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Gli scrittori del PEN si dividono sul Premio a Charlie Hebdo

648x415_strasbourg-le-14-janvier-2015-vente-du-journal-satirique-charlie-hebdo-les-kiosques-devalises-en(Fonte immagine)

“Respingere il veto degli assassini”, così è intitolato l’intervento con cui il PEN AMERICA, il club internazionale degli scrittori fondato nel 1922, motiva la scelta di affidare il PEN/Toni and James C. Goodale Freedom of Expression Courage Award per il 2015 alla redazione di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese che il 7 gennaio scorso ha subito l’attacco terrorista costato la vita a 12 persone. «Poche persone sono disposte a mettere in pericolo la propria vita per un mondo in cui ciascuno di noi può dire quello in cui crede. Avendo deciso di continuare le pubblicazioni dopo la strage di gennaio e l’attentato incendiario del 2011, la redazione di Charlie Hebdo ha preso quella strada», si legge nella motivazione.

La cerimonia si terrà il prossimo 5 maggio al Museo di Storia naturale di New York. Ottocento le persone invitate, ma sei scrittori membri del club hanno comunicato in largo anticipo la loro assenza. Peter Carey, Teju Cole, Rachel Kushner, Tayje Selasi, Michael Ondaatje e Francine Prose hanno manifestato il loro dissenso con la scelta del gruppo dirigente del PEN.

Teju Cole, l’autore di «Città aperta» e «Ogni giorno è per il ladro», ha spiegato la sua scelta in una lettera pubblicata dalla rivista online «The Intercept». Scrive Cole: «Sono un fondamentalista della libertà di parola, ma non credo che celebrare Charlie Hebdo equivalga a fare un buon uso della nostra testa o dei nostri impegni morali. L’affaire Rushdie era una questione molto diversa, tanto quanto lo è la blasfemia dal razzismo. Sono con Rushdie al 100%, ma non voglio stare in una stanza per tifare Charlie Hebdo». E ancora: «Avrei preferito premiare gli studenti kenioti, ammazzati solo perché studenti universitari, o – se parliamo di libertà di parola – che il PEN facesse luce sul tema dello spionaggio governativo negli Stati Uniti, o sulla questione più generale della sorveglianza».

Francine Prose («Odissea siciliana» e «Anne Frank. La voce della Shoah»), ex presidente del PEN American, intervistata dalla AP: «Sono favorevole alla libertà di parola senza limiti, e condanno l’attentato di gennaio, ma dare un premio significa ammirare e rispettare il lavoro dei premiati. E non riuscivo a immaginare di trovarmi nel pubblico quando ci sarebbe stata una standig ovation per Charlie Hebdo». Rachel Kushner («I Lanciafiamme») ha detto di aver voluto così dimostrare la sua opposizione «all’intolleranza culturale del giornale» e alla sua promozione di una «forma di visione secolare forzata»

Nell’intervento che annuncia il premio, l’associazione dice di «rendersi conto della complessità di questi problemi […] Saremmo dispiaciuti di non incontrare coloro che hanno rinunciato al gala, ma li rispettiamo per le loro convinzioni». Picchia più duro Salman Rusdhie, ex presidente del Pen, in un tweet: «Sei fighette, sei Autori in Cerca di un Personaggio», ammiccando a Pirandello.

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
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