PDC_2009_libri_1

Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari

di Christian Raimo

Mi ero ripromesso di non essere ancora polemico con Gian Arturo Ferrari. Gli avevo imputato precedentemente varie responsabilità: in supersintesi, 1) la deriva mercatista della Mondadori, che volenti o nolenti hanno seguito tutti i gruppi editoriali grandi e piccoli e che oggi mostra le sue ferali conseguenze; e soprattutto 2) una gestione tutto sommato fallimentare del Centro per il Libro e la Lettura, di cui è presidente da ormai qualche anno. Ma appunto erano e sono opinioni discutibili che ho espresso in qualche acceso dibattito in radio o al Salone del Libro o scritto su questo blog in qualità di lavoratore dell’editoria militante, sedicente intellettuale attento come si dice ai processi produttivi etc…
Eppure questa polemica apparentemente ad hominem aveva una motivazione che ieri per l’ennesima volta mi è stata chiara. Il Corriere della Sera del 14 ottobre pubblicava un corsivo sulla Buchmesse di Francoforte (potete leggerlo qui sul sito di Dagospia), in cui con tono blasé si raccontava il declino francofortese dell’editoria italiana: un ingloriosissimo viale del tramonto in cui turchi e azeri hanno ormai occupato gli avamposti (leggi: gli stand) che un tempo erano territorio italofono, lasciando al nostro paese un ruolo marginalissimo, residuale, nella scena internazionale.
L’ho letto e ho pensato: l’ha scritto un blogger dalla penna sapida, l’ha scritto uno studente scapigliato in cerca di riconoscimento intellettuale a forza di paradossi e dati allarmanti, uno stagista-cervelloinfuga di passaggio a Francoforte che ha fatto tracimare giustamente il vaso di una sana indignazione nei confronti di un’editoria stanca, arroccata su se stessa, priva di idee. La firma invece era quella di Gian Arturo Ferrari, il presidente del Cepell, ossia colui che la politica – il Ministero dei Beni Culturali nella gestione Bondi-Galan – ha designato per dirigere l’istituzione più importante per trovare soluzioni a un mondo complicato e in supercrisi come quello del libro. Trovare soluzioni, non lanciare geremiadi sul Corriere: questo mi sembra il compito di un’istituzione. Se non ci riesce, può passare la mano. Se per esempio non scova il modo di finanziare un settore al collasso (dove per inciso la “sua” Mondadori chiede sovrasconti ai librai per gli ordini e invita i suoi dipendenti a aprire la partita Iva), dopo aver pensato di trasformare le istituzioni che si occupano di editoria in fondazioni – come accade per altri beni culturali – e non esserci riuscito perché la legge italiana non lo permette, e dopo non essere riuscito a cambiare la legge, può passare la mano. Se per esempio non fa opera di militanza culturale, se non incoraggia o non conosce tutte le iniziative che dal basso in questi anni si sono sforzate di trovare le risorse culturali e finanziarie per sopravvivere nel tracollo, può passare la mano. Se in questi anni di presidenza del Cepell ad esempio non ha riscosso le simpatie di buona parte dell’editoria grande, media e piccola, probabilmente per i suoi trascorsi come capo di Mondadori e quindi non si è riuscito a creare, nonostante il suo indubbio profilo intellettuale e manageriale, un consenso tale da consentirgli di fare pressioni sulla classe politica, può passare la mano. Se utilizza i costosi dati Nielsen come campanello d’allarme della diffusione di un analfabetismo di andata e ritorno ma di fatto non ha un antidoto di sistema a tutto ciò, può passare la mano. Se di fatto quel ruolo di proposta politica e coordinamento del mondo del libro in questi anni l’ha svolto un soggetto informale e supplente come il Forum del Libro e non il Cepell, può passare la mano. Se il Cepell rimane nonostante investimenti nell’autopromozione un’entità sconosciuta alla maggior parte dei lettori italiani, può passare la mano. Etcetera.
E lo dico, sul serio, senza polemica. In qualità di editorialista trovo i suoi pezzi trancianti, millimetricamente centrati, ben scritti; con l’unico difetto – piuttosto evidente: che dovrebbero essere diretti contro se stesso visto che Ferrari mantiene questo ruolo al Cepell. Si tratta, a ben pensare quindi, di un difetto facilmente eliminabile.

