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Gurdjieff: le origini di un insegnamento sconosciuto

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di Chiara Babuin

Chi era Gurdjieff?
Un santo, un cialtrone, uno sciamano, un imbroglione?
Un mistico guardiano di una Tradizione perenne o un volgare affabulatore?

Dalle sue prime apparizione pubbliche, quindi da circa un secolo, ammirazione e sospetto, devozione e calunnia si alternano e mescolano, contribuendo a creare uno dei ritratti più controversi e contraddittori della spiritualità novecentesca.

Certo, superficialmente il “maestro di danze armene” sembra avere il physique du rôle del falso guru: carismatico, misterioso, a tratti triviale, disinvolto e abile con i soldi, abile ipnotista e genio della seduzione dialettica.

Eppure, a uno studio più approfondito e a uno sguardo non del tutto velato da condizionamenti, la sostanza dei suoi insegnamenti si rivela coerente e integrata con il cuore della pratica sufi e di quello che lui chiamava “cristianesimo esoterico”.
Ma, nel caotico miscuglio di attribuzioni fantasiose e versioni apocrife dei suoi metodi, come fare chiarezza?

Dopo aver pubblicato le rarissime e preziose testimonianze degli incontri della sua maturità con gli allievi nel suo appartamento parigino di Rue de Colonels-Renard (nei due volumi Incontri con Gurdjieff 1941-1943 e 1943-1946), Edizioni Tlon, ritorna sulla figura di questo peculiare ricercatore spirituale, inaugurando una nuova collana: Radici, dedicata alle monografia su temi di ricerca spirituale e filosofica. Nasce così “L’Insegnamento di G.I. Gurdjieff e le sue origini”, scritto dalla coppia di esperti Alessandro Boella e Antonella Galli.

La prima cosa che colpisce del volume è la straordinaria densità di informazioni offerte al lettore: circa il 40% dell’opera è composto dall’apparato critico e iconografico; i due autori non solo hanno studiato con notevole rigore filologico pressoché ogni riga scritta, in varie lingue, sul pensatore armeno, ma hanno integrato e arricchito la loro erudizione con insistite e ripetute ricerche sul campo. Quello che è condensato in una lettura sorprendentemente agile è, dunque, il precipitato di un percorso di conoscenza lungo tutta una vita.

Ed è qui che interviene la seconda spiccata (e rara) qualità del testo: un profondo discernimento sottile, emblematicamente dichiarato nella definizione in calce ai riferimenti bibliografici: “Bibliografia critica alquanto selettiva di e su G.I. Gurdjieff”.

Con le lame affilate della filologia e della discrezione spirituale Boella e Galli sfrondano la giungla di ciarpame fricchettone, di moda pischedelica, di velenosa falsa conoscenza che nel Dopoguerra ha utilizzato il nome di Gurdjieff come una sorta di lasciapassare filosofico.

In questo senso, il libro, più che un’introduzione esauriente al vasto e complesso insegnamento gurdjieffiano (operazione in sé ostica per la natura sfuggente e volta all’ineffabile del tema, di fatto impossibile nella dimensione di un tascabile), è una guida affidabile per iniziare a orientarsi fra le svariate, discordanti interpretazioni che compongono la frastagliata eredità del più misterioso dei maestri di danze.

Il grande, benedetto pregio dei Boella e Galli è quello di fare finalmente ordine nella immensa bibliografia sul tema: di indicare e ripetere il corretto ordine di lettura delle “serie” di opere pubblicate da Gurdjieff, di separare la testimonianza personale dal testo di riflessione filosofica, di discernere la divulgazione seria dalla volgarizzazione commerciale.

A tutti gli allievi, gli esegeti e i divulgatori dei suoi insegnamenti, gli autori fanno ben pochi sconti: criticano le scuole di Quarta Via (nome creato da Ouspensky e non da Gurdjieff) per il loro eccessivo attaccamento alla lettera più che all’esperienza, sottolineano l’errore di ridurre il percorso a una mera deriva psicologica, diffidano dell’”ortodossia” custodita da Jeanne de Salzmann, prediligendo le testimonianze semplici ma sincere dei coniugi Thomas e Olga de Hartmann, rispettano chiaramente il contributo fondamentale di Ouspensky, apprezzano, pur con sguardo vigile, le ricerche di J.G.Bennett.

Di straordinario interesse è il lavoro di ricerca, condotto con serietà, delle origini dell’insegnamento gurdjieffiano: qui si aprono, per il ricercatore consapevole, numerosi spunti di ulteriore approfondimento; quanti di voi sapevano che il simbolo dell’Enneagramma, “sconosciuto in Occidente”, compariva già in un’illustrazione di atmosfera cabalistica di quel genio esoterico di Athanasius Kircher, datata 1665?

In questo senso, potremmo dire che Boella e Galli ricompongono i “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, dal titolo dell’ineludibile testo di P.D.Ouspensky che rivelò al mondo la potenza e il fascino della ricerca di Gurdjieff.

Ad ogni modo, il volume non è soltanto un parco giochi di riferimenti occulti e citazioni illuminanti: ciò che emerge è il desiderio di fare giustizia nei confronti di una figura di notevole spessore spirituale, troppo spesso vittima di sciocchi luoghi comuni.

Soprattutto, il libro non è soltanto una “guida al pensiero di Gurdjieff”: una frase così formulata, per chiunque abbia anche una minima frequentazione degli insegnamenti in questione, non ha minimamente senso.

L’opera è un tributo erudito quanto appassionato a un grande esploratore delle frontiere spirituali; non troverete elenchi di esercizi per il lavoro su di sé, né una presentazione sistematica della “filosofia” di Gurdjieff, ma, forse, potrete trovare di più: la testimonianza di due ricercatori, colti quanto esperti, dell’impatto di un maestro spirituale sulle loro esistenze.

Sottoscriviamo con convinzione il culmine della riflessione dei due autori:

“Perché la gioia abiti l’uomo, egli deve restare cosciente, altrimenti rischia di entrare in zone pericolose e diventare la preda di entità sulle quali non ha alcun controllo. Bisogna perciò abbandonarsi alla gioia, ma allo stesso tempo osservarla: due moti contraddittori solo nella nostra intelligenza, ma perfettamente conciliabili in pratica. (…) La mistica della gioia non nega il dolore, lo tratta per quello che è: il segno e il prezzo del limite.”.

Commenti
Un commento a “Gurdjieff: le origini di un insegnamento sconosciuto”
  1. vinni giara scrive:

    Chi era Gurdjieff?
    Un uomo di spietata compassione.
    Comprerò il libro.
    Grazie.

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