Gli scarabocchi degli scrittori

Abbiamo pescato questo curioso articolo da Flavorwire. Cultural News and Critique e ringraziamo l’Archivio Caltari per averci concesso la traduzione di Giusi Palomba e Antonio Caruso.

Tutti scarabocchiano. C’è qualcosa tra un momento di inattività e lo spazio vuoto di una pagina che incoraggia un disegnino o due. In più, ci sono prove che gli “scarabocchiatori” siano anche pensatori attivi e immaginativi. Su tutti, John Keats scarabocchiava fiori ai margini dei suoi manoscritti e Leonardo da Vinci è famoso per la passione dello scarabocchio. C’è addirittura un libro dedicato agli scarabocchi dei presidenti, che speriamo non siano stati prodotti mentre avrebbero dovuto prestare attenzione a qualcosa di importante. Gli scarabocchi di ognuno sono differenti, come i sogni, essi provengono direttamente dalle libere associazioni del nostro cervello e la loro espressione è inibita soltanto dalle abilità fisiche dello scarabocchiatore e/o dalla coordinazione occhio/mano. Gli autori – specie coloro che scrivono con la penna invece che con oggetti tecnologici senz’anima – sono ottimi scarabocchiatori. Hanno per la testa un milione di idee alla volta, dunque è normale che qualcosa ogni tanto fuoriesca sotto forma di un piccolo disegno a margine. Ecco una galleria di scarabocchi di autori famosi:

Silvia Plath


Sylvia Plath piaceva scarabocchiare nei suoi diari, creare illustrazioni della sua vita, dei suoi sogni e in questo caso i suoi incubi come essere inseguita da un hot dog o un marshmellow.

David Foster Wallace

Vladimir Nabokov

Le annotazioni di Nabokov sulla prima pagina delle Metamorfosi di Kafka. Aveva sicuramente delle opinioni riguardo il linguaggio o, forse, la traduzione.

Ancora, scarabocchi di Nabokov di farfalle su un foglietto.

Franz Kafka

Samuel Beckett

Allen Ginsberg

Quando i destinatari erano disponibili, Ginsberg spesso faceva delle dediche con qualcosa in più. Non siamo sicuri di cosa fossero tutti gli “AH”, la nostra miglior proposta è: la seminale sillaba “Ah” in “Om Ah Hum”.

Mark Twain

Okay, questi sono più di oziosi scarabocchi. Sono istruzioni per lo stampatore di Twain riguardo i segni meterologici che disegnò all’inizio di ogni capitolo, “per salvare lo spazio generalmente usato per descrivere lo stato meteorologico in libri di questo tipo”. Sempre a pensare, quel Mark Twain.

Henry Miller

Dal periodo insonne di Miller. Di sicuro la creazione di una mente sovreccitata.

Kurt Vonnegut

Gli scarabocchi di Vonnegut sono famosi, poiché sono stati inclusi in molte edizioni dei suoi lavori e sono serviti come elementi per le copertine di edizioni recenti. In ogni caso, ciò non toglie nulla alla loro grandezza. Sapete cos’è l’asterisco.

Charles Bukowski

Questo scarabocchio è allegato alla lettera che scrisse al Sycamore Review, pubblicata nel numero 3.2. Non abbiamo idea di cosa dovrebbe essere. Un “bel cagnone”? Un tizio con un grosso naso e una bottiglia di whisky? Non lo sappiamo.

Jorge Luis Borges

L’autoritratto di Borges, disegnato dopo essere diventato cieco.

Commenti
3 Commenti a “Gli scarabocchi degli scrittori”
  1. Eva scrive:

    “C’è addirittura un libro dedicato agli scarabocchi dei presidenti, che speriamo non siano stati prodotti mentre avrebbero dovuto prestare attenzione a qualcosa di importante”.
    Veramente so di un Presidente del Consiglio che si dilettava a disegnar culottes e perizomi durante i vertici europei sui cambiamenti del clima… E parebbe, poi, che la birba si divertisse anche a far circolare le sue simpatiche creazioni tra gli sconcertati membri del summit…

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