Commenti
30 Commenti a “Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari”
  1. Nicoletta scrive:

    ringrazio per l’analisi, che condivido appieno, scrivere da militante quando si è all’origine del problema analizzato è un vezzo da eliminare

    Grazie e buon lavoro.

    Nicoletta Maldini
    Libreria Trame
    Bologna

  2. gioacchino de chirico scrive:

    discorso semplice e chiaro. le connessioni logiche sono sotto gli occhi di tutti, il comportamento ne deve essere la conseguenza. Christian ha ragione, ma bisogna tener conto che il “nostro” assume le categorie della discussione politica e culturale da tempo in gran voga: tutti dentro la barca, che fa acqua da tutte le parti, e tutti a dire che la barca non va bene. in altre parole la logica delle larghe intese dove non c’è chi si prenda un briciolo di responsabilità. la realtà non si legge né si interpreta, si fotografa. E come potrebbe essere diversamente se le ricette sono tutte oggettive e prestabilite, non c’è null’altro da fare che aspettare che qualcuno ce le fornisca ….
    o che se ne vada…..
    ps : saluti a Nicoletta e sempre complimenti per il suo enorme lavoro di libraia indipendente!!!

  3. Lexia scrive:

    credo che sia inutile ricorrere a discorsi ampollosi per negare l’evidenza. State difendendo ciò che non può e non deve essere difeso. L’editoria Italiana ha bisogno di scrittori italiani e meno critici ,molto più vicini a vanagloriosi scrittori non riusciti, piuttosto che a seri professionisti.

  4. fidi scrive:

    vero…come il coccodrillo, prima divora tutto e poi piange … che schifo. Ed è questa gente che dovrebbe illuminarci

  5. marco cassini scrive:

    è già ridicolo e pericoloso che GAF (acronimen omen) presidente della principale istituzione pubblica che si occupa di libro e lettura faccia una dichiarazione del genere senza considerare la portata delle conseguenze di quello che dice; il tutto diventa grottesco quando, intervistato oggi da prudenzano per affari italiani, si difende affermando che le sue dichiarazioni non hanno nulla a che fare col suo ruolo di presidente del cepell. avesse parlato di calcio o di cibo potrei anche capirlo…

    e il fatto che dica che il suo lavoro lo fa a titolo gratuito, poi, che significa?
    per me solo una cosa: forse che il cepell potrebbe invece stipendiare qualcuno che, a fronte del compenso, si impegni a portare a casa dei risultati.

    ultima GAF, quando critica i suoi “ex colleghi editori” per i quali la crisi sarebbe solo un alibi mentre fa esattamente lo stesso! “ci vorrebbero 20 milioni ma c’è la crisi…”

    NOTA: queste mie dichiarazioni c’entrano moltissimo col mio ruolo nell’industria editoriale.

  6. Francesca scrive:

    Il mondo sta cambiando.
    Ne è testimonianza che un pezzo di replica forte al pezzo di Ferrari esca su un blog e non sul “Corriere”.
    Poi il fatto che (istantaneamente o quasi) l’oggetto della polemica (G Arturo Ferrari) risponda a Raimo non sul “Corriere” ma su un altra realtà on line (“Affari Italiani”).
    Sta cambiando il mondo. Il problema è che alcuni pachidermi come G A Ferrari fanno da intralcio. Ma credo abbiano le stagioni contate.

