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Good quotations. Farsi una cultura sulla Lega nel suo momento più basso

Nonostante un editorialista come Filippo Facci proprio oggi scriva sul Post che “Non si illuda chi pensa che la fine di Bossi sia anche la fine della Lega”, l’impressione piuttosto difficile da eliminare è che la caduta rovinosa di Bossi e del suo “cerchio magico” significhi ora come ora l’implosione di quello che fin adesso è stato un partito radicato, identitario, praticamente monolitico.

In questi giorni, i giornali sono stati inondati di analisi storiche su Bossi, panoramiche ventennali, fotogallerie di camicie verdi. Noi volevamo qui invece suggerirvi una serie di piccoli spunti per avere a disposizione un dossier pret-à-porter, prismatico ma funzionale, di quello che è stato probabilmente il più importante movimento politico italiano degli ultimi vent’anni, sicuramente il più duraturo.

Partiamo dall’inzio. Un libro seminale delle idee leghiste è La costituzione per i prossimi trent’anni di Gianfranco Miglio, un’intervista fatta da Macrello Staglieno e pubblicata da Laterza nel 1990, e oggi fuori catalogo. Se pensate che Laterza dovrebbe ripubblicarlo, potreste scrivere a uno di questi indirizzi.

A partire dal crollo dei regimi sovietici, la figura di studioso di Miglio comincia a godere di un riconoscimento diffuso:
sia quando vede la fine dello stato moderno sulla scorta di Carl Schmitt (filosofo politico che Miglio traduce e reintroduce nel dibattito italiano, dopo una damnatio memoriae dovuta alla sua parziale vicinanza al nazismo);
sia quando propone dei cambiamienti profondi alla Costituzione, minandone gli stessi principi alla base. “L’uguaglianza incontra insormontabili limiti funzionali. Ci può essere uguaglianza soltanto all’interno di certi confini”;
sia quando afferma che “lo stato italiano non ha basi, non esiste“;
sia quando parla, mentre la Jugoslavia è sull’orlo della guerra civile, di secessione: “È fatale che la parte più europea dell’Italia si disponga a separare le sue sorti dal resto del paese”;
sia quando parla di macroregioni.

Sul movimento e poi partito Lega ovviamente c’è una bibliografia sterminata. Che andarsi a guardare?
Un libro che ricostruisce la storia della classe politica leghista, con ampi brani disponibile in rete, è Razza padana di Alessandro Trocino e Adalberto Signore.

Un documentario che invece cerca di fare una storia politica e antropologica del leghismo s’intitola Camicie verdi, dal celodurismo alla devolution. L’ha realizzato Claudio Lazzaro, ed è visibile integralmente su youtube.

La narrativa sulla Lega non ha prodotto molti testi, anche se sicuramente il nordest letterario di Bugaro, Carlotto, Franzoso, e molti altri è riuscito a trovare un suo spazio nell’immaginario. L’anno scorso però, dopo l’orrendo atto di un’amministrazione leghista a Preganziol (TV) che aveva deciso di mettere al bando alcuni libri da una biblioteca pubblica, un gruppo autodenominatosi Scrittori contro il rogo ha deciso di dedicare un’antologia alla Lega. Si chiama Sorci verdi, e qui trovate il racconto di Girolamo De Michele.

Su Bossi ci sono almeno due testi che alla luce degli eventi recenti sembrano quasi eccessivamente profetici.
Uno l’ha scritto Leonardo Facco, si chiama Umberto Magno, e racconta la Lega (da insider) non come un partito ma come la piccola azienda di Umberto Bossi (qui trovate un’intervista all’autore molto eloquente).
L’altro l’ha pubblicato da poco Marco Belpoliti, s’intitola La canottiera di Bossi, e cerca di trovare all’interno di una teoria dei caratteri italiani, quello che il leader leghista è riuscito a incarnare con più forza: il vitellone familista. (qui potete leggere un capitolo)

Mi raccomando, non diventate nostalgici.

Commenti
5 Commenti a “Good quotations. Farsi una cultura sulla Lega nel suo momento più basso”
  1. rob scrive:

    Non per fare il polemico gratis, ma la smettiamo di dire che la Lega è stata “importante”? Una buona responsabilità dell’imbarbarimento del lingaggio politico è colpa loro, hanno dato voce agli istinti più beceri della popolazione e hanno portato in parlamento gente che è già un miracolo che abbia la terza media. Inoltre, come ricordava Travaglio l’altro giorno sul Fatto, “la Lega, quando le andava bene, rastrellava il 30 % dei voti validi in Lombardia e in Veneto, molto meno nel resto della cosiddetta Padania: mai rappresentato più del 10-15 % degli elettori nordisti”.

  2. Stefano scrive:

    Sulla Lega ed il suo razzismo anche uno spettacolo teatrale, visto a Milano, si chiamava “Cacania Uno”.

  3. dav scrive:

    Qualche romanzo di Busi, Suicidi dovuti ad esempio, e vedi la grettezza provinciale che ancora darà vigore all’eterno leghismo

  4. Nicola Lagioia scrive:

    …per non parlare di “Vita standard di un venditore provvisorio di collant”, e cioè la Lega prima della Lega, splendidamente raccontata e riassunta in personaggi come Celestino Lometto e il suo entourage.

  5. Per non parlare di Richard Brautigan – pesca alla Trota in America.

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