucci – il suo cinema, il suo teatro, la sua televisione”. Questa intervista a Bernardo Bertolucci sul fratello Giuseppe è stata pubblicata dal Venerdì di Repubblica.

“Gadda venne due o tre giorni a Baccanelli, dove abbiamo passato l’infanzia, io fino agli undici anni, Giuseppe fino ai sei. Molto sussiegoso com’era lui, Gadda parlava con Giuseppe e avvicinandoci abbiamo scoperto che dava del lei a Giuseppe di sei anni. E la cosa naturalmente ci esilarò tutti. Nessuno, o forse solo mia mamma, gli disse di passare al tu. Era troppo divertente sentirlo trattare Giuseppe così, come un adulto, e lo lasciavano fare”. Per ricordare il fratello Giuseppe a sei anni, Bernardo Bertolucci non avrebbe potuto trovare episodio più bello, rievocando con grazia e spontanea allegria l’atmosfera che si respirava crescendo con il padre poeta, Attilio Bertolucci.

Tra pochi giorni e a quasi tre anni dalla sua scomparsa, Giuseppe Bertolucci verrà ricordato a Roma con un festival a suo nome ideato e realizzato dall’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio insieme all’ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, in collaborazione con Teatro di Roma e Casa del Cinema. Sette giorni di spettacoli teatrali e proiezioni a cui parteciperanno i suoi amici più cari e collaboratori nel teatro, nel cinema, nella televisione. “Sono molto contento che attorno alla figura di Giuseppe sia siano riuniti insieme l’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e i Teatri di Roma, l’India e l’Argentina”, dice ancora il fratello Bernardo. “E sono contento che ci sia Giovanna Marini, molto amica di Giuseppe, che ha scritto un Te Deum per lui che finalmente avremo occasione di sentire. E ci sarà naturalmente Roberto Benigni che racconterà come ha incontrato Giuseppe, come dalla loro collaborazione sia nato il Cioni Mario e come poi abbiano lavorato di nuovo insieme per Berlinguer ti voglio bene che era il primo lungo di Giuseppe e anche di Roberto”.

Sono a casa di Bernardo, un martedì tarda mattina. In borsa ho Cosedadire, il libro pubblicato da Bompiani nel 2011 che raccoglie gli scritti di Giuseppe. “Lo sto rileggendo”, dico a Bernardo. E lui, “Hai visto come scrive bene?” “Sì”, dico. E poi: “A un certo punto, parlando di vostro padre Attilio e delle poesie che quando eravate bambini scriveva su di voi, Giuseppe dice questa cosa bellissima: Io credo che sia io che mio fratello, se ci siamo messi prima a scrivere poesie e poi a fare del cinema e del teatro, è stato per ritrovare una soggettività, una prima persona“. Attilio Bertolucci scrisse poesie sui due figli fino ai loro diciott’anni, poi li lasciò liberi a modo suo, come un poeta. “Anche se Giuseppe poi lo ha ripreso nella Camera da letto“, precisa Bernardo, “dove c’è tutta una sequenza sul taglio dei riccioli di Giuseppe, che sarà avvenuto intorno ai suoi quattro o cinque anni. In sé era un piccolo evento, famoso tra di noi in casa come lo sono sempre certi episodi di famiglia, e che mio padre nel suo romanzo in versi è riuscito a renderlo qualcosa di epico. Con il taglio dei riccioli in qualche modo Attilio si riappropria di Giuseppe e lo fa ad anni di distanza dalle prime poesie in cui scriveva di noi, in tempi in cui forse Giuseppe non si aspettava più. Chi lo sa. Forse rispedendolo come in una capsula di un film di fantascienza. A me fa venire in mente la Giovanna d’Arco di Bresson. Giuseppe bambino come la Giovanna d’Arco di Bresson che si lascia tagliare i capelli”.

Poi Bernardo mi dice quanto abbia amato i film del fratello, e del teatro due monologhi in particolare: Cioni Mario con Roberto Benigni e Raccioneperccui con Marina Confalone. “Mi ricordo che vedere per la prima volta Raccioneperccui fu un’emozione straordinaria”, dice il regista. “Era al Politecnico, un teatrino molto piccolo, non una cantina, ma comunque un piccolo teatro. La cosa essenziale, il cuore del monologo, come in Cioni Mario, era il lessico. Per Cioni era il toscano contadino, di Vergaio, il paese dove era nato Benigni, e adesso per Raccioneperccui era una dialetto meridionale inventato da lui e credo anche con la partecipazione di Marina Confalone. Con Roberto e Marina, Giuseppe ha lavorato molto intimamente. Era il suo modo di fare, di lavorare a teatro. E ha lavorato intimamente anche con Fabrizio Gifuni. E con Sonia Bergamasco. Gifuni e Giuseppe proprio si fondevano. E si divertivano molto. Sono sicuro che Giuseppe ha raccontato a Gifuni di Gadda, di quando bambino, a sei anni, un giorno si sentì dare del lei…”

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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