  7. deb soria scrive:

    il centro per il libro non ha soldi per nessuna delle proposte che gli fanno gli operatori del settore, fiino ad ora ha messo in campo ” amo chi legge” “il maggio dei libri…” producendo materiali costosissimi che per la maggior parte finiscono in fondo ai cassetti dei librai. (lo so per esperienza). il prossimo contributo sarà “IN VITRO” di cui tutti gli operatori ridono, in quanto appare ridicola anche solo l’idea su cui si basa. Avrei molti buffi anedotti da raccontare sul centro ma la cosa che trovo insoportabile è che Gian arturo ferrari non ama la lettura, si vede nel suo sguardo, non parla di libri, non dimostra con la sua presenza quello che vorrebbe far credere di rappresentare.
    Andrebbe rimosso dal suo ruolo per come parla degli editori e dell’editoria e per la scarsa fiducia e stima che induce in quelli per cui serve il paese. ho capito dallo statuto del centro per il libro, che non può stare in carica per più di sei anni. (3+3) NOn sono riuscita a capire che stipendio percepisce. Ma immagino sia a due cifre. Se fossimo in un paese civile, dovremmo chiedere che sia sostituito. O almeno che si rechi a lavoro con un libro sotto il braccio e che sia in grado di consigliare almeno un libro al giorno! 😉

  8. LM scrive:

    Anche secondo me questi qua hanno i secoli contati.

  9. libreria palomar scrive:

    Ferrari…uno dei maggiori responsabili della distruzione sistematica della rete di librerie indipendenti in Italia….

  10. Anch’io sono tra quelli sobbalzati sulla sedia al leggere il titolo di Ferrari su Corriere.
    Anzi, alla prima parola del titolo: “Scoprire di non contare più nulla”.
    Ok, il titolo non l’avrà fatto lui ma…”Scoprire”? Scoprire è il verbo di chi non sa, di chi proprio arriva da un altro pianeta, di chi non c’era. E allora dov’era?
    Probabilmente a “fare comunicazione”, quello che spesso si confonde (in Italia poi, negli ultimi vent’anni poi) con il “fare”.

    Il resto l’ha scritto Raimo. Però, anche qui un commento sulle parole: mi piace sempre molto leggere gli appunti di Christian Raimo, ma sento una qualche evanescenza destruens nella definizione di “intellettuale attento … ai processi produttivi”
    (penso anche al corsivo sulla critica della critica di qualche giorno fa http://www.minimaetmoralia.it/wp/critica-letteraria/).
    Non riesco mai bene a capire quale sia la ricetta pratica di militanza culturale che Raimo propone, trovo semre utili suggerimenti su come-non-fare, raramente su come-fare, e mi resta sempre la domanda con-quali-soldi.

    Il termine “militanza” è ideologicamente ambiguo, così come il termine “cultura” quando si parla della sua gestione.
    Mi fa piacere quindi che Raimo eviti l’espressione “industria culturale”.
    E che Cassini che parli, correttamente, di “industria editoriale”.
    Forse ricominciando dalle parole possiamo aiutare anche a ritrovarsi nel proprio ruolo quelli che -come Ferrari- si sono per un attimo distratti.

  11. alla Buchmesse i colleghi di GAF che si occupano della promozione del libro negli altri Paesi potrebbero certo ironizzare sui risultati ottenuti dal CEPELL– Ricordiamo ancora le lettere inviate anche ai librai dal GAF pre CEPELL quando qualche parlamentare pensava di introdurre limitazioni agli sconti sui libri: un serio sostenitore del liberismo pro domo Mondadori.
    ora la situazione del mercato è di un -5% di vendite nel 2013 sul 2012, con realtà storiche come Libreria Guida di Napoli e Bocca di Milano a rischio chiusura.
    senza che nessuno muova un dito.

  12. Elena Bardin scrive:

    Intervengo anche se non dovrei visto che io Gian Arturo Ferrari l’ho sposato. Solo per dire che mi spiace che due amici cosi’ simpatici come Marco Cassini e Daniele Di Gennaro diano spazio a queste modestissime polemiche e prese di posizione che non fanno bene a nessuno. Su di loro peraltro tanto si e’ detto e scritto quindi chi e’ senza peccato…
    Quanto allo scrittore Christian Raimo credo che Lei sia affetto da una pesante e forte sindrome di Proust. Spero riesca a curarLa presto e che riesca cosi’ ha trovare un po’ di pace per la sua anima.

  13. Christian Raimo scrive:

    Gentile Signora Bardin/Ferrari, intervengo io per quanto mi riguarda, e spero anche che le risponderanno Cassini e Di Gennaro per quanto riguarda loro.
    Penso che anche suo marito sia molto simpatico, e magari ci troveremo per un caffè insieme ci faremo delle piacevoli risate, sul serio. Ponevo delle questioni di merito che mi dispiace siano sembrate delle “modestissime polemiche”, ma sono gli stessi rilievi che non a caso sono stati ripresi in vari luoghi, con toni meno o più polemici, da Giuseppe Laterza a Lidia Ravera.
    Mi piacerebbe che suo marito rispondesse, se non a me, a quelle questioni: l’elzeviro di Laterza era sul Sole 24ore di domenica scorsa. Sono due anni almeno che sono varie persone che gliele pongono.
    Non capisco l’jnsinuazione “Su di loro peraltro tanto si e’ detto e scritto quindi chi e’ senza peccato…”.
    Per il resto grazie della diagnosi clinica; rifletterò su questa sua impressione. Penso ci sia sempre un briciolo di verità in quello che ci viene imputato, anche in un commento liquidatorio come il Suo.

  14. Fernando (un libraio) scrive:

    Un uomo di potere che ha bisogno dell’intervento patetico di sua moglie per diferndersi dalle accuse che ormai la gran parte del mondo culturale gli va muovendo da anni, semplicemente è meno di un mediocre.

  15. Elena Bardin scrive:

    Gentile Signor Raimo,
    Condivido l’atteggiamento di mio marito che bisogna rispondere coi fatti e non con inutili parole. E ancora di piu’ non con inutili polemiche (ed e’ proprio perche’ utilizzano questo strumento che Laterza e Ravera non hanno saputo o potuto fare nulla per la promozione del Libro e della Lettura in Italia. Purtroppo sia Laterza che Ravera non hanno capito come fare per lasciare un segno e se la prendono quindi con chi ha e ha avuto più successo. E’ comprensibile.) Detto questo il Centro per il Libro sta facendo cose molte interessanti tenuto conto che il budget a disposizione e’ zero. E credo che la convinzione di questo nuovo governo, la condivisione per questi temi del nuovo Ministro dei Beni Culturali e la competenza di mio marito potranno per la prima volta portare ad azioni piu’ incisive. Anche se si tratta di cambiare un’attitudine che dura dal dopoguerra! Quindi sarebbe piu’ utile avere l’approvazione e il supporto di tutti che non biechi e personali attacchi (quello di Laterza e’ stato davvero il piu’ penoso).
    Spero potra’ ricredersi.

  16. marco cassini scrive:

    cara elena,
    che piacere incontrarci di nuovo!
    l’ultima volta ci eravamo visti a capri (io ero lì per ascoltare david foster wallace) e tu che non mi vedevi da diversi anni mi salutasti con un affabile “sei così invecchiato che non ti avevo riconosciuto”. quando ti chiesi che novità c’erano, mi dicesti che ti eri da poco sposata con gian arturo ferrari, e ti feci gli auguri.
    io invece ancora non sono coniugato, pertanto perdonami se mi limito a risponderti in prima persona.

    personalmente, non credo che la “polemica” di christian raimo sia inutile (altrimenti, quando sarebbe esponenzialmente inutile una tua nota polemica in difesa di chi in quella polemica viene attaccato?) se può contribuire ad alimentare un sano e circostanziato dibattito su meriti, demeriti, limiti e pregi dell’operato di una importante istituzione pubblica e di chi la dirige.

    ti ringrazio altresì per lo spunto che mi dai, e ti rassicuro sul fatto che chiederò senza indugi ad alessandro grazioli, addetto stampa di minimum fax, di segnalarmi le occasioni e le testate in cui “tanto si è detto e scritto” sull’operato mio e di daniele di gennaro, su cui ho colpevolmente trascurato di soffermarmi: in quelle fonti troverò senz’altro chiarmiemti sul peccato da me commesso che mi esenta dal poter scagliare una qualche pietra. (in ogni caso, se mai fossi nella condizione di scagliarla, sarò meno evasivo di quanto non sia stata tu in questa circostanza, evitando insomma di nascondere la mano subito dopo il lancio.)

    infine, dal momento che sei stata così cortese nel darmi questa dritta, mi sembra giusto che anch’io ti offra un suggerimento, e ti segnalo che nella frase “spero che riesca a trovare un po’ di pace”, “a” è una preposizione e non una voce del verbo avere, e andrebbe pertanto scritto senza l’acca.
    un caro saluto, a presto!
    marco

    Spero riesca a curarLa presto e che riesca cosi’ ha trovare un po’ di pace per la sua anima.

  17. Elena Bardin scrive:

    Brevi risposte.
    Per il libraio Fernando: mio marito non sa che ho risposto al Signor Raimo e non ha certo bisogno di essere difeso da me. Prima di dare del mediocre a qualcuno poi io mi informerei e comunque sarei un po’ piu’ elegante e rispettoso. Ma qui e’ questione di educazione….Io sono abituata a dire quello che penso in autonomia. Essendo informata di certi fatti li ho esposti. Punto.
    Per Marco Cassini. Che tristezza il tuo commento e che tristezza il tuo astio. Mi sa che a minima&moralia la sindrome di Proust ha colpito pou’ di uno. Quanto alla a con acca o senza acca quando ho scritto il commento ero in piedi in cucina com l’i-pad in mano e stavo preparando delle ottime cime di rapa per il pranzo. Nella fretta non mi sono accorta del refuso che tu da bravo redattore hai subito evidenziato (con assai poca eleganza aggiungerei per cui oltre che invecchiato ti sei anche molto inacidito!) mi spiace. Ti aspetto con un nuovo editing e…per inciso la frase come sei invecchiato (non mi pare di aver detto proprio cosi’ non e’ un’espressione che mi appartiene da piemontese quale sono) voleva essere scherzosa e affettuosa visto che “siamo cresciuti insieme” o almeno cosi’ pensavo. Mi domando solo che razza di uomo e’ uno che trasferisce cosi’ tanto rancore da una persona ad un’altra che era sua amica e che avrebbe potito continuare ad esserlo anche se ha sposato qualcuno con idee diverse dalle sue.

  18. Cristina Serra scrive:

    Si sa che le mogli degli uomini potenti si rendono ben poco conto delle malefatte dei mariti.

    Accade in politica, ed accade anche in quel settore della politica che per un certo tempo è stata la Mondadori di Gian Arturo Ferrari.

    La signora Bardin, se non fosse stata offuscata dall’amore (com’è comprensibile, e come, da donna a donna, rispetto) si sarebbe resa conto che suo marito è un uomo più temuto che stimato, più rispettato che amato nell’ambiente editoriale. E il rispetto viene sempre dal timore.

    Per me, uno che è stato a capo della più grossa casa editrice italiana e ha lasciato un fallimento di tali proporzioni, è un fallito, non un uomo di successo. E’ un uomo che si è arricchito spolpando un sistema e lasciandone le macerie.

    Ha presente quando De Gasperi diceva che un politico guarda alle prossime elezioni e un vero statista alle prossime generazioni? Ecco, signora, suo marito (se solo riuscisse a guardarlo con occhi diversi da quelli dell’affetto) è esattamente quel primo tipo di politico.

    Gian Arturo Ferrari è uno che ha vinto con le sue case editrici non so nemmeno quanti Strega consecutivi. Esercitando lobbyng, fondamentalmente, non proponendo libri così belli che gli altri giurati, del tutto disinteressatamente, per semplice amore della letteratura o della lettura, decidevano di votare. Pavidità e pigrizia e sudditanza dei giurati, certo. Ma suo marito è uno che ha approfittato di quessi bassi sentimenti.

    Una moglie, mi creda, non è la persona migliore per giudicare pubblicamente suo marito. Non l’ha fatto Veronica Lario con Berlusconi fino a quando l’evidenza (non dei Mangano e di un paese distrutto, ma di una faccenducola di corna) si è fatta così grande che era impossibile negarla. Non lo faccia lei verso un uomo che, tra i dipendenti di Berlusconi, è stato tra i più zelanti e più efficenti.

  19. Elena Bardin scrive:

    Ma come e’ buffa questa corrispondenza sul blog. Non ho il piacere di conoscerla Signora Serra ma vedo che Lei conosce bene la mia famiglia. In ogni caso mi spiace che Lei non abbia avuto la fortuna di trovare un amore vero e appassionato che Le riempisse la vita. Forse con un po’ meno pregiudizi ci riuscira’. Gli uomini rancorosi sono tristi ma le donne rancorose ancora di piu’.
    certo siete un gruppo interessante voi lettori del blog di Raimo.
    Dopo questo intervento passo e chiudo. Gli scambi di opinione in rete sono interessanti, viceversa l’utilizzo della rete per insultare le persone un abuso che andrebbe sanzionato. Un gioco che non mi diverte.

  20. Cristina Serra scrive:

    Ha ragione cara Elena.

    Non conosco la sua famiglia. Conosco la sua famiglia come quella di Berlusconi o di Craxi, come tutti gli italiani che si interessano della vita pubblica.

    Sono felicemente sposata da trent’anni, ma è stupido porla su questo piano.

    Vedo invece che lei vorrebbe sanzionare la libera espressione delle opinioni altrui. In questo sì, molto simile al vostro ex datore di lavoro Silvio Berlusconi con quelli che non gli andavano a genio. Dire che suo marito ha fallito fragorosamente nella sua missione professionale e pubblica (e trionfato, sul piano del guadagno personale) non è un insulto, ma un’opinione. Seppure suffragata da dati sotto gli occhi di tutti.

    Cordialità. Mi dispiace che suo marito rischi ora di perdere il posto, ma alla guida del Centro per il libro ha purtroppo dato prova di mediocrità.

  21. andrea darrani scrive:

    Vado a Francoforte da anni per vendere diritti. Nella mia ignoranza non conoscevo questi signori così importanti che presiedono aziende e associazioni altrettanto importanti ma leggere queste discussioni non fa che confermare l’italico problema: il provincialismo autoreferenziale di chi non si rende conto di non contare più nulla.
    Tanti auguri all’editoria italiana!!!

  22. monica scrive:

    Scusate se intervengo OT ma non riesco davvero a togliermi dalla testa un pensiero: quella nella foto a corredo del testo di Raimo, sfocata, in secondo piano, con maglia bianca, tra una pila di libri e Diego Armando Maradona che si aggira fra gli stand di una fiera dell’antiquariato, è o non è Chiara Valerio?

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] nulla” di Gian Arturo Ferrari. E anche se non sono mancate le critiche (ad esempio quella di Christian Raimo) alcune cose ci sembrano indubitabili. Ad esempio il fatto che i visitatori quest’anno erano […]

  2. […] Christian Raimo Giusto due parole a Gian Arturo Ferrari […]

  3. […] Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l’esperienza di Elena Stancanelli con […]

  4. […] mancanza italiana di creatività e dice che la responsabilità è (sic) di tutti e di nessuno. Qui Christian Raimo che, dal blog di Minimum Fax, gli risponde per le rime. Qui invece il Manifesto, che titola Questa […]

  5. […] Raimo, from the Minimum Fax blog, criticises the incredible piece by Ferrari from the point of view of a noble publishing industry […]

  6. […] Gian Arturo Ferrari, Presidente del Cepell, il Centro per il Libro e la Lettura.  Non condivide Christian Raimo che gli risponde che spetta alle istituzioni trovare soluzioni e non lanciare geremiadi, mentre si […]



Aggiungi un commento